Elsa Schiaparelli e Salvador Dalì: l’arte veste di lusso

Quando l’arte e la moda si fondono possono dare vita a  veri e propri capolavori: dipinti su stoffa, abiti con applicazioni tridimensionali  per una collezione originale che ha fatto la storia della moda grazie all’unione delle due menti artistiche di Schiaparelli e Dalì.

La stilista di moda italiana Schiaparelli insieme al pittore spagnolo Dalì davano vita ad una collezione ricca di arte, lusso ed eleganza.

La talentuosa stilista italiana, oltre alla moda,  amava l’arte e considerò l’artista spagnolo nonché pittore, abilissimo disegnatore, scrittore, fotografo, cineasta, scultore e sceneggiatore, il  suo  socio perfetto per realizzare insieme nuove originali collezioni. L’incontro tra i due artisti avvenne nel 1934 quando entrambi erano già in carriera. Con un enorme spirito di iniziativa, creatività e audacia i due non poterono fare a meno di collaborare per dare origine a nuove meravigliose e impeccabili creazioni, poiché la creatività dell’una avrebbe arricchito ancor di più quella dell’altro così, nel 1937, ci fu la loro prima ideazione: il celebre abito con l’aragosta. Dalì la dipinse  su un  abito lungo da sera di seta bianca, collocando strategicamente il rosso crostaceo all’altezza del bacino. L’aragosta era un “objet du jour” per Dalí, con il suo interno morbido ed esterno duro, che compariva spesso nei suoi dipinti. Altra memorabile creazione venuta fuori sempre dall’unione dei due artisti è il cappello-scarpa, che prende ispirazione da un disegno di Dalì che a sua volta prese ispirazione da una foto scattata da Gala nel 1933 in cui ritrae suo marito con una scarpa da donna sulla testa e un’altra sulla spalla. Il tacco della scarpa del cappello, invece, fu maliziosamente colorato di rosa smoking per richiamare la forma fallica. Per quanto riguarda la creazione del profumo prende il nome di Shoking si tratta di una bottiglia dal busto di west coperto da fiori, ispirato sempre ai dipinti di Dalì. Sui tailleur neri, i cassetti dei dipinti di Dalì, diventano tasche con pomelli per evidenziare i bottoni. Ancora, le borse a forma di telefono in velluto nero con dischi ricamati in oro, abiti con farfalle, strumenti musicali, temi ispirati all’astrologia, elefanti, trapezisti, giocolieri, coni gelato, turbanti, fiocchi, copricapo di piume e pelliccia. Un inizio di stravaganza per dare libertà alla fantasia. D’altro canto entrambi gli artisti avevano, sin da bambini, un animo artistico e creativo.

La vita privata di Elsa

Elsa Luisa Maria Schiaparelli nasce a Roma il 10 settembre 1890. Elsa, a differenza della sua più grande rivale Coco Chanel, nasce da una famiglia benestante, poiché sua madre apparteneva all’aristocrazia napoletana discendente dai Medici, suo padre proveniva da una famiglia di intellettuali piemontesi. Tutto questo avrebbe potuto far presumere che avrebbe vissuto una serena vita borghese ma è chiaro che non doveva essere nel suo destino. Contrastata da sempre dalla sua stessa famiglia per il suo desiderio di voler diventare attrice, cresce con la delusione e il rimpianto di non poter realizzare il suo più grande sogno.  Decide così di scrivere poesie e suo cugino, critico d’arte, convince un editore a pubblicare con il titolo di Arethusa.  Ma il padre della futura stilista di moda decide, preso dalla rabbia per la disobbedienza della figlia, di mandarla in un convento in Svizzera tedesca. Ma da lì a poco, grazie all’incontro con un uomo inglese che si occupava di aiutare bambini orfani che Elsa decide di aiutare,  iniziano i suoi lunghi viaggi in cui incontra persone all’avanguardia. Il conte William De Wendt De Kerlor fu il primo amore di Elsa con il quale da alla luce la loro primogenita Gogo. Con lo scoppio della guerra si trasferiscono a Nizza ma nel 1919 ripartono per l’America. Poco dopo il padre di Elsa viene a mancare e nello stesso periodo William decide di abbandonare sia lei che Gogo. In seguito la bambina si ammala di poliomielite ma per una volta la fortuna gira dalla sua parte: Elsa conosce Blanche Hays la quale le propone di andare  a Parigi dove avrebbero ricoverato Gogo in una clinica mentre Elsa avrebbe lavorato in un negozio di antiquariato.

L’incredibile incontro con Poiret

Così avviene l’incontro che avrebbe segnato il suo destino: “un giorno accompagnai una ricca amica americana nella piccola coloratissima casa di moda che Paul Poiret aveva in Rue Saint-Honorè. Era la prima volta che entravo in una maison de couture. Mentre la mia amica sceglieva vestiti deliziosi, io mi guardavo intorno esaltata. Provavo gli abiti in silenzio e provavo un tale entusiasmo da dimenticarmi dov’ero e mettermi a camminare di fronte agli specchi non troppo scontenta di me stessa. Indossai un cappotto dal taglio largo, morbido che avrebbe potuto essere stato disegnato oggi. I vestiti davvero belli non passano mai di moda.  Quel capotto era fatto con una stoffa di velluto; era nero, con grandi strisce luminose, intervallato da grandi righe di crepe de Chine blu chiaro. Magnifico“. “Perché non lo prendete, mademoiselle? Sembra fatto apposta per voi.” Il grande Poiret in persona stava guardando.  Sentii lo scontro delle nostre personalità. “non posso permettermelo”- dissi – è senz’altro troppo caro e, inoltre, quando potrei indossarlo?”. “Non vi preoccupate per il denaro” disse Poiret – e voi potete indossare qualunque cosa in qualunque situazione.” Poi, con un delizioso inchino, mi diede il cappotto. Il complimento e il regalo mi turbarono. Nella mia stanza scura quel cappotto sembrava una luce proveniente dal paradiso.”

Verso il successo

Elsa diviene allieva di Poiret e da lì a poco il grande stilista le diede l’opportunità di  realizzare i suoi primi modelli che inizia a vendere a piccole case di moda e nel 1925 diviene la stilista di una di esse la maison Lambal. In quel periodo le donne iniziarono a praticare sport e avevano quindi l’esigenza di indossare un abbigliamento adeguato. Elsa inizia a creare abiti per quel tipo di occasione: gonna a pieghe senza sottoveste e una corta blusa, calze di seta e una fascia colorata tra i capelli.  La sua prima collezione fu ispirata al suo grande maestro Paul Poiret e al futurismo: realizzata in cachemire morbido ed elastico, in particolare un golf realizzato e decorato a mano da una donna Armena, diventa subito molto richiesto.  Nel 1925, sostenuta dal finanziamento della sua amica americana acquista la Maison Lambal, una piccola sartoria collocata fra Place Vendome e Faubourg Saint-Honorè, dove inizia a realizzare abiti importanti di alta moda come la gonna pantalone oppure pantaloni con giacca, e questo fa si che la clientela aumenti e non solo, le persone di un alto ceto sociale iniziano  a vestire Schiaparelli. Non potevano di certo mancare le sfilate di moda per mostrare alle clienti le sue creazioni. Intanto questo suo continuo viaggiare tra Londra, Parigi, Rama e New York  le fa capire che lo spirito della donna stava cambiando e con esso anche l’abbigliamento. Negli Anni ‘30 nasce la silhouette a grattacielo con linee dritte e squadrate, spalle larghe e seno coperto dai revers, imbottitura sulle spalle, tutto completamente decorato. Nel 1931 si sposta in una maison più ampia allargando anche lo staff. Nel 1933 apre la sua sede a Londra proponendo una  nuova linea: cappe che scendono dritte dalle spalle creando una scatola, che si trasforma a cono, pantaloni a pigiama e in fine linea ad uccello e fantastica con berretti alati con piume. Diventa, in breve tempo, punto di riferimento della moda parigina. Nel 1935 crea la collezione stagionale, tema di ispirazione con filo conduttore per tutti gli abiti. Nasce così la collezione per ogni stagione. È stata, inoltre, l’inventrice del colore rosa Shocking.  Purtroppo la maison chiude nel 1954 al suo ritorno da New York dopo la guerra. Anche Dalì si rifugia a New York durante la guerra. Malgrado fosse tutto finito, soprattutto la magica collaborazione, i due grandi artisti hanno lasciato un importane messaggio: tutto ciò che è arte è vita.

Alessandra Federico