La schedatura di massa di World-Check, il database utilizzato da banche e istituti finanziari

Quello di La schedatura di massa di World-Check, il database utilizzato da banche e istituti finanziari è l’ennesimo caso di dati sensibili utilizzati da operatori del mercato globale in maniera più o meno lecita, senza troppo badare alla privacy o al tipo di informazioni messe all’asta al migliore offerente.

In questo caso si tratta di circa 2 milioni di persone schedate ed incluse in una watchlist gestita da privati che la commercializzano in abbonamento. World-Check è un database confidenziale di proprietà del gigante dell’informazione finanziaria, Thomson Reuters, che stando ai dati dell’agenzia, viene utilizzato da circa 60mila clienti in 170 paesi del mondo, da 49 su 50 delle più importanti banche e da 300 tra forze dell’ordine e agenzie di intelligence, per valutare se chi hanno davanti può essere in qualche modo legato ai terroristi, criminali o anche politici a rischio corruzione.

Secondo quanto dichiarato dai portavoce di Reuters, questo database è stato creato per allertare chi lo usa su possibili rischi e su situazioni che potrebbero richiedere un ulteriore controllo, ma questo non implicherebbe che i soggetti inclusi pongano un vero rischio concreto. Eppure c’è chi si è visto chiudere il conto dalla propria banca, improvvisamente e senza spiegazione, perché il suo nome era stato inserito nella lista sbagliata di World-Check, com’è successo alla moschea londinese di Finsbury Park, presa, poi, di mira da un attentato terroristico lo scorso luglio. Una copia del database è finita pure online per errore, si trattava di un archivio di nomi risalente al 2014 ma comunque indicativo dei criteri di schedatura utilizzati da Reuters: criteri arbitrari, basati su fonti aperte, soprattutto articoli di giornale, non sempre aggiornati, o addirittura consultando siti web discutibili, come il controverso “Jihad Wath”considerato islamofobico.

Tra gli illustri presenti compaiono associazioni come Greenpeace, Medici Senza Frontiere, Human Rights Watch o addirittura il Pontefice; per quanto riguarda la politica italiana, ci sono tutti, da Renzi (famiglia tutta, inclusi i figli) a Beppe Grillo, ma le schedature più delicate sono quelle che compaiono sotto la voce “terrorismo” e che vedono incluse organizzazioni come CasaPound, mai finita in inchieste sul terrore, gruppi come la Federazione Anarchica Informale o attivisti politici come i NoTav o anche individui innocenti, perché completamente scagionati dalle accuse di terrorismo svariati anni fa.

Il problema di World-Check, insomma, è che un database completamente confidenziale per cui chi lo usa non va in giro a dirlo e chi ci finisce dentro spesso non lo sa e non lo scopre se non quando è troppo tardi. Il commercio di dati sensibili continua a fare danni e dimostra tutte le sue falle.

Rossella Marchese