Liberato: il primo cantante napoletano a non mostrare il suo volto

Rimane ancora un mistero per tutti il volto di questo cantante: Liberato, il cantautore che si esibisce unicamente di spalle al pubblico. I suoi testi sono maggiormente in dialetto napoletano, anche se spesso inserisce frasi in lingua italiana. Altre volte, invece, ama usare parole o frasi in lingua straniere e, infatti, in alcuni suoi brani è possibile ascoltare frasi in lingua inglese, spagnola o francese.

Amato molto soprattutto dal popolo napoletano, le sue canzoni sono una ventata di freschezza e allegria  che abbracciano diverse tematiche attuali e, nonostante i suoi testi siano in dialetto napoletano, il suo successo non si è fermato all’interno della città partenopea ma è volato ben più lontano: i suoi testi, la sua voce e le sue canzoni sono oramai apprezzate in tutta Italia e non solo, la sua melodia è riuscita a far appassionare anche alcuni paesi dell’estero.

E’ diventato famoso grazie alla sua prima canzone Nove maggio, che fu il suo primo singolo pubblicato il 14 maggio del 2017 sul canale You Tube. Questo brano riscontrò  immediatamente successo quando, solo il giorno dopo 14 maggio, venne pubblicato anche su piattaforme streaming destando grande popolarità tra il pubblico di tutte le età.

“Tu t’è scurdat’e me” è il secondo singolo di Liberato e proprio il giorno nove maggio dello stesso anno, venne pubblicato su tutte le piattaforme digitali.

Il 2017 fu un anno ricco di soddisfazione per il giovane cantante napoletano, che terminò con la pubblicazione del video “Gaiola portafortuna” il 19 settembre che, secondo le tradizioni napoletane, è un tributo sia alla festa di San Gennaro patrono della città, sia alla strage di Castel Volturno (giorno in cui la camorra uccise sei immigrati africani).  Da quel momento in poi la carriera per Liberato è stata solo in ascesa: 20 gennaio 2018 esce “Me staje appennenn’ amò”, la sera del 9 maggio 2019, dopo una lunga assenza da parte del cantante e una lunga attesa da parte dei suo fans, Liberato pubblica il suo primo album chiamato “Liberato” (undici brani). Sua, anche la colonna sonora del film “Ultras” su Netflix e, il 23 marzo dello stesso anno, pubblica il suo secondo album chiamato “Ultras”.

Da tempo, tutti i suoi fans, attendevano con ansia l’annuncio di un suo concerto e, il 25 aprile 2020, avrebbe avuto luogo il suo primo spettacolo al Mediolanum Forum di Milano. I biglietti per il concerto di Liberato erano esauriti in brevissimo tempo ma i fans che non erano riusciti ad acquistarlo erano molti, tanto da convincere il cantante a decidere di esibirsi una seconda volta il 26 aprile ma, imprevedibilmente l’emergenza COVID-19 ha costretto la cancellazione dell’evento che è stato rimandato il 9 settembre 2022.

Continua la carriera di Liberato con la pubblicazione del singolo “E te veng’ a piglià”, il 9 maggio del 2021.

“Liberato II” si intitola il secondo album del cantante pubblicato il 9 maggio del 2022.

I fans di Liberato hanno potuto divertirsi ancora una volta durante il suo concerto (gratuito) a Procida Il 20 luglio dello stesso anno intitolato: “Miez ‘O Mare”.

Per quanto riguarda la vita privata del cantante non si ha alcuna informazione in quanto ha deciso di rimanere totalmente in anonimato non mostrando mai neanche il suo volto.

Alessandra Federico

Napoli: Capodanno 2023 nella città partenopea

Anche il 2022 è giunto al termine e, come ogni anno, l’intenzione di qualunque persona è quella di festeggiare nel miglior modo possibile per dare il benvenuto all’anno nuovo che sta per arrivare.

Salutare l’anno passato con una piacevole cena seguita da una grande festa è oramai una divertente abitudine alla quale nessuno rinuncerebbe, soprattutto quando si vive o si decide di trascorrere il momento del countdown in una città che può regalarti momenti indimenticabili come la bella Napoli.

La città partenopea è la scelta perfetta per chi ha intenzione di trascorrere l’ultima notte dell’anno per strada; le mille e più attrattive tra luoghi da visitare, divertimenti e tanto buon cibo sono di certo da considerare un grande privilegio per chi desidera godersi al meglio l’intera notte con l’assoluta certezza di non cadere un solo istante nella monotonia. Ma non solo, soprattutto per questo 31 dicembre, si prospetta un meraviglioso concerto di capodanno  in piazza del Plebiscito dove molti amati vip brinderanno tutta la notte assieme al loro pubblico. Sebbene, sarà difficile annoiarsi o sentire quel velo di malinconia solito presentarsi negli ultimi giorni dell’anno e, infatti, i momenti per divertirsi sono molti e la particolarità di quest’anno, a differenza di quelli precedenti, saranno tre le entusiasmanti giornate ricche di eventi: 29-30-31 dicembre.

Il 29 dicembre si parte, presso la galleria Principe Umberto, con un omaggio  a Pino Daniele, (programmata da suo figlio) grazie anche e soprattutto alla collaborazione di alcuni artisti emergenti del Conservatorio di San Pietro a Majella, dove canteranno alcuni brani dell’album di Pino “Nero a Metà”. Per chi ama il romanticismo e desidera trascorrere una serata con il suono del mare, la vista mozzafiato del lungomare di Mergellina, avvolto tra le braccia del meraviglioso golfo di Napoli potrà godere  la travolgente festa del 30 dicembre dove concerti (con le splendide voci del  rapper Rkomi  seguito dalle voci napoletane Nziria, Lil Jolie e La Nina), giochi, musica, danza e show, contribuiranno a rendere la zona di Mergellina ancora più luminosa, divertente e romantica.

L’ultima serata sarà decisamente la più ricca di sorprese: il concerto a piazza del Plebiscito sarà presentato da Peppe Iodice con il suo show Beppe Night. Gli amanti della musica napoletana neomelodica, non possono non godersi fino alla fine il concerto perché la serata sarà conclusa dal cantante Franco Ricciardi. Ancora, durante lo show, invece, saranno diversi gli ospiti che terranno compagnia e faranno divertire il pubblico; Lina Sastri, Belen e Stefano di Martino, Peppino di Capri. Al termine dell’evento ci sarà un incantevole spettacolo di fuochi d’artificio nella zona di Mergellina verso il Castel dell’Ovo. Ma la calorosa città partenopea, l’ultima notte dell’anno, offre anche altri concerti altrettanto esilaranti come la festa con musica latino americana che si terrà davanti alla sede della ex facoltà di economia, per gli appassionati del revival invece, potranno recarsi al Borgo Marinari dove ci sarà musica dance anni ‘70- ‘80, mentre la serata a piazza Vittoria, è per chi ha voglia di trascorrere una piacevole serena serata con musica d’autore. Insomma, allettanti serate da non perdere se si ha voglia di salutare il 2022 nel modo più divertente che si possa desiderare.

Alessandra Federico

Vikings, la serie tv che racconta l’ascesa dei popoli Vichinghi

La serie Vikings, ideata dal regista Michael Hirst per il canale televisivo canadese History Television, racconta l’ascesa dei popoli Vichinghi nell’Europa del IX sec.

Ispirata a fatti e personaggi reali, la serie racconta (in parte romanzata) la vita del guerriero Ragnar Lothbrok, un visionario pastore scandinavo che, con le sue gesta, contribuirà ai grandi cambiamenti storici, sociali e religiosi del suo tempo. L’obiettivo di Ragnar Lothbrok, (sposato con Shield-Maiden Lagertha), è quello di riuscire a condurre una vita migliore di quella che gli spetta secondo la tradizione celtica (per se stesso e per la propria famiglia)  fatta di benessere, di terra fertile e cibo in abbondanza, un futuro aperto a cambiamenti epocali, primo tra tutti il confronto tra paganesimo e Cristianesimo. Quella di Ragnar è l’Europa di Carlo Magno, divisa e lacerata da guerre religiose in cui nasce il sistema feudale, in cui i successori del grande imperatore hanno come sacro scopo quello di conquistare tutti i territori pagani per convertirli al Cristianesimo. La sua intenzione sarà quella di donare in eredità ai propri figli tutto ciò che conquisterà. In questo contesto, Ragnar indossa le vesti del Prescelto e, contravvenendo alle regole e alle conoscenze della propria cultura, inizia ad esplorare i territori ad ovest della Scandinavia scoprendo un mondo sconosciuto e ricco di nuovi confini geografici, politici e spirituali. Nel suo percorso di conoscenza (carico di ambigue profezie e desiderio di andare oltre), Ragnar incontrerà Cristo attraverso la figura di Athelstan, (monaco anglosassone rapito e reso schiavo in seguito alla prima incursione vichinga in Northumbria).  L’amicizia con il monaco cambierà la visione filosofica e religiosa che il protagonista aveva della vita, in una nuova dimensione esistenziale caotica e volitiva, devota alla famiglia e alle origini ma affascinata dal Dio Cristiano.

In quel periodo storico il popolo norreno non conosceva la scrittura, la loro cultura era orale; tramandava storie di generazione in generazione cantando gesta di eroi e dei loro destini. La loro mitologia dava significato a tutto e, non essendoci parola scritta, gli esseri umani necessitavano di medium per interrogare il proprio Dio, per stabilire cosa era giusto, cosa o chi era necessario sacrificare, in nome di quale destino andavano compiuti atti grandiosi e terribili.

Un’altra figura fondamentale della serie è Floki grande amico di Ragnar, costruttore della sua prima flotta, avversario spietato del nuovo Dio. Anche Floki è una sorta di prescelto; infatti, la sua storia privata e spirituale, segnerà momenti di svolta di grande impatto.

Oltre a queste tematiche, la serie da molto valore ai rapporti familiari tra il protagonista e la propria genia alla quale spetterà, nel corso di controverse e avvincenti avventure, di prendere possesso delle feconde terre Sassoni, di assicurare benessere ai Norreni e quindi di porre per sempre fine alle guerre intestine tra i popoli nordici. Ancora, i figli di Ragnar porteranno avanti i desideri del padre, ognuno a modo proprio, aggiungendo nuove storie e legami, rincorrendo nuove visioni, scrivendo nuove leggende. Alcune andranno perdute ma altre avranno il loro posto nel racconto delle gesta di questi uomini indomiti.

La serie  ha avuto un grande successo sia di critica che di pubblico. Di certo, le vicende narrate, i personaggi, il periodo storico e le tematiche trattate hanno dato vita ad un racconto corale, denso di emozioni e suggestioni che hanno mantenuto vivo l’interesse del pubblico per ben 6 stagioni. Tanti sono i fattori che hanno contribuito a tale successo della serie Vikings:  un cast eccezionale di attori capaci di interpretare il proprio ruolo in maniera impeccabile, immedesimandosi nelle rispettive parti. Anche la colonna sonora ha svolto un grande ruolo nella bellezza complessiva dell’opera, contribuendo a creare atmosfere molto suggestive. Infine, la fotografia, ha decisamente marcato la colorazione emotiva della narrazione, esaltando gli spettacolari paesaggi nordici, infondendo le luci e le ombre di quei tempi oscuri, conferendo un tono greve e intenso all’intera opera.

Alessandra Federico

Addio a Keith Levene, il musicista rock degli Anni ‘70

Keith Levene è morto all’età di 65 anni lo scorso 11 novembre, secondo quanto riportato dallo scrittore Adam Hammond attraverso un post sui social network:  “È con grande tristezza che comunico che il mio caro amico e leggendario chitarrista dei Public Image Limited Keith Levene è morto venerdì 11 novembre”.

Julian Keith Levene  nasce a Londra il 18 luglio del 1957 ed è stato un valente chitarrista e compositore britannico. Keith è ricordato soprattutto per aver dato vita a due dei più celebri gruppi musicali rock degli Anni ‘70: i Public Image e i Clash.

Il suo primo esordio nel mondo della musica è stato quello di roadie per gli Yes. Poco tempo dopo, il re del rock, riesce a prendere un accordo con Mick Jones, con il quale, da lì a poco, crea la band dei Clash. Fu proprio grazie a questo nuovo gruppo musicale che i due musicisti riuscirono a far inserire Joe Strummer nella band. Ma, malgrado la band fosse stata ideata anche da Keith, per motivi di disaccordi riguardo la direzione stilistica, fu ugualmente allontanato e, nel 1978, fondò, con l’ex Sex Pistols Johnny Rotten, i Public Image. Sembra che proprio durante la sua carriera musicale con i Public Image Keith Levene rinnovasse la funzione della chitarra; un completo cambiamento della musica rock degli Anni ‘70, la scoperta di un nuovo quanto innovativo suono che fino a quel tempo non era mai stato sperimentato.

“Tutti possono suonare la chitarra ma io non voglio farlo come nessun altro”. Le parole di Levene suonavano forti e sicure di sé proprio come la sua musica e, infatti, l’originalità del musicista britannico era proprio quella di trovare il lato positivo anche negli errori, che egli chiamava errori volontari. Trasformava ogni suo sbaglio in una nuova scoperta, in un pretesto per scoprire nuove note musicali e comporre pezzi del tutto moderni.

Alessandra Federico

Addio a Olivia Newton – John la protagonista di Grease

Grave lutto nel mondo del cinema per la morte dell’attrice Olivia Newton – John. Da molto tempo, l’attrice stava lottando contro un cancro al seno e purtroppo lo scorso 8 agosto Olivia ha perso questa battaglia. Ricordata da tutto il mondo per la strepitosa interpretazione di Sandy nel film Grease del 1978, la Newton, recitava a fianco del celebre John Travolta che, nel corso degli anni, ha più volte incontrato sul palcoscenico di diversi show e, perfino nella vita privata, i due attori hanno mantenuto saldo il loro rapporto di amicizia.

Il film Grease è stato un vero cult che ha fatto la storia del cinema americano e, infatti, sin dalla prima uscita nel lontano 1978, è riuscito ad appassionare il mondo intero grazie soprattutto alle spassose canzoni e alle meravigliose e dinamiche coreografie eseguite dagli attori all’interno dello spettacolo ed è stato, inoltre, trasmesso ogni anno attraverso diversi canali televisivi, riuscendo così a conquistare il pubblico di tutte le età, anche delle nuove generazioni e non solo, Grease continua a vivere mediante i musical rappresentati in tutti i teatri del mondo.

Nonostante le varie reinterpretazioni di Sandy, da parte di diverse attrici nel corso degli anni, quella della Newton – John  resterà unica e inimitabile, indelebile nel cuore di tutte le persone del mondo. Olivia Newton – John nacque a Cambridge il 26 settembre il 1948 da padre britannico Brinley Newton – John e mamma tedesca Irene Helene Born. Ma quando Olivia aveva da poco compiuto 5 anni, l’intero nucleo familiare si trasferì in Australia. Sin dai tempi della scuola, Olivia, dimostrò di essere dotata di una voce strepitosa e di avere una forte passione per la musica e per il canto, e, difatti, la piccola aspirante cantante non perse tempo per impegnarsi al massimo e iniziare a costruire la sua strada: Soul Four, si chiamava la band che Olivia fondò e di cui ne faceva parte assieme ad alcuni suoi compagni di scuola. Ma non passò molto tempo quando il vero successo bussò alla sua porta; vinse un concorso come solista il cui premio prometteva un viaggio in Inghilterra.

Nel 1966 incise, per la Decca Records, il suo primo singolo Till You Say Be Mine. Veloce come il vento, da quel momento in poi, la carriera da cantante per la Newton – John: nel 1970 fece parte di una band di nome Tomorrow, poco dopo iniziò la collaborazione con Bruce Welch e John Farrar. Ancora, la conoscenza con Cliff Richard fu di grande aiuto per la visibilità della Newton – John e di grande contributo per crescere e  maturare nel campo sia come cantante che come attrice. Have You Never Been Mellow è il singolo che arrivò in prima posizione nella Billboard Hot 100 e in Canada e in decima in Australia (1975).

La popolarità per Olivia arrivò alle stelle, fino ad ottenere la parte principale nel film di Grease nel 1978, riscuotendo il massimo del successo in tutto il mondo. Ed è proprio grazie al ruolo di Sandy che la star non smise mai di brillare, continuando nel mondo del cinema e del canto, incidendo tanti altri brani e recitando in tanti altri celebri film fino a qualche anno prima della sua morte.

Olivia Newton – John non ha mai abbandonato la sua vera passione bensì, il canto e la recitazione, sono stati per lei, inevitabilmente, l’unica ragione per continuare a combattere contro la malattia. L’unica fonte da cui estrarre ancora energia.

Alessandra Federico

La storia di Dragon Ball

Dragon Ball è una delle serie manga/anime più famose al mondo. La storia nasce nel 1984 da un’idea di Akira Toriyama e da lì a poco appare sulla rivista Weekly Shonen Jump, trovando, in seguito, la sua continuazione nell’adattamento televisivo dal 1986 al 1996 in Giappone, per poi riscuotere un successo a livello mondiale.

Akira Toriyama è nato il 5 aprile nel 1955 in Giappone, città di Kiyosu, ha frequentato la Prefectural High school di Tokyo e ha lavorato per la Shueisha e Bird Studio.

Ispirato dalla cultura cinese (Il viaggio in occidente classico della cultura cinese), dal cinema, in particolare dal kung-fu del noto attore Jackie Chan, dai classici del cinema western e di fantascienza (evidenti le influenze di film come Terminator, Alien, Frankestein, Dracula) e dall’animazione Disney, l’artista, ha creato una delle opere di animazione più famose e riconosciute, che ha accompagnato e avvicinato una moltitudine di generazioni per oltre un trentennio.

Il mondo di Dragon Ball presenta una visione futuristica e fantastica della terra, affiancata da elementi che richiamano all’era della Preistoria e, contemporaneamente, ad elementi tipici della magia.

Il mondo di Dragon Ball presenta specie antropomorfizzate, esseri umani, esseri artificiali, alieni e interpretazioni di figure divine.

Inizialmente, l’idea di Akira, era quella di realizzare un manga con protagonista femminile (Bulma), ma in seguito il ruolo principale venne affidato al piccolo Son Goku, giovane, forte ed esperto di arti marziali. Rimasto orfano del suo unico genitore, il giovane, vive sulle montagne e non ha mai avuto contatti con altri esseri umani, ad esclusione del suo nonno defunto.

Ed è proprio l’incontro con la giovane Bulma a determinare l’inizio del grande viaggio del protagonista alla ricerca delle fantomatiche sfere del drago.

Il percorso di Goku è un vero e proprio viaggio alla scoperta del nuovo, dell’inverosimile, dell’incredibile. La ricerca delle sfere del drago è il pretesto narrativo che porta il personaggio a crescere, a compiere delle scelte, a migliorarsi sia dal punto di vista fisico che da quello spirituale.

Il protagonista è un ragazzo dal cuore puro e lindo, libero da ambizioni materiali o di potere; e, la ricerca delle sfere capaci di esaudire i desideri, è dettata unicamente dalla volontà di abbattere una delle paure ancestrali dell’essere umano: la morte.

Goku, affronta una serie di antagonisti nel corso della storia e molti di essi sono rappresentazioni metaforiche di vari aspetti del male e delle inquietudini dell’essere umano; creature demoniache che si ispirano all’immaginario collettivo e a credenze religiose tipiche del mondo orientale. Ancora, l’esercito del Red Ribbon, nella prima serie Dragon ball, è una chiara denuncia ai sistemi totalitari che mirano alla conquista mediante la tecnologia militare e strategia del terrore. Mentre i personaggi provenienti dallo spazio rappresentano la paura dell’ignoto ma anche la consapevolezza dell’esistenza di altre forme di vita, ponendo interrogativi e riflessioni su differenze e similitudini tra umani e non.

I personaggi nati dalla mano dell’uomo, hanno un ruolo importante nella serie: essi mirano sull’evidente influenza che le macchine hanno nella vita dell’uomo, rappresentando il male che egli crea al fine di conquistare e, allo stesso tempo, sono creature che sviluppano un’intelligenza autonoma e una sorte di anima simile a quella umana. Infatti, nella serie, spesso i robot manifestano sensibilità, empatia, gentilezza e compiono scelte non dettate dai propri creatori.

L’arco narrativo di Dragon Ball Z è un metaforico viaggio che avanza una profonda critica all’uomo attraverso la sua trama lineare e apparentemente semplice. Quest’opera è riuscita ad unire, nel suo piccolo, il mondo orientale con quello occidentale, lasciando un segno indelebile nelle generazioni e nei cuori delle persone.

Alessandra Federico

Psycho di Alfred Hitchcok

Il film Psycho di Alfred Hitchcok è tratto dal romanzo di Robert Bloch, basato sulle vicende reali del serial killer Ed Gein.

La trama: Marion Crane è una giovane e avvenente segretaria che lavora in un’agenzia immobiliare. Il dirigente della filiale affida a Marion una cospicua somma di denaro da versare in banca ma la donna non sarà in grado di resistere alla tentazione: ruberà il denaro per poi scappare in auto verso un destino ignoto. Nella prima parte del film, il maestro del brivido presenta il primo e basilare concetto: la rottura della normale routine quotidiana dovuta ad un evento accidentale e l’emergere della cupidigia. Per l’autore è stato essenziale sottolineare, sin dalle prime battute, il ruolo fondamentale che la psiche ha nell’influenzare le scelte e, di conseguenza, il proprio destino.

Quello di Marion è un viaggio tormentato dall’inquietudine e dal senso di colpa; per sottolineare il ruolo della psiche nei comportamenti umani, Hitchcok, dà voce ai pensieri e alle emozioni di Marion, proiettando lo spettatore nella realtà interiore della donna, nelle sue paure e fragilità. Travolta da un temporale (elemento ‘naturale’ che rinforza la tensione narrativa) l’attenzione della giovane donna viene attirata dall’insegna di un Motel dove decide di fermarsi per la notte. Norman Bates, è il giovane proprietario e gestore del Motel, si presenta come un uomo mesto e sottomesso all’anziana madre.

I suoi tratti di dipendenza emotiva dalla madre sono stati enfatizzati dal regista per definire immediatamente il personaggio maschile come instabile e fragile, per conferirgli un aspetto poco rassicurante e per condurre lo spettatore sempre più addentro nelle dinamiche della psiche umana.

Pare proprio che, sin dall’inizio del film, Hitchcock abbia voluto far intendere che l’incontro tra Marion e Norman avrebbe segnato per sempre il destino di entrambi. Mentre Marion vorrebbe redimersi, tornare indietro, restituire il maltolto, recuperare la propria dignità, riprendere il filo della sua esistenza interrotto dall’irrompere della follia di un attimo, Norman è dilaniato dalla sua doppia personalità, anche se quel lato di sé ancora stabile ed equilibrato cerca un contatto con Marion, un disperato anelito ad una vita serena, una vita come quella delle altre persone, prevale, inevitabilmente, la parte più deviata dell’uomo, ed è proprio qui che il messaggio del regista arriva chiaro e diretto: non c’è posto per l’amore e per la serenità nella vita di chi ha subito un forte shock psichico.

Arriviamo dunque al climax dell’opera, alla celeberrima sequenza in cui Marion viene accoltellata sotto la doccia da una figura apparentemente femminile; Norman sembra sconvolto e non perde tempo per ripulire la scena del delitto e caricare il cadavere e la valigia nella macchina di Marion, (aggiungendo, infine, il giornale in cui la donna aveva nascosto il denaro rubato) per lasciarla sprofondare nelle sabbie mobili dello stagno più vicino al Motel. Tante tematiche in una sola sequenza; la beffa del destino, il tempo delle scelte che non perdona, il trionfo della morte sull’Amore. Pare proprio che qui, l’autore, abbia voluto insegnare allo spettatore una grande lezione sul senso del destino nelle storie umane; una combinazione di fatalità e di libero arbitrio in cui l’irruzione della follia può determinare esiti devastanti e definitivi. Solo alla fine si scoprirà la vera identità e la vera storia di Norman: ben dieci anni prima, egli, aveva ucciso la madre e il suo compagno. Anche se era riuscito a farla franca, diffondendo la notizia che la madre era morta suicida dopo aver assassinato il proprio compagno, il senso di colpa, per il giovane, era diventato oramai una persecuzione che aveva, col tempo, scisso in due la sua personalità: Norman aveva mummificato il corpo della madre (per illudersi di averla ancora in vita), vivendo una sorta di delirio quotidiano in cui era lui stesso ad interpretare il ruolo della madre indossando i suoi abiti e non solo, imitandone perfino la voce in modo impeccabile. La cattura del giovane da parte della polizia rivela altri particolari della sua vita di omicida, ma ciò che di questo film ha suscitato completamente curiosità, interesse, e un pizzico di incredulità è stata l’ultima scena in cui Norman, ormai completamente perduto nei meandri delle sue personalità, si rivolge al poliziotto impersonando sua madre attraverso la sua voce. La scena finale, in cui l’auto con il cadavere ed i soldi riemergono dal fango, conclude, tra l’amaro e il beffardo, le tristi storie di Norman e Marion, lasciando lo spettatore sospeso in un turbinio di emozioni e sentimenti contrastanti che spaziano dalla pietà empatica al rifiuto. Di certo, Hitchcok ha cambiato per sempre i canoni della narrazione cinematografica, ha imposto nuovi orizzonti esplorativi ed interpretativi della realtà ma, sopratutto, una concezione della normalità complessa, stratificata e suscettibile di imprevedibili, travolgenti cambiamenti.

Alessandra Federico

Bobby Solo e il difficile rapporto con il padre

Il celebre cantautore Bobby Solo, al secolo Roberto Satti, ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera, la sua storia, il rapporto che aveva con il padre e ha svelato il significato del suo nome d’arte. Sembra che, sin dalla tenera età, Bobby, non abbia mai avuto grande intesa con suo padre (Bruno Satti colonnello dell’Aeronautica, classe 1906) e che il successo del cantante sia stato, per Bruno, quasi motivo di vergogna. Il padre amava solo la musica di Wagner, Beethoven, Verdi e Puccini e non quella che vedeva protagonista il figlio. Neanche dal momento in cui Bobby aveva oramai raggiunto popolarità e fama, il padre riuscì a nutrire particolare stima per la sua attività e ad apprezzarla, al contrario, costrinse Bobby a servirsi di un nome d’arte. Quando il cantante riferì il suo nome d’arte, modificato da Roberto a Bobby dal direttore artistico, alla segretaria della casa discografica, quest’ultima gli chiese quale cognome avrebbe dovuto affiancare al nome Bobby, la risposta del giovane cantante fu “Solo Bobby”. Dunque, a quanto pare, sia stata tutta colpa di un incomprensione se ad oggi è riconosciuto in tutto il mondo come Bobby Solo.
La storia di “Una lacrima sul viso”
Il padre di Mogol chiese all’artista se avesse una canzone nel cassetto. E Bobby Solo ne aveva una che aveva composta in cucina su un tavolino di marmo mentre la madre preparava il pranzo. Il testo a detta di Mogol padre era banale ma la musica non era male. A sistemare il tutto Mogol figlio. “Una lacrima sul viso” è nata in 20 minuti all’interno di una R4 color grigio topo.
Questo meraviglioso brano è diventata una delle canzoni italiane più amate da sempre. Fu proprio grazie a questa canzone che Bobby Solo riuscì a conquistare il mondo intero. “Una lacrima sul viso” fu presentata per la prima volta a Sanremo 1964 da Bobby Solo in coppia con Frankie Laine. Appena diciannovenne Bobby era emozionatissimo perché si trovava al fianco di mostri sacri: Paul Anka, Frankie Laine e Bobby Rydell. Ricorda che era spaventatissimo e riuscì ad esibirsi solo l’aiuto del direttore artistico che lo fece cantare in playback. Ragione per la quale fu squalificato e non partecipò alla gara. Nel frattempo, però, dopo l’esibizione arrivarono alla casa discografica Ricordi 300mila ordini per il 45 giri di “Una lacrima sul viso. Un vero e proprio successo che dura ancora oggi.
Alessandra Federico

Morto Ivan Reitman il regista di Ghostbusters

Un grave lutto ha colpito il mondo del cinema per la morte di Ivan Reitman, regista di Ghostbusters. Reitman è morto (mentre dormiva) lo scorso 12 febbraio sera, all’età di settantacinque anni, nella sua casa a Montecito, in California. A comunicare la scomparsa del regista, attraverso un comunicato invitato all’Associated Press, è stata proprio la sua famiglia.

Reitam è noto soprattutto per aver diretto i primi due Ghostbusters e commedie di successo negli anni ‘80 e ‘90. Non solo, film come National Lampoon’s Animal House, Heavy Metal e Space Jam, di cui è stato produttore e da cui ottenne grande fama internazionale.

Ivan Reitman nasce il 27 ottobre del 1946 a Komàmo in Cecoslovacchia (all’epoca) quindi in Slovacchia. Figlio di famiglia ebraica, emigrò in Canada nel 1951. Ivan lavorò in diversi film poco tempo dopo essersi diplomato alla McMaster University, diretti entrambi da David Cronenberg (Il Demone sotto la pelle – 1974 e Rabid – Sete di sangue 1976). Ma è con Animal House (prodotto da Reitman nel 1978) che cominciò per lui il successo. Ancora, l’anno successivo diresse Polpette (1979). Da lì iniziò a produrre diversi film come Stripes – Un plotone di svitati (1981), Ghostbusters – Acchiappafantasmi (1984), I gemelli (1988), Ghostbusters II (1989), Un poliziotto alle elementari (1990), Dave – Presidente per un giorno (1993), Junior (1994), Due padri di troppo (1997), Sei giorni sette notti (1998) e Evolution (2001), Ghostbusters (2016) e Ghostbusters: Legacy (2020). Ma, nei primi anni novanta, Ivan, preferì svolgere il ruolo di produttore e produttore esecutivo, accantonando, solo per quei pochi anni, il lavoro da regista. Iniziò a collaborare al cartone animato Heavy Metal (1981) a Spacehunter: Adventures in the forbidden zone (1983), Beethoven (1992) e  Beethoven 2 (1993),  Space Jam (1996), e anche altri ma riscuotendo, purtroppo, meno successo. Nel 2005 rifiutò un importante incarico in cui avrebbe dovuto dirigere La Pantera Rosa, prequel della celebre saga con Peter Sellers. Il film La mia super ex-ragazza, invece, con Uma Thurman e Luke Wilson, lo diresse nel 2006. L’acclamato regista ha anche recitato nell’ultimo film di Ghostbusters prodotto interamente al femminile; Ghostbusters: Afterlife, dove interpreta Egon Spengler (in sostituzione all’attore Harold Ramis dopo la sua morte avvenuta nel 2014 a causa di una vasculite autoimmune di cui soffriva da tempo). Questo film, uscito nelle sale nel 2016, è stato dedicato proprio a Harold Ramis. Ghostbusters: Afterlife è stato prodotto da Jason Reitman, il figlio del regista. La carriera di Jason inizia nel 2005 con la commedia Thank You For Smoking. Nonostante la sua giovane età, Jason conquista subito il pubblico ottenendo una grande fama, considerato come uno dei migliori registi della sua generazione. Tre anni dopo, Jason, ottiene la sua prima nomination come miglior regista agli Oscar 2008 grazie al suo secondo lungometraggio (Juno, nel 2007) che vince il premio come miglior film al Festival del Cinema di Roma. Anche per il film Tra le nuvole, Jason è stato nominato all’Oscar per il miglior film, miglior regista e miglior sceneggiatore non originale. Il nuovo capitolo della saga Ghostbusters: Afterlife (diretto da Jason Reitman nel 2019) è stato, a causa delle restrizioni di conseguenza alla pandemia per il Covid-19, trasmesso nei cinema a novembre del 2021. A quanto pare, il giovane Reitman, ha ereditato dal padre la grande passione per il cinema e non solo, sembra proprio che sia anch’egli dotato di grande bravura, talento e professionalità. Di fatti, sarà proprio lui a portare avanti la saga di Ghostbusters: Afterlife.

Alessandra Federico

 

Lutto per il mondo del cinema: Gaspard Ulliel muore in un incidente sugli sci

Il mondo del cinema è sconvolto per  la morte di Gaspard Ulliel. Erano le quattro del pomeriggio quando, lo scorso diciannove gennaio, l’attore francese Gaspard Ulliel (trentasette anni) è morto a causa di un incidente durante una sessione di sci sulle piste di Rosières nel Sud-est della Francia. Le sue condizioni, secondo quanto riportato dal canale tv BFMTV, erano evidentemente gravi già dal momento in cui è stato portato in elicottero presso l’ospedale universitario di Grenoble. Tuttavia potremo, ancora una volta, vedere Gaspard in Tv su Disney+ dal 30 marzo; avevano recentemente terminato le riprese della nuova serie Marvel Moon Knight in cui Ulliel indossa i panni di Midnight Man (antagonista). Il primo film in cui Ulliel recita la sua prima parte risale al 1999 – Alias (un cortometraggio Alias). Dopo aver recitato in diversi telefilm come “Juliette e Julien L’apprenti”. Ma la sua prima esperienza nel mondo del cinema è stato durante il periodo del liceo quando partecipò alla serie televisiva “Une femme en blanc”. In seguito decise di studiare cinematografia presso l’Università di Saint-Denis.

Raggiunse la fama quando, nel 2007, interpretò il ruolo del criminologo cannibale nel film “Hannibal Lecter – Le origini del male”. Ancora, l’anno dopo recitò nel film “Una diga sul Pacifico”. Nel 2014 interpretò l’illustre stilista Yves Saint Laurent nel film “Saint Laurent”, ricevendo il premio César come migliore attore protagonista. Mentre nel 2016, grazie alla sua eccellente interpretazione nel film “E’ solo la fine del mondo” (diretto da Xavier Dolan) vinse ancora una volta il premio César come migliore attore protagonista. Ulliel non è stato solo un memorabile attore. E’ stato, per dodici anni, modello protagonista della campagna pubblicitaria del profumo maschile Bleu de Chanel, diretta da Martin Scozzese.

La vita privata

Gaspard nasce il venticinque novembre del 1984 in Francia a Bulogne-Billancourt. Sua sorella si chiama Elizabeth Camille Ulliel e i loro genitori sono entrambi stilisti di moda. Indefinibile e impossibile descrivere il dolore che in questo momento stanno provando i suoi familiari. Nella sua vita, Ulliel, ha avuto diverse storie affettive: Cécile Cassel fu il suo primo amore (dal 2005 al 2007) . Sempre nel 2007 la sua compagna è stata Charlotte Casiraghi. Mentre dal 2008 al 2013 pare sia stato molto legato sentimentalmente alla modella Jordan Crasselle. Da fine anno 2013,  invece,  fino alla sua scomparsa, è stato fidanzato con la modella Gaelle Pietri, con la quale ha avuto un bambino nel 2016. Sin da piccolo Gaspard ha amato gli animali, lo dimostrava la cicatrice che aveva in volto; morso di un cane con il quale giocava quando aveva 6 anni. Tanti sono stati i film in cui Ulliel ha recitato: “Il patto dei lupi” (2001), “Baciate chi vi pare” (2002), “The tulse Luper Suitcases” (2004), “Una lunga domenica di passioni” (2004), “Le Dernier Jour” (2004), “La maison de Nina” (2005), “Paris je t’aime” (2006), “L’inconnu” (2007), “La legge del crimine” (2009), “La princesse de Montpensier” (2010), “L’art d’aimer” (2011), “Le 5 leggende” (2012), “E’ solo la fine del mondo” (2016), “Io danzerò” (2016), “Eva” (2018), “I confini del mondo” (2018), “Sybil” (2019).

Per la famiglia Ulliel è, immancabilmente, un momento di immensa sofferenza, ma non solo, anche per il mondo del cinema è stata una grande sconfitta quella di perdere uno degli attori più preziosi del cinema francese.

Alessandra Federico

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