Fotografia sociale: il primo fotografo sociologo

La fotografia è un vero e proprio mezzo di comunicazione. Il  messaggio che si può inviare tramite una fotografia può variare a seconda dell’obiettivo che si prefigge e, di conseguenza, il suo valore si valuta attraverso l’informazione che fornisce a coloro che la osservano. La fotografia sociale, ad esempio, si concentra non solo sulla ricerca di un’immagine perfetta dal punto di vista tecnico ma la sua priorità è dare spazio al tema sociale; la peculiarità della fotografia sociale (che si impone l’obiettivo di raccontare), quindi, è la ricerca tra estetica, stile personale, racconto, e, soprattutto, documentazione. Difatti, la fotografia sociale, viene utilizzata per raccontare storie di persone che spesso vengono trascurate ed è proprio attraverso quest’ultima che gli osservatori sono invogliati ad iniziare un cambiamento sociale. In sostanza, questo tipo di fotografia si impone, come requisito fondamentale, la ricerca di una verità e di un’obiettività, mediante l’uso dell’immagine soprattutto riguardo le realtà sociali e critiche che la maggior parte delle volte si preferisce ignorare. La prima fotografia sociale fu scattata la Lewis Hine.

 La prima fotografia sociale

“Se sapessi raccontare una storia con le parole, non avrei bisogno di trascinarmi dietro una macchina fotografica”  Lewis Hine

L’intento di Hine, infatti, era proprio quello di raccontare, attraverso la fotografia,  storie che a parole non si riuscivano a descrivere e che venivano, quindi, prese poco in considerazione. Lewis W.Hine nacque a Oshkosh (Wisconsin) nel 1874. Era figlio di un’insegnante e di un veterano della guerra civile. Quest’ultimo perse la vita nel 1892 e Hine fu costretto a prendersi cura della sua famiglia sin da quando era molto giovane, iniziando a lavorare in una fabbrica di tappezziere per mobili e guadagnando poco più di 4 dollari alla settimana, eseguendo 13 ore di lavoro al giorno. In seguito lavorò in una compagnia di filtri per l’acqua e in banca poi. Solo nel 1900 e dopo enormi sacrifici, riuscì finalmente a frequentare l’Università di Chicago seguendo la facoltà di Scienze dell’Educazione. Continuò gli studi presso la New York University e la Columbia.

Hine fu il primo fotografo capace di dare un’importanza ulteriore alla fotografia utilizzandola  per promuovere nuove riforme sociali, come ad esempio mandare informazioni riguardo il lavoro minorile.

Dopo la laurea ottenne il ruolo di insegnante di Sociologia presso la Ethical Culture School di New York e da lì a poco iniziò a realizzare i suoi primi reportage, mirati principalmente sulle grandi città come New York.

Hine credeva che l’educazione fosse un ottimo strumento di trasformazione sociale, anche se non bastava per comprendere a fondo ciò che stava succedendo. Decise così di accompagnare l’insegnamento con la fotografia in modo da orientare i giovani verso una consapevole percezione della realtà. Sentiva il bisogno di dare valore al tema dell’immigrazione dell’America del primo Novecento, optando per la fotografia come  unico mezzo efficace per far essere tutti al corrente di ciò che stava avvenendo. Nacque così il reportage ad Ellis Island. Tantissimi erano gli immigrati che raggiungevano New York nel primo decennio del Novecento. Così, insieme ai suoi alunni, Hine decise di attraversare le strade dell’isolotto newyorkese, il principale punto d’ingresso per gli immigranti che sbarcavano negli Stati Uniti. E attraverso la fotografia, Hine, racconta lo stile di vita degli immigrati, ritraendo queste persone durante le ore di lavoro (sottopagate) persino nelle loro baracche poco pulite, umide e senza luce. Nel 1908, il National Child Labor Committee (NCLC) gli commissiona  un’inchiesta sul lavoro minorile. Decide di dedicarsi del tutto alla fotografia. Il lavoro minorile, nel primo Novecento, era considerato normale in America, ma per Hine non era assolutamente accettabile. Intraprese così lunghi viaggi, (percorrendo oltre ottantamila chilomentri, tra Florida e Chicago) della durata di 10 lunghi anni, per documentare le condizioni lavorative dei bambini nelle miniere, nelle piantagioni e nelle fabbriche.

Le foto di Hine ritraggono bambini che lavorano, con vestiti consumati e sporchi, le lacrime agli occhi e i volti stanchi, nelle industrie, per strada, nelle campagne, e nelle miniere. Per riuscire a documentare le condizioni di questi bambini, però, era costretto a fingersi fotografo industriale o un venditore di bibbie; chi gestiva le miniere o le fabbriche voleva tenere nascosto il lavoro minorile.

Fotografie che hanno girato il mondo intero quelle di Lewis Hine con l’intento di dare voce a chi la voce era stata rubata, per far conoscere la cruda e triste realtà che si ignorava o di cui addirittura non si era a conoscenza.

Le fotografie di Hine sono state fondamentali per scoprire tante crude realtà e riuscire in tempo a soccorrere tante persone in difficoltà, sono state, le fotografie di Lewis, di grande contributo ai fini dell’abolizione del lavoro minorile nel 1916.

“Poeta della fotografia” così è stato definito Lewis Hine  grazie alla sua grande facoltà di comunicare l’animo di un critico tempo storico.

Alessandra Federico