Alla scoperta di Agropoli e Castellabate

Un nuovo appuntamento per soci e simpatizzanti è quello che l’Istituto Italiano dei Castelli ha organizzato per sabato 22 ottobre incentrando la sua attività culturale su un’escursione esclusiva ad Agropoli e Castellabate. Antonio Capano, già soprintendente archeologico in Basilicata, guiderà la visita al bellissimo borgo medievale ad al castello, uno dei più importanti in area cilentana.

Seconda tappa Castellabate dove l’architetto Giuseppe Ianni e lo storico locale Gennaro Malzone, guideranno i visitatori alla scoperta del centro storico e del castello. “Entrambi i castelli, tra l’altro,  ben rappresentano con le loro poderose torri circolari scarpate la fase cruciale nella storia dell’architettura militare definita di Transizione, che trovò ampia diffusione anche nel regno di Napoli, in età aragonese. Le interessanti caratteristiche difensive – si legge nel comunicato dell’Istituto Italiano dei Castelli – dei due complessi saranno commentate dall’arch. Luigi Maglio, vicepresidente nazionale del Consiglio Scientifico dell’istituto Italiano dei Castelli”.

Salvatore Adinolfi

 

 

 

I 30 anni di Slow Food in un francobollo

“Identifichiamo in tre aggettivi riferiti alla persona, alla natura e alla società – buono, pulito e giusto – le qualità che ogni cibo dovrebbe avere”.
(Gaet
ano Pascale, Presidente di Slow Food Italia)

slowLe eccellenze gastronomiche hanno un posto in prima fila anche nella filatelia. Sono infatti molti i francobolli dedicati, il più recente risale al 26 luglio scorso ed è stato emesso con una tiratura di 80.000 esemplari, valore singolo di 0,95 euro. Un francobollo ordinario della serie tematica “le  Eccellenze del sistema produttivo ed economico”,  dedicato a Slow Food Italia, nel 30° anniversario della fondazione.

E’  stampato in rotocalcografia e  riproduce il logo dell’Associazione Slow Food Italia.

L’Associazione nel corso di questo trentennio ha contribuito allo sviluppo di una cultura del cibo in Italia e nel mondo e le parole del Presidente dell’Associazione Gaetano Pascale che sottolinea che il cibo ha “un valore che risiede nella sua storia, nella sua relazione con i nostri sensi e nel suo ciclo di vita” lo testimoniano. Cibo come cultura e valorizzazione delle eccellenze agro-alimentari del nostro Paese note ed apprezzate ovunque. Slow Food “in questi trent’anni l’Associazione ha cercato di promuovere un sistema alimentare che tuteli la biodiversità e che rispetti gli abitanti di un territorio senza depauperarne le risorse naturali”.

E’ possibile acquistare il francobollo su www.poste.it, negli Uffici Postali abilitati e negli  “Spazio Filatelia” di Roma, Milano, Torino, Venezia, Genova, Trieste e Napoli.
Salvatore Adinolfi

Museo Madre gratis tutto agosto

Per chi resta in città o per chi viene a visitare Napoli il Museo Madre offre un agosto tutto gratis. E’ ormai dal 2013 che si ripete questa iniziativa che consente gratuitamente di visitare le mostre in corso e le collezioni ma anche di partecipare alle attività estive messe in campo dal Madre.

“L’iniziativa, ribadendo il successo riscosso negli anni precedenti, viene riproposta – si legge in un comunicato – con l’obiettivo di offrire nuovamente, a, la possibilità di avvicinarsi alle ricerche artistiche del presente visitando il museo d’arte contemporanea regionale: un museo non solo aperto ad agosto, ma gratuito per tutti e che propone a tutti, anche a chi non conosce o frequenta già il museo, di affrontare il caldo della stagione estiva camminando piacevolmente in mezzo a capolavori di arte contemporanea e ad “aria condizionata”.

Già dall’ingresso il Museo offre al visitatore una full immersion nelle opere che ospita iniziando con Axer/Désaxer, l’opera in situ di dimensioni architettoniche dell’artista francese Daniel Buren.

Al piano terra Attesa. 1960-2016, la retrospettiva dedicata a Mimmo Jodice, maestro della fotografia contemporanea. La mostra che resterà aperta fino al 24 ottobre si articola in più sezioni connesse tra loro. Partendo dalla sala Re_PUBBLICA MADRE al piano terra, dove è messa in scena, nel formato di una grande proiezione cinematografica (Teatralità quotidiana a Napoli, 2016), una selezione di immagini dalle serie dedicate, negli anni Sessanta e Settanta, alla città di Napoli, lavori di matrice sociale e di impegno civile degli anni Sessanta e Settanta. Al terzo piano la mostra presenta più di cento opere.

Sono proposti, in un allestimento unitario, tutti i più importanti cicli fotografici di Jodice – dedicati al mondo antico, alla natura morta, alla dimensione urbana, al rapporto con la storia dell’arte – in cui si articolano i principali aspetti e temi della sua ricerca.

Mentre l’inizio e la fine del percorso espositivo al terzo piano vedono protagoniste le ricerche sperimentali degli anni Sessanta e Settanta, nelle tre ali del terzo piano “si succedono in una stringente contiguità e continuità fra i tre differenti tempi del passato (prima sezione), del futuro (seconda sezione) e del presente (terza sezione) – opere da tutte le principali serie di Jodice, a partire dagli anni Ottanta”.

La mostra di Camille Henrot è ospitata nella Sala delle Colonne al primo piano. Luna di latte il titolo  della mostra dell’artista francese, Leone d’argento quale migliore artista giovane alla 55.Biennale di Venezia del 2013. La mostra resterà visibile fino al 3 ottobre 2016, con il patrocinio di Institut français di Napoli e in collaborazione con la Fondazione Memmo di Roma. 

Tante opere ospitate nei vari piani del Museo Madre. Fra queste anche quelle della nuova collezione permanente in progress del MADRE Per_formare una collezione, progetto avviato nel 2013 e dedicato dal museo alla costituzione progressiva della sua collezione permanente

T utti i weekend di agosto i Servizi Educativi del museo MADRE offrono un programma di visite didattiche #in_mostra, anch’esse gratuite, ogni sabato, domenica e lunedì, alle ore 11:00 e alle ore 17:00, dedicate alle due mostre della stagione espositiva estiva del museo: Mimmo Jodice Attesa. 1960-2016 e Camille Henrot Luna di latte.

Fino al 29 agosto sarà possibile visitare la Casa “do ut do”, su progetto di Alessandro Mendini. 

Il progetto – evidenziano  gli organizzatori – presenta l’edizione 2016 di “do utdo”, contenitore di iniziative culturali a scopo benefico promosso dall’Associazione Amici della Fondazione Hospice Seràgnoli Onlus e piattaforma biennale che organizza eventi dedicati alle arti e alle eccellenze della cultura italiana coinvolgendo istituzioni, imprese e collezionisti e che, quest’anno ha come testimonial il premio Nobel Dario Fo. Le stanze della Casa “do ut do” sono progettate da tredici importanti architetti e designer, e ognuna è dedicata ai valori che compongono la qualità della vita,elementi che danno il senso più profondo di una casa, di una comunità, di una città, di un paese: Alberto Biagetti (“vitalità”), Mario Cucinella (“empatia”), Riccardo Dalisi (“sogno”), Michele De Lucchi (“civiltà”), Stefano Giovannoni (“gioco”), Alessandro Guerriero (“attesa”), Massimo Iosa Ghini (“inclusione”), Daniel Libeskind (“incontro”), Angelo Naj Oleari (“natura”), Terri Pecora (“complicità”), Renzo Piano (“luce”), Claudio Silvestrin (“amore”), Nanda Vigo (“coraggio delle donne”)”.

Per informazioni tel. 081.19313016 (lunedì-venerdì ore 9:00 -18:00; sabato ore 9:00 -14:00).

Alessandra Desideri

Napoli è in mostra con l’itinerario sui Sedili di Napoli

Ancora in mostra a Palazzo Serra di Cassano, prestigiosa sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la mostra “La Napoli dei Sedili tra passato e presente” nell’ambito della manifestazione Rivive la Napoli dei Sedili organizzata dall’Associazione Culturale “Napoli è”. L’iniziativa è nata nel 1997 con l’intento di far riscoprire ai napoletani gli antichi Sedili della città, prima forma di organizzazione cittadina. L’immagine che ha illustrato il Palio dei Sedili edizione 2016 è opera dell’artista Alex Preti che ha magistralmente rappresentato i simboli dei Sedili di Napoli e le immagini che accompagnano l’iniziativa dell’Associazione. L’evento è stato inserito nel Maggio dei Monumenti 2016 e proseguirà lungo il corso dell’anno con altri eventi.

Come “spaccare” sui social media

social mediaGuy Kawasaki,guru di Canva, e Peg Fitzpatrick,social media strategist, sono gli Autori di un brillante e piacevole volume “L’arte dei social media” che in modo semplice e lineare si prefigge di mettere in condizione il lettore di “spaccare” sui social media.

Nel nostro tempo i social media sono uno degli elementi decisivi per determinare un successo o un fallimento.

Trucchi, suggerimenti, consigli dati da esperti, anzi superesperti, per conquistare il mondo dei media ed esserne protagonisti sia a fini commerciali, sia per se stessi o per utilizzare gli strumenti nel proprio lavoro o professione.

Gli Autori presentano una “strategia concreta per avere una presenza calibrata, esauriente e persuasiva sui social media”.

Un viaggio nei media con utili suggerimenti per promuovere un’attività economica, un prodotto o magari noi stessi.

 

Alessandra Desideri

 

Guy Kawasaki, Peg Fitzpatrick

L’arte dei social media

Hoepli, 2015, pp. 190, € 19,90

eBook disponibile

I Perfin

perfin

Nel corso degli anni il francobollo è stato usato nei modi più disparati, come francobollo pubblicitario, come marca da bollo, come chiudilettera, ma abbiamo avuto anche qualche “utilizzo frazionato”ovvero chi era in possesso di un valore più alto, prendiamo ad esempio 10 centesimi e doveva pagare una tassa per un importo pari alla “metà”, con un colpo di forbici tagliava in diagonale il francobollo e lo utilizzava per la tariffa occorrente di 5 centesimi.

Ci sono stati poi in altri Paesi usi di francobolli che pure è utile conoscere. Sono quelli “preannullati” che hanno avuto un largo impiego in Francia, in Ungheria, nel Belgio ed in Austria e persino negli Stati Uniti e nel Canada.

In concreto si tratta di francobolli preannullati dalle Amministrazioni postali dei Paesi suddetti ed utilizzati per l’affrancatura di stampati, circolari, giornali, in definitiva per tutti gli usi per grandi quantità di spedizioni.

Il sistema era semplice: l’annullamento era fatto in anticipo, la clientela prenotava ed acquistava in grandi quantitativi i francobolli che gli servivano per quelle spedizioni che avevano o un annullo tipografico eseguito direttamente a stampa o che poteva essere apposto con quei timbri a mano ancora oggi usati degli uffici postali. Tutto ciò dava luogo ad una sorta di francobolli sovrastampati che a seconda di come erano annullati creava una serie infinita di varietà. Un altro mondo, sempre nell’ambito della filatelia, è costituito dai cosiddetti perfin.

Qualcuno potrebbe chiedere che cosa sono? Semplice, sono francobolli perforati direttamente

dalle aziende per impedire il furto degli stessi da parte dei dipendenti. Tantissimi di questi sono perforati con la sigla BCI (Banca Commerciale Italiana) ed altre ancora.

Ci sono oggi due filosofie completamente contrastanti che regolano questo tipo di francobollo o per meglio dire, il tipo di foratura, c’è, infatti, chi li considera francobolli bucati e quindi rotti e quindi senza nessun valore filatelico e chi invece li considera rarità trattandoli a parte e dando loro un valore addirittura superiore a quello espresso dai cataloghi per i francobolli integri. Noi ci associamo alla seconda filosofia che è quella di considerarli rarità specialmente per quelli che sono i valori più grandi.

Va ricordato che in molti cataloghi specializzati si trovano i perfin e sono quotati con un valore aggiunto rispetto a quello assegnato al francobollo talvolta superiore al doppio se utilizzati prima del ‘900 e al 50% per quelli emessi successivamente.

Sempre in altri Paesi ci sono delle perforazioni ufficiali fatte da alcune amministrazioni postali per destinare i francobolli ad usi più o meno particolari quali tassazione, franchigie e servizi. In quei Paesi dove fu adottato questo tipo di perforazione, i francobolli “bucati” raggiungono anche valori consistenti, in quanto le perforazioni non sono sempre tutte uguali e creano così una serie di varietà notevoli: più punti, più larghi, più stretti, lettere spezzate, ecc.

A titolo esemplificativo possiamo ricordare che la Tunisia ha contraddistinto le prime emissioni dei segnatassi con la lettera T, mentre la Confederazione australiana con le lettere “O.S”, mentre la Baviera con la lettera E. In Svizzera, invece, le Ferrovie usavano per la loro corrispondenza in franchigia una perforazione a croce.

 

Salvatore Adinolfi

L’Ordine mondiale di Kissinger

Copertina Kissinger, Ordine Mondiale, MondadoriI

Henry Kissinger continua ad essere uno dei più alti esponenti della struttura di vertice del potere statunitense. La sua biografia è impressionante. Professore universitario, capo della sicurezza nazionale e consigliere di due presidenti, consulente di politica internazionale per quasi tutte le successive amministrazioni ed infine premio Nobel per la pace. Egli ricopre un ruolo primario negli anni della guerra in Vietnam, durante la cosiddetta Guerra fredda. Riesce a gestire con sagacia i rapporti con una Cina molto pericolosa, costruisce una solida base teorica per giustificare e coordinare la politica imperiale degli USA per la tutela dei suoi interessi nel mondo di cui questo libro è la mirabile sintesi teorica racchiusa in 405 pagine scritte con chiarezza ed una ottima traduzione. Le deduzioni che sono riportate nel libro possono non essere condivisibili, ma rimane il fatto che l’Autore riesce abilmente a giustificare il crescendo del ruolo americano nel mondo come tutela della stabilità geopolitica del pianeta in nome della pace fra le Nazioni. Le pagine corrono lungo il filo della storia dell’Europa che è il luogo dove nascono, si sviluppano e muoiono idee che muovono popoli e destini continentali.

Il libro, che si intitola emblematicamente “Ordine Mondiale”, appoggia e sviluppa l’impianto concettuale di un primato USA nel mondo partendo dalla pace di Westfalia che chiude la terribile Guerra dei Trent’Anni nel 1648, con un una popolazione che è quasi dimezzata. Questa pace si impernia sul principio dell’equilibrio fra le Nazioni impedendo che una di essere possa prevalere sulle altre generando conflitti di potenza militare. Un principio che viene sagacemente utilizzato dall’Inghilterra per evitare che una Nazione possa far saltare gli equilibri europei nel proposito di minacciare i suoi interessi commerciali via mare.

Dividere e comandare è una strategia che gli USA apprenderanno dagli inglesi e sapranno utilizzare in tutti i teatri geopolitici del pianeta. Attraverso una lunga e puntuale disamina storica e politica, Kissinger spiega perché gli USA devono proteggere l’Europa dallo strapotere espansionistico della Russia, anche post marxista di Putin. Ovviamente, spiegare con quali mezzi militari, di tortura e spionistici gli USA cercano di costruire l’Ordine Mondiale, non rientra nei percorsi narrativi di questo poderoso testo. Verso la pagina 299, l’Autore scrive una lunga tirata retorica in toni messianici sul ruolo dell’America chiamata ad essere custode della pace mondiale. Il famoso Autore ha però l’intelligenza di comprendere che un tale disegno, che ricorda quello del Sacro Romano Impero, non è possibile senza il confronto serrato con altre potenze economiche e soprattutto militari, quali la Cina, l’India e purtroppo per lui, con la Russia, Paese di cui gli USA hanno timore e che non hanno mai capito fino in fondo, al pari della Cina.

Si tratta di un testo ricchissimo in informazioni storiche, geopolitiche, economiche scritte con padronanza e scioltezza che portano a valutazioni con le quali possiamo non essere d’accordo. Considerato il ruolo preminente dell’Autore su tutti i teatri geopolitici mondiali dagli anni 60 ad oggi, vale in ogni caso la pena leggerlo con attenzione per comprendere meglio cosa c’è stato e c’è oggi dietro alle strategie imperiali USA le cui ripercussioni possono lanciare il mondo verso la III Guerra Mondiale, se i meccanismi limitativi connaturati alle vere democrazie verranno meno.

 

Manlio Lo Presti

 

Henry Kissinger

Ordine Mondiale

Mondadori, 2015

pagg. 405, €28,00

La collezione delle buste primo giorno di emissione

buste primo giornoUn capitolo molto simpatico della collezione è costituito dalle buste primo giorno, quelle che sono tecnicamente identificate con la sigla F.D.C., iniziali che stanno per First Day Covers che letteralmente designano il primo giorno di emissione. Ma analizziamo che cosa è la “busta primo giorno”. Si intende una busta, proprio quelle che servono per spedire una lettera, illustrata, con la vignetta dell’accadimento di cui al francobollo. Sulla busta, quindi, vengono applicati il francobollo o la serie di francobolli annullati poi con il timbro postale recante la data del giorno in cui avviene l’emissione stessa.
Questa collezione oltre ad essere simpatica è anche istruttiva e nei cataloghi è quotata a parte. Infatti queste buste recano un breve cenno storico o biografico del soggetto illustrato. Sono in definitiva degli ibridi, perché molte portano solo l’annullo dell’evento mentre altre, invece, sono regolarmente viaggiate e recapitate a casa del destinatario portando così anche il timbro di partenza dell’ufficio postale e spesso quello di arrivo. Ciò fa si che anche nelle buste primo giorno si possa trovare una differenza fra quelle regolarmente viaggiate e quelle solo con il timbro dell’avvenimento, le cosiddette buste filateliche. Ciò comunque ha sempre contribuito a dare una quotazione diversificata del pezzo, sono infatti poche le buste regolarmente spedite per i motivi più svariati e uno in particolare era costituito dalla sparizione materiale delle lettere dall’imbucamento alla consegna. È sempre stato difficile se non addirittura impossibile risalire poi alla strada intrapresa dalla lettera, molte, per evitare perdite lungo il tragitto, sono state inviate come raccomandate, questo accorgimento ha spesso alterato lo spirito della lettera che doveva arrivare priva di ulteriori “fronzoli”.
Questa situazione mi da lo spunto per parlare dell’uso singolo del francobollo e di quello invece messo in un contesto di più valori. L’uso singolo, infatti, è altamente più premiante sotto un aspetto economico di quello con più francobolli. Si può dire che in molti casi il valore è più del triplo di quello con una lettera con altri valori.

Per tornare all’argomento della busta del primo giorno è da ricordare, come già detto, che le lettere spedite regolarmente per posta hanno oltre al timbro dell’avvenimento anche quello della posta che certifica l’effettivo passaggio da una manifestazione al domicilio del destinatario.
Questo tipo di collezione, per la cronaca, non era presente in Italia ma lo abbiamo importato dagli Stati Uniti. La data di inizio di questo genere di collezione in Italia risale al 1948 con l’emissione del francobollo per la ricostruzione del Ponte di Bassano che fu annullato in occasione dell’adunata nazionale degli Alpini svoltasi il 3 ottobre del 1948. Da allora in poi in Italia è iniziata la raccolta delle buste primo giorno e da quel momento si è sempre più diffusa la collezione.
Nello stesso anno, e precisamente il 28 dicembre si è avuta la prima  emissione di busta di primo giorno del Vaticano ed esattamente un mese dopo, il 29 gennaio del 1949, emetteva con lo stesso criterio anche la Repubblica di San Marino. Per completezza va ricordato che nell’ambito dell’area italiana anche Trieste ha avuto le sue buste primo giorno a partire dal 2 maggio del 1949 con la Biennale di Venezia ed ha chiuso la serie delle buste nel 1954 con l’emissione Interpol.

Salvatore Adinolfi

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