Presso la FoCS  il laboratorio di Musicoterapia MUSICAL… MENTE a CUORE

Grande partecipazione di presenza ed emotiva sabato 29 aprile per l’Open Day FoCS organizzato presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus a Materdei, presieduta dal prof. Antonio Lanzaro.

Un Open DAY  dedicato alla presentazione del Laboratorio di Musicoterapia.

MUSICAL… MENTE a CUORE, questo è il titolo scelto per il laboratorio e l’iniziativa che ha lanciato questo importante presidio a Materdei realizzato in collaborazione con l’Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive e l’Associazione Culturale “Napoli è”.

Interessanti tutti gli interventi che hanno messo in evidenza l’importanza del fare rete e del lavoro che le Associazioni e gli Enti del Terzo settore svolgono sui territori spesso fornendo servizi lì dove sono mancanti.

Il Dott. Enrico Platone, Consigliere delegato alla Consulta Associazioni e Organizzazioni di volontariato ed ETS Municipalità 2, ha evidenziato il lavoro che l’associazionismo svolge ed ha portato i saluti dell’Avv. Roberto Marino, Presidente  Municipalità 2  Comune di Napoli.

L’incontro è stato condotto dalla giornalista dott.ssa Bianca Desideri che ha portato anche i saluti dei presidenti della Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus e dell’Associazione Culturale “Napoli è” ed ha ringraziato i presenti in sala, i collaboratori e gli amici della Fondazione e tutti coloro che hanno deciso di aderire a questa iniziativa.

Il Dott. Giuseppe Palmieri, Presidente “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive ha illustrato le motivazioni che hanno portato alla realizzazione del progetto presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus. Sono intervenuti il Dott. Francesco Maria Caso – Musicoterapista e Tecnico del non Verbale Benenzon, che sarà impegnato nella conduzione del laboratorio di Musicoterapia e che ha spiegato l’utilizzo di alcuni strumenti musicali nell’ambito delle attività laboratoriali; la dott.ssa Sara De Lorenzo dell’Associazione Voce di… Vento; la Dott.ssa Ida Piccolo, Conduttrice, Speaker e  Giornalista; la dott.ssa Maria Rosaria Toso, vice presidente dell’Associazione Voce di… Vento.

La mattinata ha visto la preziosa e brillante presenza dell’ospite d’onore, il cantautore Michele Selillo che ha parlato della sua esperienza musicale e di collaborazione con il mondo dell’associazionismo.

Musical…mente a cure è un’iniziativa fortemente voluta per venire incontro alle esigenze del territorio e delle famiglie che risiedono nella Municipalità 2. Un ulteriore importante presidio di supporto alle esigenze dei più deboli si aggiunge a Materdei a quello già attivo a cura dell’Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive nella zona Mercato.

Per informazioni e contatti: Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus – Piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3 – 80136 Napoli – tel. 081-5641419 e-mail casadelloscugnizzo@libero.it

Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive  – Corso Garibaldi n. 394 – 80142 Napoli – tel. 3290780591 e-mail: vocedivento@gmail.com.

Antonio Desideri

Open DAY  FoCS  MUSICAL… MENTE a CUORE

Appuntamento sabato 29 aprile alle ore 10.00 presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus in piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3, presieduta dal prof. Antonio Lanzaro,  per l’Open DAY  FoCS  MUSICAL… MENTE a CUORE che lancia il Laboratorio di Musicoterapia realizzato in collaborazione con le Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive  e Associazione Culturale “Napoli è”.

Ospite d’onore della manifestazione l’artista Michele Selillo.

Dopo i saluti dell’Avv. Roberto Marino, Presidente  Municipalità 2  Comune di Napoli; del Dott. Enrico Platone, Consigliere delegato Consulta Associazioni e Organizzazioni di volontariato ed ETS Municipalità 2; del Prof. Antonio Lanzaro, Presidente Fondazione Casa dello Scugnizzo Onlus, del Dott. Giuseppe Palmieri, Presidente “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive,  dell’Ing. Carlo Valle dell’Associazione Culturale “Napoli è”, parleranno dell’iniziativa la Dott.ssa Ida Piccolo, Conduttrice, Speaker e  Giornalista; il Dott. Francesco Maria Caso – Musicoterapista e Tecnico del non Verbale Benenzon; la Dott.ssa Bianca Desideri  – Giornalista – Direttore Centro Studi e Ricerche “Mario Borrelli” Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus.

Saranno in esposizione vari strumenti musicali del Laboratorio di Musicoterapia.

Un’iniziativa fortemente voluta per venire incontro alle esigenze del territorio e delle famiglie che risiedono nella Municipalità 2. Un ulteriore importante presidio di supporto alle esigenze dei più deboli si aggiunge a Materdei a quello già attivo a cura dell’Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive nella zona Mercato.

“La Musicoterapia sfrutta il potere della musica come strumento di coesione sociale. Con la musicoterapia si può facilitare lo sviluppo della cooperazione tra utenti eliminando qualsiasi forma di giudizio nei confronti delle manifestazioni degli stessi, rinforzando e sostenendo le motivazioni, gli interessi e le preferenze che essiesprimono, si possono anche scoprire quelle risorse che di solito non emergono e valorizzare forme diverse d’intelligenza. Attraverso la musica si impara ad ascoltare, si coltiva il benessere psicofisico, si migliora l’attenzione, si riconoscono le emozioni,si riscopre la creatività”.

Per informazioni e contatti: Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus – Piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3 – 80136 Napoli – tel. 081-5641419 e-mail casadelloscugnizzo@libero.it

Associazione “Voce di… Vento APS” Autismo e altre disabilità intellettive  – Corso Garibaldi n. 394 – 80142 Napoli – tel. 3290780591 e-mail: vocedivento@gmail.com

Spazi di parità

Un interessante volume per parlare di parità attraverso la toponomastica è quello realizzato nel 2021 dalla Commissione pari opportunità del Consiglio regionale della Campania dal titolo “Toponomastica femminile. Luoghi di parità e impronte del femminile nello spazio urbano”.

Il perché di questo libro curato da Maria Lippiello e Melania Picariello lo spiegano proprio le due curatrici: “Toponomastica femminile. Luoghi di parità e impronte del femminile nello spazio urbano nasce dall’idea di promuovere un viaggio tra le città, i borghi, le strade, i luoghi e vicoli della nostra Regione attraverso una inedita prospettiva femminile di genere”.

Si tratta di un “viaggio inedito nei luoghi e per le strade delle città percorso con una visione al femminile e finalizzato a riscoprire e valorizzare il contributo delle donne alla costruzione della storia delle città e dei borghi della nostra amata regione”.

L’impostazione scelta è quella storico-biografica e raccoglie appunto una serie di biografie di donne che hanno segnato la storia della regione Campania. Scienziate, donne di cultura, artiste, regine, principesse, politiche, donne impegnate nel sociale e nel lavoro, vittime innocenti, ecc. tutte donne che hanno dato un importante contributo allo sviluppo dei loro territori. Donne che nel corso dei secoli hanno vissuto o svolto la loro attività, azione o pensiero in Campania.

Un libro da leggere con attenzione e proporre ai giovanissimi e non solo.

Antonio Desideri

Un giorno all’improvviso. I racconti delle donne al tempo del Covid

Il libro realizzato da Giulia giornaliste Sardegna è stato presentato nell’Aula Magna dell’Ateneo sassarese.

“Le letture di quel periodo non sono finite. Ci sarà ancora da sedimentare. Ci saranno <<narratori feriti>>.  Una fragilità nascosta dalla società, confusa sempre con la debolezza.”.

La conclusione della relazione di Romina Deriu, presidente del Corso di Studi in Comunicazione pubblica  e Professioni dell’informazione presso l’Università di Sassari, dischiude rinnovati percorsi di studi e indagini da percorrere nei tempi in divenire.

L’intervento citato ha contribuito con altrettanti autorevoli relatori nel realizzare un seminario di studi realizzatosi presso l’Aula Magna dell’ateneo sassarese nella mattinata dello scorso 13 aprile.

L’iniziativa organizzata dall’associazione GIULIA Giornaliste Sardegna in collaborazione con UNISS ha realizzato la quindicesima presentazione del volume Un giorno all’improvviso. Il testo, redatto dal lavoro corale di una selezione delle giornaliste associate è stato pubblicato nell’agosto dello scorso anno con il sostegno della Fondazione di Sardegna.

L’incontro è stato moderato da Vannalisa Manca – Giulia giornaliste – già consigliera dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna.

L’introduzione ai lavori del prorettore d’ateneo, prof. Andrea Fausto Piana, ha ricordato l’attuale transizione post pandemica del virus, avviatasi verso la fase endemica, secondo le attese risoluzioni OMS.

Un upgrade scientifico che sconta la crisi di un impatto sociale per un dramma mondiale capace di esasperare varie forme di violenze, discriminazioni, diseguaglianze.

Uno scenario dove un campione pari al settantasette per cento della popolazione U.E. dichiara che è aumentata la violenza domestica con gravi ricadute negli ambiti di lavoro.

I rappresentanti delle istituzioni locali hanno offerto testimonianze fortemente partecipate sulle esperienze personali vissute durante il lockdown.

“Un insieme di odio e di eroismo”: la nefasta quarantena sassarese nel ricordo del sindaco Nanni Campus. Il primo cittadino ha insistito sul senso della memoria. Sul ricorso al giudizio, spesso improprio, per usare un eufemismo, sui tragici eventi che coinvolsero un elevatissimo numero di ospiti della struttura per anziani Casa Serena.

“Un lavoro interessante” –  il progetto editoriale presentato in Aula Magna – nel pensiero di Giacomo Spissu. Il presidente della Fondazione di Sardegna nell’evocare la volatilità degli eventi rispetto a una impreparazione globale ha ricordato lo straordinario impegno della comunità scientifica mondiale.

Capace di trovare rapidamente risposte adeguate. Di fronte a una generale tendenza sociale di voler rimuovere il dolore e le giornate più drammatiche di quel periodo, Spissu ha ribadito l’esigenza di non dimenticare.

Leggere queste testimonianze, documentate dalle bellissime immagini, fissate negli scatti della fotografa Daniela Zedda, aiuta a non dimenticare.

Susi Ronchi, presidente Giulia giornaliste Sardegna, arrivata da Cagliari, ha ripreso il percorso formativo realizzato a livello nazionale da Giulia giornaliste, sin dalla sua nascita, avvenuta nel 2017. Una realtà consolidatasi nel breve come affidabile riferimento in vari ambiti istituzionali del Paese.

“Siamo riusciti con questo libro a dare uno spaccato sulla realtà lavorativa della Sardegna che è partita da una presa di coscienza delle difficoltà lavorative, sociali, di relazione, di cura. Difficoltà che abbiamo affrontato tutti noi durante la pandemia.” ha detto, tra l’altro, Ronchi. Sottolineando gli ottimi riscontri del libro. Tali da ipotizzare una eventuale nuova edizione in ristampa.

Alla presentazione del libro hanno contribuito anche gli interventi di Eugenia Tognotti, professoressa ordinaria di Storia della Medicina e Scienze Umane per gli Studi Antropologici (Uniss), e Antonietta Mazzette, professoressa ordinaria di Sociologia Urbana (Uniss).

Tognotti, esponendo una comparazione scientifica fra la pandemia influenzale della spagnola(1918-1920) e la pandemia virale del covid19, ha manifestato la maggiore esposizione delle donne ai fenomeni complessi patiti con il regime sanitario.

Mazzette,tra le curatrici della postfazione del libro, ha colto aspetti sociali non secondari. Riflessioni nate da ricerche effettuate nel mezzo della pandemia. Condivise con i colleghi ricercatori – ognuno collegato dal suo studio – in una circolazione telematica di idee sul significato della sanità pubblica.

Riprendendo alcuni punti sviluppati dalla prof.ssa Deriu possiamo convergere sul dato di fatto  che “il covid ha aumentato le diseguaglianze”. Urge pertanto “ripensare le politiche sociali in senso ampio. Con un welfare che tratti l’educazione affettiva e sentimentale.”

Un giorno all’improvviso è un bel libro anche esteticamente, nella grafica: comunica il bisogno dibellezza. Un bisogno, negato in quel periodo dove la bellezza era cercata con i cori dai balconi e gli striscioni di senso civile “io resto a casa”.

Impossibile ricordare qui tutte le autrici che hanno collaborato al progetto editoriale, alle protagoniste delle testimonianze raccolte. Molte delle quali presenti alla presentazione nell’ateneo sassarese. La cosa più opportuna è condividere un atto responsabile e civile alla memoria collettiva del Paese. Le esperienze di vita custodite in questo libro ne rappresentano una importante opportunità.

Luigi Coppola

 

 

(Foto: Intervento del Sindaco Nanni Campus)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Addio a Mary Quant, la creatrice della minigonna

Il mondo della moda sta vivendo un grave lutto: la stilista britannica Mary Quant è morta lo scorso 13 aprile all’età di 93 anni nel suo appartamento nel Surrey (Sud Inghilterra).

Mary Quant nasce a Londra (Blackheath) l’11 febbraio del 1930. Figlia di professori gallesi della London University, Mary, come volere dei genitori, avrebbe dovuto intraprendere lo stesso percorso di studi per diventare insegnante. Ma la giovane Quant aveva ben altri progetti e, infatti, all’età di soli 16 anni decise di andare via di casa per conseguire gli studi al Goldsmiths College ma soprattutto per vivere la sua vita in totale autonomia e indipendenza senza seguire a tutti i costi le regole imposte dalla società.

Alexander Plunket Greene, figlio di una nobile famiglia inglese e nipote di Bertrand Russell, era un giovane ragazzo anch’egli desideroso di vivere una vita fuori dagli schemi e in totale libertà e, avendo la stessa visione della vita che aveva Mary, ne diventò molto amico e insieme intrapresero uno stile di vita che a quei tempi era considerato anomalo; indossavano abiti mai visti prima di quel momento inventando outfit stravaganti, (Mary amava indossare gonne e stivali) viaggiavano anche senza bagagli, non avevano sempre soldi e quindi mangiavano solo quando potevano.

Archie Mc Nair era un fotografo (ex avvocato) con il quale i due giovani libertini instaurarono un forte legame di amicizia, tanto da decidere di diventare soci in affari; quando Alexander compì ventuno anni ereditò una cospicua somma di denaro che scelse di investire in un’attività: acquistò una casa in cui al primo piano realizzarono la boutique Bazaar e nello scantinato aprirono un ristorante.

Le attività, che si trovavano sulla Kings Road a Londra, erano frequentate da sole persone affini a loro, che avevano la loro stessa mentalità, la loro stessa voglia di vivere la vita in modo diverso, personale, una vita felice perché i giovani stavano oramai opponendosi alle imposizioni della società e, da lì a poco, le prime forme di ribellione furono rappresentate dalle nuove pettinature per i ragazzi (capelli lunghi) dalla gonne corte per le ragazze e dalle canzoni dei Beatles. Intanto, tra un successo e l’altro, stava nascendo l’amore tra Mary e Alexander e, in brevissimo tempo, i due decisero di unirsi in matrimonio. Nello stesso periodo la boutique stava attirando l’attenzione di personaggi del cinema e di teatro e dunque un momento di grande successo per la Quant che, entusiasta della popolarità che stava riscontrando grazie alla sua attività, decise di aprire un altro negozio nella nobile Brompton Road a Knightsbridge.

Mary stava oramai realizzando il suo sogno di diventare stilista ed era, infatti, l’icona della Swinging London ( un nome che indicava le nuove tendenze degli Anni ‘60 in Gran Bretagna. L’obiettivo delle Swinging era quello portare cambiamenti che fossero all’insegna della positività e ottimismo, questo portò mutazioni nel campo della moda, della musica e dell’arte). Mary Quant era diventata un’importante imprenditrice e, nel 1963, fondò il Ginger Group per diffondere i suoi capi all’estero. Ancora, nel 1966 inventò una linea di cosmetici, e nel 67 lanciò una nuova collezione di calzature. Era un momento di grande successo per la giovane stilista di moda; “High Priestess of Sixties fashion” (l’alta sacerdotessa della moda degli Anni ‘60) venne soprannominata dallo scrittore Bernard Levin. Il picco dell’emozione per Mary arrivò quando, la regina Elisabetta, le donò l’onorificenza di Cavaliere della Corona Britannica. Ma ciò che ha reso celebre la Quant è stata la sua invenzione della minigonna. Indossata dalla modella Twiggy, la minigonna di Mary, divenne immediatamente popolare e amata da tutte le giovani donne.

Alessandra Federico

Social Emotional Learning: l’apprendimento socio-emotivo per i bambini

L’apprendimento socio-emotivo per i bambini comporta l’acquisizione della conoscenza delle persone e di sé stessi, delle proprie emozioni, dei propri pensieri e punti di vista, insegna ad agire in modo responsabile e a prendersi cura degli altri.

L’apprendimento socio-emotivo per un bambino inizia (soprattutto) durante le attività scolastiche che svolge assieme ai compagni e alle maestre (la scuola è il posto di formazione e crescita).

Queste attività, oltre a sviluppare il loro lato creativo, si intrecciano in un complesso funzionamento cognitivo e socio- emotivo;  mettono sullo stesso piano l’aspetto emozionale e quello cognitivo lavorando sulla loro consapevolezza e autoregolazione emotiva in modo da  identificare, regolare e controllare le loro emozioni. Ancora, imparano a lavorare sulla loro consapevolezza sociale: provano empatia, rispetto per gli altri e imparano a valorizzare le diversità.

I sentimenti hanno forti influenze sui processi cognitivi e, di conseguenza, non c’è alcun tipo di processo di apprendimento privo di emozioni. Difatti, l’obiettivo delle maestre-educatrici, durante queste tipologie di attività di gruppo, è quello di insegnare ai bambini a riconoscere le loro emozioni proprio grazie e durante  l’attività del giorno. Per i bambini molto piccoli, uno dei lavori che aiuta loro a conoscere e gestire i sentimenti è la tecnica di colorazione di gruppo: dipingere insieme un unico disegno abbrevia i tempi per il loro apprendimento socio emotivo; sviluppano le loro emozioni, lavorano sui loro sensi, imparano il rispetto verso il prossimo, provano empatia, iniziano a riconoscere le loro passioni. Sono numerosi i momenti in cui i bambini lavorano sul loro lato socio emotivo, grazie ad ogni attività differente che svolgono ogni giorno e un’altra di queste occasioni è durante le attività culinarie: i bambini non solo imparano a manipolare nuovi oggetti, nuovi utensili per cucinare, ma lavorano soprattutto sui loro sensi. Cucinare tutti insieme provoca in loro forte interesse e curiosità nel voler scoprire nuovi sapori. Questi sono solo alcuni dei metodi per far lavorare i bambini sulle loro emozioni ma c’è una forte esigenza e fretta nel voler far approcciare i giovani alla Social Emotional Learning per dare loro un futuro migliore.

Alesssandra Federico

Riccardo Ferrazzi: Premonizioni

a premonizione indica una sensazione nella quale un individuo paia percepire informazioni circa eventi futuri prima ancora che essi accadano.

Qual è la differenza con il déjà-vu?

Il dejà-vu è la sensazione di sentirsi “a casa propria” in un luogo dove si è sicuri di non essere mai stati, oppure di stare per ripetere qualcosa che ci è già accaduto, pur sapendo che non è mai successo. È un fenomeno ben noto, sulla genesi del quale sono state avanzate diverse ipotesi, per lo più di tipo psicologico (e non neurologico), che finora non hanno trovato conferma.

Invece la premonizione è una previsione di ciò che succederà, da parte di un medium, o indovino, o sibilla (ma anche da parte del soggetto stesso, e in questo caso si parla più spesso di “presentimento”). Generalmente il medium (con diverse modalità) dice di entrare in contatto con una realtà superiore che non è regolata dalla Ragione o dal Caso, ma dal Fato, e cioè dal Destino, che segue una logica sua, inaccessibile alla ragione.

Per questo motivo i medium fanno in modo di estraniarsi da ogni logica razionale. Per esempio, le sibille delfica e cumana vaticinavano immerse nei vapori allucinogeni emanati dalle pozzolane di Cuma o all’interno dell’antro oracolare di Delfi. Alla base della premonizione c’è l’abbandono della razionalità e la preferenza per il pensiero analogico.

Mediante sogni e visioni si crede di intravedere porzioni di futuro.

Un lettore, oggi, se leggesse che Giuseppe Garibaldi intraprese la spedizione dei Mille per averla vista in sogno, forse riterrebbe il fatto nulla più che una curiosità aneddotica.

Per quale ragione il mondo antico reputa che la premonizione sia una cosa serissima?

Gli antichi cercavano un principio capace di spiegare come mai alcuni avevano successo in ciò che intraprendevano e altri no. Rifiutavano di accettare l’idea (oggi trionfante) che il mondo evolva in conseguenza di eventi casuali. Erano convinti che le persone di successo fossero favorite dagli dei (o addirittura fossero in qualche modo divine!).

Per quanto ci possa apparire strana, è una convinzione che, sotto diverse forme, sopravvive anche oggi: i calvinisti ritengono che il successo in affari sia il segno della benevolenza divina; in piena epoca illuminista Manzoni chiamò Napoleone “uom fatale”; lo stesso Napoleone, illuminista e materialista, pretendeva che i suoi marescialli non fossero soltanto esperti e abili, ma soprattutto fortunati. In materia di presunta benevolenza divina per questo o quel personaggio, si possono citare infiniti esempi, alcuni davvero sorprendenti.

Alessandro Magno, Giulio Cesare, Mosè, Gesù ed, ancora, Costantino hanno avuto premonizioni.

Qual è il tratto che li accomuna?

Non direi che in materia di premonizioni questi personaggi abbiano avuto un approccio comune.

Su Alessandro Magno non abbiamo notizie che confermino una sua fede negli oracoli (anzi: è probabile che lui stesso ci credesse a metà) ma è certo che nel corso della sua breve esistenza non mancarono presagi e fatti apparentemente inspiegabili.

Tanto Giulio Cesare quanto Costantino credevano fermamente a una realtà ultraterrena che si manifestava in diverse forme (predizioni degli aruspici, sogni, fatti strani, ecc.). La prima carica politica nella carriera di Cesare fu quella di pontefice massimo della religione pagana. Costantino, nato pagano, liberò il cristianesimo dalle catacombe in seguito a una premonizione.

Non sappiamo se Mosé ritenesse di aver avuto delle premonizioni. Certo è che sfruttò abilmente la mentalità degli ebrei antichi per far accettare l’idea che la sua azione politica era voluta da Dio.

Gesù, oltre a diverse premonizioni, ebbe dolorosissimi presagi (si pensi per esempio alla sofferenza morale e fisica che patì nell’orto di Getsemani, quando “seppe” del destino che lo aspettava e lo accettò in obbedienza al Padre).

Il convincimento che il sogno precorra la realtà è durevole e pressoché universale. Solo la cultura razionalistica tende a derubricarlo a superstizione. Un caso sempre menzionato è “sognare” i numeri al lotto, con l’annessa “manualistica” legata all’interpretazione assai nota come “Smorfia napoletana”. Quindi, l’assunto è che nel sogno siano trasmesse informazioni attraverso una cifratura simbolica che necessita di spiegazione. E’ lo stesso assunto della “Traumdeutung” freudiana?

Da un punto di vista molto generale si può anche affermare che il sogno sia un messaggio cifrato. In effetti, il sogno non fa che “mettere in scena” qualcosa che è già presente nel sognatore. Più in generale, sembra ormai accertato che il contenuto dei sogni sia una metafora di avvenimenti accaduti, o – più frequentemente – di desideri o timori di avvenimenti possibili. Quindi, anche il sogno di Costantino (En touto nikà – In hoc signo vinces) è probabilmente da considerare come la prefigurazione di un evento desiderato.

Però la Traumdeutung ha, secondo Freud, una genesi essenzialmente sessuale (cosa che non credo si possa applicare alla smorfia – salvo per il numero 77 e forse qualche altro – ma neppure ai sogni che si riferiscono a eventi di là da venire).

Personalmente ciò che mi pare davvero notevole è che il sogno descrive sempre gli avvenimenti in forma di metafora: si direbbe che nelle premonizioni il pensiero analogico si prenda la rivincita sul predominio del pensiero logico.

Caldei, etruschi, greci e romani così come Nostradamus.

Quale intimo sentire spinge l’uomo a cercare nel sogno il futuro, certo che compito arduo sia sempre “distinguer nei sogni il falso dal vero”, così come canta Guccini ne “Il vecchio e il bambino”? 

Per l’affanno degli uomini a scrutare il futuro non ci può essere altra spiegazione che l’inquietudine, per non dire la paura, di vivere un’esistenza dominata dal caso. Se accettassimo l’impostazione della scienza contemporanea, secondo la quale il caso è l’unica “legge” che governa la realtà, la nostra esistenza non sarebbe altro che “timore e tremore”, come diceva Kierkegaard. Ma, come invece diceva Heidegger, l’uomo è “progettualità”. E quando si progetta qualcosa, si vorrebbe prevedere se avrà successo e a questo scopo ci si rivolge a tutte le “tecniche” conosciute.

È un dato di fatto che uomini d’affari, politici, re e regine consultano astrologhi o prendono parte a sedute spiritiche. Sono noti gli esempi di Ronald Reagan, di Breznev e di Romano Prodi (che partecipò alla seduta spiritica in cui fu indicato che Aldo Moro era prigioniero “a Gradoli”). Possiamo liquidare tutto questo come superstizione o ignoranza? Chissà. Quando si devono prendere decisioni importanti (per sé e per altri), è umano cercare di sentire tutte le campane.

Un fatto storico ben documentato avvenne nel luglio 1632, quando il cardinale Richelieu chiese all’astrologo Morin de Villefranche una previsione sul futuro del re Gustavo Adolfo di Svezia che, in quel momento, stava conducendo una campagna così vittoriosa da compromettere le iniziative diplomatiche francesi. L’astrologo previde che il re svedese non sarebbe sopravvissuto più di qualche mese. E in effetti Gustavo Adolfo morì in battaglia il 6 novembre di quello stesso anno.

Che dire? Se questo genere di previsioni si avverasse sempre, non si prenderebbe una decisione senza consultare l’astrologo. Ma è un fatto che ogni tanto le previsioni si avverano, e ci lasciano di stucco.

 

Riccardo Ferrazzi

Scrive romanzi e saggi; insieme a Marino Magliani traduce dallo spagnolo. In uscita presso l’editore Oligo ci sarà quest’anno anche una nuova traduzione di Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain. Nel 2000, insieme a Raul Montanari, pubblica due racconti in Il tempo, probabilmente (Literalia). Altrii cinque racconti compaiono in Il magazzino delle alghe (Eumeswil, 2010), antologia curata da Marino Magliani. Cipango! (Leone Editore) romanzo che mescola realtà e ipotesi sulla scoperta dell’America è del 2013; Liguria, Spagna e altre scritture nomadi (Pellegrini), viaggi e miscellanea, scritto a quattro mani con Marino Magliani, esce nel 2015; del 2016 è il saggio sul mito Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio (Fusta). Il romanzo N.B. Un teppista di successo (Arkadia – 2018) è una biografia romanzata del giovane Napoleone. Il Caravaggio scomparso (Golem Edizioni – 2021) è una parodia in forma di giallo. Premonizioni (Oligo – 2023) è un saggio sulle tecniche di previsione del futuro nell’antichità.

Giuseppina Capone

 

Mariangela Miceli: Il ragionevole dubbio sugli algoritmi in tribunale

Ottenuta la piena transitività, grazie al digitale ed all’Intelligenza Artificiale, del mondo reale nel mondo virtuale, quali effettivi rischi corre l’umano?

La libertà di volere, la libertà di affermarsi che fonda e legittima il riconoscimento dell’essere umano quale essere senziente e che risponde ad impulsi emozionali. Non dimentichiamo che finché si resta nel campo delle prestazioni, forse, dico forse, l’IA potrà essere più efficiente dell’uomo.

Ma la commistione mondo reale nel mondo virtuale sta eliminando ciò che di fatto caratterizza l’uomo, ovvero: le prestazioni che mettono in gioco la persona e, segnatamente, il suo corpo, la sua libertà.

Visori, sensori, avatar. Molto viene offerto come un gioco divertente e coinvolgente. Perché mai i più non comprendono che quella che reputano la propria esperienza sensoriale, in realtà, non è più la “propria”?

Perché ciò che vivono è comunque reale, rientra in ciò che appaga i loro sensi e la loro mente. Probabilmente ricreando quella comfort zone nella quale si sentono al sicuro. Mettersi in gioco è difficile, non vi è alcun dubbio che rimanere dietro uno schermo o un avatar ammette l’esistenza di uno scudo virtuale che protegge dal mondo fuori che appare sempre più lontano da istanze sociali e immune dinnanzi alle emozioni. E’ il mondo delle performance, nel quale non è permesso arrivare terzi o quarti, figuriamoci ultimi. Se dietro ad un gioco divertente arriviamo per primi, avrò sconfitto il mondo lì fuori. Certo, il rischio, ormai concreto è di ritrovarsi con un’umanità che ha ormai ridotto l’uomo oggetto tra gli oggetti.

Lei ha dedicato un saggio alle connessioni pratiche ed etiche che le nuove tecnologie, innanzitutto l’intelligenza artificiale, cagionano in ambito processuale e giuridico. Quali sono i mutamenti più eclatanti in atto?

La giustizia penale rappresenta l’ultimo grande terreno di conquista dell’intelligenza artificiale. Non vi è dubbio che ormai, la stessa intelligenza artificiale sia diventata strumento di uso comune all’interno dei mezzi di ricerca di prova. Si può immaginare l’uso di intelligenza artificiale che possa coadiuvare i periti nominati dal giudice nella ricerca di prove e nell’assistere lo stesso nella decisione da assumere nel caso dell’accertamento della imputabilità di un imputato. L’accertamento in ordine all’imputabilità, per esempio,  è stato oggetto di approfondite analisi da parte di esperti in psichiatria e psicologia che hanno condotto a risultati interessanti.

Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte è, pertanto, onere del decidente individuare l’elaborato peritale che sia contraddistinto dai caratteri di maggior completezza, accuratezza e conformità alla migliore e più recente letteratura scientifica nelle comunità di riferimento.

Le tecnologie riproducono in modo sempre più preciso le facoltà umane. Ebbene, pensa che sia possibile che in Tribunale a giudicare gli imputati vi sia un algoritmo e che si celebri “Il processo artificiale”?

In merito richiamo lo storico Caso Loomis nel quale una discussa sentenza del 2016 la Corte Suprema del Wisconsin si è pronunciata sull’appello del sig. Eric L. Loomis, la cui pena a sei anni di reclusione era stata comminata dal Tribunale circondariale di La Crosse. Nel determinare la pena, i giudici avevano tenuto conto dei risultati elaborati dal programma COMPAS (Correctional offender management profiling for alternative sanctions) di proprietà della società Northpointe (ora Equivant), secondo cui Loomis era da identificarsi quale soggetto ad alto rischio di recidiva. Ebbene lì ci si è trovati in un vero e proprio processo artificiale, nel quale è un algoritmo che ha deciso se vi fosse recidiva o meno. Vi è da precisare che il quel caso la Corte però ha individuato i limiti dell’uso del software: “1) la comminazione di misure alternative alla detenzione per gli individui a basso rischio di recidiva; 2) la valutazione della possibilità di controllare un criminale in modo sicuro all’interno della società, anche con l’affidamento in prova; 3) l’imposizione di termini e condizioni per la libertà vigilata, la supervisione e per le eventuali sanzioni alle violazioni delle regole previste dai regimi alternativi alla detenzione”.[ Supreme Court of Wisconsin, State of Wisconsin v. Eric L. Loomis, Case no. 2015AP157-CR, 5 April – 13 July 2016, in Giurisprudenza Penale]

All’IA manca il pensiero astratto e creativo (IA “forte”). Tenendo salda questa asserzione, può definire la “libertà”?

La Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati di carattere personale (adottata a Strasburgo il 28 gennaio 1981 e resa esecutiva in Italia con l. 21 febbraio 1989 n. 98), affermano che il rispetto dei diritti fondamentali si realizza assicurando che l’elaborazione e l’attuazione di strumenti e servizi di intelligenza artificiale siano compatibili con i diritti fondamentali, menzionando esplicitamente quelli concernenti l’accesso al giudice ed all’ equo processo. Pertanto, la Libertà non può mai sfociare nel sacrificio dei diritti inviolabili e fondamentali.

Le “intelligenze artificiali forti”, in  grado di pensare in modo astratto, creativo, complesso e sentire, provare emozioni, sono traguardi (o fantasmi) non ancora effettivi.

Pur non dimeno, i continui progressi tecnologici, non possono rendere la vita degli individui solo come mezzo per raggiungere un fine o uno scopo. La corrente di pensiero contemporanea definita Postumano ha come obiettivo l’abolizione del confine tra l’essere biologico – dotato di coscienza e ragione – e la macchina.

Ma se da un lato sta riscuotendo molto successo, dall’altro ci rivela quanto pericoloso sia teorizzare l’evoluzione dell’uomo solo come un cyborg.

 

 

Mariangela Miceli

Avvocato, cultrice della materia in diritto processuale penale presso l’Università degli studi di Palermo. Membro dei Giuristi per le libertà dell’associazione Luca Coscioni e contributor per il blog Econopoly24 del Sole24ore.

Giuseppina Capone