E’ iniziato il nuovo anno scolastico… Quale valutazione dei docenti?

Come valutare i docenti è una questione ancora irrisolta… occorrerebbe dare peso e valore alla esperienza in aula come spazio e tempo di apprendimento sull’area dell’insegnamento.

Quest’anno, le scuole iniziano con un forte carico d’ansia per le famiglie non solo per le nomine in ritardo. Infatti, la mobilità, le immissioni in ruolo e la lotta al precariato restano sempre problemi aperti e non risolti, nonostante di recente siano state investite ingenti risorse.  Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le norme si susseguono, vengono cambiate, ma non c’è mai  risoluzione di questi problemi.

Occorrerebbe che la politica scolastica affrontasse queste questioni con un piano strategico basato sulla ricerca culturale e la qualità dell’istruzione, fattori caratterizzanti la mission educativa e che consente di operare le scelte delle risorse professionali in risposta ai reali bisogni specifici.

Infatti, attualmente si è in una nuova fase di contrattazione collettiva, dove ai sindacati è stato riconosciuto un ruolo maggiore, modificando in parte la stessa legge sulla “Buona scuola”. Gli aumenti di merito sono stati ridimensionati in valore e sono rientrati in qualche misura sotto il controllo della contrattazione collettiva. A essa ora spetta definire i criteri sulla base dei quali i dirigenti scolastici vanno a definire gli aumenti salariali.  Ora spetta alla contrattazione collettiva tra sindacati e preside indicare quali criteri individuare su quelli proposti dal Comitato sulla buona scuola, debbano essere legati al merito in termini di compensi da attribuire effettivamente ai singoli docenti. Questo ci fa tornare indietro sull’affrontare un’antica questione. Si tratta di riuscire a separare i criteri di valutazione dei singoli docenti da quelli da seguire per concedere gli aumenti retributivi agli stessi. Cosa di non facile applicazione e l’esperienza del passato dimostra che le soluzioni proposte hanno creato confusione di ruoli e scarsa efficacia dello strumento. Per questo, è necessario superare il continuo susseguirsi di riforme che ogni governo attua come risposta risolutiva agli errori del governo che lo ha preceduto, senza  una visione strategica e di sistema per il bene e lo sviluppo del nostro paese.

Occorre partire dal tener conto delle considerazioni OCSE, che indicano come gli insegnanti italiani, pur tenendo conto dell’aumento contrattuale medio, guadagnano il 18 per cento in meno rispetto ai colleghi stranieri nella primaria, il 14 alle medie e il 16 per cento nelle superiori.

La carriera dei docenti italiani rimane così una delle più brevi e meno articolate dell’area Ocse.

Danilo Turco

 Summer Festival 2018, “Amore e Capoeira” è la canzone dell’estate

Sono Takagi & Ketra, con la loro “Amore e Capoeira” cantata con Giusy Ferreri, i re dell’estate 2018. La canzone ha infatti vinto il “Wind Summer Festival 2018”, la cui finale, dopo le quattro date romane di luglio, si è svolta il 16 settembre a Milano, al Parco Mind.

Ad aprire la diretta tv è il super ospite Biagio Antonacci con la sua ballata “Mio fratello” dedicando il ritornello “mai più dolor” all’anniversario della morte di Don Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993.

Una biondissima Emma Marrone in total white dà il via alla gara con “Mi parli piano”, quindi arrivano i The Giornalisti che, con “Felicità puttana” (cantata in playback secondo il popolo di Twitter), prendono il Premio di Radio 105 (partner ufficiale del WSF2018) per essere la band più ascoltata in radio.

Sonorità anni ’80 con Luca Carboni e la sua “Una grande festa”, mentre Rovazzi propone la hit “Faccio quello che voglio” con la partecipazione di Emma, Nek e Al Bano. Fuori gara Nek incanta con “Se non avessi te”, successo che quest’anno compie 20 anni.

Tanti i protagonisti della serata condotta da Ilary Blasi, Rudy Zerbi e Daniele Battaglia: da Loredana Berté con i Boomdabash a Benji & Fede, da Irama ai The Giornalisti.

Una grande serata di festa con la musica che ci ha accompagnato durante i mesi estivi. Emma, Max Pezzali, Luca Carboni, Le Vibrazioni, Fabrizio Moro, Carl Brave con Francesca Michielin. E poi anche GuèPequeno, Elodie con Michele Bravi, Gigi D’Alessio, Noemi, Ermal Meta. Insomma, un gran finale per un’estate che ha visto molte canzoni diventare successi radiofonici.

Se Takagi & Ketra e Giusy Ferreri si sono portati a casa il premio più importante, non sono mancati altri riconoscimenti assegnati nel corso della finale.

Loredana Bertè ha ricevuto il premio alla carriera, mentre i The Giornalisti di Tommaso Paradiso hanno portato a casa il premio di Radio 105, radio partner dell’evento. Premio speciale infine per Ornella Vanoni, per aver contribuito a rendere grande la musica italiana.

Nicola Massaro

Grande Fratello Vip 3 riparte dal 24 settembre, occhi puntati anche sulla presentatrice Ilary Blasi

Mancano ormai pochissimi giorni all’inizio della terza edizione del Grande Fratello Vip e i preparativi fremono. Il prossimo 24 settembre partirà uno dei programmi più attesi del palinsesto Mediaset, il Grande Fratello Vip, arrivato alla sua terza edizione.

I nomi dei concorrenti sono ormai stati rivelati e sono Fabio Basile, Eleonora Giorgi, Elia Fongaro, Giulia Salemi, Maurizio Battista, Martina Hamdy, Ivan Cattaneo, Enrico Silvestrin, le Donatella, Jane Alexander, Walter Nudo, Benedetta Mazza, Stefano Sala, Lisa Fusco, Andrea Mainardi, Francesco Monte. Ad attirare le attenzioni del pubblico non sono però solo i personaggi del mondo dello spettacolo che entreranno nella casa di Cinecittà ma anche la presentatrice Ilary Blasi.

Oltre ai concorrenti, è su Ilary Blasi che sono puntati tutti i riflettori: la presentatrice presenterà per la seconda volta il noto reality e di sicuro mostrerà look sensuali e trendy. Se il 5 settembre aveva sconvolto tutti con un’inedita frangia, nelle ultime ore ha dimostrato di non aver cambiato taglio. Appena un giorno fa la moglie di Totti è infatti apparsa sui social al fianco di Alfonso Signorini in uno scatto in bianco e nero in cui ha la chioma legata in uno chignon spettinato ed è evidente che i capelli non sono più corti rispetto al solito.

Sono sempre biondissimi e con la fila leggermente laterale, in maniera tale da non coprire affatto i lineamenti impeccabili. Insomma, a quanto pare quella di qualche giorno fa era solo un’acconciatura dal fascino vintage.

A questo punto, dunque, non resta che aspettare l’inizio del GF Vip per capire quali saranno le sorprese che la Blasi riserverà agli spettatori in fatto di look.Le anticipazioni che riguardano la programmazione televisiva del Grande Fratello Vip rivelano che si è scelto di continuare a trasmettere il reality in diretta in chiaro su MediasetExtra.

Tutti i giorni, quindi, a partire dal 25 settembre sarà possibile spiare i concorrenti della casa di Cinecittà a partire dalle 9 del mattino e fino alle 6 del giorno successivo. In pratica una vera e propria diretta no-stop che si fermerà solo in quelle poche ore in cui gli inquilini andranno a letto.

Una programmazione diversa rispetto a quella dell’ultimo GF “Nip” condotto da Barbara D’Urso, la cui diretta in chiaro veniva stoppata alle 2 di notte e a quanto pare i concorrenti, consapevoli di questa cosa, si lasciavano andare fin troppo durante le ore notturne.

Non mancherà l’appuntamento con il reality show su Canale 5 e Italia 1: il daytime, infatti, è in programma alle 13 sulla rete giovane del gruppo Mediaset e poi alle 16.10 su Canale 5 con la tradizionale striscia quotidiana di 10 minuti in onda subito dopo Uomini e donne, con la sintesi degli ultimi eventi avvenuti nella casa.

Nicola Massaro

Miss Italia 2018, trionfa la marchigiana Carlotta Maggiorana

Tra corona, scettro, flash e applausi, il primo pensiero di Carlotta Maggiorana, Miss Italia 2018, è andato a lui, Marcello, il padre scomparso 10 anni fa:“Dedico questa meravigliosa vittoria al mio papà, che mi guarda sempre da lassù, mi sostiene dall’alto e mi guida in ogni situazione”.

La 26enne marchigiana nella finalissima a due nella serata di Milano, Carlotta ha battuto Fiorenza D’Antonio, eletta Miss Italia Social 2018, terza classificata Chiara Bordi, la miss ‘bionica’ con una protesi alla gamba, reduce dal brutto episodio degli insulti su internet, Miss Ethos Profumerie 2018. “Non me l’aspettavo, devo ancora metabolizzare ma mi sembra proprio di volare. Spero che oggi inizi una bella carriera. Dedico la vittoria al mio papà che non c’è più, alla mia mamma che ha pianto tanto e alla mia regione, le Marche, afflitta dal terremoto”, ha dichiarato subito dopo l’elezione.

Nata a Montegiorgio, nel fermano, Carlotta alle Prefinali di Jesolo era arrivata con la fascia di Miss Marche conquistata a Pieve Torina, uno dei paesi più colpiti dal terremoto del 2016. Capelli e occhi castani, alta 1,73, è sposata da un anno con un imprenditore edile. Carlotta Maggiorana, 26 anni di Cupra Marittima, Ascoli Piceno è Miss Italia 2018.

Ha un marito, Emiliano, e il giorno del matrimonio è stato “il più bello” della sua vita. Lo dicono tutti i neosposi: chissà se la vittoria lo farà scendere in classifica. Quanto al lavoro, la neomiss vanta una breve esperienza al cinema con Terrence Malick. Non solo: Carlotta è già nota alla televisione, avendo preso parte ad “Avanti un altro!” con Paolo Bonolis.

Nove anni fa, la bella marchigiana tentò di partecipare a Miss Italia. Poco dopo arrivò la chiamata in trasmissione, che la distolse dal pensiero del concorso. Ma il sogno di fare l’attrice l’ha sempre inseguito: il suo mito? Meryl Streep. Con la Maggiorana, le Marche conquistano il titolo per la quarta volta nella storia del Concorso. Ultima, prima di lei, Patrizia Nanetti, che aveva conquistato la fascia 37 anni fa, nel 1981. La regione che ha collezionato il maggior numero di titoli in assoluto è la Sicilia, con ben 11 Miss Italia. Seguono il Lazio e la Lombardia con 10, il Veneto con 6, il Friuli e la Calabria con 5, il Piemonte, la Toscana e le Marche con 4, la Campania con 3, l’Emilia Romagna, la Liguria, la Sardegna e l’Umbria con 2, la Puglia e l’Abruzzo con una sola miss.

Nicola Massaro

Emmy Awards 2018: il trionfo di The Marvelous Mrs. Maisel e The Game of Thrones

Quest’anno il pieno di statuette, gli Oscar della TV, lo ha fatto The Marvelous Mrs. Maisel.

Alla cerimonia di premiazione degli Emmy Awards 2018, tenutasi il 17 settembre a Los Angeles, la serie tv statunitense ha vinto il titolo di miglior Comedy e, nella medesima categoria, ha ottenuto altri quattro riconoscimenti tra cui quello per la miglior attrice protagonista Rachel Brosnahan.

Game of Thrones è stato proclamato miglior Drama, battendo la concorrenza di The Crown, che tuttavia ha ottenuto una statuetta per la miglior attrice drammatica: Claire Foy. Resta a bocca asciutta, senza premi significativi, The Handmaid’s Tale.

La notte degli Emmy ha visto salire sul palco anche RuPaul Charles, premiato come miglior conduttore di reality e trionfatore nel medesimo genere televisivo con il suo RuPaul’s Drag Race. Il riconoscimento per la miglior miniserie è andato a The Assassination of Gianni Versace – The American Crime Story, mentre il Saturday Night Live ha ricevuto il 65° Emmy della sua storia come miglior programma di sketch.

La serata è stata animata anche dalla proposta di matrimonio formulata sul palco dal regista Glenn Weiss alla fidanzata.

Un pareggio storico tra Netflix ed Hbo: i due colossi delle serie tv si sono portati a casa 23 statuette a testa. L’edizione 2018 degli Emmy Awards sarà ricordata anche per la sostanziale parità degli Oscar della tv (con l’Hbo costretta a cedere per la prima volta il primo posto nel numero di nomination, 108 contro le 112 di Netflix). Da menzionare anche “WESTWORLD” di Sky Atlantic che riceve 4 riconoscimenti. A Thandie Newton il premio come miglior attrice non protagonista in una serie drammatica, le cui due stagioni della serie HBO ideata da Jonathan Nolan e Lisa Joy sono attualmente disponibili su Sky Box Sets.

Tra le altre serie premiate, in evidenza anche quello come miglior attore in una serie drammatica per Matthew Rhys in “THE Americans”, la serie in Italia trasmessa su Fox, che riceve complessivamente due Emmy.

Nicola Massaro

La poesia oltre la vita, Elisa Ruotolo in libreria

“In Antonia c’è molto di me. E molto è anche inconfessabile. Tuttavia, il senso di libertà spesso negato, il bisogno d’amore e la ricerca delle parole più giuste a raccontare se stessi nello stare al mondo, credo siano comuni. Non avrei potuto raccontarla dicendo “io” se in qualche modo non l’avessi sentita vicina e quasi sorella”.

In queste note Elisa Ruotolo ci svela l’intensa vicinanza con la protagonista del suo ultimo lavoro letterario, la giovane poetessa Antonia Pozzi, scomparsa suicida il 3 dicembre del millenovecentotrentotto.

“Una grazia di cui disfarsi” è un testo unico nel suo genere, edito per i caratteri di rueBallu, disponibile in libreria dalla scorsa primavera. Uno struggente incontro fra prosa e poesia, confezionato in una seducente veste grafica curata da Pia Valentinis.

L’occhiello presente in copertina riconosce nella protagonista e nella sua breve vita, l’essenza e la potenza delle parole, i versi delle liriche. Strumenti unici e disperati esprimono i  propri sentimenti: l’amore manifestato per il suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, molto represso dal perbenismo borghese dei genitori.

I suoi interessi culturali furono molteplici: la passione per la fotografia e per la natura incontaminata dei luoghi natii, la settecentesca villa di famiglia a Pasturo nel Lecchese, gli aneliti solidali e una spiccata sensibilità nell’amore per la vita. Elementi contrastanti sino all’epilogo tragico indotto dalla cultura intransigente e oscurantista dell’epoca, avallata dai genitori che negarono l’ipotesi del suicidio. Un moto irreversibile degenerato proprio nell’anno della sua scomparsa, con la promulgazione delle leggi razziali.

Nel lavoro di Elisa Ruotolo emerge un’elaborazione interiore che si sovrappone all’esperienza  della poetessa, visitata e “abbracciata” potremmo dire in una nemesi storica dalle decisive e diverse eredità. Quest’incontro solidale fra la scrittrice che presta voce e stati d’animo alla “amica” Antonia si esprime nel prologo, primo capoverso del volume.

E’ la stessa scrittrice che ci conferma il suo legame con Antonia Pozzi e l’idea ispiratrice del testo.

“I motivi che mi hanno spinto a questo progetto sono vari: direi che in primis ha giocato un ruolo determinante la mia profonda devozione verso le parole di Antonia; inoltre mi piaceva l’idea di farla conoscere ai ragazzi. Antonia è stata troppo a lungo dimenticata e tradita (poco presente o del tutto assente in antologie scolastiche, spesso manipolata o ridotta al silenzio – penso all’intervento del padre, Roberto Pozzi, sulle poesie lasciate da Antonia). Scrivere di lei ha significato conoscerla, ma così profondamente che mi sembra di averla appunto ricordata, più che raccontata”.

L’intensità della prosa, il dolore espanso nella narrazione degli eventi cruciali si stempera in pause di serenità e piacere grazie ai disegni semplici e belli di Pia Valentinis, ai giusti stacchi cromatici, idonei, probabilmente empatici alla lettura (sempre complicata) dedicata ai lettori più giovani, alle scolaresche.

La dedica che la Ruotolo offre proprio ai suoi allievi nella prima pagina del libro è la cifra di un percorso impegnativo e dirimente. La grazia di cui disfarsi appartiene alle esperienze di vita di ogni persona. Questo libro ci aiuta a riconoscerla.

Luigi Coppola

Mostra del Cinema di Venezia 2018: Alfonso Cuaron con Roma si aggiudica il Leone d’Oro

La 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia ha rispettato i pronostici della vigilia. Il premio per il miglior film è stato vinto da Alfonso Cuaron con “Roma”. Coppa Volpi per il miglior attore a William Dafoe per la sua interpretazione in “At Eternity’s Gate”, e per la migliore attrice a Olivia Colman.

Miglior regia a Jacques Audiard “The Sister Brothers”. Miglior sceneggiatura per” La ballata di Buster Scruggs” dei fratelli Coen.

Il Gran Premio della Giuria è stato invece conquistato da “La Favorita” di Yorgos Lanthimos.

L’Italia esce sconfitta dalla Biennale, nonostante gli oltre 20 film selezionati, di cui tre in gara per il Leone d’oro, “Capri Revolution” di Mario Martone, “Che fare quando il mondo è in fiamme?” di Roberto Minervini e “Suspiria” di Luca Guadagnino. Per la prima volta in Laguna a trionfare è una pellicola targata Netflix. La pellicola vincitrice “Roma” sarà distribuito sul colosso dello streaming online a dicembre e, secondo quanto si è appreso, avrà lo stesso mese di uscita anche nelle sale cinematografiche selezionate. Anche il film dei Coen, vincitore del premio per la migliore sceneggiatura, è prodotto da Netflix.

La trepidazione dei premiati ha fatto parte della cerimonia di chiusura di Venezia, quest’anno affidata a Michele Riondino, ma ci sono stati anche risvolti politici. Come quello della regista siriana Soudade Kaadan, Leone del futuro per l’opera prima “Zouli”, Il giorno che ho perso la mia ombra, “non un film sulla Siria ma una lettera d’amore: volevo raccontare la nostra storia con la nostra voce e con dignità”, ha detto la 39enne. E della australiana Jennifer Kent, premio speciale della giuria per “The Nightingale”, “La forza delle donne è la più potente di tutto il pianeta, sono sicura che vedremo sempre più donne in questo settore, fate film se volete”.

Il protagonista maschile del suo film, Baykali Ganambarr, vincitore del premio Mastroianni  nella categoria attore emergente, aborigeno della comunità Galiwinku, di una remota isola australiana, performer noto di danza e teatro, ha sottolineato la “veridicità di “The Nightingale”, che racconta il nostro passato, la storia di brutalità verso i nostri antenati e forse potrà aiutare a guarire il dolore delle nostre ferite”.

Il presidente della Biennale Paolo Baratta, nel concludere la cerimonia, dichiarare chiusa Venezia 75 e dare appuntamento al 28 agosto 2019, ha dato il senso, in definitiva e al di là dei film che pure sono stati di grande livello, di questo festival: il rinnovato legame con i giovani: “Alla consegna del Leone d’oro a Cronenberg ho visto un mare di giovani teste e poi di giovani in piedi. Sembrava di essere in un aula magna di un liceo o di un’università. E questo è il futuro”.

Nicola Massaro

A San Domenico Maggiore: Arte sacra in mostra

Con l’approvazione dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, e dell’assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, Nino Daniele, si inaugurerà lunedì prossimo, alle 18, nel capoluogo campano, tra le pareti del Refettorio del monumentale complesso di San Domenico Maggiore, “Il senso del sacro. Una sfida all’arte contemporanea”. Ben trentanove gli artisti in esposizione. Il catalogo della mostra è a cura dell’editore Elio de Rosa.

Settembre 2008 – Settembre 2018: dieci anni dalla crisi finanziaria più nera

Era il 15 settembre 2008, quando la quarta banca americana, la Lehman Brothers, dichiarò la bancarotta, dando inizio formalmente al periodo di recessione più buio vissuto dai mercati dalla crisi del 1929, e non solo per gli Stati Uniti, ma per tutti i Paesi ad essi connessi finanziariamente, fino ad espandersi, naturalmente, come un effetto domino, a tutto il globo.

Tuttavia le avvisaglie di questa crisi erano già visibili almeno dal 2007, accumulatesi in una serie di comportamenti spregiudicati tenuti dagli enti finanziari americani, con il silenzio complice delle agenzie di rating. All’origine della tempesta, infatti, ci fu la “soluzione” trovata per fare fronte alla stagnazione dell’economia americana e alla politica di bassi salari: un ricorso indiscriminato alla finanziarizzazione e al credito. Le banche avevano concesso troppi mutui senza alcuna garanzia sul denaro prestato, i cosiddetti subprime (i crediti ad alto rischio), concessi a soggetti non in grado di fornire solide garanzie di restituzione; l’assunto base era che, comunque, il valore degli immobili avrebbe permesso alle banche di recuperare il credito in caso di insolvenza. La cartolarizzazione dei mutui (dunque lo spacchettamento e l’inserimento in titoli di credito) che ne seguì, protrattasi per un periodo di tempo troppo lungo perla finanza, finì per foraggiare un’immensa bolla finanziaria, una economia di carta che nel 2007 era pari a quattro volte il Pil mondiale: 240mila miliardi di dollari. Inquantificabili per un comune mortale. Quando i debitori non furono più in grado di pagare i mutui e lo scoppio della bolla immobiliare fece  crollare il valore degli immobili, era già agosto 2007, e la spirale della recessione si era già messa in moto, per esplodere circa un anno dopo.

Ma in quel 2007 ancora si sperava di poter contenere i danni; la Fed, aveva provato con il  taglio dei tassi di interesse dal 6,25 al 5,75%, ma non servì a nulla.

Nel febbraio successivo fu nazionalizzata nel Regno unito la Northern Bank. La Morgan Stanley annunciò perdite per 8 mld di dollari. Iniziò un frenetico giro di acquisizioni di banche da parte dei principali istituti di credito per evitarne il tracollo. Nel luglio 2008 i due colossi del credito Freddie Mac a Fannie Mae, che insieme gestivano il 55% dei mutui negli Usa furono salvati, di fatto nazionalizzati, dalla Fed a suon di miliardi.

Il peggio però doveva ancora arrivare. L’11 settembre 2008 la banca d’affari Lehman Brothers annunciò perdite per 4 mld di dollari e conseguente ricerca di nuovi acquirenti. Pochi giorni prima le agenzie di rating ne avevano garantito la solidità con giudizi positivi e rassicuranti.  La quantità di titoli tossici che la Lehman aveva in pancia, però, era talmente proibitiva che nessuno si fece avanti. Il 15 settembre la banca dichiarò bancarotta. Da lì, il rischio di un crollo dell’intero sistema economico- finanziario fu reale. La Fed dovette intervenire con 85 mld per nazionalizzare il colosso assicurativo Aig; la Merryl Linch fu assorbita dalla Bank of America ma il salvataggio non salvò 35mila dipendenti licenziati. Quand il congresso bocciò il poderoso piano di aiuti statali alle banche, pari a 700 mld di dollari, le borse rischiarono di nuovo il collasso, evitato solo da una seconda votazione,stavolta positiva del Congresso, con cui si diede il via libera ad un maxi- stanziamento di 700 mld prima e 250 mld dopo poco.

Tra novembre e dicembre 2008 entrarono in recessione sia i Paesi dell’Eurozona che gli Usa. Il resto è storia nota.

Oggi, a dieci anni dal disastro la crisi, negli Usa, è un ricordo; nella UE, invece, la ripresa è arrivata tardi e molto più debolmente che dall’altra parte dell’Atlantico. A marcare la differenza non sono state tanto le risposte, quanto la tempistica e le dimensioni.

Sia la Fed che la Bce ha fronteggiato la crisi con forti immissioni di liquidità, ma la Bce è arrivata con tre anni di ritardo, dopo aver troppo battuto la strada del massimo rigore.

A pagare la crisi sono stati dunque fondamentalmente i cittadini, le banche essendo “Too Big To Fail”, troppo grandi per fallire, troppo grandi non essere salvate costi quel che costi. Una regola che, dopo la  Lehman Brothers, nessuno oserà mai più trasgredire.

Rossella Marchese

La militanza politica equiparata alla fede religiosa; così convivono nuovi e vecchi nazionalismi 

Viviamo in un tempo in cui le ideologie, per quanto estremiste e nazionaliste, o dettate dalle emozioni   possano essere, ritornano in auge, prendendo le più strane sembianze; tutta l’Europa è attraversata da questo fremito e, per quanto ormai fuori dall’Unione, la stessa Gran Bretagna non può essere esclusa.

A riprova di ciò, il fatto è questo: l’indipendentista e militante dello Scottish National Party, Chris McEleny, inizialmente rimosso dal posto di elettricista presso un deposito di munizioni del ministero della Difesa britannico a causa delle sue opinioni politiche, dopo essere stato invitato a riprendere il proprio lavoro, perché giudicato “innocuo” da una sommaria inchiesta delle autorità, ha deciso di dimettersi comunque e denunciare il ministero per discriminazione.

In tribunale, gli avvocati di McEleny hanno costretto il ministero della Difesa di sua maestà a battersi e prendere posizione sulla natura dell’indipendentismo, fede religiosa o idea politica? Sorprendentemente, ha prevalso la posizione dell’attivista scozzese che concepisce la sua devozione alla causa scozzese come un vero credo religioso, fondamentale per la persona e, dunque, meritevole della  massima tutela.

Pertanto, la discriminazione c’è stata e va risarcita.

Ottenuta una equiparazione tra la sua militanza politica ed un culto religioso, l’attivista McEleny ha tracciato un’ennesima linea della forma che assume la nuova politica; intervistato sulla faccenda della prima causa vinta, ha rivendicato come il suo credo concernesse la vita intera ed ogni sua scelta, azione e decisione. La giudice che ha emesso il verdetto, Frances Eccles, ha smontato una ad una le obiezioni governative; soprattutto ha rifiutato l’idea che il credo religioso si differenziasse in serietà e cogenza, al punto da determinare i codici morali in base ai quali le persone scelgono di vivere la propria vita, mentre le opinioni politiche riguarderebbero questioni più mondane. Ha replicato per iscritto la giudice: “sono convinta, che il modo in cui un Paese debba essere governato sia sufficientemente serio da potersi considerare un credo filosofico. Inoltre il ricorrente mi ha anche persuaso che il suo credo nell’indipendenza della Scozia sia cogente quanto un credo religioso”.

Sarà vincente chi intercetta emozioni, incubi e sogni della politica di oggi.

Rossella Marchese

 

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