The Truman Boss, una storia italiana

“La lentezza della giustizia non fa che agevolare chi sbaglia, mai chi subisce un torto”. 

La chiosa amara, per usare un eufemismo di Vincenzo Balli chiudeva una sua intervista rilasciata al cronista Matteo Scirè (ilsicilia.it), nello scorso giugno in occasione dell’uscita in libreria del suo primo libro.

“The Truman Boss” (Castelvecchi editore) scritto insieme al giornalista scrittore Giuseppe Lo Bianco, narra una vicenda realmente accaduta a Palermo nei primi anni del nuovo millennio.

Protagonista, lo stesso autore insieme alla sua famiglia, la moglie Patrizia, la figlioletta Lucrezia di tre anni all’epoca dei fatti.

“Per raccontarvi questa storia non bastano le righe di un libro. Non arrivano a restituire la tensione, l’ansia, la paura, il continuo scorrere di adrenalina che hanno vissuto i protagonisti per due anni e mezzo, immersi in un sistema di protezione antimafia nella Sicilia di Totò Cuffaro.”.

L’incipit della prima pagina, curata da Giuseppe Lo Bianco (autore anche del prologo al testo di Balli e dell’intervista finale allo stesso autore protagonista), chiarisce da subito il senso di una vicenda talmente ampia e grave da rendere necessarie successive occasioni d’incontro e approfondimenti sul tema. Tale premessa appare irrinunciabile per comprendere l’atteggiamento contemporaneo quasi “ostinato” di Balli nel promuovere questo libro in ogni luogo d’Italia (sarà presentato anche al prossimo Salone del libro a Torino) non per la mera soddisfazione delle copie vendute rispetto a un esordio editoriale, quanto per il seguito culturale che il caso reale comporta. Importante per le giovani generazioni italiane e non solo.

La trama del libro è molto dettagliata ed articolata e mette in evidenza lo sviluppo di una serie di eventi anche tragici anche  macchiati dal sangue che costringerà la famiglia Balli a più fughe repentine per riuscire a sopravvivere. Una vita blindata oltre l’inverosimile.  Quando la tenuta psicologica della moglie  Patrizia è quasi compromessa e la piccola Lucrezia soffre gravi malori, si realizza la svolta degna di un thriller, con la surreale aggravante della veridicità dei fatti narrati giudicati in un processo penale approdato con sentenza definitiva in Cassazione il 21 settembre 2016. Sulla base di queste conclusioni, riportate nell’intervista finale all’Autore, si desume l’impegno alla massima diffusione di questa esperienza che in un fantastico o assurdo ragionamento sembrerebbe porre la mafia nota alle cronache, come “parte lesa”, rispetto ad “altri colpevoli” che risultano periodicamente presenti in oscure dinamiche che permeano lo stato di diritto con contaminazioni mai chiarite dove, sovente, cresce, nella comune percezione, la distanza fra legalità e giustizia mentre si accorcia quella fra Stato e anti Stato. Le conclusioni di questa lettura richiamano alla mente ancora quel grido scomodo di rottura rivolto ai giovani napoletani, esternato dal grande Edoardo circa quaranta anni or sono, nel suo noto“fuitevenne”. Quell’imperio ruvido potrebbe essere oggi esteso ai giovani stritolati non solo dall’assenza di lavoro e futuro ma anche da una cultura che potrebbe risultare conservativa dello status quo. Il tentativo che si può definire quasi stoico di Vincenzo Balli parte proprio da qui.

Luigi Coppola