Il trauma erotico affettivo. A Porto Torres l’otto marzo con Pier Pietro Brunelli

“E quando tutto sembra perduto, quando il dolore diventa insopportabile e ci si sente di impazzire, di essere precipitati in un inferno dal quale non si uscirà mai più, bisogna ricordarsi che quello che si sta vivendo nella carne della propria anima, sono le spine di rovi che presto potranno trasformarsi in rose.”

La chiosa di Eliana Loi fa sua una citazione intrisa di poesia e speranza che termina un otto marzo da ricordare e rilanciare a Porto Torres come in tutto il Paese.

I versi scelti sono tratti da un altro libro dell’ospite arrivato da Milano nel profondo e sempre più isolato nord Sardegna, nel giorno dedicato alla donna.   “Amori distruttivi e vampirizzati”, il titolo di uno dei saggi più indicativi nella ricerca e nella professione di Pier Pietro Brunelli.

Psicologo e psicoterapeuta, iscritto all’ordine degli Psicoterapeuti della Lombardia, Brunelli da molti anni lavora sulla diagnosi e la cura dei traumi amorosi.  Dopo la prima laurea conseguita al DAMS di Bologna con il professor Umberto Eco e una specializzazione all’Università Cattolica in Comunicazioni Sociali, gli studi e la laurea in Psicologia approfondiscono la Psicoterapia analitica junghiana che mettono lo studioso come un referente di primo piano in Europa.

I percorsi di auto analisi condotti da Brunelli approdano in situazioni socio-terapeutiche che, attraverso la ricerca e la conoscenza di se stessi, favoriscono l’approfondimento animista grazie all’interazione con altre discipline artistiche dei linguaggi umani, con uno sguardo privilegiato al teatro e alla musica. Esperienze maturate con gruppi laboratori ali arricchiti dal confronto con alcuni profili di scuola internazionale. La prima attrice del Teatr Laborarium fondato da Jerzy Grotowsky in Polonia, Rena Mirecka ad esempio, assurge a stella polare.

Pier Pietro Brunelli, a suo agio in Sardegna dove coniuga l’attività professionale con meditazioni individuali nelle brevi escursioni vacanziere, fa il suo debutto a Porto Torres, ospite nel progetto PASSARE OLTRE… promosso dall’associazione A.G.D’H.O.S  diretta da Eliana Loi e Cristina Barletta.  L’incontro con il terapeuta, presidente del Collettivo culturale Albedo, chiude una trilogia d’appuntamenti pertinenti le dinamiche relazionali, inaugurati il 3 dicembre 2017 con la professoressa Flavia Dragani e proseguiti lo scorso trentuno agosto con la partecipazione della criminologa Cinzia Mammoliti.

La conferenza intitolata “Il trauma erotico – affettivo” si consuma nella serata dell’otto marzo presso le Tenute Li Lioni, sponsor dell’iniziativa insieme alla struttura alberghiera Il Melo di Porto Torres.  La coincidenza della data sdogana o prova a farlo, una serie di stereotipi che ricorrono puntuali non solo in coincidenza dell’otto marzo quanto nella cronaca quotidiana, macchiata irreversibilmente dal rosso del sangue femminile versato (in troppi eventi di maltrattamenti, vessazioni sino ai più efferati femminicidi), rispetto a tante sfumature o disquisizioni in rosa sul ruolo della donna. Davanti ad una platea di circa settanta persone in larga maggioranza donne (a conferma del radicamento culturale stereotipato), Brunelli affronta il nucleo delle criticità affettive nei rapporti di coppia come in qualsiasi altro nucleo familiare.  “Se la donna ha acquistato la sua liberazione sessuale, la liberazione del cuore è il programma per i prossimi cinquanta anni.” Da questa enunciazione il confine labile con la sfera delle relazioni sentimentali squilibrate è varcato con una narrazione fluida che intercetta la concentrazione unanime dei presenti. I concetti di “vampirizzazione” enunciati nello stesso libro citato in apertura, fanno il paio con efficaci metafore della mitologia greco romana richiamate nell’ultimo pamphlet di Andrea Camilleri (Conversazioni su Tiresia, Sellerio Editore).

Analizzando le fasi e i comportamenti tipici, ben noti in un’ampia percentuale della società italiana, sale l’attenzione in sala sulle definizioni codificate nel DSA, spesso svalutate in una vulgata non sempre adeguata anche e soprattutto dai media.  In particolare Brunelli destruttura l’archetipo del “narcisista” dimensionandolo su un profilo molto diverso secondo i casi trattati. Molti quelli con situazioni complesse dove i “mostri” o le “vittime” non appaiono con norme definite. Una “questione idiopatica” nel pensiero di Brunelli che racchiude una serie di esperienze vissute con alcuni dei suoi pazienti nel suo ultimo libro, “Se l’amore diventa un inferno” (Rizzoli 2016).  Il testo si rivela come uno strumento utile a riconoscere e prevenire dinamiche disturbate e relazioni tossiche. Una serie di testimonianze emerse anche nel forum online moderato dallo stesso Brunelli attraverso il suo blog http://www.albedoimagination.com/ si dissolvono rapidamente oltre tre ore dove il dibattito è sostenuto da molte domande dei partecipanti. Emerge l’approccio Junghiano proposto dal relatore dove l’elemento sentimentale e animista dell’individuo esercita una percentuale decisiva nel processo di riabilitazione e guarigione del soggetto. Altra storia per i trattamenti terapeutici e l’impiego dei relativi operatori in un sistema di salute pubblica italiana inevitabilmente distante dagli standard di altri paesi occidentali.  I canali informativi circa l’approccio con queste patologie dell’anima sono sempre più importanti e necessari.

“Se un sorriso è neutralizzatore dell’aggressività, il vero antidoto è l’amore.”

La dichiarazione di Brunelli appare una certezza, in ogni caso un auspicio da perseguire.

Luigi Coppola