Aldo Masullo: etica e politica dei giorni nostri

Oltre ai temi del “tempo” e della “solitudine”,  Lei ha sempre posto al centro della sua riflessione filosofica i temi della “comunità” e della “intersoggettività”.  Anzi, spesso Lei riprende nei suoi libri un’emblematica affermazione di Fichte secondo il quale “l’uomo diventa un uomo solo tra uomini”.  Che ne è oggi dell’uomo che resta indifferente, insensibile, di fronte ai suoi simili che annegano quotidianamente nel Mediterraneo?

La filosofia, che risulta dal pensiero non solo dei cosiddetti filosofi, ma pure degli artisti, degli scienziati, dei religiosi, e di tutti coloro che sia pure oscuramente elaborano la cultura di un’epoca, è come il sole: pur non cessando di emettere i suoi raggi, viene spesso oscurato da nubi tempestose e di notte diventa invisibile. Le notti della storia civile a volte sono intollerabilmente lunghe e popolate di spettri spaventosi. Allora gl’innumerevoli deboli diventano ancora più deboli, “scarti”, e i pochi forti diventano ancora più forti, rendendo sempre meno tollerabile il loro proprio prepotere.

Prima ancora che di un’emergenza politica, vi è oggi in Italia un’urgenza “etica”. Dopo gli anni bui della deriva partitocratica, culminata in tangentopoli, e il ventennio mediatico berlusconiano, abbiamo assistito ad una svalutazione sempre più marcata dell’idea di politica, intesa non come interesse alla “cosa pubblica”  (alla collettività), ma all’interesse personale (privato). Come si risana questa insanabile ferita? In che modo è possibile ricucire il tessuto di una “comunità”, oramai privata della propria identità?

Più che di ricucire il tessuto di una comunità, si tratta oggi di riattivare nessi o meglio attivarne di nuovi tra individui, società, continenti. In altre parole si tratta di darsi da fare per riscattare i più dal lasciarsi alienare dalla falsa comunicazione e così alla fine, senza accorgersene, ridursi in massa alla sottomissione.

Sempre riferendoci all’Italia, esistono delle questioni che si sono oramai incancrenite, divenendo un tutt’uno con la società. Questioni ataviche e irrisolte a cominciare dalla criminalità organizzata. Interi territori sono “formalmente” sotto il controllo dello Stato italiano, ma nei fatti, si verificano altre dinamiche, di soprusi e di ordinaria prevaricazione, che nulla hanno a che fare con la sfera del diritto. Perché questa immobilità o assenza dello Stato? Parafrasando il titolo di un suo libro del 2008, dedicato a Napoli, mi verrebbe da dire “Italia siccome immobile”.

Lo Stato è la sua forma costituzionale, ma la sua sostanza è la società. La società è la struttura degli scambi, ma la sua energia siamo tutti noi. Insomma tra lo Stato formale e le esistenze in carne ed ossa di tutti noi sta la struttura degli scambi sociali. Questa dall’unificazione d’Italia ad oggi non è stata corretta e rinnovata fino in fondo. Anzi le sue deformazioni sono state aggravate al punto che ora tendono a ripresentarsi due Italie, una sempre più funzionante e ricca, l’altra sempre più sgangherata e povera.

Parliamo di Europa. L’Europa che abbiamo conosciuto in questi anni non è certamente quella che sognava Stefan Zweig: un’Europa solidale forgiata da interessi “comuni” e intesa come un “organismo culturale unitario”. Come è stato possibile tradire questo sogno? Come è stato possibile assistere inermi, ad esempio, alla feroce pressione sulla Grecia, culla della nostra civiltà? In che modo è possibile liberarsi dai lacci della finanza e rilanciare l’ethos della nostra comune appartenenza spirituale?

Quella Europa era nata dalla dolente volontà di una generazione scottata dal fuoco delle stragi e delle distruzioni di due immani guerre. Questa invece è l’eredità gestita da generazioni senza memoria. Esse hanno creduto che bastasse un freddo sistema di regole, certo non perfette, a conservarne la funzione. Si è infine, peggio ancora, lasciato che le regole sovranazionali fossero forzate dalle variabili convenienze degli accordi tra i governi. Peraltro fino a qualche anno fa l’opinione pubblica non ne ha saputo nulla, mai informata da una stampa nazionale a tutt’altro interessata.

Lei è nato nel 1923. Ha attraversato il Novecento e ancora oggi rappresenta un’autorevole voce della cultura italiana. Cosa le hanno insegnato la vita e la storia?

Soprattutto che nella decisione dei destini collettivi quasi sempre l’illusoria ambizione di potenza di pochi tragicamente soffoca l’esperienza dell’inutile dolore dei più.

Un’ultima domanda: quali sono a suo avviso le principali sfide che ci attendono per costruire un mondo migliore?

È vitale che l’illimitato potenziale delle tecnologie elettroniche, soprattutto digitalizzazione e “intelligenza artificiale” si accordi con il bisogno di un’umanità migliore, innanzitutto con una vera democrazia delle persone e con un più forte senso di responsabilità diffuso.

Giusy Capone

 

Aldo Masullo è professore emerito di Filosofia morale nell’Università di Napoli Federico II. Il lungo percorso del suo pensiero si muove intorno a tre nodi teorici, fondamentali per una «genealogia» antropologica: il tempo, la paticità, la relazione intersoggettiva. La metafisica resta, sullo sfondo, il tragico della ragione: necessaria e insieme impossibile. Tra i suoi molti libri: Struttura soggetto prassi (1962, 1994), Fichte: l’intersoggettività e l’originario (1986), Filosofie del soggetto e diritto del senso (1990), Il tempo e la grazia(1995), La metafisica, storia di un’idea (1980, 1996), La potenza della scissione (1997), Paticità e indifferenza (2003), La libertà e le occasioni (2011), Piccolo teatro filosofico. Dialoghi (2012), Stati di nichilismo (2013), Giordano Bruno maestro d’anarchia (2016), L’Arcisenso. Dialettica della solitudine (2018).

 

Cold case: il mistero della morte di Arsinoe sorella di Cleopatra

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Questa è la triste vicenda d’una giovane donna. Si gioca tutta sulle rive del Mediterraneo, tra Alessandria d’Egitto, dove comincia nel cupo contesto di una faida familiare; Roma, città che ne avrebbe vista la fine, non fosse stato che per un atto d’indulgenza; Efeso, dove si risolvé nel sangue. E’ la storia della morte di Arsinoe, sorella della celebre Cleopatra.

Le fonti riferiscono che morì per volontà di quest’ultima ed è risaputo che Efeso fu il luogo del suo seppellimento. Ed il suo corpo? Nessuna notizia pervenuta! Tentiamo di sbrogliare i fili di questa infelice storia, rincorrendola nei territori che ne costituirono il set. Mettiamoci alla ricerca del corpo perduto! Arsinoe e Cleopatra sono figlie di Tolomeo XII.

Cleopatra è insidiosa, affascinante, ammaliante per bellezza ed intelligenza; conquista Cesare, fatto visto come un tradimento da parte del popolo. Scoppia una guerra civile in cui sono coinvolte le due sorelle!

Arsinoe viene catturata e si ritrova imbarcata su una nave, diretta a Roma. E’poco più che una ragazza, a Cesare non conviene strangolarla davanti alla folla! Scampata alla morte, Arsinoe approda ad Efeso. Tra le sacre mura del tempio di Artemide, l’egizia gode del diritto di asilo; tuttavia, il destino le gioca contro! Dopo l’assassinio di Cesare e con il rafforzarsi del legame fra Antonio e Cleopatra, la sua vita è a rischio: Cleopatra, infatti, la vede come una possibile antagonista ed il suo sogno di eliminarla è rapidamente appagato. È il 41 a.C., quando Arsinoe incontra la morte per mano dei sicari di Antonio. Ad Efeso, nel corso d’indagini archeologiche all’interno di una tomba, vengono scoperte delle ossa: il sepolcro è imponente; le ossa vengono rimosse dall’acqua, fotografate, misurate e analizzate. In seguito, incomprensibilmente, mentre il resto del corpo viene ricollocato al suo posto, il cranio viene trasferito in Germania e lì sta, fintantoché non se ne perdono le orme per le devastazioni procurate dal secondo conflitto mondiale. Il sepolcro viene riaperto dopo quasi settant’anni, riportando di nuovo alla luce le ossa: è un corpo femminile, l’epoca a cui risale, indagata attraverso il carbonio 14, è compatibile con quella in cui Arsinoe visse; le fotografie e le misurazioni vengono adoperate per una ricostruzione tridimensionale del cranio, che mostra caratteristiche afro-caucasiche (testa allungata e naso somigliante a quello greco), conciliabili con quelle che dovevano essere proprio di Arsinoe. I programmi informatici, usati per le indagini forensi, ci restituiscono un volto che, probabilmente, è quello della sorella di Cleopatra.

Giusy Capone

Napoli è presenta Ultimi romantici, Claudio e Diana alla Casa dello Scugnizzo

Si terrà mercoledì 12 febbraio 2020 alle ore 17.30 presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus, piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3, Napoli, la presentazione del libro “Ultimi romantici. Claudio e Diana, trent’anni di Musica insieme”, organizzata dall’Associazione Culturale Napoli è, presieduta dal giornalista Giuseppe Desideri.
Il volume, scritto da Luigi Coppola, con la prefazione di Tony Esposito, vuole essere una piacevole chiacchierata con due importanti artisti italiani Claudio De Bartolomeis e Diana Ronca per scoprire i loro primi 30 anni di vita professionale e personale.
I due formano una coppia nella vita e nel lavoro. Claudio e Diana sono veri e propri ambasciatori della Posteggia Napoletana nel mondo. Un attento lavoro di ricerca ormai trentennale li ha portati a esprimersi musicalmente con i classici napoletani che portano in giro per l’Italia e fuori di essa “per dare ancora voce a versi classici così moderni da sentirseli propri, ogni volta, come se fosse la prima. La Bella Napoli è diventata per Diana e Claudio un’ossessione, un mantra da divulgare nella forma artistica a loro nota, la musica; lo fanno con il loro Cd “Napoli Era Ora” di Claudio e Diana & Compagnia Bella ricco di collaborazioni con alcuni tra i più importanti musicisti campani, con il loro spettacolo omonimo, nei teatri, scuole, piazze”.
A parlarne: Prof. Antonio Lanzaro, Presidente Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus; dott.ssa Bianca Desideri, Giornalista – Vice Presidente Associazione Napoli è, Dott. Luigi Coppola, Giornalista – Autore del volume “Ultimi romantici” e i protagonisti dell’incontro Claudio De Bartolomeis e Diana Ronca.