Vuoto a buon rendere: il giusto metodo per il riciclo

Come funziona, la differenza tra vuoto a perdere e vuoto a buon rendere, quali sono i vantaggi e quali imprese hanno aderito al progetto.

Il progetto vuoto a rendere nasce con l’intento di migliorare l’ambiente eliminando l’inquinamento di una percentuale la più alta possibile: la somma dei rifiuti si è ridotta del 96% mentre per vetro e plastica dell’80%.  Ma in che consiste il vuoto a buon rendere?

Il vuoto a buon rendere consiste nel restituire, dopo aver pagato una cauzione nel momento dell’acquisto che viene resa dopo la restituzione del contenitore,  una volta vuoto,  il contenitore al fornitore in modo da poter essere riutilizzato. Il progetto include sia bottiglie di vetro (40 riutilizzi) che in plastica (20 utilizzi),  tale riutilizzo comporta anche un risparmio energetico del 76,91% (le bottiglie per il vuoto a rendere sono più doppie per poterle riutilizzare più volte).

Al contrario del progetto vuoto a perdere, invece, che consiste nel gettare il contenitore anziché restituirli (usa e getta) contenitori non riutilizzabili eccetto quello contenente la nutella che solitamente viene usufruito come bicchiere o per tante altre funzioni. Inoltre, il vuoto a perdere, comporta un maggior consumo di energia e inquinamento: l’Ufficio federale dell’ambiente della Germania, dopo diversi studi, afferma che i vuoti  a rendere sono meno inquinanti. Soprattutto  per questioni politiche, ecologiche ed economiche il vuoto a buon rendere è considerato migliore del vuoto a perdere. Difatti, un’ordinanza tedesca del 1991 prevede che il 72% dei contenitori siano vuoti a rendere. Secondo quanto previsto dal DM 3 luglio 2017, nell’ottobre dello stesso anno, i venditori possono procedere all’iniziativa del vuoto a rendere. In Italia dal 2005 il vuoto a rendere copriva meno del 50%. Ogni italiano consuma 224 litri  all’anno, l’equivalente di undici miliardi di bottiglie (369,9 mila tonnellate di plastica all’anno ovvero 5,87 milioni di barili di petrolio in un anno) di cui solo il 15% va riciclato ma l’84% è in plastica e finisce  disperso nell’ambiente (la maggior parte in mare trasformandosi in microplastiche, mangiate poi dai pesci). Grazie al vuoto a rendere i camion che trasportano le bottiglie percorreranno migliaia di km in meno e non solo, i passaggi per il riutilizzo della bottiglia saranno la metà:  passa da casa nostra al deposito e poi al produttore che la sterilizza e riusa.  Con il vuoto a perdere, invece, i passaggi sono ben quattro: una volta gettata la bottiglia nella campana riciclo viene ritirata dal camion che la porta al centro racconta dove un altro camion si occupa di farla giungere all’impianto di frantumazione. Ancora, un altro camion parte verso la vetreria per la fusione in un forno a 1.400 gradi. La bottiglia nuova, trasportata ancora da un altro camion, torna al produttore per l’imbottigliamento. Basterebbe costruire un impianto di lavaggio vicino alla fonte anziché pagare la bottiglia nuova ogni volta; con il vuoto a buon rendere si riducono anche i costi di produzione: meno consumo di petrolio e meno emissioni di CO2.

Inoltre, è importante acquistare l’acqua in vetro non solo per il vuoto a rendere  (perché questo tipo di vetro viene sempre completamente riciclato e il 10 su 16% di bottiglie d’acqua sono in vetro) ma anche perché la plastica delle bottiglie esposta al sole rischia di danneggiare l’acqua e quindi è dannosa per il nostro organismo.

Anche la birra Ichnusa rilancia il vuoto a rendere

“Ogni bottiglia restituita, è una bottiglia che non viene abbandonata. Riuso, impegno e rispetto. Tre parole chiave che rappresentano il circolo virtuoso del vuoto a rendere.  Questa pratica che altrove è andata persa, in Sardegna resiste ancora ed è una tradizione consolidata e virtuosa. Le bottiglie così sono riutilizzate anche per vent’anni. Hanno una storia e danno un messaggio importante: il rispetto verso l’ambiente” – afferma il proprietario dell’azienda della birra sarda.

Il vuoto a buon rendere della birra Ichnusa lancia la nuova linea green di bottiglie. “Rispetto, riuso e impegno” è questo il motto che utilizza l’Ichnusa per il vuoto a rendere e sarà questa la scritta che troveremo sull’etichetta della nuova bottiglia della birra, oltre alla particolare novità del tappo verde. Grazie al progetto “vuoto a buon rendere” si potrà riutilizzare la stessa bottiglia per circa vent’anni:  il nuovo impianto di produzione permetterà allo storico birrificio sardo di ridurre il numero di vetro utilizzato.

La birra Peroni adotta il metodo vuoto a rendere

Anche la birra Peroni si tinge di verde per aderire all’idea del vuoto a rendere. La sua originalità, però, è  l’icona del riciclo che troviamo sulla grafica dell’etichetta accompagnato dalla scritta “Buona per noi e per l’ambiente, vuoto a rendere” come simboli universali di solidarietà.

In verità, la birra Peroni, si occupa di realizzare bottiglie per il vuoto a rendere sin dal 1846. “Birra Peroni è da sempre impegnata per la salvaguardia dell’ambiente. L’impegno che vogliamo trasmettere ai nostri consumatori con questo particolare formato. Pensare che quella bottiglia avrà ancora una lunga vita e non verrà smaltita in quel momento è una cosa incoraggiante, un segno di rispetto per l’ambiente e il territorio in cui viviamo, un progetto che abbiamo deciso di portare avanti con orgoglio e che siamo sicuri possa essere un piccolo ma concreto aiuto alla sostenibilità ambientale. Si tratta solo di acquisire una nuova abitudine, utile prima di tutto a noi stessi”,  dichiara Marina Manfredi, Marketing Manager Peroni Line.

Anche la birra Forst Kronen parteciperà al vuoto a rendere

Come la Peroni e l’Ichnusa, anche la Forst Kronen adotterà il metodo di vuoto a buon rendere. Dal tappo verde, la bottiglia Forst, sarà più spessa e resistenze per poterla riutilizzare.

Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologia, per evitare distorsioni di mercato, entro la fine dell’anno dovrà incontrare i direttori delle imprese che vogliono partecipare al vuoto a buon rendere e dovrà dare il regolamento applicativo, obiettivi da raggiungere, gli incentivi economici per le aziende, entità della cauzione, quale sarà la prassi per il venditore e per il consumatore.

Dal 3 luglio è entrata in vigore “la direttiva antiplastica” (una direttiva europea antiplastica vuole limitare l’usa e getta di piatti, posate e tutti i prodotti di plastica.).

Alessandra Federico

Protagonisti l’amore e le stelle per il romanzo di esordio di Cosimo Clemente

“La stanza delle stelle” edito da Bookabook è il romanzo di esordio di Cosimo Clemente. Ne parliamo con l’Autore.

Bancario, creativo, scrittore, sindacalista, come si conciliano nella sua vita queste quattro realtà? 

La creatività, caratteristica che mi ha sempre contraddistinto sin da bambino e che per anni è sembrata fonte di “distrazione” da cose apparentemente più importanti, è diventata oggi la mia dote migliore e attraversa trasversalmente tutto ciò di cui mi occupo per lavoro e passione; è la chiave per trovare nuove soluzioni e migliorare.

Com’è nata l’idea di questo suo primo romanzo?

L’idea è nata anni fa, durante il periodo di riadattamento alla vita di sempre in Italia, dopo un intenso periodo di vita all’estero denso di emozioni e nuove esperienze. Per superare il cambiamento ho iniziato a scrivere e in qualche modo raccontare a me stesso ciò che avevo vissuto. Poi un giorno mi sono accorto che la storia poteva diventare un romanzo da condividere.

“La stanza delle stelle”, perché ha scelto questo titolo?

Il titolo “La stanza delle stelle” è stato l’ultimo passo del romanzo, cercavo un simbolo che rappresentasse tutta la storia e l’ho trovato in un luogo emblematico per la storia (di cui non posso dirvi di più), teatro dei risvolti narrativi cruciali.

Nel suo romanzo c’è qualcosa della sua vita, si può definire autobiografico?

La storia è decisamente autobiografica, alcuni personaggi e passaggi sono stati romanzati e modificati per ragioni narrative ma tutte le emozioni di cui si parla mi appartengono.

Progetti per il futuro? Sta già lavorando ad un nuovo romanzo?

Per il futuro continuerò a lavorare per la diffusione di questa opera, vorrei avere tanti lettori a cui proporre un secondo Romanzo nel quale racconterò il destino dei personaggi che hanno già conosciuto leggendo “La stanza delle stelle”.

Alessandra Federico

“Napoli è” alla Race for the Cure

“Anche quest’anno abbiamo deciso, come Associazione Culturale ‘Napoli è’ di partecipare all’iniziativa di Komen Italia per la lotta al cancro al seno – evidenzia Alessandra Desideri, giornalista e direttore del Museo dei Sedili di Napoli”.

“La prevenzione – prosegue la giornalista – è essenziale e in questi due anni caratterizzati dalla pandemia da Covid 19, purtroppo, proprio prevenzione e cura dei tumori hanno subito un fortissimo rallentamento se non un vero e proprio blocco. E’ stato stimato che le diagnosi di tumore mancate in Europa sono pari a 1 milione e la previsione dell’incremento di nuovi casi potrebbe aumentare del 21% entro il 2040. E’ chiaro da questi dati quanto sia importante cercare di ritornare al più presto ai livelli pre-Covid e recuperare quanto non è stato possibile fare in questi due tragici anni”.

Iniziative come quella di Komen Italia sono quindi fondamentali per la ricerca e per tenere alta l’attenzione sull’importanza della promozione della cultura della prevenzione.

Federica Cavenati: il mondo della moda ha perso una stella

Federica Cavenati è stata una stilista bergamasca di moda italiana. La Fashion Stylist aveva dato vita nel 2017 al marchio londinese 16Arlingston assieme a Marco Capaldo, suo compagno di vita e collega di lavoro; Federica e Marco si erano conosciuti durante il percorso di studi nella sede londinese dell’Istituto Marangoni.  La coppia viveva e lavorava a Londra.

Temeraria, sfrontata  e determinata nell’ambito della moda e, allo stesso tempo dolce, generosa e dall’animo nobile, Federica, è riuscita a divenire notevolmente influente nel campo del Fashion in età molto giovane, anche se la vita non le è stata  riconoscente per il suo altruismo e la sua vitalità: era solo lo scorso settembre quando una malattia folgorante l’ha portata via per sempre. Tuttavia, solo oggi,  in una pagina di Vogue britannico dedicata esclusivamente alla stilista, la sua famiglia ha raccontato la grande disgrazia vissuta e del grande senso di perdita e di vuoto che la giovane donna ha lasciato nel cuore di tutti.  Non potevano di certo mancare le calorose dediche da parte della sua più cara amica Lena Dunham: “Che la sua risata senza freni e il suo sconfinato appetito per la creatività non risuonino più nello studio 16Arlington è una tragica perdita per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarla. Kikka era una luce bianca; con un’energia inconfondibile e l’amica più incoraggiante e fieramente leale”.

Una immensa disgrazia, per il mondo della moda, quello di perdere una delle più giovani e audaci stiliste: Federica è stata, nonostante la sua giovane età, capace di arrivare molto in alto nel settore del fashion raggiungendo il suo più grande sogno che rincorreva sin da bambina: diventare  una acclamata Fashion Designer. Il suo marchio, sebbene fosse stato fondato da poco nel ramo del Fashion, aveva già attirato l’attenzione di molti, soprattutto quella di personaggi noti. Difatti, grandi celebrità come Jennifer Lopez, Kendall Jenner, Lizzo, Billie Elilish, Lady Gaga e Amal Clooney hanno indossato abiti 16Arlingston.

Federica verrà ricordata per sempre per il suo spirito intraprendente,  per il suo entusiasmo e per l’amore e la sensibilità che possedeva e per il suo spirito positivo e coraggioso. Una persona che rimarrà nel cuore di tutti noi.

Alessandra Federico

Oggi alla Federico II la presentazione del volume “Brevi scritti sul’Europa”

Si terrà a Napoli, oggi alle ore 17.00, presso l’Aula Spinelli del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, via Leopoldo Rodinò n. 22, la tavola rotonda dal titolo “L’Europa vista da prospettive diverse: problematiche e possibili soluzioni”, nell’ambito della presentazione del volume “Brevi scritti sull’Europa” a cura di Umberto Aleotti e Bianca Desideri.

Convegno alla Federico II: “L’Europa vista da prospettive diverse: problematiche e possibili soluzioni”

Si terrà a Napoli, domani giovedì 28 ottobre 2021, alle ore 17.00, presso l’Aula Spinelli del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, via Leopoldo Rodinò n. 22, la tavola rotonda dal titolo “L’Europa vista da prospettive diverse: problematiche e possibili soluzioni”, nell’ambito della presentazione del volume “Brevi scritti sull’Europa” a cura di Umberto Aleotti e Bianca Desideri.

Si tratta di un momento di riflessione sul futuro dell’Unione Europea alla luce dei mutamenti socio-economici causati dalla pandemia Covid-19 e sulle conseguenze prodotte dalla Brexit. La riflessione prende spunto da un testo, Brevi scritti sull’Europa, alla cui stesura hanno partecipato docenti universitari, giornalisti, avvocati, giuristi ed esperti, che hanno voluto offrire un contributo di idee ed esperienze alla pubblicazione, edita dalla Fondazione AIMC onlus.

Introdurranno i vari interventi, i saluti del prof. Vittorio Amato, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, e del dott. Giuseppe Desideri, Presidente della Fondazione AIMC onlus.

 Interverranno, moderati dal prof. Gianluca Luise, docente di Storia delle Istituzioni Politiche europee dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, in qualità di relatori:

l’avv. Francesco Avolio, Vicepresidente della Delegazione Campana del Comitato Esecutivo dell’Unione Avvocati Europei (UAE);

la prof.ssa Antonella Batà, Docente di diritto privato presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”;

l’avv. Maurizio Bianco, già Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli;

il dott. Emilio Contrasto, Segretario Generale UNISIN/CONFSAL;

la dott.ssa Bianca Desideri, Docente di diritto dell’Unione Europea in master IUM Academy School, Segretario Regionale Responsabile della Campania UNISIN/CONFSAL;

il prof. Antonio Lanzaro, già Docente di diritto internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”;

la prof.ssa Susanna Quadri, Docente di diritto internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”;

il prof. Mario Raffa, già Decano di Ingegneria gestionale presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, componente del Direttivo del Premio Nazionale per l’Innovazione;

l’avv. prof. Umberto Aleotti, Docente di diritto internazionale presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Maddaloni (CE).

Alla Federico II presentazione del volume “Brevi scritti sull’Europa”

Si terrà a Napoli, giovedì 28 ottobre 2021, alle ore 17.00, presso l’Aula Spinelli del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, via Leopoldo Rodinò n. 22, la tavola rotonda dal titolo “L’Europa vista da prospettive diverse: problematiche e possibili soluzioni”, nell’ambito della presentazione del volume “Brevi scritti sull’Europa” a cura di Umberto Aleotti e Bianca Desideri.

Si tratta di un momento di riflessione sul futuro dell’Unione Europea alla luce dei mutamenti socio-economici causati dalla pandemia Covid-19 e sulle conseguenze prodotte dalla Brexit. La riflessione prende spunto da un testo, Brevi scritti sull’Europa, alla cui stesura hanno partecipato docenti universitari, giornalisti, avvocati, giuristi ed esperti, che hanno voluto offrire un contributo di idee ed esperienze alla pubblicazione, edita dalla Fondazione AIMC onlus.

Introdurranno i vari interventi, i saluti del prof. Vittorio Amato, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, e del dott. Giuseppe Desideri, Presidente della Fondazione AIMC onlus.

Interverranno, moderati dal prof. Gianluca Luise, docente di Storia delle Istituzioni Politiche europee dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, in qualità di relatori:

l’avv. Francesco Avolio, Vicepresidente della Delegazione Campana del Comitato Esecutivo dell’Unione Avvocati Europei (UAE); la prof.ssa Antonella Batà, Docente di diritto privato presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”; l’avv. Maurizio Bianco, già Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli; il dott. Emilio Contrasto, Segretario Generale UNISIN/CONFSAL; la dott.ssa Bianca Desideri, Docente di diritto dell’Unione Europea in master IUM Academy School, Segretario Regionale Responsabile della Campania UNISIN/CONFSAL; il prof. Antonio Lanzaro, già Docente di diritto internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”; la prof.ssa Susanna Quadri, Docente di diritto internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”; il prof. Mario Raffa, già Decano di Ingegneria gestionale presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, componente del Direttivo del Premio Nazionale per l’Innovazione; l’avv. prof. Umberto Aleotti, Docente di diritto internazionale presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Maddaloni (CE).

Le ecofotopasseggiate di “Operazione Napoli città pulita”

“Operazione Napoli città pulita”  è un progetto che nasce con lo scopo di far riemergere questa città  ricca di storia e tradizioni, di arte, cultura e arte culinaria dai mille e più sapori, liberandola dai rifiuti che per anni hanno sommerso e nascosto il suo grande valore. La fotografia, ad esempio, è un efficace mezzo di rivolta ai fini di un concreto mutamento, perché attraverso quest’ultima si inducono i soggetti coinvolti a riflettere sulle tematiche affrontate e sui modi per produrre cambiamenti.

La fotografia come arma di rivoluzione, fermare tutti quegli attimi che sono in grado di accendere  una miccia nel nostro cervello. Perché la fotografia ha ancora la forza di smuovere le masse. Di accendere   gli animi. Di  creare  rivoluzioni.”  Gianni Berengo Gardin fotoreporter

Sarà proprio la fotografia  il perno centrale del  vasto programma di attività che svolgeranno le Associazioni che hanno promosso il progetto “Operazione Napoli città pulita” che si propongono di contribuire allo sviluppo della coscienza civica.  La prima iniziativa  sarà  una serie di passeggiate  ecologiche, storiche ed artistiche-architettoniche, nei meravigliosi luoghi  di Napoli deturpati e resi indecenti dal comportamento spesso irresponsabile dell’uomo. Il primo incontro è avvenuto lo scorso dodici ottobre in uno dei siti  che più rappresenta l’involuzione della società  nei riguardi del rispetto dell’arte, della natura  e della dignità umana: Piazza Carlo III, dominata dalla mole del Real Albergo dei Poveri, frutto della maestria  di Ferdinando Fuga nel XIX secolo (fatto edificare da re Carlo III per offrire ai cittadini bisognosi e ai senza tetto un ricovero e assistenza). Durante l’incontro  del dodici ottobre, che si è svolto presso il Caffè Vanvitelli a piazza Carlo III, è stato notevole e interessante l’intervento dei rappresentanti delle Associazioni che hanno promosso il progetto, i quali hanno raccontato le tante funzioni che Palazzo Fuga ha avuto nei decenni della sua storia e tale informazione ha permesso poi di mettere a confronto la grande umanità che contraddistingueva la classe dirigente dell’epoca con il pressapochismo e incapacità delle attuali politiche sociali, sorde e cieche nei confronti della popolazione sofferente. Difatti, nei secoli la struttura ha acquisito diverse funzioni quali l’accoglienza  e l’istruzione per gli orfani e gli indigenti,  è stata una  scuola di musica, un carcere, scuola per sordomuti e non solo, è stata anche un centro educativo per minori. Ancora, in questo luogo,  due secoli fa, si restituiva  dignità e sicurezza ai diseredati; una famiglia agli  esclusi, ai senzatetto una casa, e ai giovani si insegnava un lavoro con cui vivere. Proprio per questi suoi usi umanitari, il progetto “Operazione Napoli città pulita” ha considerato  questo luogo il più pertinente dove iniziare il lungo percorso  per far sì che Napoli si liberi dalla sporcizia fisica e dalla miseria morale che da troppo tempo rischia di devastarla, a dispetto  della sua luminosa storia e degli immensi tesori che custodisce. Tuttavia, nonostante la storia ci racconti che al suo tempo la struttura fu utilizzata per scopo solidale, accogliente e altruista, durante gli  anni del progresso  tecnologico e  dello sviluppo  economico si sono ugualmente dimenticati i valori della  solidarietà e del rispetto della persona. Per questo Napoli ha estremo bisogno di un’azione di riappropriazione della città per liberarsi dalla situazione nella quale  si trova attualmente per incuria e superficialità di parte della sua classe dirigente. Nel contempo, però, pare proprio che la popolazione popolo stia rapidamente acquisendo  consapevolezza del grande valore della città partenopea e che ora sia pronta a portare avanti un’opera di cambiamento  per evitare che muoia con tutti i suoi figli. L’incontro del dodici ottobre è proseguito con la visita alla piazza dai giardini devastati e ricolmi di rifiuti, al palazzo Fuga circondato da aiuole con cespugli selvatici che accolgono senzatetto che vivono tra rifiuti di ogni genere. Tutto puntualmente documentato da un attento reportage fotografico.

Alessandra Federico

Valerio Catoia: l’eroe tutto fare con la sindrome di Down diventa poliziotto

Valerio è un capo scout, Alfiere della Repubblica, ballerino di danza afro-caraibica, è un atleta paralimpico, nuota a livello agonistico e lavora in un’azienda che vende energia pulita. Ma non finisce qui, Valerio, da mercoledì 29 settembre, è un poliziotto ad honorem. Ha ottenuto il ruolo per aver dimostrato di avere grandi capacità e tutti i requisiti per svolgere questo lavoro; coraggio, determinazione, e soprattutto tanta grinta e non solo, ha conseguito eccellentemente tutto il percorso gli studi. Ha dimostrato di possedere grande forza, audacia e generosità quando, appena diciassettenne, salvò una bambina che rischiava di annegare. Oggi Catoia ha ventuno anni e ha raggiunto il suo grande sogno di diventare poliziotto.

“Sono emozionato e felicissimo di ricevere questo premio, per me un grande onore far parte della Polizia!”Afferma Valerio, dopo la cerimonia dedicata a lui nel parco Archeologico del Colosseo a Roma mercoledì 29 settembre. Non potevano mancare, purtroppo, le offese e le critiche colme di rabbia e disprezzo attraverso i social. “Valerio è argento vivo” – afferma con grande orgoglio il padre del ragazzo. Valerio è affetto dalla sindrome di Down e da sempre i suoi genitori cercano di proteggerlo da chi, possedendo poca sensibilità, ha sempre cercato di sminuirlo. “Valerio è un fiore destinato a non sbocciare” – queste sono state le parole dei medici quando è nato Valerio – ma, al contrario di ciò che si presumeva, il giovane poliziotto è un fiore che sboccia continuamente ed è costantemente motivo di orgoglio e soddisfazione per i suoi genitori. Generoso, altruista, combattivo e ricco di entusiasmo, Valerio non si lascia abbattere dai pregiudizi a volte crudeli, al contrario, dimostra ancora una volta di aver grandi doti prendendo la decisione di non rispondere sui social ad alcuna provocazione, ma andando, e, quasi con indifferenza nei confronti dell’accaduto, direttamente a denunciare  alla polizia postale la questione. Tante, troppe le offese cariche di odio, di derisione che ha dovuto subire Valerio sui social. Difatti, la polizia ha voluto coinvolgere il ragazzo in una campagna per la sensibilizzazione delle persone sull’uso consapevole della rete contro l’odio. “La noia, la stupidità? Ho pensato persino che il fisico scolpito di Valerio possa avere dato fastidio, magari non te lo aspetti, no?”. Sono le parole del padre di Valerio, che, assieme a sua moglie, avevano inizialmente e con l’intenzione di proteggerlo, deciso di non tenerlo al corrente delle offese ricevute sui social network. “Stargli dietro è un privilegio, ma anche molto faticoso, non per la sua condizione, ma perché non si ferma mai” affermano i genitori sorridendo. Perché Valerio, sin da bambino, ha sempre seguito ogni suo sogno, niente per lui è mai stato un ostacolo, alcun sorrisino ironico dei compagni di banco e alcun pregiudizio di chi credeva e sosteneva che non ce l’avrebbe fatta a realizzare ciò che voleva sono stati per lui motivo per arrendersi o non credere in sé, al contrario, ha da sempre avuto una grande forza di volontà e voglia di esplorare e scoprire il mondo in ogni sua sfaccettatura; non a caso Valerio ama fare tante cose che racchiudono sia cultura che attività fisica. Insomma, Valerio è davvero un’esplosione di energia e dal quale chiunque dovrebbe, invece di provare invidia o deriderlo, prenderne esempio.

Alessandra Federico

A Porto Torres convegno su “Prove di ripartenze”

. A Porto Torres le proposte della FIP CISAL

“Abbiamo necessità di allargare il fronte…”.

L’incipit nel saluto istituzionale di Massimo Mulas, sindaco di Porto Torres, apre i lavori del Convegno Provinciale FIP CISAL di Sassari, realizzatosi nel pomeriggio del trenta settembre, presso l’auditorium comunale “Filippo Canu” a Porto Torres.

L’iniziativa, organizzata dalla Segreteria Provinciale Cisal di Sassari è stata seguita da alcune decine di iscritti e simpatizzanti turritani.

Intervenuti all’assise muniti di invito personale e certificato sanitario vigente (green pass), per garantire la massima prevenzione del caso, nel rispetto del distanziamento sociale, imposto e necessario in un ambiente indoor quale la sala congressi comunale.

Nino Fiori, segretario provinciale Fip/Cisal, introduce i relatori e ne modera gli interventi in modo puntuale.

La sua presentazione essenziale ha ricordato i suoi trascorsi turritani nell’inizio della carriera da insegnante. Nel riconoscimento socio economico di Porto Torres, Fiori ha incluso più di un valore aggiunto, non da ultimo, l’importante numero di pensionati locali, iscritti Fip Cisal, oltre la decisiva rappresentanza di tre lavoratrici turritane in organico al C.a.f. affiliato alla struttura di Viale Umberto.

Coinvolgenti e solidali i pochi secondi di silenzio in sala per ricordare i quindici anziani del sassarese, iscritti Fip, scomparsi nella tragedia della pandemia covid19.

L’onorevole Gavino Manca, attualmente impegnato alla Camera dei Deputati, nel suo primo intervento della serata, ha ribadito il concetto espresso nel saluto del sindaco, ovvero condividere con tutti i colleghi parlamentari sardi, una visione trasversale e unanime, l’impegno prioritario di sostenere la ripartenza sociale, economica dell’isola.

L’assise ha vissuto la fase essenziale nella relazione di Franco Cavallaro, segretario generale nazionale Cisal.

Inclusiva, di ampio respiro, l’analisi di Cavallaro ha toccato vari punti salienti del pianeta lavoro in Italia, prescindendo dal fenomeno planetario della pandemia che ha drammaticamente sospeso l’evoluzione temporale dei popoli, della nostra vita “normale”.

Il presidente Cisal, un articolato vissuto alle spalle con importanti incarichi amministrativi istituzionali ricoperti – non ultimo, quello da sindaco a Dinami, suo luogo natio in provincia di Vibo Valentia –si è soffermato, inevitabilmente, sullo stato delle Politiche attive del Lavoro in Italia, ricordando all’uopo l’acceso dibattito in essere su alcuni provvedimenti dirimenti quando non divisivi, come il noto “reddito di cittadinanza”, norme che nell’attuazione delle stesse, sembrano trascurare il tema decisivo, strategico nelle originarie aspettative del dispositivo fondato sull’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

La famosa “seconda gamba” della riforma che riconosceva nei centri per l’impiego, le agenzie regionali per il lavoro (forti dei famosi navigator ndr) lo strumento vincente per contrastare la crisi occupazionale nel nostro Paese.

Sappiamo, più o meno, come è andata a finire o quasi con l’uso enfatico di un sostegno economico diffuso per una fascia importante di soggetti incapienti o comunque non coinvolti, nella maggior parte dei casi, in processi d’inserimento occupazionale né per un necessario reinserimento nel mercato del lavoro per le migliaia di ex lavoratori, licenziati in questa stagione pandemica.

Difficile poter approfondire in un seminario problematiche complesse rese drammatiche dalla pandemia. E’ invece importante poter provare a riprendere occasioni d’incontro in presenza per scoprire e ricordare modalità di relazioni che nel comparto industriale e economico, fra le parti sociali, rischiano di essere compromesse o superate definitivamente.

Su questo aspetto Cavallaro non ha fatto sconti, neppure all’attuale Premier, avvolto da un’aurea d’immanenza mediale.

Lo stato d’emergenza per la pandemia, non può e non deve prescindere da un dialogo costruttivo scevro da diktat unilaterali.

Senza scomodare necessariamente una stagione non ripetibile dello scorso secolo (la nota, talvolta usurata nel termine, “concertazione”), solo la partecipazione attiva e plurale dei cittadini potrà fare la differenza.

Se il Sindacato italiano, nella sua accezione plurale, registra la principale adesione nei cittadini in pensione, ci sarà più di un problema da affrontare.

Luigi Coppola

 

 

 

(Foto di Luigi Coppola: Sindaco Massimo Mulas, Segretario generale FIP CISAL Franco Cavallaro)

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