Isabella Gagliardi: Anima e corpo. Donne e fedi nel mondo mediterraneo (secoli XI-XVI)

Professoressa Gagliardi ripercorre la storia sociale delle donne appartenenti alle comunità cristiane, ebraiche e islamiche del bacino euromediterraneo tra l’XI e il XVI secolo.

Qual è la specifica percezione del corpo femminile nelle tre culture?

Una percezione fortemente funzionale nel senso di funzionale alla riproduzione. Le bambine diventavano ed erano considerate donne quando diventavano in grado di generare altri esseri umani: da allora in poi era possibile iniziare a pensare al loro futuro come spose e madri di famiglia. L’arrivo del menarca segnava la fine dell’infanzia e le proiettava su un altro e diverso livello. Il nuovo livello implicava la conoscenza e il rispetto di nuove regole, cioè rituali di purificazione accompagnati da strategie di “astensione” e di “contenimento” particolari. Il sangue mestruale, infatti, era considerato un elemento impuro, poiché potenzialmente capace di contaminare non solo gli esseri umani, ma anche gli elementi naturali, come le piante, o di interferire sulla lievitazione delle farine o sui processi di vinificazione. L’impurità mestruale era un retaggio arcaico, essendo attestata, nella koiné greco romana, fin da tempi antichi. La gestione del corpo della donna era, inoltre, la causa prima della sua qualificazione a livello morale.

Ebbene, emerge che in tutte, al netto delle differenze che pur vi furono, la sessualità e la sua gestione definirono ruoli ed identità.

In qual misura il profilo morale delle donne incide sui mutamenti sociali?

Direi che incideva moltissimo non tanto sui mutamenti sociali, quando sul posizionamento sociale delle donne: era la sessualità e la sua gestione a determinare il ruolo di ciascuna e, di conseguenza, a determinarne l’appartenenza al contesto delle persone rispettabili e di buona fama oppure il suo contrario. Inoltre dobbiamo ricordare che la fama, in epoca medievale, aveva una sua valenza giuridica molto forte, non si trattava affatto di un elemento secondario o di cui era possibile non preoccuparsi. Specie se si apparteneva a un livello sociale mediano.

La specificità dell’acculturazione femminile consisteva nella tendenza ad ottenere l’istruzione necessaria attraverso percorsi privati e informali: la casa familiare come agenzia formativa?

Si certamente, sono numerosi i casi di donne che imparavano mestieri, pure mestieri intellettuali, grazie ai padri, ai fratelli, ai mariti. Oltre al conosciuto e studiato fenomeno del passaggio di saperi e di pratiche specifiche tra donne, occorre considerare anche queste realtà. In alcuni casi sono le donne stesse a dichiarare che si sono formate, per esempio alla professione medica, grazie all’impegno paterno, per esempio. In altri casi si evince dalle fonti come i mariti creassero talvolta piccole aziende familiari che poggiavano interamente sulle loro spalle e su quelle di moglie e figlie: ne sono testimonianza interessante, per restare nell’ambito dei mestieri colti, i gruppi familiari che nelle città universitarie si occupavano della copiatura dei manoscritti che servivano come libri di testo per gli studenti universitari. Sono numerose le piccole aziende familiari di copisti in cui troviamo attive le donne della famiglia che, magari, avevano imparato a esercitare abilmente il mestiere anche in virtù degli insegnamenti dell’uomo di casa.

Leggendo, incontriamo poetesse, maestre di scuola, copiste, miniatrici, esperte di saperi curativi ed anche donne religiose.

Quale fu il loro ruolo sacrale?

Più che di ruolo sacrale parlerei di ruolo religioso. Il ruolo dipese dalle realtà sociali e dalle comunità di appartenenza. Così il mondo cristiano conobbe monache, oblate, terziarie, beghine ma anche circoli di laiche pie e devote ad alcune alle quali fu riconosciuto l’essere sante, cioè il godere di un rapporto molto particolare e speciale con Dio. In quanto sante goderono di una considerazione pubblica, di un rispetto e anche di una capacità di influire sulla realtà circostante piuttosto significativa. Analogamente, pur se con qualifiche e con identità molto diverse, le società ebraiche e islamiche medievali riconobbero ad alcune donne uno statuto particolare in quanto particolarmente sagge e particolarmente vicine a Dio. Infine dobbiamo considerare il ruolo svolto quotidianamente dalle donne all’interno delle loro famiglie dove, seppur in gradazione diversa a seconda dei contesti sociali e religiosi di appartenenza, esse svolsero il ruolo di prime educatrici alla religione dei propri figli e, almeno nelle case ebraiche, svolsero un ruolo importante per le funzioni sacre (ad esempio l’accensione dei lumi per il sabato e le feste, la preparazione dei cibi secondo le regole della purità, la macellazione e anche molto altro).

Le norme religiose, fin dalla Rivelazione, sono state enunciate da maschi, spesso, con sciolte e disinvolte estrapolazioni desunte dai Testi Sacri. Lei evidenzia che sia la singola persona che declina, in virtù della propria storia, della propria cultura e della propria sensibilità, le leggi civili.

Può offrirci qualche esempio di norma che riguarda il singolo e la società tutta?

In realtà nel libro ho inteso evidenziare altro, ovvero che, al di là della Scrittura, dal punto di vista della ricaduta sociale delle credenze, è fondamentale la sua interpretazione. E l’interpretazione della Scrittura, nel periodo che ho preso in esame e in tutte e tre le culture, era appannaggio degli uomini e di alcuni uomini in particolare, a cui era riconosciuto il legittimo esercizio della funzione che consentiva, appunto, di interpretare la Scrittura divina e di legiferarne l’applicazione concreta nella realtà quotidiana. Tra le norme che riguardano la singola persona e l’intera società sia sufficiente ricordare la questione dell’educazione religiosa dei figli e dunque la questione della loro appartenenza a una precisa e ben individuata comunità di fedeli. Nel caso dei matrimoni misti – praticati, per quanto socialmente non apprezzati –  l’appartenenza religiosa dei figli era una questione davvero dirimente. Un’ampia casistica mostra le difficoltà e i veri e propri travagli che erano suscettibili di originarsi in situazioni di questo genere.

 

Isabella Gagliardi attualmente insegna Storia del cristianesimo e delle chiese all’Università degli Studi di Firenze e coordina il settore Cristianesimo del Dottorato Nazionale di Studi Religiosi. È associata al Laboratoire LEM di Parigi e fa parte dello staff accademico dell’Istituto di Ricerca Statunitense The Medici Archive Project; nel 2022 è stata Directeur d’Etudes Associé alla Fondation Maison de Sciences de l’Homme di Parigi. Si occupa di storia dei movimenti religiosi in epoca medievale e proto-moderna, con particolare attenzione alla storia delle donne e di genere con taglio comparativo tra le religioni abramitiche.

Giuseppina Capone

La Reggia di Versailles, un luogo incantato

Scoprire le meraviglie della Reggia e dei giardini di Versailles attraverso le pagine di una delle pubblicazioni divulgative di National Geographic nella collana Regge e Castelli consente ai lettori di potersi immergere nei ricchi saloni e negli splendidi giardini anche senza essere presenti ma solo sfogliando le pagine della pubblicazione che presenta una delle più famose regge del mondo.

La fortuna della località dove poi sarebbe sorta la reggia iniziò nel 1607 quando il futuro re Luigi XIII giunse per la prima volta a Versailles per una battuta di caccia e successivamente vi fece edificare un casino di caccia, mano man nel corso degli anni la proprietà si ingrandì sempre di più. Sarà, però, il suo successore Luigi XIV di Borbone, il Re Sole, a iniziare i lavori di ampliamento dell’edificio esistente fino alla realizzazione di quel gioiello d’arte che vide lo splendore della corte dal 1682 fino alla Rivoluzione francese quando il sovrano Luigi XVI, la consorte Maria Antonietta  e la corte furono costretti a tornare a Parigi con l’epilogo che tutti conosciamo. Con il sovrano cadde anche la Reggia che fu abbandonata e svuotata dei tesori in essa contenuti per non tornare più agli splendori di una volta.

La ricca e fastosa residenza vide anche la firma nel 1919 del Trattato di Versailles che poneva fine alla Prima Guerra Mondiale.

La Reggia e i suoi giardini sono oggi meta di milioni di visitatori all’anno che visitano le sale e passeggiano per i giardini e i boschetti di quel gioiello simbolo dell’Ancien Régime.

Antonio Desideri

Le comunità energetiche

Nella giornata di sabato 3 febbraio alle ore 18:00 si è tenuta alla Mondadori di Nola, in piazza Marconi, la presentazione del libro “Comunità Energetiche, esperimenti di generatività sociale e ambientale” dell’ingegnere Giuseppe Milano. L’evento si è svolto con la partecipazione del Lions Club Nola Host Giordano Bruno e del Leo Club Nola Host Giordano Bruno e con gli interventi dell’ingegnere Giuseppe Angri, del Program Director Belenergia S.P.A, dott. Antonio Di Guglielmo e della moderatrice Autilia Napolitano, che hanno reso l’incontro vivace ed interessante anche per i meno esperti del settore.

Ovviamente ad aprire l’incontro è stata Autilia Napolitano, direttrice della Mondadori di Nola, seguita poi dall’autore, che, attraverso un connubio di vocaboli semplici e tecnicismi, ha saputo mantenere attenta la concentrazione dei partecipanti, suscitando addirittura molta curiosità tra i presenti, i quali, per la maggior parte, non erano addetti ai lavori.

Il tema trattato, strettamente connesso alla transizione energetica, obiettivo fondamentale di programmi europei e mondiali, come Agenda 2030, ha necessità di trovare terreno fertile e germogliare nella cultura delle comunità locali. Uno degli obiettivi del libro è proprio quello di far comprendere a più persone possibile che attraverso le comunità energetiche si può intraprendere una svolta riguardante la sostenibilità sociale, economica e soprattutto ambientale.

L’incontro poi è proseguito con gli interventi dell’ingegnere Giuseppe Angri e del Program director, dottor Antonio Di Guglielmo, che hanno sottolineato come sia necessario acquisire la cultura della sostenibilità ambientale non solo per diminuire l’inquinamento atmosferico del territorio, ma anche per dare nuove opportunità di sviluppo economico e sociale a tutta la comunità.

Il pomeriggio si è concluso poi con i vari saluti, in particolare sul finire dell’incontro è stata anche ribadita l’importanza della Mondadori di Nola, ormai punto di riferimento socioculturale dell’intero agro nolano, che grazie all’ottimo lavoro della direttrice Autilia Napolitano sta diventando giorno dopo giorno un vero e proprio salotto culturale, dove vengono discusse ed illustrate molteplici tematiche, che sanno trasportare e coinvolgere qualsiasi fascia d’età.

R.A.

Il patrimonio culturale di Napoli e della Campania: eventi di Carnevale a Napoli

Ormai ci siamo, è carnevale e sabato 3 febbraio 2024 si è dato inizio ai festeggiamenti a Napoli della festa più pazza dell’anno.

Le associazioni Vivere a Napoli e Borbonica Sotterranea hanno dato vita alla prima edizione del “carnevale in galleria borbonica”.

Gli ospiti sono stati accolti nelle misteriose gallerie sotterranee illuminate da luci  multicolori da suoni e balli e da personaggi in costume che hanno allietato la serata con allegre  performance.

Cortei in maschera e carri carnevaleschi sfileranno per le strade della città  da venerdì 9 a martedì 13 rappresentando in pieno l’originale spirito carnevalesco di ribaltare l’ordine sociale dove non è più possibile esercitare la distinzione tra  ricchi padroni oppressori ed i poveri popolani.

Città della Scienza organizza per domenica 11 un carnevale-laboratorio di divertimento ed apprendimento, un modo per insegnare modalità di comportamento sociale, immergendo i partecipanti nel mondo dell’evoluzione del terzo regno.

Un modo originale e divertente ma scientifico per coinvolgere i giovani che tra palloncini e bolle di sapone in un programma di educazione civica.

E per concludere nel modo più inerente alla tradizione borbonica da sabato 10 a martedì 13 a Palazzo Reale in “Largo Palazzo” Re Ferdinando e la sua consorte  Regina Maria Carolina accoglieranno gli ospiti nelle sontuose sale  della Reggia  per dare inizio al Gran Ballo di Corte sulle note del minuetto e gustando un gustoso babà.

Tutti gli ospiti potranno indossare la mascherina.

A Pietrarsa domenica 4 febbraio un’esperienza musicale in costume: “A corte da Pulcinella” un’esperienza interattiva unica, occasione per sbirciare dietro le quinte del teatro.

Ed infine ad Edenlandia, nel parco dei divertimenti della città di Napoli da sabato 10 a martedì 13, i  bambini potranno accedere in maschera  per una giornata di vera festa.

Alessandra Federico

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