Draghi e il G30

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La delicata questione sollevata dall’inchiesta della Mediatrice europea Emily O’Reilly riguarda Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (BCE), forse troppo vicino alle banche.

Emily O’Reilly, eletta Mediatrice europea nel luglio 2013, è stata riconfermata nel 2014 per un mandato quinquennale. Una lettera di venerdì 20 gennaio annuncia l’avvio di un’inchiesta sull’appartenenza dell’italiano al Gruppo dei Trenta (G30), un forum internazionale che comprende i dirigenti del settore finanziario pubblico e privato, ma anche sul coinvolgimento degli alti responsabili della BCE nei lavori di questo gruppo di esperti del settore bancario.

L’inchiesta parte da una denuncia presentata dalla ONG Corporate Europe Observatory di Bruxelles (CEO) sui legami tra lobby e istituzioni europee. Il G30 riunisce i governatori delle banche centrali di vari Paesi, economisti di alto livello (come K. Rogoff) e presidenti di istituzioni private (come JP Morgan e UBS). In questo gruppo e con poca trasparenza, banchieri e membri della BCE si incontrano con il rischio che un potenziale conflitto di interessi possa minacciare l’indipendenza dell’istituzione.

La BCE è diventata il supervisore delle 126 più grandi banche dell’eurozona ed è anomalo – secondo K. Haar ricercatore di CEO –  che in un tale contesto il personale dell’istituzione possa, senza alcun controllo, scambiare informazioni con gli istituti che supervisiona. Secondo Haar il G30, nato nel 1978, da gruppo di esperti si è trasformato in una lobby bancaria.

Pertanto, due concezioni di politica monetaria si scontrano:

– la linea dura (di CEO), secondo cui tra banchieri centrali e stakeholder esterni non dovrebbe esistere alcun rapporto, al fine di eliminare qualsiasi potenziale conflitto di interessi;

– la visione più morbida e pragmatica che vede essenziale un dialogo, poiché la BCE necessita  di misurare l’impatto delle sue misure monetarie per migliorarne il funzionamento.

Anche se il Mediatore europeo non ha un potere vincolante, i suoi pareri sono spesso seguiti e CEO spera in una maggiore trasparenza durante le riunioni del G30.

Danilo Turco

Al via la terza edizione di “Pizza1one”

Foto Fabio Sasso

Dal 30 gennaio al 1 marzo 2017 al format tv Pizza1one, giunto alla terza edizione, si sfideranno a colpi di farina 192 pizzaioli.

37 puntate della durata di 35 minuti ognuna, porteranno i concorrenti alla meta per la conquista del trofeo “Città di Napoli”.

A presentare l’iniziativa il presidente dell’Istituto Nazionale Pizza (INP) Claudio Ospite, il conduttore Peppe Nardelli, dal regista Antonio Canitano coadiuvato da Adele Ceniccola. Con loro il vincitore della scorsa edizione, Nino Pannella, pizzaiolo acerrano di 22 anni che nella primavera 2016 ha vinto anche il campionato mondiale dei pizzaioli a Las Vegas, gli studenti dell’Istituto Cavalcanti di Napoli e alcuni importanti pizzaioli “giudici di forno”, a loro il gravoso compito di valutare i concorrenti sulla base della lavorazione e della cottura della pizza. Tra i giudici Attilio Albachiara, Nunzio Cacialli, Fabio Cristiano, Marco Di Pasquale, Maurizio Ferrillo, Luca Piscopo, Errico Porzio, Antonio Tammaro, Angelo Tramontano. Cinque invece i giurati che dovranno dare  un voto sul gusto e sull’abbinamento dei prodotti. Si tratta di personaggi provenienti dal mondo dello sport, del cinema, della cultura e da diverse categorie professionali. Per ogni puntata verrà scelto il concorrente fra i sei presenti che passerà il turno. Dalle semifinali gli 8 migliori pizzaioli che si sfideranno a suon di farina nella finalissima.

Solo 4 minuti per preparare la pizza, infornarla e servirla nel piatto. Novità dell’edizione 2017 la pizza per celiaci.

“Con questa trasmissione vogliamo valorizzare la pizza, un piatto che è il vero ambasciatore del made in Italy nel mondo, ma anche dare la massima visibilità alla figura del pizzaiolo” ha affermato Ospite. Anche la scenografia del programma, curata da Davide Delehaye, che sarà registrato negli studi televisivi di ItaliaMia, calerà spettatori e concorrenti nella mitica atmosfera del Golfo di Napoli. “Abbiamo voluto riprodurre l’ambiente cordiale di una pizzeria – ha sottolineato il regista Canitano – esaltando però il lavoro del pizzaiolo, grazie anche all’utilizzo di sette telecamere e all’uso di una nuova grafica”. “Il pizzaiolo, il suo lavoro e il prodotto finale saranno i veri protagonisti dello show” ha affermato il conduttore Nardelli, che si cimenta per la prima volta con il food dopo una lunga esperienza nel mondo dello spettacolo.

Il regolamento, la brochure e la scheda di adesione al campionato sono consultabili sul sito www.istitutonazionalepizza.it insieme a tutti i contatti e le informazioni per partecipare.

Salvatore Adinolfi

Una petizione contro la chiusura del PSP Elena d’Aosta

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Il  presidio sanitario polifuzionale Elena d’Aosta non deve chiudere! Questo l’oggetto della petizione promossa dal Movimento per il diritto alla salute e rivolta al Presidente della Repubblica, al Presidente della Regione Campania, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Sanità, al Prefetto di Napoli, al Presidente della Regione Campania, all’Assessore alla Sanità della Regione Campania, al Sindaco di Napoli e ai presidenti delle 10 Municipalità della Città di Napoli.

“Una iniziativa di democrazia diretta” quella promossa dal Movimento che, nel testo della petizione, sottoscrivibile dal 31 gennaio 2017 evidenzia l’esigenza di una rivisitazione del piano sanitario della Regione Campania che prevederebbe la “chiusura di servizi, ospedali e pronto soccorso, senza peraltro provvedere a realizzare quei servizi intermedi che comunque sono previsti dalle  leggi nazionali e dallo stesso piano sanitari nazionale”. “Noi riteniamo –  si legge ancora nella petizione – che il piano regionale vada rivisto sotto l’ottica del diritto alla salute dei cittadini che, in uno stato democratico, sono i reali depositari del potere”.  Il PSP Elena d’Aosta è un presidio situato in un edifico storico donato con finalità d’uso e posto in una posizione geografica “felice per l’accesso dell’utenza, con due ingressi, giardino, posti auto per gli utenti e di facile accesso per i disabili motori” che evidenziano gli estensori della petizione “sta subendo  un progressivo disfacimento”. La richiesta del Movimento prevede  non solo la richiesta di non chiusura ma anche che “il Presidio  Sanitario Polifunzionale Elena d’Aosta, sia ulteriormente potenziato con altri  ambulatori e servizi,  a garanzia del Diritto alla  salute ed al benessere dei cittadini”.

Alessandra Desideri

Mal’essere, Davide Iodice e l’Amleto di Shakespeare

Una scena di "Mal'essere" di Davide Iodice tratto dall' "Amleto" di W. Shakespeare - In foto da sx i rappers: Gianni De Lisa ('O Iank), Paolo Romano (Sha-One), Vincenzo Musto (Oyoshe), Giuseppe Sica (Peppe-Oh)

Davide Iodice si confronta con l’Amleto di Shakespeare in Mal’essere in scena dal 1° al 12 febbraio al Teatro San Ferdinndo di Napoli.

Una riscrittura in napoletano della tragedia del grande Bardo firmata da un gruppo di rapper. Un’esperienza che il regista Davide Iodice prova a descrivere: “in questo tempo di “paranze d’‘e criature” e di criature morti ammazzati, di padri che mandano – ancora – i figli alla strage, nell’Elsinore dove vivo, tra Forcella e Sanità, qui mi riappare l’ombra di Amleto, qui sento che non è tanto questione di essere o non essere ma di mal’essere, nel senso doppio della nostra lingua che dice insieme di persona cattiva ma anche di un profondo scoramento esistenziale: essere o non essere il male, piuttosto. Nessuno più e meglio dei numerosissimi rapper dei nostri territori sa esprimere, a parer mio, questo malessere oggi”.

Una esperienza non certo facile, quella del regista e della produzione curata dal Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, ma che si inserisce in quella personale ricerca “da sempre attenta a far risuonare l’eco emotiva della rappresentazione scenica lungo sentieri e luoghi non canonici, di forte impatto sociale”. Una ricerca-indagine che vede numerosi impegnativi titoli: “La fabbrica dei sogni”, “Un giorno tutto questo sarà tuo”, “Mangiare e bere. Letame e morte“,“Mettersi nei panni degli altri-Vestire gli ignudi” del progetto “Che senso ha se solo tu ti salvi” ispirato a Le sette opere di misericordia di Caravaggio, “Il velo”, del progetto sostenuto dalla Comunità Europea, Città in scena/Cities on stage, nel 2015, Euridice e Orfeo, Drommar (realizzato con il Folkteatern di Goteborg) e Sonnai, entrambi parte della “ricerca itinerante sui sogni degli ultimi” del regista.

La trama shalesperiana risuonerà con il dramma del Principe di Danimarca nelle voci dei rapper e degli attori evidenziando agli spettatori scorci e ferite della città odierna di sorprendente e inquietante attualità.

“Con questo Mal’essere – ha dichiarato Davide Iodice – si può provare a dire qualcosa su Napoli, da Napoli, scartando l’imperante e cinica oleografia criminale, questo tempo di paranze dei bambini, un’estetica del male che stiamo assecondando, dove le crew dei rapper sono paranze vitali, di chi ha scelto l’arte al posto delle pistole”.

Su drammaturgia dello stesso Davide Iodice e testi e riscritture dei rapper Gianni De Lisa detto ‘O Yank e Pasquale Fernandez detto Sir (dei Fuossera), Alessandro Caricchia detto Joel, Paolo Romano detto Sha One, Ciro Perrotta detto Op Rot, Damiano Rossi detto Capatosta, in scena recitano gli attori Salvatore Caruso, Luigi Credendino, Veronica D’Elia, Angela Garofalo, Francesco Damiano Laezza, Marco Palumbo, Antonio Spiezia insieme ai rapper attori Gianni De Lisa detto ‘O Yank, Vincenzo Musto detto Oyoshe, Paolo Romano detto Sha One, Damiano Rossi detto Capatosta, Peppe Sica detto Oh. Scene di Tiziano Fario, costumi di Daniela Salernitano, luci di Davide Iodice e Angelo Grieco,  musiche di Massimo Gargiulo. Un’ora e cinquanta minuti di uno Shakespeare napoletano.

Alessandra Desideri

Moonage Mantra, l’anteprima dei Dorian Gray in Sardegna

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“Schizofrenia come ricchezza, diversità come valore, distanza come bellezza.

MOONAGE MANTRA è un polveroso Moleskine dove annotare i passaggi che portano all’eliminazione della parte trasparente della coscienza”.

Le didascalie che presentano l’ultimo album dei Dorian Gray preludono un progetto composito che va oltre i canoni abituali di un lavoro discografico. Per presentarlo nell’isola dove circa trenta anni fa, a Cagliari, avvenne la genesi della prima formazione; una selezione della band ha realizzato un tour in quattro tappe iniziato lo scorso 26 gennaio a Villamasargia, nel Sulcis-Iglesiente e conclusosi ad Alghero la domenica successiva.

DSC_0031Cinque autori, una band divisa in due, 16 pagine di rappresentazioni visionarie mutanti, in cui sono delineati personaggi, storie e diverse espressioni di uno stesso infinito, quello che ci manca da sempre. Le tavole originali di Marino Neri, Ausonia, Andrea Bruno, Davide Toffolo e Gildo Atzori inserite nella monografia che accompagna il disco, rappresentano la pop art del ventunesimo secolo, in uno scenario in cui suoni e immagini si fondono in un unico contenitore. MOONAGE MANTRA è un lavoro in cui musica, arte, innovazione formano un unico, grande affresco, un concentrato di arte contemporanea che utilizza più linguaggi e canoni di comunicazione. Per la prima volta, tutto questo è contenuto in un disco in vinile a 33 giri. Una confezione che racchiude oltre la collezione di immagini con i testi dei brani, anche una pen drive con le tracce in formato digitale.

Sabato 28 gennaio la tournèe  sarda ha fatto tappa a Porto Torres. Al circolo Acli “Al Baccanale”, Davide Catinari, voce storica e fondatore del gruppo, è stato accompagnato da Samuele Dessì (tastiera e chitarra) e Nico Meloni (chitarra acustica). Il set unplugged che offre un saggio del lavoro, contempla una importante connotazione di visioni riprodotte in tempo reale con una inedita metodica artigianale che contamina colori di china e proiezioni digitali. La mano agile e indomita di Gildo Atzori sostituisce il pennino robotico di un immaginario sismografo dove la rilevazione elettronica è sostituita dai sensori cognitivi del disegnatore che declina e traduce musiche e parole prodotte dai compagni in ribalta. Sul foglio prendono forma e vita schizzetti grafici dalle forme e colori che evolvono rispetto alle sensibilità sonore recepite. Un incontro di voci e immagini che cattura l’attenzione del pubblico.

La serata, presentata da Luigi Coppola (collaboratore di varie testate online, fra le quali la nostra), si è arricchita con la proiezione di un concept video intitolato “La luna negli occhi”, protagonista lo stesso Catinari, mentore e frontman di una straordinaria band di frontiera. In circa trent’anni di attività Dorian Gray ha collezionato eventi e attestati unici sulla scena globale. Prima formazione europea a esibirsi in Cina nel 1992 e attiva nei principali club europei (Londra, Berlino), vincitrice del premio Mei nel 2009, lo scorso anno è stata l’unica formazione italiana ammessa a partecipare al prestigioso festival Canadian Music Week di Toronto.

La condizione del bipolarismo è alla base dei contenuti sviluppati nell’album.

Dorian Gray e Golem Love sono due diverse caratterizzazioni per la stessa anima. La prima, rappresentata dai brani in italiano, è la condizione irrisolta del disagio interiore del qui e ora, la seconda, cantata in inglese, rappresenta la distruzione della consapevolezza attraverso l’innocenza. Lo stesso Catinari racchiude così la poetica del progetto: “Se Dorian Gray è lo sguardo disincantato sugli effetti di un’immortalità fine a se stessa, Golem In Love è il bambino che vuole mettere il mare in un secchiello. Visioni parallele di un percorso circolare che tende all’infinito, schizofrenia raccontata con amore”.

Collaborazioni prestigiose, a partire da Blaine L. Reininger (voce dei Tuxedomon) compaiono nell’album che sarà in vendita su più circuiti dal prossimo 10 febbraio con l’etichetta Cassavetes Connection. La serata è stata arricchita con la tipica ospitalità gastronomica locale con la direzione artistica di Donatella Parodi e la regia in consolle di Mario Francesconi.

 

 

Oscar 2017, “Fuocoammare” nella cinquina dei documentari

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Fuocoammare, il documentario del 2016 di Gianfranco Rosi sull’isola di Lampedusa che lo scorso febbraio ha vinto l’Orso d’oro al Festival del cinema di Berlino è stato nominato per l’Oscar come Miglior documentario. L’annuncio è stato dato durante l’evento organizzato per comunicare tutte le nomination agli Oscar.

Fuocoammare era stato inizialmente inserito nella lista dei possibili candidati al premio per il Miglior film straniero, ma ne era stato escluso a una successiva selezione. “È meraviglioso, è stata una battaglia, negli ultimi giorni non ci credevo più. Ho portato Lampedusa a Hollywood”. Gianfranco Rosi è felice come un bambino che gioca sulla sabbia, e nell’incontro via skype da Tokio, dove Fuocoammare sta uscendo, chiede ai media: “Mi volete bene?”. E poi: “Ho promesso alla distributrice giapponese che se fossi entrato nella cinquina degli Oscar avrei fatto l’uomo sandwich davanti al cinema per portare il pubblico in sala”. Gianfranco Rosi è nato ad Asmara, in Eritrea, nel 1964, e a vent’anni si è trasferito a New York per studiare cinema. Il suo primo mediometraggio – si chiamano così quando non sono né corti né lunghi – si intitola Boatman ed è stato realizzato dopo un viaggio in India. Nel 2010 Rosi ha girato El sicario – Room 164, un film-intervista su un ex sicario messicano che lavorava per  un cartello della droga. Rosi è però noto al cosiddetto “grande pubblico” italiano dal 2013, quando il suo documentario Sacro GRA – girato sul Grande Raccordo Anulare di Roma – ha vinto il Festival di Venezia. Gli esperti di cinema parlano di Rosi come di un regista che ama conoscere a fondo i posti dove sono ambientate le storie che racconta: per girare Fuocoammare, per esempio, ha vissuto più di un anno a Lampedusa. “Siamo molto felici che un film così importante e complesso abbia raggiunto questo splendido risultato. Un’opera che non solo risponde appieno alla mission di Servizio Pubblico ma va oltre nell’alimentare un racconto che Rai si impegna a far diventare sempre più internazionale” commenta Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale Rai. “L’Italia è il Mediterraneo e Lampedusa ne è non solo il centro geografico, ma soprattutto l’anima –  prosegue il DG –  un luogo di accoglienza e di apertura, esempio più alto della cultura italiana, al tempo stesso inno all’accoglienza e alla bellezza. “Fuocoammare” incarna questo ideale in tutta la sua forza, facendosi messaggio globale di solidarietà”. “Un’altra prova –  conclude Campo Dall’Orto –  che l’audiovisivo italiano è un luogo di eccellenza capace di avere un impatto nella costruzione della pubblica opinione globale su temi tanto difficili quanto importanti come la questione dei migranti”. Un film che può andare a confrontarsi nel luogo dove il cinema è “bigger than life”, più grande della vita, nel tempio di quest’arte dove si riuniscono le più grandi macchine produttive di cinema del mondo. Un film che, nel suo piccolo, ci spinge a fare la vita più grande, più degna, più aperta. E un film che parla dall’Italia a tutto il mondo, e ora lo continua a fare da un luogo particolarmente ascoltato. Grazie a uno sforzo magnifico del nostro cinema pubblico, e grazie agli sforzi congiunti dei due ministeri MiBACT e Mise, che ci dimostra se ce ne fosse ancora bisogno, che l’unione e il collegamento degli sforzi, riesce a portarci in alto. E una piccola, curiosa soddisfazione per un evento unico. È la seconda volta che un documentario italiano arriva alla Cinquina degli Oscar. La prima, nel 1962, fu con ‘La Grande Olimpiade’ di Romolo Marcellini, il film che celebrava i Giochi del ‘60 a Roma. Una storia di successo italiana. Il film era prodotto dall’Istituto Luce.

 

Nicola Massaro

 

Addio a Gerardo Marotta, il guerriero che fuse la realtà e il sogno filosofico.

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Non è necessario averlo conosciuto personalmente per provare un senso di tristezza; con la scomparsa di Gerardo Marotta va via un grande e libero pensatore del nostro Novecento italiano, difensore per eccellenza del sapere filosofico.

L’amore per la storia e per la filosofia, che nel 1975 lo spinse a fondare a Napoli, sotto impellente invito di Elena Croce, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, non si è mai estinto nello spirito dell’Avvocato ed ha continuato a perdurare caparbio attraverso le innumerevoli giovani menti che si sono incontrate tramite l’Istituto, grazie alle borse di studio, ai presidi culturali sparsi per tutto il Mezzogiorno, agli incontri ed ai seminari tenuti da intellettuali di fama internazionale.

L’infaticabile desiderio di proteggere il sapere filosofico e divulgare il pensiero hanno portato Gerardo Marotta in giro per il mondo a spendersi per una sola grande causa: lo studio della filosofia nelle scuole, come unico terreno fertile sul quale far germogliare il buon cittadino.

Fu talmente dedito a difendere questo credo che i suoi meriti di acuto intellettuale hanno trovato riconoscimenti e sostegno presso l’Accademia dei Lincei, al Parlamento Europeo e all’Unesco; ma soprattutto, l’Avvocato è stato amato dai suoi allievi, da tutti gli innumerevoli giovani che hanno attraversato le sale maestose di Palazzo Serra di Cassano, sede storica dell’Istituto, nei suoi 40 anni e più di attività. Che fosse l’Europa unita, o Giordano Bruno, il declino della cultura classica, o la Rivoluzione Partenopea del 1799, all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la sua creatura, si poteva parlare di tutto e con il grande pregio di non avere vincoli.

Da Gadamer a Popper, passando per Derrida, tutti i grandi sono stati ospiti dell’Istituto, e dall’Istituto hanno tratto ispirazione in quanto Accademia unica nel suo genere, di questo l’Avvocato Marotta ne è andato sempre fiero, lottando una vita intera per mantenere intatta e godibile per tutti quella unicità.

Con la sua scomparsa l’Istituto perde il suo Alfiere di prima linea, la città di Napoli resta orfana del suo più fine umanista e il Paese piange un cittadino impegnato generoso ed appassionato, “innamorato del pensiero”, come lo ha definito il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Tuttavia rimane la storia, dell’uomo e del personaggio pubblico, e rimane l’Istituto con tutta la sua unicità da preservare.

Ai posteri  e alle istituzioni il compito di raccogliere l’eredità dell’Avvocato che è tutta volontà e passione civile, per un intellettuale europeo fuori dall’ordinario, l’ultimo eroe romantico di questa storia di ordinaria contemporaneità.

 

Rossella Marchese

Gerardo Marotta ci ha lasciati, la cultura ha perso un grande uomo

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Gerardo Marotta, il filosofo di Palazzo Serra di Cassano, presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ci ha lasciato. Forte personalità sapeva motivare e ascoltare giovani e meno giovani. Stare con lui significava scoprire sempre nuove frontiere, conoscere e ampliare i propri orizzonti. Grande passione, una vita intera trascorsa a curare quella creatura, il suo Istituto, ma anche l’Istituto di tutti, che negli ultimi anni stava vivendo una situazione di grande sofferenza economica e di quella biblioteca sballottata da un deposito all’altro che ancora non ha visto la luce.

L’avvocato, così a tutti era conosciuto e tutti lo chiamavano, non ha visto concretizzato il sogno di vedere quei libri, preziosi non solo dal punto di vista del valore materiale ma soprattutto per quello che significano per la cultura, collocati in quella biblioteca che doveva essere crocevia di studiosi di tutto il mondo, così come era stato l’Istituto negli anni d’oro, quando risuonava il suo nome nelle istituzioni internazionali ai più alti livelli.

Quanto entusiasmo, quanta forza emanava quel minuto gentiluomo che accoglieva con il sorriso sulle labbra giovani e studiosi, che ascoltava felice i successi delle iniziative che l’Istituto portava avanti nonostante tutto, e anche di quell’ultima nata, l’idea di creare accanto alle Scuole estive le Acropoli dei Giovani che si sono realizzate al momento in quattro regioni italiane.

Avere avuto la fortuna di lavorare fianco a fianco negli ultimi anni è stato un grande onore. Mi mancheranno le conversazioni  nei fine settimana sulla politica, sulla cultura, sul futuro dell’Europa, sulle nostre Acropoli, sui mille progetti per i giovani da realizzare, mi mancherà e mancherà a tutti noi la sua presenza.

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Come ultimo saluto lo ricordiamo con le foto della mostra fotografico-documentaria allestita a Palazzo Serra di Cassano organizzata dall’Associazione Culturale Napoli è per il Maggio dei Monumenti 2016 dedicata alla ricoperta degli antichi Sedili napoletani a cui hanno partecipato tanti giovani in collaborazione con l’ISI Marconi di Giugliano che aveva fortemente sostenuto.

 

Avvocato vivrai sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti. Addio grande Maestro!

Bianca Desideri

 

People’s Choice Awards 2017: trionfa Ellen DeGeneres

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Gli americani amano Ellen DeGeneres. Mercoledì 18 gennaio, la conduttrice e comica americana è diventata la più premiata nella storia dei People’s Choice Awards, i premi assegnati ogni anno dai fan, con un totale di 20 statuette. Parata di stelle del mondo “pop” e grande show all’insegna dell’informalità e del divertimento. Il glamour protagonista del red carpet soprattutto per l’abito sfoggiato da Jennifer Lopez, regina della serata in uno splendido vestito Reem Acra con cui ha ritirato il premio come Favorite Tv Crime Drama Actress. Durante la 43esima edizione svoltasi al Microsoft Theatre di Los Angeles e presentata da Joel McHale, la DeGeneres ne ha vinte tre molto importanti di statuette, migliore conduttrice, voce animata e collaborazione comica. Due le regine indiscusse della serata: Ellen DeGeneres, già citata, l’altra ‘maestà’ è stata invece Britney Spears, che ha vinto quattro statuette, tra cui Miglior Artista Donna, Miglior Artista Pop e Social, e per la sua collaborazione “comica” con la DeGeneres. A trionfare come artista maschile è stato invece Justin Timberlake. Johnny Depp è, invece, stata la vera sorpresa della serata dato che, all’indomani, della definizione dei dettagli del suo divorzio da Amber Heard nessuno si aspettava potesse presentarsi sul palco dei People’s Choice Awards. Invece l’ha fatto per ringraziare quanti “hanno avuto fiducia in me durante i momenti più brutti”. Il riferimento è sicuramente alle accuse di violenza domestica che sono state fatte a suo carico dall’ex moglie e alla sofferenza per la morte di sua madre. È un Johnny Depp commosso e di poche parole, che sottolinea più volte la parola “grazie”. “Senza di voi non sarei qui”, ha detto. Mentre Jennifer Lawrence e Ryan Reynolds, il cui Deadpool si è aggiudicato il premio come Miglio Film d’azione, sono rispettivamente i migliori attori femminile e maschile. Le Fifth Harmony, vincitrici come Miglior Gruppo, si sono esibite per la prima volta come quartetto, dopo il recente abbandono di Camila Cabello. Grey’s Anatomy  e The Big Bang Theory hanno vinto di nuovo come miglior serie drammatica e commedia, ma questa volta i beniamini dei due show non erano presenti alla serata. Come ogni anno, dei 64 vincitori nelle categorie musicali, televisive e cinematografiche, solo alcuni hanno ritirato i premi in persona. Blake Lively e Jennifer Lopez, che hanno vinto per le loro interpretazioni in Paradise Beach – Dentro l’Incubo e Shades of Blue, hanno ricordato il bisogno di ruoli femminili, la Lively ha confessato che il suo sogno di sempre è incontrare le Spice Girls.

Nicola Massaro

Dal disagio al lavoro, a Porto Torres storie che camminano

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I corsi professionali dell’AGDHS formano sei cittadine e sette migranti.

Emerge più di un valore aggiunto all’iniziativa di formazione professionale, portata a termine dall’Associazione Governanti d’Hotel Sardegna che lo scorso 11 gennaio ha concluso un nuovo progetto di inclusione sociale per 13 donne residenti a Porto Torres.

La titolare di A.G.D’H.S., Eliana Loi, ha formato con una sessione full immersion di tre giorni, sei cittadine portotorresi over quaranta e sette giovani donne provenienti prevalentemente dalla Nigeria, attualmente ospitate nel centro di accoglienza cittadino presso Li Lioni.

L’iniziativa, completamente gratuita, per le corsiste, si è realizzata presso la sede comunale della Casa delle Associazioni e della Consulta del volontariato cittadino.

La composizione eterogenea della classe di studio si è resa possibile grazie al contributo della Refuges Welcome Sardegna, ultima costola della rete di cooperazione onlus mondiale, nata a Porto Torres, sul finire dello scorso anno, in coincidenza con il primo consistente sbarco di migranti avvenuto in città, grazie alla sensibilità di alcuni cittadini, coordinati da Marcella Marras.

Il progetto voluto da Eliana Loi si sposa con la filosofia e lo statuto dell’omonima associazione che si prefigge di formare donne che hanno bisogno di lavorare e affacciarsi al mondo del lavoro per la prima volta o reinserirsi nel circuito produttiva in una professione scarsamente valorizzata, nonostante una richiesta importante nella relativa filiera alberghiera.

Con un profilo di competenze acquisite in una esperienza pluridecennale, Eliana Loi (già governante d’hotel presso uno dei principali brand alberghieri a 5 stelle di rilievo internazionale), in un precedente meeting formativo, realizzato a Porto Torres, qualche anno fa ci delineava il suo percorso:

Ho iniziato negli anni Ottanta come cameriera. Il 2000, è stato per me un passaggio importante, perché all’hotel Cervo (a Porto Cervo ndr) ho fatto un corso come questo che mi ha avviato alla carriera. Ho ripreso a lavorare in Costa Smeralda presso l’hotel Melià, una società spagnola leader nel mercato mondiale. Lì è stata la mia formazione: un anno cameriera, un altro guardarobiera, poi il passaggio a governante.  Evidentemente avevo delle qualità che sono state apprezzate.  Ai miei ragazzi auguro il percorso fortunato che mi è toccato. Ho incontrato direttori che mi hanno insegnato tanto. Però questo è un lavoro di sacrifici. Bisogna avere la valigia pronta e andare. Ho girato molto: da Rimini a Folgaria nel Trentino. Sono stata nove mesi ad Amalfi, una esperienza enorme sotto il profilo umano e professionale.   

Per me il messaggio fondamentale è trasmettere questo mestiere. Che è sempre stato preso sotto gamba e neanche le scuole insegnano. L’Associazione è l’unica in Sardegna e sta iniziando a farlo. E’ stata chiamata anche a Roma, dove lo scorso anno ha tenuto dei corsi per un hotel della Capitale. Se non pensiamo di dover lavorare sotto casa, possiamo avere la fortuna che ho avuto io: lavorare per un grande gruppo internazionale”. 

Con questa esperienza alle spalle, il desiderio di condividerne i saperi e le gratificazioni conquistate con altre donne con diverse storie, spesso con poche opportunità e tante difficoltà, è stato un passo naturale, quasi necessario nel suo modo d’intendere la vita e il relazionarsi con il prossimo più vicino soprattutto a Porto Torres, la sua città di origine, unico comune sardo dove i corsi sono completamente gratuiti. A beneficio di quei soggetti in una ampia fascia anagrafica (dai 18 ai 25 e dai 45 ai 60 anni di età), che si trovano in serie difficoltà di auto sostentamento.

Alle 13 corsiste sono state consegnate gli attestati di frequenza al corso di formazione di “cameriera ai piani” che saranno inseriti nelle personali schede anagrafiche per una più agevole partecipazione ad eventuali selezioni lavorative di settore, che potranno eventualmente approdare con le dovute ore di lavoro acquisite, all’ottenimento della relativa qualifica professionale. La condivisione e la familiarità nata in aula fra le allieve provenienti da luoghi e storie personali molto diverse  ha già dato i suoi frutti. Eliana e Marcella stanno già lavorando ad un nuovo progetto d’integrazione sullo scambio dei diversi patrimoni linguistici: il sardo e l’inglese (in una versione dialettale quello in uso ai migranti) per avvicinare, con apposite giornate di studio, le distanti origini geografiche  e condividerne i profili culturali.

AGDHS  e Refuges Welcome Sardegna muovono storie e persone che camminano insieme a Porto Torres.

Luigi Coppola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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