I limiti della solitudine per la società dell’inclusione.

Da sempre nella storia degli eventi umani, ogni gruppo sociale, piccolo o grande, ha tracciato perimetri ben precisi per i suoi appartenenti, stabilendo non soltanto diritti e doveri, ma anche gli strumenti per l’esclusione. La disabilità non è rimasta sempre uguale nei secoli. Il concetto di disabilità è cambiato più volte,passando dall’essere un difetto o causa di discriminazione, a diventare addirittura causa eugenetica,per diventare poi una sfida per un mondo più inclusivo.La Dott.ssa Simona Ugolini, nel suo libro “L’atteggiamento della cultura greco-romana nei confronti della disabilità: gli antipodi della nostra inclusione?” scrive: “.. a guardar bene , mentre da un lato abbiamo elementi che inducono a propendere per la tesi di una società in cui si tende a rimuovere ciò che è malformato e/o deficitario, dall’altro riaffiora continuamente tutto un mondo – quello mitologico che della deformità ha fatto quasi la regola” Tra il XII e XIII secolo, un primo fattore per designare l’appartenenza ad un determinato nucleo urbano era rappresentato dall’iscrizione delle persone residenti in città negli estimo cittadini e negli elenchi delle collette, chi non risultava iscritto era escluso dalla protezione del Comune. Tra i luoghi dell’inclusione si devono menzionare i mercati e le officine, ma anche gli alberghi, le taverne, i bagni pubblici, il nucleo familiare, la chiesa, la corporazione di riferimento. Ma non c’erano solo luoghi di aggregazione e di coesione sociale, nelle città medievali o nelle loro vicinanze esistevano luoghi atti ad escludere dalla società soggetti deboli e sfortunati o percepiti come una minaccia, e di cui vergognarsi e quindi nascondere agli occhi del mondo, ma nei cui confronti si sviluppano comportamenti pietistici e occasioni per redimersi dal peccato facendo elemosina. Tra questi luoghi di esclusione vanno menzionati gli ospedali e gli ospizi, dove trovavano riparo i malati, i vagabondi, le persone anziane, gli indigenti e anche i bambini abbandonati. Col Rinascimento e con l’illuminismo poi, si inizia ad affermare la medicina, quindi di conseguenza la disabilità viene medicalizzata e curata negli ospedali. Nel campo dell’istruzione nell’anno 1848 con la riforma di Gabrio Casati viene sancita l’istruzione obbligatoria ai minori, ma che non si occupa di soggetti portatori di handicap perché considerati ineducabili. Con la riforma del 1923, poi modificata nel 1928, si stabilisce che l’istruzione dei ciechi e dei sordi è obbligatoria con la frequenza in apposite istituzioni scolastiche, dove potevano essere accolti anche allievi con disturbi psichici. Nel 1971 si stabilisce che l’istruzione dell’obbligo, nei soggetti portatori di Handicap deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica. Negli anni 1977, 1992, 2010 e 2012 si stabilisce finalmente che l’inclusione è un concetto che presuppone l’equità, vale a dire l’idea che la differenza e la diversità favoriscono l’apprendimento di ciascuno e di tutti. Con la legge 17/1999 si stabilisce anche per gli studenti universitarie con disabilità, la possibilità di un supporto individualizzato.

Alessandra Federico

Parmigiano Reggiano: un viaggio alla scoperta del “Re dei Formaggi”

Dopo il grande successo riscosso ad aprile con oltre 13.000 partecipanti, i caseifici del Parmigiano Reggiano riaprono le porte al pubblico per un nuovo appuntamento con “Caseifici Aperti”, iniziativa promossa dal Consorzio che dà a tutti, dai foodies ai curiosi, grandi e piccini, la possibilità di partecipare e immergersi nella produzione della forma DOP. L’appuntamento è per Sabato 7 e Domenica 8 Ottobre in 49 caseifici in tutte le province della zona d’origine, ovvero Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna alla sinistra del fiume Reno e Mantova alla destra del Po. Sarà un’occasione unica per scoprire il “Re dei Formaggi”. In occasione di “Caseifici Aperti”, i visitatori potranno assistere alla nascita e all’apertura di una forma di Parmigiano Reggiano, passeggiare attraverso le “cattedrali di formaggio” dei magazzini di stagionatura, acquistare la forma DOP direttamente dalle mani dell’artigiano che l’ha creata e molto altro ancora. Sarà un viaggio nel tempo alla scoperta di un metodo di lavorazione artigianale, infatti non si tratterà di semplici visite guidate, ma di un autentico viaggio nel tempo alla scoperta del metodo di lavorazione artigianale della forma, rimasto invariato da oltre nove secoli. I visitatori potranno scoprire come si produce il Parmigiano Reggiano, dalla mungitura delle mucche al confezionamento, e conoscere i segreti di questo formaggio unico al mondo. “Caseifici Aperti” è anche un’imperdibile occasione per scoprire i capolavori storici e i luoghi d’intrattenimento della Zona di Origine. Dai castelli e le chiese medievali di Parma al trekking nell’Appennino di Reggio Emilia; dai capolavori su quattro ruote del Museo Ferrari in provincia di Modena ai romantici portici di Bologna e alle rive del Po nella Bassa di Mantova. A Reggio Emilia, presso l’Iren Green Park, si svolgerà anche il “Festival dei Caseifici Aperti”, Sabato 7 e Domenica 8 ottobre dalle ore 15:00. La due giorni creerà nel cuore della città un “villaggio del Parmigiano Reggiano” animato con quanto di meglio il territorio offre per celebrare il buon vivere e la comunità. Il programma del Festival prevede masterclass, cooking show, food truck, performance artistiche, giochi e spettacoli per i più piccoli, sport, dj set e tanto altro ancora. Come novità del 2023, sarà inoltre possibile acquistare i Parmigiano Reggiano vincitori dei Palii, le gare in cui i caseifici competono con forme di varie stagionature. «Dopo il successo dell’edizione precedente, siamo orgogliosi di lanciare l’edizione autunnale di Caseifici Aperti», ha dichiarato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio. «Quella degli appassionati che desiderano scoprire i luoghi di produzione della DOP è una domanda in costante aumento. Ai nostri casari va infine il ringraziamento del Consorzio per aver contribuito a rendere il Parmigiano Reggiano non solo un formaggio, ma un’icona del Made in Italy, un simbolo del nostro stile di vita, amato dai consumatori in Italia e all’estero». Caseifici Aperti è un’occasione imperdibile per tutti gli appassionati di formaggio e di buon cibo. Un’opportunità unica per conoscere da vicino il “Re dei Formaggi” e scoprire i segreti di un metodo di lavorazione artigianale unico al mondo. Per partecipare è necessario prenotare la visita sul sito del Consorzio.
Ivan Matteo Criscuolo

GEA 2023, un’occasione di riflessione e formazione per la sostenibilità.

Al via oggi, Venerdì 29 settembre, la prima edizione di “GEA-Giornate Educazione Ambiente”, un evento dedicato ai temi dell’educazione e della sostenibilità che si terrà a Napoli, nei Quartieri Spagnoli, fino a Domenica 1° Ottobre. L’iniziativa, organizzata da Bolton Hope Foundation, le Scuole “Dalla Parte Dei Bambini”, l’Impresa sociale “Con i Bambini” e FOQUS-Fondazione Quartieri Spagnoli, prevede un ricco programma di attività, dibattiti, incontri e workshop rivolti a studenti, insegnanti, genitori e cittadini. Tra gli eventi più importanti, la presentazione di EDUQA, il nuovo polo educativo nel cuore dei Quartieri Spagnoli, che sarà inaugurato sabato 30 Settembre alle 13.30. EDUQA è una scuola a vocazione educativa ambientale che si propone di formare cittadini consapevoli e responsabili dell’ambiente. Domenica 1° Ottobre, alle 17, il filosofo e sociologo Edgar Morin terrà una lectio magistralis sul tema della complessità. Morin, studioso e teorico della “complessità”, è una delle figure più autorevoli della cultura contemporanea. GEA è un’occasione importante per riflettere sul rapporto tra educazione e sostenibilità. In un momento storico in cui il cambiamento climatico è una minaccia sempre più grave, è fondamentale educare le nuove generazioni alla sostenibilità. Il programma di GEA offre un’ampia gamma di attività e proposte formative, che spaziano dalla sensibilizzazione alla cittadinanza attiva. L’evento si rivolge a un pubblico eterogeneo, con l’obiettivo di coinvolgere e sensibilizzare tutti i cittadini, dai bambini agli adulti. Sarà è un evento importante per Napoli e per l’Italia. L’iniziativa si pone l’obiettivo di promuovere la diffusione della cultura ambientale e della sostenibilità nel nostro Paese. L’evento è realizzato in collaborazione con numerose istituzioni e associazioni, a testimonianza della volontà di costruire una rete di attori che si impegnano per la sostenibilità. GEA è un appuntamento da non perdere per tutti coloro che sono interessati ai temi dell’educazione e della sostenibilità. L’evento offre un’occasione unica per riflettere, formarsi e partecipare attivamente alla costruzione di un futuro più sostenibile. Inoltre, prevede una serie di approfondimenti sui temi dell’educazione ambientale, tra cui: l’educazione ambientale nelle scuole, giovani, la formazione degli insegnanti,la comunicazione ambientale e la partecipazione attiva. Questi approfondimenti saranno presentati da esperti, accademici e rappresentanti di enti e associazioni. GEA sarà anche un evento social. L’iniziativa sarà infatti promossa sui principali social network, con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico sempre più ampio. Su X (ex Twitter), l’hashtag ufficiale è #GEA2023. Tutto ciò si racchiude in un evento importante che si pone l’obiettivo di promuovere la cultura ambientale e della sostenibilità in Italia. L’iniziativa offre un’ampia gamma di attività e proposte formative, rivolte a un pubblico eterogeneo. E’ un appuntamento imperdibile soprattutto per coloro che sono interessati ai temi dell’educazione e della sostenibilità.

 

Ivan Matteo Criscuolo

 

 

Baccalà Village a San Marco Evangelista: un tripudio di sapori , cultura e divertimento.

Prosegue il Baccalà Village, la kermesse gastronomica itinerante dedicata al baccalà, giunta alla sua quarta tappa. L’appuntamento di questo inizio autunno si terrà a San Marco Evangelista (CE), presso l’ampio Polo Fieristico A1 Expo (uscita Caserta Sud), da oggi, Venerdì 29 settembre a domenica 1 ottobre, ingresso libero dalle ore 18 alle 24. L’evento è ideato dallo chef “scellato” (come si autodefinisce) Antonio Peluso, della Locanda del Baccalà di Marcianise. Per questa tappa, Peluso ha previsto due importanti novità: la partecipazione degli chef stellati e delle star dei social, in particolare di TikTok, il pizzaiolo Errico Porzio e lo chef Peppe Di Napoli dell’omonima pescheria e due nuovi piatti da scegliere nelle tre consuete proposte di menu, ovvero il baccalà alla brace e la zuppa di baccalà con patate. Nelle tre classiche proposte di menu, logicamente il baccalà sarà l’ingrediente principale: una prima proposta dove si potrà scegliere un antipasto, un primo tra paccheri con pomodorini, olive e capperi e baccalà, risotto al radicchio, provola e baccalà e ziti alla genovese di mare con baccalà, oltre alla bevanda, al dolce e al caffè. Un secondo menu dove ci sarà sempre un antipasto a scelta e un secondo a scelta tra baccalà fritto con contorno, baccalà in cassuola o gratinato al forno con mandorle, e ovviamente bibita, dolce e caffè, e poi il menu completo con antipasto, primo, secondo, dolce, bibita e caffè. Mentre per gli amanti della pizza ci saranno la pizza bianca e quella rossa, entrambe ovviamente con baccalà. Per coloro che non sono amanti del baccalà saranno a disposizione le stesse proposte gastronomiche, prive però dell’ingrediente protagonista. Tra i dessert, oltre alla consueta sfogliatella classica napoletana e al cioccolatino al baccalà già raccontato da chef Peluso nel suo libro “50 Sfumature di Baccalà”, spicca la novità assoluta della graffa di Zio Savino, food influencer e volto noto televisivo. Venerdì 29 settembre alle 19.30 è in programma un incontro dedicato alla tradizione del baccalà, e moderato dal direttore responsabile della Buona Tavola Magazine Renato Rocco, coi seguenti relatori: il giornalista del Mattino e critico enogastronomico Luciano Pignataro, l’Assessore della Regione Campania all’Agricoltura Nicola Caputo, il Presidente della Provincia di Caserta Giorgio Magliocca, Antonio Limone direttore dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno e i sindaci delle precedenti tappe del Baccalà Village 2023. Porteranno poi i saluti istituzionali il sindaco di San Marco Evangelista Marco Cicala e ovviamente il padrone di casa Antimo Caturano, Presidente dell’A1 Expo. “Dopo aver sdoganato questo alimento dal tradizionale consumo invernale, tipico del periodo natalizio, l’obiettivo è dimostrare che si può gustare il baccalà a prezzi popolari, nonostante il periodo che stiamo attraversando e il costo della materia prima. Anche con soli 15, 18 euro, ad esempio”, assicura lo chef Peluso. Il pensiero va già alla quinta e ultima tappa 2023 del Baccalà Village, prevista per il prossimo Natale a Pignataro Maggiore (CE), con cui salutare l’anno e rimandare alla prossima e terza edizione del 2024 con nuove date e tappe tutte da scoprire.
Ivan Matteo Criscuolo

L’inclusione sociale

L’OMS nel 2001 ha approvato l’ICF strumento che ha consentito un cambio di prospettiva nel “considerare la disabilità non più come una condizione di minorazione a se stante, ma inserita nel contesto ambientale e sociale. Nella nuova prospettiva, chiamata bio-psico-sociale, l’accento viene spostato dalle minorazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali di una persona alle barriere mentali, sociali e architettoniche che possono rendere quelle minorazioni effettivamente degli handicap, come ostacoli alla piena partecipazione ed eguaglianza. La classificazione ICF sottolinea il fatto che la disabilità è un’esperienza umana universale, che tutti possono vivere nel corso della loro esistenza”. Riassumendo in maniera semplice, quando parliamo di inclusione non ci riferiamo a qualcuno in particolare, tipo alunni con disabilità, adulti con problemi dovuti a malattie, incidenti o dovute semplicemente all’età, ma parliamo di tutte e tutti, con le varie differenze, economiche, culturali, razziali o religiose, insomma una varietà infinita delle differenze umane.

Un aspetto fondamentale evidenziato più volte nei suoi interventi in pubblici dibattiti dal prof.

Alessandro Pepino, è quello relativo alla“debolezza del sistema formativo post-universitario

deputato proprio a formare le competenze degli operatori preposti al supporto delle persone con

disabilità nella scuola e nei contesti lavorativi” Questa impreparazione del personale la riscontiamo in molti ambiti della vita sociale e lavorativa molto spesso associata anche alla assoluta mancanza di deontologia professionale. Tutto questo dà ai cittadini, specie quelli più fragili, la sensazione di essere stato lasciati soli dalle istituzioni e dalla politica. Soli nelle difficoltà di ogni atto della vita quotidiana. In Italia, oltre 600 mila persone con limitazioni gravi vivono in una situazione di grande isolamento, senza alcuna rete su cui poter contare in caso di bisogno di queste ben 204mila vivono

completamente sole. La condizione di solitudine sta divenendo un reale rischio mondiale per la salute tanto che ha fatto lanciare l’allarme al capo della sanità USA Vivek Murthy che ha parlato di epidemia di solitudine ed isolamento, ed ai governi di Giappone e Regno Unito di istituire ministeri per occuparsi del tema. Tutto questo stride fortemente con l’immagine oleografica con la quale viene e presentata la nostra società fondata sulla Costituzione e sostenuta dalle leggi e normative che disciplinano i rapporti sociali. Livio Pepino, presidente di Magistratura Democratica fino al 2005, afferma: “I Diritti sociali non sono nel nostro sistema costituzionale, un’opzione politica variabile a seconda della maggioranza parlamentare, ma sono un principio giuridico vincolante. I principi di giustizia distributiva sono diventati diritti e le politiche per realizzarli atti dovuti,sottratti una volta per tutte alla negoziazione politica. Alle maggioranze politiche è rimesso il modo di realizzarli, non se realizzarli”… Il requisito essenziale di ogni diritto è quindi la sua esigibilità, in caso contrario il diritto è nullo. Per poterli esigere sono necessarie tre cose: conoscerli, sapere cosa fare per ottenerli, avere la possibilità di agire in maniera coattiva.

Le Istituzioni hanno compito di:

. informare correttamente i cittadini;

. realizzare tutti i servizi previsti dalle normative,in strutture accessibili, con strumentazioni

adeguate e con personale preparato professionalmente e deontologicamente;

. controllare sistematicamente la qualità e i tempi di erogazione dei servizi, intervenendo

rapidamente per correggerne eventuali disfunzioni.

Solo una società composta da cittadini informati e consapevoli potrà definirsi davvero democratica

e giusta. Chi desidera una società dove i diritti siano rispettati deve innanzi tutto informarsi ed informare sui diritti e di come poterli esercitare,deve sviluppare il senso di solidarietà sociale, vigilare e segnalare eventuali abusi ed omissioni anche attraverso il ricorso ad azioni giudiziarie.

Da qualche tempo un gruppo di associazioni, riunite in un progetto che hanno deciso di chiamare

“Vivere meglio”, si sono date questo compito.

Queste associazioni hanno dato vita ad un ciclo di convegni ed iniziative sul territorio per

l’affermazione dei diritti sociali, invitando associazioni, gruppi, singoli e professionisti che si

battono per l’affermazione dei diritti a costituire, al di là di tutte le possibili differenziazioni, un

fronte comune per i diritti sociali. Le attività sono iniziative di controllo del territorio e di segnalazione delle disfunzioni utilizzando lo strumento della fotografia quale mezzo di sviluppo della coscienza civile (progetto scatta e riscatta: ecofotopasseggiate, Safari fotografico, concorso fotografico). Il programma del PVM si propone quindi di diffondere e di affermare i principi della educazione civica: costituzione (diritto nazionale ed internazionale) legalità e solidarietà: conoscenza e riflessione dei significati attraverso la pratica quotidiana e realizzando progetti che si possano condividere.

Alessandra Federico

Patrizia Poli: La pietra in tasca

Emily Brontë innalza la scrittura a “pulsazione, respiro, centro assoluto del vivere”. La narrazione in poesia e prosa da intendersi come rifugio paradisiaco?

Per Emily la scrittura era una fuga di libertà nella fantasia, una trascendenza romantica, e la poesia uno sfogo privatissimo. Ma non fuggiva dalla realtà quotidiana che amava oltre ogni dire. Adorava il luogo in cui viveva, la propria famiglia e i lavori umili che volentieri svolgeva nell’ambito domestico. Tuttavia la sua immaginazione, il suo cuore potente, la sua sensibilità sentimentale la spingevano verso lidi di gloria, di passione, tormento e turbamento, dove tutto era possibile e non esistevano mezze misure. Non cercava il paradiso, lo aveva già a portata di mano, le bastava guardare fuori della finestra. Cathy, nel romanzo, ha un incubo in cui si trova nel regno dei cieli e piange disperata perché vuole tornare sulla terra, nella brughiera e fra le braccia di Heathcliff, non certo un angelo, piuttosto un demonio che solo lei sa domare.

Può fornire degli elementi circa il contesto familiare e sociale in cui l’autrice ha scritto e vissuto?

Emily ha vissuto un’esistenza tragica ma quieta, in una famiglia che la amava e non era così rozza o isolata come poi si è voluto far credere. Figlia d’intellettuali, autodidatta come i suoi fratelli, ha poi perfezionato gli studi, anche all’estero. A Haworth non c’erano grandi distrazioni ma si leggeva, si dipingeva, si suonava, si commentavano le notizie politiche e sociali. Purtroppo un’atmosfera di morte ha accompagnato questa famiglia, a partire dal luogo dove i fratelli sono cresciuti, circondato da cupe pietre tombali, fino ai drammatici fatti che li hanno strappati al mondo nel fiore degli anni, uno dopo l’altro.

Emily Brontë pare essere in piena sintonia con gli elementi della natura.

Potrebbe essere questa specifica attitudine poetica la chiave per comprendere l’autrice di “Cime Tempestose”?

Senz’altro esiste fusione completa fra natura e opera poetica dell’autrice. I suoi personaggi non sono immorali ma premorali, agiscono come gli elementi atmosferici, come un fiume che esce dal suo letto o un terremoto che scuote le fondamenta della terra. Non importa quante vittime lascino sul cammino, loro devono fare quello che fanno, cioè amarsi, azzannarsi, fondersi. Ecco perché questo romanzo è così unico, così speciale, così fuori dal tempo.

Frammenti di lettere, poesie, testimonianze guidano direttamente il lettore in questa doviziosa biografia. Interessanti sono i rapporti intrafamiliari.

Quale analisi possibile?

In realtà la mia non è l’ennesima biografia, per questo vi rimando a quella classica, e fuorviante, di Elizabeth Gaskell – da cui è tratto il mirabile romanzo di Lynne Reid Banks e che ha contribuito a creare la “leggenda dei Brontë –, a quella monumentale, moderna e innovativa di Juliet Barker o a quella poetica e struggente di Paola Tonussi.

Qui è Emily che, ormai spirito nella brughiera come la sua Cathy e il suo Heathcliff, ricorda la propria vita e rivive il romanzo. Per questo ci sono ripetizioni e rimandi continui, per questo si va volutamente avanti e indietro nel tempo, mentre i ricordi si mescolano e rincorrono, insistenti, in un flusso di coscienza inarrestabile.

Emily era se stessa solo a casa, nella brughiera, con la famiglia e con i suoi amati animali: cani, gatti, falchi. Aveva un rapporto speciale con Anne, la sorella minore, ma adorava anche tutti gli altri componenti della famiglia: suo padre, serio, burbero ma giusto e compassionevole. Charlotte, severa e timida, romantica, l’unica a diventare famosa prima della morte. Branwell, che lei non giudicava ma sosteneva nonostante le malefatte. E poi la serva Tabitha che stimolava con i racconti la fantasia dei fratelli, la zia Elisabeth giunta a sostituire la madre morta. Il ricordo pietoso e struggente di Maria ed Elisabeth, le sorelle decedute da bambine.

Una famiglia unita nella fede e nel dolore ma anche molto nell’amore per le lettere e le arti, per la politica e l’impegno sociale. Una famiglia che, dopo aver perso la madre, ha visto morire in due mesi due sorelline e poi, a distanza di anni, altri tre fratelli in nove mesi.

Lettere, poesie e testimonianze sono state la base dalle quali sono partita, dunque, ma non le ho citate né riportate nel testo.

In “La pietra in tasca” emerge l’immaginario letterario di Emily Brontë.

Può motivare il suo interesse per l’autrice?

Credo di aver letto da ragazzina una vecchia edizione di “Cime tempestose” trovata in casa. M’innamorai subito dell’atmosfera “infestata e spettrale” del romanzo. Ho cercato di riproporla nella rivisitazione del testo che compone la seconda parte di “La pietra in tasca”.  All’università, poi, scrissi una tesina sull’argomento, approfondendolo, e da allora, il bisogno di scavare nell’animo di Emily e di Charlotte, e della loro disgraziata famiglia, non mi ha mai abbandonato.

Che cos’ha di tanto travolgente il romanzo di Emily? L’eroe byronico è scisso in due e non trova nessuna controparte capace di rabbonirlo e redimerlo. In realtà l’eroe satanico trova qui la sua amata metà dell’inferno. Heathcliff e Cathy non “s’innamorano”, non si scoprono, semplicemente “esistono” l’uno nell’altra, da sempre e per sempre (e, entrambi, sono Emily Brontë).

Un libro senza scampo, senza redenzione, almeno per i due eroi principali – dove la morte non è una sconfitta o una punizione bensì un premio. Non vanno in paradiso, questi due, né all’inferno, vanno in un luogo – la brughiera – al quale entrambi appartengono; si ritrovano, tornano a fondersi, a essere di nuovo la persona che la sorte aveva diviso.

Patrizia Poli

Si è laureata in lingua e letteratura inglese.

Ha gestito per molti anni un negozio in un quartiere popolare della sua città, poi si è dedicata a tempo pieno alla scrittura.

In passato ha collaborato al blog Critica Letteraria e al sito Livorno Magazine.

Dal 2012 amministra il blog culturale collettivo signoradeifiltri.

Ha tradotto alcuni saggi dello scrittore Guido Mina di Sospiro pubblicati sulla rivista Pangea.

Ha pubblicato:

L’uomo del sorriso, Marchetti Editore 2015, segnalato al XXVI premio Calvino e recensito su L’indice dei libri del mese, romanzo storico incentrato sulle figure di Gesù e Maria Maddalena.

Signora dei filtri, Marchetti Editore, 2017, romanzo mitologico basato sulla storia di Medea e Giasone e del viaggio degli Argonauti.

Una casa di vento, Marchetti Editore, 2019, storia di sentimenti familiari difficili, ambientata a Livorno ai giorni nostri.

L’ultima luna, Milena Edizioni, 2021, romance ambientato in Africa.

L’isola delle lepri, Literary Romance, 2021, romanzo storico su Santa Margherita d’Ungheria.

Axis Mundi, Literary Romance, 2021, historical romance sul ciclo arturiano.

Post Partum, Butterfly Edizioni, 2023, scritto a quattro mani con la scrittrice ogliastrina Federica Cabras.

La pietra in tasca, Literary Romance, 2023.

Giuseppina Capone

Nola: L’importanza della memoria

Nella fatidica data dell’11 settembre si è tenuta, presso il Teatro Umberto di Nola, la giornata in ricordo dell’eccidio di Nola, in occasione dell’80º anniversario.

L’evento ha avuto luogo alle 19:30 ed è stato un connubio perfetto tra filmati e recitazione, uno spettacolo dinamico, che ha saputo tenere gli spettatori, di tutte le età, sempre attenti alla scena, soprattutto scatenando in loro un forte senso di comprensione al ricordo degli eventi.

Certo, la tematica non è delle più felici, in quanto 10 ufficiali del 48º reggimento italiano furono fucilati ad opera della divisione nazista Göring, in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, ma i vari interventi degli attori in scena, tra monologhi, balli e canzoni, non hanno fatto calare una vena malinconica, ma sono stati capaci di suscitare un forte senso di appartenenza e commemorazione per le imprese di chi ha difeso la città di Nola.

Durante l’evento si sono alternati filmati ufficiali dell’Istituto Luce, accompagnati dalla narrazione di chi era sul palco, prima da un punto di vista degli Alleati, spiegando modalità e dettagli dello sbarco avvenuto tra Salerno e Agropoli il 9 settembre 1943, successivamente anche dalla parte di chi era quel giorno sul luogo, nella caserma Principe Amedeo, ovvero il tenente Michele Nicoletti. Infine la parte che sicuramente ha colpito di più è stata quella della “memoria”, considerata nemica del tempo e ben diversa dalla storia, il cui compito era in questa occasione ricordare chi eroicamente si è mosso in prima linea per la difesa di Nola, e che anche da innocente ha pagato con la vita, come i tenenti Antonio Pesce ed Enrico Forzati.

Lo spettacolo si è concluso con i saluti del Sindaco di Nola Carlo Buonauro, il regista Gaetano Stella, la direzione artistica di Carmela Parmense e infine il colonnello Antonio Grilletto, ideatore dell’iniziativa e della frase:” Amare i caduti ed onorarne la memoria è dovere precipuo di ogni cittadino”.

Dopo i saluti, quando tutti si stavano per alzare, al pubblico è stata offerta una particolare sorpresa, infatti ad assistere c’erano due parenti degli eroi già citati, Alberto Liguoro, figlio del tenente Alberto Pesce e Antonio Forzati, nipote di Enrico Forzati, accompagnati da numerosi applausi.

Rocco Angri

 

(Foto Rocco Angri)

1527 Quando Napoli fece voto a San Gennaro

L’Associazione Culturale “Napoli è”  insieme al Museo dei Sedili di Napoli, diretto dalla giornalista Alessandra Desideri, partecipano alla VI edizione di “1527 Quando Napoli fece Voto a San Gennaro” evento realizzato sotto l’egida del “Comitato promotore UNESCO per la candidatura del culto e devozione popolare di San Gennaro a Napoli e nel Mondo” nato nel 2020 per iniziativa dell’Arcidiocesi di Napoli, del LUPT dell’Università Federico II, dell’ICOMOS, della Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro, del Comitato Diocesano San Gennaro, del Museo Diocesano, della Fondazione Fare Chiesa e Città, nonché da Sebeto APS, Fondazione Ferrante Sanseverino e Associazione I Sedili di Napoli ONLUS (che coordina l’evento), con il patrocinio morale dal Comune di Napoli e dell’Istituto Cervantes in Napoli.

La Fotografia in Italia con FOTOIT

Il numero di settembre di FOTOIT, la rivista della FIAF (Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche),si apre con l’editoriale del Presidente FIAF Roberto Rossi in cui parla delle iniziative in corso e di quelle programmate  fra le quali quelle per la chiusura delle celebrazioni dei 75 anni di vita.

La sezione “Periscopio” segnala eventi fotografici  (mostre, concorsi, letture portfolio, presentazione di volumi, ecc.) in giro per l’Italia.

In questo numero, come usuale nella rivista, spazio agli autori: Robert Doisneau, Alessandro Fruzzetti, Francesco Faraci, Mario Cresci, Chiara Innocenti (che è anche l’autrice scelta per la copertina), Leonilda Prato, Massimo Alfano, Marco De Angelis, Anna Pierottini.

“Singolarmente fotografia” è dedicata alle foto dell’anno. Per “Lavori in corso” istruzioni di lavoro con “Il Focus Stacking 2”.

Interessante il saggio sulla Fotografia transfigurativa e la “Storia di una fotografia” con Tearful.

La rubrica Circoli FIAF presenta l’Associazione Culturale Fotografica La Tangenziale.

Antonio Desideri

 

“I Lunedì dei Castelli” appuntamento dal 2 ottobre con l’Istituto Italiano dei Castelli

Parte il 2 ottobre il ciclo di seminari “I Lunedì dei Castelli”, un appuntamento serale autunnale dedicato a tutti coloro che vorranno conoscere il variegato mondo delle fortificazioni e potranno incontrarsi con altre persone interessate al tema e con i soci dell’Istituto Italiano dei Castelli.

“Si tratta del primo ciclo strutturato a livello nazionale – sottolineano gli organizzatori –  promosso dal nostro Istituto, dopo l’esperienza pilota “paesaggio e fortificazioni” svoltasi nel 2021, durante la pandemia. L’obiettivo del corso è fornire ai partecipanti una prima chiave di lettura per la corretta conoscenza del vastissimo patrimonio di architettura fortificata ancora oggi presente sul territorio nazionale e che costituisce una componente fondamentale dei Beni Culturali Archeologici ed Architettonici”.

Il ciclo di seminari sarà svolto in modalità online su piattaforma Google Meet ed articolato in 11 incontri. I seminari saranno tenuti dai membri del Consiglio Scientifico dell’Istituto Italiano dei Castelli, da docenti delle Università italiane, da funzionari delle soprintendenze.

Quali sono i temi trattati nel ciclo di conferenze?

“Tra i temi trattati – elencano gli organizzatori – : le fortificazioni in epoca classica, con approfondimento dei casi paradigmatici di Paestum e Pompei; l’architettura difensiva normanno-sveva in Italia meridionale tra XI e XIII secolo; il sistema dei castelli viscontei in Lombardia; le caratteristiche architettoniche e funzionali dei castelli siciliani, con particolare attenzione alle influenze arabe; le artiglierie nevrobalistiche e la rivoluzione della polvere da sparo, tecniche che modificarono la prassi ossidionale a partire dal XIV secolo; le trasformazioni dei castelli in Italia centrale e nel Mezzogiorno nella seconda metà del XV secolo per l’adeguamento alle nuove tecniche di assedio (fase dell’architettura militare di Transito); la fortificazione cd. “alla moderna” caratterizzata dall’introduzione della traccia all’italiana (fronte bastionato) che caratterizzerà l’evoluzione dell’architettura militare per circa tre secoli, con gli esempi paradigmatici delle fortezze veneziane dello “Stato di Terra”; i grandi forti di sbarramento in Piemonte e Valle d’Aosta tra XVII e XVIII secolo (Exilles, Bard, Demonte, La Brunetta, Fenestrelle); la scuola militare prussiana e il caso dei forti di Verona e del Quadrilatero; le opere difensive in calcestruzzo armato e la protezione delle coste nel XX secolo, con particolare riferimento alla Sardegna e, infine, l’iconografia dei castelli nelle rappresentazioni artistiche in Trentino Alto Adige”.

Un ciclo di seminari dedicato non solo agli appassionati, ma, soprattutto, agli operatori dei beni culturali, studenti, architetti e ingegneri.

La partecipazione al ciclo di studi consente, agli studenti, di richiedere al proprio corso di laurea il riconoscimento di crediti per le attività a scelta/libere.

A fine corso agli iscritti sarà rilasciato attestato di frequenza.

Per iscrizioni e informazioni:: corsocastellologia@istitutoitalianocastelli.it tel. 392 7204031

Antonio Desideri

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