I Puffi: origini e significato

I Puffi sono una creazione del fumettista belga Pierre Culliford in arte Peyo. Peyo diede vita ai Puffi nel 1958 e sono apparsi, da lì a poco, come personaggi secondari nella serie Jhon e Solfami. Ma il successo di queste piccole creature blu fu immediato tanto da dargli il ruolo di protagonisti in un racconto tutto loro che ad oggi possiamo vedere in più di 400 puntate divise in  9 stagioni. Dolci, teneri e gioiosi, i Puffi hanno da sempre catturato l’attenzione dei più grandi e dei più piccini con le loro storie fantastiche e avventurose e la loro allegria contagiosa che fa appassionare e innamorare chiunque abbia anche solo una volta ascoltato la sigla iniziale della serie. La realizzazione del cartone animato dei Puffi è stato una collaborazione con Yvan Delporte, fumettista e editore.

La storia

Schtriumpfs, è il termine Puffo in belga. Questo tenero nome nacque per caso quando Peyo, durante una cena, chiese al suo migliore amico di passargli la saliera chiamandola puffo “tieni il puffo, rispose l’amico – quando hai finito di puffare ripuffalo al suo posto”. Questa conversazione diede vita alla creazione dei Puffi e diventò presto il linguaggio degli ometti blu. Strunfi, fu il primo nome dei Puffi quando arrivarono in Italia all’interno della rivista Tipitì, ma poco dopo il Corriere dei Piccoli diede loro il nome Puffi. L’originale caratteristica della serie dei Puffi è proprio quella di inserire la parola Puffo all’interno di ogni frase (come ad esempio Puffare – Puffoso – Puffato e tanti altri termini simpatici e divertenti). Il nome di ogni puffo è stato assegnato in base ad un particolare che lo caratterizza o dal ruolo che il Puffo ricopre nel villaggio.

In collaborazione con lo studio Tva Dupuis, Peyo, creò la prima serie televisiva nel 1959. Entrava finalmente nelle case italiane all’interno del programma televisivo di Rai “Gli Eroi di Cartone” nel 1970. per realizzare questa serie Peyo, utilizzò la tecnica di animazione che consisteva nel muovere le figure di carta dei Puffi su dei disegnati. Ma la serie più amata di sempre è quella andata in onda per la prima volta nel 1981 fino al 1990 in Italia e in America. Al produttore della Nbc, Fred Silverman, venne l’idea per un cartone animato dei Puffi (che sarebbe stato perfetto per il Palinsesto della domenica mattina) quando, verso la fine degli anni ‘70, a sua figlia le regalarono un peluche di Puffetta.

In Italia, a contribuire al successo della serie animata, che approdò presto anche su Canale5 e Italia1 dove le repliche andarono in onda per molti anni, fu senza dubbio la musica. La prima serie fu intitolata Arrivano I Puffi (1981) accompagnata dalla sigla iniziale. In seguito la serie fu acquistata da Fininvest (trasmessa anche su Canale5) elaborarono altre nuove sigle cantate da Cristina d’Avena.

Le critiche

Diverse sono state le polemiche da parte di diversi critici il quale affermavano che il cappello bianco dei Puffi ricordasse il cappuccio del Ku Klux Klan. Non solo, sostenevano che il rosso del vestito del Grande Puffo sia stato ispirato dal Leader del Kkk perché anche lui è vestito di rosso.  Ancora, alcuni dicevano che il colore blu del Puffo sia un riferimento alla Massoneria e che il rosso del grande puffo sarebbe un chiaro riferimento al modello comunista descritto da Carl Marx ne Il Capitale.

Al contrario, Peyo raccontò che per quanto riguarda il cappello dei Puffi si era ispirato al berretto frigio degli schiavi dell’antica Roma (cappello che ha avuto un grande significato nella storia) che lo indossavano  come simbolo della loro libertà ritrovata. Ragion per cui per il creatore dei Puffi, il loro cappello ha un significato molto profondo, ed è il simbolo del villaggio dei Puffi:  villaggio in cui vivono in totale libertà, in cui vivono in una società senza classi sociali e dove sono identificati attraverso il lavoro che ogni puffo svolge.

Peyo ha voluto comunicare e trasferire  un messaggio di pace e serenità, cordialità e di forte empatia attraverso l’esempio della convivenza, dell’unione e della collaborazione tra i Puffi all’interno del villaggio, mostrando le loro grandi differenze caratteriali non contrastanti tra loro, bensì uniti in un reciproco rapporto di umanità, di rispetto, unione e amore.

“L’amore porta il sole anche dove non c’è”  (cit. dalla terza sigla de I Puffi).

Alessandra Federico