Sorelle Fontana:  le prime donne che hanno cambiato la moda italiana

 Il lusso è una delle chiavi interpretative più rilevanti per comprendere la moda occidentale. Il modo di vestire è da sempre stato utilizzato per comunicare anche altri significati che sono cambiati a seconda delle culture, delle situazioni e delle scelte individuali. La moda è stata, a partire dal medioevo, prerogativa di un piccolo gruppo che ha usato le trasformazioni dell’abito per manifestare la preminenza del proprio ruolo gerarchico all’interno di una determinata comunità.  Negli smodati anni 80’, ad  esempio, il Made in Italy fu uno stile innovativo e stravagante. Al termine degli anni 70’ il pret-a-porter italiano debuttò e Milano che in breve tempo assunse un ruolo catalizzatore di tendenza e di stili moderni.  Ma torniamo per un attimo alle origini, le prime stiliste della moda italiana risalgono agli anni 30’: le sorelle Fontana hanno fondato il primo atelier di moda in Italia.

Le sorelle Fontana

“Da grande realizzerò davvero un abito per una principessa”. Presto le parole di Micol Fontana (seconda delle tre sorelle stiliste) si realizzarono. La casa di moda della famiglia Fontana fu fondata a Parma nel 1907. Una volta diventate adulte, le tre sorelle romagnole,  Zoe, Micol e Giovanna, si trasferirono a Roma dove inizialmente furono costrette a lavorare in una sartoria guadagnando il minimo indispensabile per sopravvivere, fino a quando il loro  datore di lavoro si accorse della straordinaria dote di Micol e le affidò il compito di confezionare gli abiti da sera per la cliente più prestigiosa della boutique. Durante la Seconda Guerra Mondiale, con tanta audacia e determinazione riuscirono a realizzare il loro sogno: un atelier tutto loro dove poter creare abiti e organizzare sfilate di moda.

Nel 1958 l’atelier si trasferì a piazza di Spagna dove realizzarono la prima sfilata di moda sulle scale della maestosa piazza. Riuscirono, inoltre, a conquistare la aristocrazia italiana e le celebrità del cinema internazionale. Nel 1949 realizzarono l’abito di nozze per Linda Christian e la stampa internazionale non parlava d’altro. Da allora il Jet- Set di Hollywood si rivolgeva solo alla casa di moda italiana Fontana. Anche Liz Taylor, Ingrid Bergman e Ursula Andress vestivano abiti Fontana. La loro cliente fedele era Ava Garden, che, oltre al guardaroba, chiese loro di realizzare per lei anche abiti di scena tra cui uno  per il film “La contessa scalza”.  Tra le tre sorelle Micol era quella più determinata, aveva grandi sogni, progetti e ambizioni.

Il sogno di Micol

Oltre alle star di Hollywood, le creazioni delle sorelle Fontana erano molto apprezzate anche dalle nobiltà. La principessa Maria Pia di Savoia commissionò loro il suo abito nuziale poiché entusiasta della modifica al suo prezioso abito di cui se ne occupò proprio Micol. Non solo,  nel 48’ la celebre attrice di Hollywood, Myrna Loy acquista dalle Fontana il completo guardaroba per il film “ Il caso di lady Brook”.  Le Fontana iniziarono così a puntare sul mercato americano: Micol Fontana cominciò una serie di viaggi oltre oceano in seguito alle tante richieste per conto di grandi celebrità americane. L’audace Micol, si sposò due volte, il primo marito si rivelò fannullone interessato solo al denaro e ad avere molte donne. Insieme a lui, Micol generò la prima e unica figlia, Maria Paola, deceduta prematuramente per aver contratto il tifo in Calabria. Dopo il tragico avvenimento Micol decise di non voler lavorare più, ma grazie all’aiuto del suo nuovo amore, intraprese un nuovo percorso rinnovando la bottega e confezionando abiti con marchio Sorelle Fontana.  Micol morì il dodici giugno 2015 all’età di centouno anni.

Sorelle Fontana, un marchio che la moda italiana non dimenticherà mai.

Alessandra Federico

Martin Scorsese, premio alla carriera alla Festa del Cinema di Roma

Standing ovation da copione, file di dieci ore, ragazzi con numeri “d’ingresso” scritti sulle braccia da parte dell’organizzazione. Cose folli, cose che accadono quando l’ospite si chiama Martin Scorsese, “un genio del cinema” tiene a chiamarlo Antonio Monda prima di accoglierlo sul palco.

È indubbiamente l’incontro ravvicinato più atteso della 13ma edizione, e con il premio alla carriera consegnatogli da un commosso Paolo Taviani: “Martin, che è un amico, è un uomo che ci aiuta a capire chi siamo e io per questo lo ringrazio”, è il completamento di un percorso articolato che il cineasta newyorkese ha deciso di compiere alla Festa del Cinema di Roma avendo presentato alcuni film del programma e tenuto diversi incontri, fra cui una lezione di cinema con Alice Rohrwacher.

Scorsese ha raccontato i nove film, tra i molti, del cinema italiano che tra gli anni ’50 e ’60 lo hanno formato, commentando spezzoni significativi, ricordandosi come fosse ieri luogo e occasione in cui li aveva visti per la prima volta, raccontando aneddoti curiosi, minimi con la sua solita generosità, come parlasse appunto ai suoi studenti di cinema.

“Sono i film che mi hanno ispirato per il futuro, quelli che sono stati per me scuola di cinema, quelli di cui si possono trovare tracce nelle mie opere”, ha spiegato.

Non i capolavori assoluti del nostro cinema, mancherebbero ad esempio i film del neorealismo da Roma Città aperta a Ladri di biciclette che pure ama, ma i suoi film di formazione. E in un ordine crescente evidentemente perché per gli ultimi tre hanno portato quasi alla commozione Scorsese per quanto hanno rappresentato.Dopo il dialogo con il direttore del festival Antonio Monda il premio consegnato da Paolo Taviani con il pubblico in piedi ad applaudirli. I nove film con cui Martin Scorsese ha omaggiato il nostro cinema sono Accattone di Pasolini (1961), La presa del potere da parte di Luigi XIV di Rossellini (1966), Umberto D di De Sica (1952), Il posto di Olmi (1961), L’eclisse di Antonioni (1962), Divorzio all’italiana di Germi (1961), Salvatore Giuliano di Rosi (1962), Il Gattopardo di Visconti (1963) e infine quello che ancora oggi, con la sua esperienza e la sua passione anche di restauratore con la sua Film Foundation, lo lascia senza parole, Le Notti di Cabiria di Fellini (1957).

Nicola Massaro

Animali Fantastici, il fan event porta in Italia le bacchette dei protagonisti della saga più famosa al Mondo

Ad un mese dall’uscita nelle sale italiane di “Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald”, Warner Bros Pictures presenta “Animali fantastici fan event – Accendi la magia”.

Sabato 3 novembre alle ore 18.30 i fan del Wizarding World accenderanno contemporaneamente con uno speciale Lumos le imponenti installazioni delle bacchette dei protagonisti del magico mondo di J.K. Rowling in nove città italiane.

A Milano, in piazza Cadorna, sarà protagonista la bacchetta di Albus Silente; a Roma l’appuntamento è fissato in via del Corso, Largo dei Lombardi, con la bacchetta di Gellert Grindelwald; a Napoli la bacchetta di Harry Potter sbarcherà a Piazza Trieste e Trento, mentre a Lucca, in occasione dell’edizione 2018 del Lucca Comics & Games, la bacchetta di Newt Scamander dominerà sulla centralissima Piazza San Michele alla presenza di Paul Harris, lo storico coreografo dei duelli che hanno scandito le avventure di Harry Potter.

Il 15 novembre 2018 segna la data di uscita del secondo capitolo prequel di Harry Potter: “Animali Fantastici I Crimini di Grindelwald”. I trailer usciti fino a oggi hanno ormai delineato la trama e le avventure dei protagonisti. Newt Scamander deve partire per un’avventura alla volta di Parigi, per dare la caccia al mago oscuro Gellert Grindelwald, sfuggito agli Auror. È il professor Silente a chiedere al suo ex alunno di partire per contrastare i terribili piani del suo antagonista.

I due ormai ex alleati, Gellert e Albus, sono interpretati da Johnny Depp e Jude Law. Mentre nel cast tornano Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Dan Fogler, Alison Sudol e Ezra Miller. Introdotti invece in questo secondo capitolo sono i personaggi femminili di Leta Lestrange, interpretata da Zoë Kravitz, e di Nagini, la donna serpente, interpretata da Claudia Kim.

Nicola Massaro

Mostra del Cinema di Venezia 2018: Alfonso Cuaron con Roma si aggiudica il Leone d’Oro

La 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia ha rispettato i pronostici della vigilia. Il premio per il miglior film è stato vinto da Alfonso Cuaron con “Roma”. Coppa Volpi per il miglior attore a William Dafoe per la sua interpretazione in “At Eternity’s Gate”, e per la migliore attrice a Olivia Colman.

Miglior regia a Jacques Audiard “The Sister Brothers”. Miglior sceneggiatura per” La ballata di Buster Scruggs” dei fratelli Coen.

Il Gran Premio della Giuria è stato invece conquistato da “La Favorita” di Yorgos Lanthimos.

L’Italia esce sconfitta dalla Biennale, nonostante gli oltre 20 film selezionati, di cui tre in gara per il Leone d’oro, “Capri Revolution” di Mario Martone, “Che fare quando il mondo è in fiamme?” di Roberto Minervini e “Suspiria” di Luca Guadagnino. Per la prima volta in Laguna a trionfare è una pellicola targata Netflix. La pellicola vincitrice “Roma” sarà distribuito sul colosso dello streaming online a dicembre e, secondo quanto si è appreso, avrà lo stesso mese di uscita anche nelle sale cinematografiche selezionate. Anche il film dei Coen, vincitore del premio per la migliore sceneggiatura, è prodotto da Netflix.

La trepidazione dei premiati ha fatto parte della cerimonia di chiusura di Venezia, quest’anno affidata a Michele Riondino, ma ci sono stati anche risvolti politici. Come quello della regista siriana Soudade Kaadan, Leone del futuro per l’opera prima “Zouli”, Il giorno che ho perso la mia ombra, “non un film sulla Siria ma una lettera d’amore: volevo raccontare la nostra storia con la nostra voce e con dignità”, ha detto la 39enne. E della australiana Jennifer Kent, premio speciale della giuria per “The Nightingale”, “La forza delle donne è la più potente di tutto il pianeta, sono sicura che vedremo sempre più donne in questo settore, fate film se volete”.

Il protagonista maschile del suo film, Baykali Ganambarr, vincitore del premio Mastroianni  nella categoria attore emergente, aborigeno della comunità Galiwinku, di una remota isola australiana, performer noto di danza e teatro, ha sottolineato la “veridicità di “The Nightingale”, che racconta il nostro passato, la storia di brutalità verso i nostri antenati e forse potrà aiutare a guarire il dolore delle nostre ferite”.

Il presidente della Biennale Paolo Baratta, nel concludere la cerimonia, dichiarare chiusa Venezia 75 e dare appuntamento al 28 agosto 2019, ha dato il senso, in definitiva e al di là dei film che pure sono stati di grande livello, di questo festival: il rinnovato legame con i giovani: “Alla consegna del Leone d’oro a Cronenberg ho visto un mare di giovani teste e poi di giovani in piedi. Sembrava di essere in un aula magna di un liceo o di un’università. E questo è il futuro”.

Nicola Massaro