Scoprire la psicologia, uno strumento per la conoscenza

Con “Intelligenza emotiva” va in edicola la collana  “Scoprire la Psicologia” composta da volumi monografici realizzati da docenti universitari, ricercatori, divulgatori, che presentano al pubblico dei lettori le più recenti ricerche in Psicologia.

Il linguaggio divulgativo e chiaro consente la lettura delle opere ad un vasto pubblico aiutandolo a scoprire e comprendere i grandi temi della Psicologia di maggiore attualità: teorie della personalità, relazioni, dipendenze, psicologia dello sviluppo, invecchiamento, intelligenza emotiva e tanti altri.

Quattro le aree di ricerca più attuali e importanti affrontate dalla collana: come siamo; come ci relazioniamo; come superare gli ostacoli; come cambiamo.

Una biblioteca per aiutarci a meglio comprendere le sfide che ognuno di noi si trova ad affrontare e “capire la nostra mente per migliorare la nostra vita”.

La Psicologia si prefigge di “conoscere la psiche, scoprire come pensiamo, sentiamo e agiamo”, conoscerla significa “conoscere l’essere umano”.

La salute mentale ed il benessere sono prioritari per l’essere umano specialmente in una società estremamente dinamica, che pone all’essere umano sfide quotidiane.

Antonio Desideri

Luigi Esposito e il suo Requiem per una veggente

Un’intrigante narrazione conduce il lettore attraverso il racconto di Luigi Esposito che con “Requiem per una veggente. L’ultima preghiera” si è tuffato nei meandri di un’intricata storia che vede protagonista Elisa un giovane avvocato che viene convocata per ricevere il suo primo incarico dal Vaticano.

Insieme al marito Sandro sarà protagonista di un’avventura legata ad una giovane donna, ad apparizioni della Madonna e ad altri strani eventi.

All’inizio e ad un primo sguardo d’insieme la situazione sembra una semplice, come tante altre, ma la storia man mano che si va avanti nella narrazione prende una piega inaspettata per tutte le persone coinvolte. “I risvolti emotivi e psicologici metteranno i protagonisti di fronte alle loro coscienze. Una ragazza cambierà per sempre le loro vite”.

Dopo questa avventura nulla sarà come prima per i protagonisti di questa storia che si conclude tragicamente.

Bianca Desideri

Felice Foglia: Sonata per violino 1735

Un giallo appassionante quello scritto da Felice Foglia dal titolo intrigante “Sonata per violino 1735”.

Alla ricerca del “violino” rubato, questa è la missione del detective Fabrizio Fiore che ha ricevuto l’incarico dalla compagnia assicuratrice di ritrovare uno Stradivari proprietà di un musicista ungherese che si è trovato a Napoli per partecipare ad un concerto di beneficenza.

La compagnia è molto preoccupata perché sarà costretta a sborsare una cifra strabiliante se non si riuscirà a ritrovare lo strumento, ben dieci milioni di euro.

I tempi sono strettissimi, la polizia indaga, l’assicurazione attende i risultati dell’indagine. Occorre però maggiore snellezza nella ricerca, occorre che qualcuno al di fuori degli schemi possa muoversi per scoprire l’autore o gli autori del furto e quindi la compagnia assicurativa ingaggia un detective privato. A questo punto chi meglio del nostro protagonista?

Il detective Fiore è un personaggio singolare, un detective dai metodi disinvolti, affiancato da un “pool” investigativo familiare ma molto efficiente, con l’ufficio al centro di Napoli, nei pressi della Questura, dove ha un’amicizia con una vicequestore con la quale collabora scambiandosi informazioni.

Fiore indaga e si pone alcune domande fondamentali. Si è trattato di un furto reale o non piuttosto simulato per attivare una truffa assicurativa? Era o non era autentico lo Stradivari? E su questi filoni prosegue il suo lavoro di ricerca e ricostruzione degli eventi e di consultazione con esperti liutai ed esperti informatici per suffragare o meno le sue ipotesi.

Le prove arrivano dopo un lungo lavoro. Fiore non si è mai scoraggiato. E’ solito sostenere che spesso “tre indizi fanno una prova, per cui quando ha sufficienti segnali, coinvolge la sua amica poliziotta che ci riserva una conclusione della storia abbastanza movimentata, piena di colpi di scena”, che, chiaramente, non vi sveliamo.

E’ un giallo da leggere tutto d’un fiato.

Bianca Desideri

L’Odissea. I viaggi di Ulisse raccontati ai bambini

Una nuova pubblicazione di RBA Italia dedicata ai bambini è in questi giorni in edicola. Si tratta de “L’Odissea. I viaggi di Ulisse” che con il linguaggio adatto ai piccoli lettori fa conoscere uno dei protagonisti principali della mitologia, il prode Ulisse o Odisseo che per rientrare in patria a Itaca dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco.

La dea della saggezza Atena, racconta ai lettori come, attraverso il Mediterraneo, l’eroe di Troia cercherà di rientrare a casa tra mille e mille peripezie e mille incontri tra cui quello con Polifemo, il gigante con un occhio solo, Circe la maga, le Sirene, l’ira di Poseidone, la principessa Nausicaa.

Un grande classico riadattato per la prima volta per i più piccoli che potranno viaggiare con Ulisse alla scoperta di miti, storia, dei, semplici mortali, immortali e conoscere e amare l’opera creata da Omero.

Una pubblicazione nata dalla collaborazione di illustratori, sceneggiatori e scrittori esperti sia in letteratura per l’infanzia, sia in cultura classica che hanno dato vita ai fascicoli riccamente illustrati in edicola, per saperne di più www.odissearba.it.

Antonio Desideri

Come togliere le macchie

Curiosando sulle bancarelle in questi giorni di feste ecco un libro anche se un po’ datato, 2011, utile per tutti. “Come togliere le macchie. Un aiuto pratico per utilizzare nel modo corretto i prodotti per la pulizia”, nella collana Art Book della Rusconi.

Un titolo accattivante per chi è amante delle pulizie ma anche per chi si trova in situazione di emergenza. Il sogno di tanti è quello di avere una casa linda e splendente e questo, spesso, per il lavoro che si svolge, per i mille impegni quotidiani non sempre è possibile. Allora ecco che è utile ed aiuta ad ottenere i risultati sperati poter conoscere una serie di trucchi e di rimedi antichi e moderni che sicuramente consentono di ottimizzare tempi e metodi.

Il volume nella parte finale ha un utile capitolo dedicato interamente alle macchie dalla A alla Z.

Alessandra Desideri

La nascita della posta aerea

Come si può vedere è lunga nei secoli la strada che portò  nel 1917  al  brillante e storico primato dell’Italia. Continuando nel nostro racconto (iniziato con i precedenti articoli) essenziale per poter intravedere la strada per la nascita della posta aerea in Italia e nel mondo bisogna proseguire la narrazione della storia partendo poi dal 22 luglio 1905  quando in Francia fu organizzato, come al solito a Parigi,  dal quotidiano “Le Matin”  un grande concorso  per dimostrare quali i grandi servizi che  potevano rendere i colombi viaggiatori e, in quella occasione,  un servizio di posta fu attivato anche a bordo della  nave “Arianna” che stazionava in vista  delle coste britanniche, fra Lizard e Capo  Land’s End.

Questi tentativi ebbero una parentesi fino al 1909. Il suo grande sviluppo la posta aerea lo ebbe però con l’uso di una macchina più pesante dell’aria ed è quindi con questi esperimenti che si arrivò a mettere insieme gli elementi per la posta volante.

Nel settembre di quell’anno a Brescia in occasione del primo circuito aereo internazionale venne emessa una cartolina postale che ha un enorme valore storico, ed è infatti il più pesante dell’aria che si afferma in questo servizio, l’aeroplano, il simbolo del progresso del secolo XX e la posta aerea ha il suo primo battesimo. Altri esperimenti vennero effettuati nel 1910 in Inghilterra, in Francia, negli Stati Uniti, in Argentina ed ancora in Italia, Firenze ma con scarsi risultati.

La stasi conseguente non fu inoperosa poiché diede modo di approfondire gli studi mettendo insieme progetti e discussione che in seguito si riveleranno preziosissimi. L’argomento però non era sentito da tutti, ma nell’apparente disinteresse maturarono grosse novità.

Nel pomeriggio del 19 settembre 1911 a Bologna venne ufficialmente inaugurato il primo servizio aereo postale del mondo. L’aviatore veneziano Del Mistro pilotava l’aereo che spiccò il volo dall’ippodromo Zappoli per iniziativa del giornale “Il Resto del Carlino” trasportando a Venezia una ventina di lettere che  vennero annullate con un timbro recante la scritta “Campo di aviazione di Bologna – 19 settembre 1911”.

Seguì nell’ordine sempre nel 1911 il servizio regolare aereo che venne effettuato sul percorso Milano-Torino-Milano, organizzato da due società italiane di aviazione sotto il controllo del Ministero delle Poste.

Il volo Milano Torino ebbe luogo il 30 ottobre e fu il primo in cui vennero impiegati gli apparecchi di massa. Vale la pena ricordare anche i nomi dei piloti, erano otto gli aerei individuati ed erano pilatiti dagli aviatori Bigliani, Brilli, Gino, Maffeis, Manssero, Ramazzotto, Re e Verona, tutti avevano preso il volo dall’aeroporto di Taliedo, tre soltanto riuscirono a compiere il percorso e appena uno di essi riuscì trasportare un sacco di corrispondenza.

Salvatore Adinolfi

La stampa rotocalcografica dei francobolli

Fare il punto sui diversi tipi di stampa costituisce un ulteriore elemento per districarsi nel complicato campo delle possibili falsificazioni. Parlando dei diversi meccanismi di stampa, in questo articolo affronteremo la stampa rotocalcografica che, come la tipografica, è stata fra quelle maggiormente usate. Consiste nel preparare una composizione con delle parti cave destinate a fare da matrice per la produzione della stampa.

Il procedimento è abbastanza semplice: si parte da una riproduzione fotografica del bozzetto originale che viene riportato su una lastra diapositiva tante volte quanti sono i francobolli che comporranno il foglio, all’epoca ci troviamo di fronte a composizioni di 100 e 200 immagini. La diapositiva viene poi fatta combaciare con un foglio di carta preventivamente impressionato con un fitto reticolo di sottilissimi fili che è conosciuto come il “retino”. Il foglio, esposto alla luce, riceve l’impressione delle immagini che sono sulla lastra, spezzettate dal retino in piccolissimi punti. La carta pigmento così denominata viene poi collocata su un cilindro ricoperto di rame sul quale viene incisa l’immagine, grazie all’azione di speciali solventi ed acidi. In questo modo la sottile sfoglia di rame collocata in precedenza sul cilindro diviene la matrice di stampa, che collocata nella macchina rotocalcografica per effetto della rotazione si immerge in un bagno di inchiostro ed è pronta per stampare. L’inchiostro superfluo viene asportato da uno speciale spazzolatore, entrando quindi a contatto con il rotolo di carta continua, depositerà l’inchiostro con il disegno inciso.

I francobolli stampati con il sistema rotocalcografico si distinguono per la levigatezza della carta ed anche perché, il fondo di sicurezza del francobollo stesso, osservato con una lente di ingrandimento, appare costituito da una fittissima rete di puntini.

I francobolli rotocalcografici hanno in comune numerosi elementi relativi alla composizione e alla numerazione dei fogli, alla dentellatura, alla gomma e alle varietà (varietà relative a stampe evanescenti e incomplete, a stampe su carta ricongiunta a difetti di incisione a gradazione di colore).

Dal 1929 in poi, contemporaneamente al trasferimento dell’Officina Governativa Carte Valori da Torino a Roma presso l’Istituto Poligrafico dello Stato ed in seguito all’acquisto di speciali macchinari da parte dell’Officina stessa, è stato il sistema più usato per la stampa dei francobolli italiani. Da quella data, come già detto, il sistema tipografico fu completamente abbandonato tranne per stampare le serie pacchi postali senza fasci al centro datati 1946.

Salvatore Adinolfi

La stampa tipografica dei francobolli

In questo articolo tratteremo i diversi modi con cui sono stati stampati i francobolli italiani ed anche quelli della vicina Repubblica di San Marino.

I sistemi principali di produzione dei francobolli sono quello tipografico, usato fino al 1929 con alcune eccezioni ed il sistema rotocalcografico usato dal 1929 in poi. Oltre a questi due sistemi,che possiamo definire principali, sono stati utilizzati i sistemi litografico, quello in offset o fotolitografico, il calcografico ed il rotocalcografico, qualche volta, come vedremo più avanti, anche contemporaneamente.

La stampa tipografica consiste nel creare una composizione recante in rilievo le parti destinate a dare la stampa. L’inchiostro versato sulla composizione, a contatto con la carta, impregna le parti in rilievo e nel successivo contatto determina la composizione dell’immagine.

Una delle caratteristiche di questo tipo di stampa è che i francobolli stampati presentano il disegno leggermente in rilievo anche al rovescio. Per la stampa tipografica dei francobolli si parte da un punzone in acciaio sul quale il disegno del francobollo viene inciso negativamente a mezzo di bulino. Con un bilanciere, in cui è inserito il punzone, vengono punzonate tante impronte di piombo, quante ne occorrono per la composizione di un foglio di 200 o 400 francobolli. Composta la relativa forma, questa è immessa nel bagno galvanico dove la forma di piombo viene riprodotta in rame. La stampa è eseguita su macchina tipografica nella quale le parti in rilievo della composizione vengono inchiostrate per imprimere l’immagine da riprodurre.

I francobolli tipografici italiani furono emessi dal dicembre 1863 per l’Italia e dall’agosto 1874 per la Repubblica di San Marino fino al 1929, per essere precisi detto tipo di stampa continuò per i pacchi postali fino al 1945.

Nello stesso periodo, comunque accanto a questo sistema di produzione tipografica furono utilizzati anche, per alcuni valori, il sistema litografico e quello in calcografia. I francobolli stampati in tipografia hanno in comune numerosi elementi relativi alla composizione dei fogli, alle diciture marginali, ai numeri progressivi e numeri di tavola apposti sul margine superiore dei fogli, al fondo di sicurezza, alla gomma e alla dentellatura. Va, comunque, detto che la stampa dei francobolli italiani spetta allo Stato, in applicazione della norma contenuta nell’articolo 26 della legge sulla riforma postale del 5 maggio 1862 n. 604. Lo Stato italiano ha sempre provveduto a questo suo compito, ad eccezione del periodo relativo alla parentesi londinese ed altre poche serie emesse, per i curiosi, nel 1908, 1921, 1923, 1925 e 1944. Con la legge 11 maggio 1865 n. 2285 fu creata l’Officina Governativa Carte Valori, mentre il successivo R.D. 25 maggio 1865 n. 2316, contiene le norme per l’impianto dell’Officina, che fu posta alle dipendenze del Ministero delle Finanze.

Salvatore Adinolfi

 

Francobollo autentico o falso? La parola al perito filatelico

Avete dubbi sull’autenticità di un francobollo? Anche i più esperti del settore possono avere dei forti dubbi sull’autenticità di un francobollo raro, su una sovrastampa, spesso nei circoli filatelici ci si confronta, si dibatte, se la perforatura è quella originale oppure no, ma quando le diversità di opinioni non convengono, anche gli esperti alla fine devono ricorrere all’ausilio del perito filatelico.

Il mestiere del perito filatelico è molto delicato e difficile, bisogna avere una esperienza non comune, una vista ben addestrata all’individuazione di particolari speso invisibili e per risolvere i casi più complessi il perito deve avere a disposizione campioni sicuramente autentici con i quali confrontare i pezzi ed anche un laboratorio attrezzato per le analisi ai raggi ultravioletti e per le indagini microscopiche. Per le perizie di pezzi di un certo valore il perito rilascia un certificato corredato dalla fotografia, sulla quale annota tutte le sue osservazioni. Per cose di minor valore al perito va richiesto un parere sull’autenticità del pezzo che generalmente esprime con una forma sul retro del francobollo. A richiesta il perito completa il suo lavoro dando anche un parere scritto che può contenere parole tipo “originali”, “falso”, “timbro originale”, “difettoso”, “riparato”, “ridentellato”, etc..

Molte sono le insidie che si possono nascondere dietro ad un francobollo di valore. La firma del perito come già detto e meglio ancora il certificato fotografico che rilascia ovviamente a pagamento, è sinonimo di garanzia la sua firma attesta l’autenticità del francobollo o della lettera e ci permette di affrontare acquisti anche importanti con la dovuta tranquillità.

Nell’acquistare un francobollo comunque ricordiamoci che lo stato di conservazione gioca un ruolo molto importante, può capitare di vedere in qualche convegno filatelico dei collezionisti che mostravano fieri dei pezzi particolari, ritenendoli in qualche caso anche unici, fierezza seguita poi da disappunto quando il perito od i periti, hanno detto loro che magari il colore non era originale ma che si erano scambiati alla luce molto forte, avevano come si suol dire preso un “colpo di sole”. Ricordiamoci queste parole: falso; originale; timbro originale; difettoso; riparato; ridentellato; risommato; senza gomma; sono tutte parole importanti in un certificato filatelico.

Salvatore Adinolfi

Parlamento europeo in filatelia

Una importante mostra fu organizzata  a Strasburgo nel 1964. Durante la Sessione del novembre 1964 i Parlamentari europei ed i visitatori della Maison de l’Europe di Strasburgo ebbero la possibilità di ammirare forse la più bella esposizione di documenti filatelici relativi alla storia del Parlamento europeo. L’esposizione fu organizzata dalla Direzione generale della Documentazione Parlamentare e dell’Informazione del parlamento europeo, per documentare i passi verso l’Unione che fino a quel punto erano stati fatti.

L’esposizione era suddivisa in tre grossi filoni.

Il primo presentava la raccolta di tutti gli annulli storici che documentavano i lavori di tutte le sessioni che il Parlamento europeo aveva tenuto presso la Maison de l’Europe di Strasburgo a partire dalla Sessione costitutiva del 19 marzo 1958. In quella raccolta tutti gli avvenimenti erano perfettamente documentati dai diversi annulli commemorativi, che comprendevano i lavori di tutte le sessioni del Parlamento europeo. Tra questi c’erano l’elezione dei diversi presidenti del Parlamento, la seduta solenne di commemorazione del X anniversario del piano Schuman del 1960, i documenti della sessione straordinaria del 18-19 gennaio 1961 nella quale venne approvato l’accordi di associazione della Grecia al Mercato Comune, la sessione del 29 marzo 1962, nella quale venne commemorato il V anniversario della firma del Trattato di Roma del 25 novembre 1963 che rendeva omaggio solenne alla memoria del presidente Kennedy e tante altre iniziative che l’allora Europa dei sei aveva intrapreso.

Il secondo rendeva un omaggio solenne a Robert Schuman, se vogliamo, il “padre dell’Europa” ed il suo ricordo era riportato su quattro quadri che comprendevano avvenimenti importanti che andavano dall’inaugurazione dell’Avenue Robert Schuman all’ottavo e decimo anniversario della CECA. I quadri comprendevano anche un insieme di documenti in onore della CECA e della CEE, nonché un documento relativo ad un incontro tra i rappresentanti dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa e quelli del Parlamento europeo.

Il terzo segmento comprendeva il tema relativo alla Conferenza Parlamentari Europa Africa, in questi quadri erano compresi i documenti ricordo della Prima Conferenza Parlamentare Europa-Africa tenutasi a Strasburgo il 19 giugno 1961 e quelli delle varie riunioni dal 1962 al 1963. Vi figurava, inoltre, la collezione completa di tutti i foglietti e di tutte le buste primo giorno emessi dalle amministrazioni postali dei vari Paesi africani in ricordo della fine dell’accordo di convenzione di associazione economica euro-africana sottoscritta a Yaoundè il 20 luglio 1963, come pure degli aiuti economici dati dalla CEE ai diversi Stati associati. Su questi quadri presentati alla mostra di Strasburgo, vi erano numerosi documenti fotografici che corredavano la mostra stessa, tanto da farne una delle più grandi esposizioni. La mostra non interessò solo i filatelici ma diede a tutti i visitatori l’opportunità di vedere un lavoro costruttivo che il Parlamento europeo svolgeva per la costruzione dell’Europa.

Salvatore Adinolfi

 

 

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