Addio a Gerardo Marotta, il guerriero che fuse la realtà e il sogno filosofico.

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Non è necessario averlo conosciuto personalmente per provare un senso di tristezza; con la scomparsa di Gerardo Marotta va via un grande e libero pensatore del nostro Novecento italiano, difensore per eccellenza del sapere filosofico.

L’amore per la storia e per la filosofia, che nel 1975 lo spinse a fondare a Napoli, sotto impellente invito di Elena Croce, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, non si è mai estinto nello spirito dell’Avvocato ed ha continuato a perdurare caparbio attraverso le innumerevoli giovani menti che si sono incontrate tramite l’Istituto, grazie alle borse di studio, ai presidi culturali sparsi per tutto il Mezzogiorno, agli incontri ed ai seminari tenuti da intellettuali di fama internazionale.

L’infaticabile desiderio di proteggere il sapere filosofico e divulgare il pensiero hanno portato Gerardo Marotta in giro per il mondo a spendersi per una sola grande causa: lo studio della filosofia nelle scuole, come unico terreno fertile sul quale far germogliare il buon cittadino.

Fu talmente dedito a difendere questo credo che i suoi meriti di acuto intellettuale hanno trovato riconoscimenti e sostegno presso l’Accademia dei Lincei, al Parlamento Europeo e all’Unesco; ma soprattutto, l’Avvocato è stato amato dai suoi allievi, da tutti gli innumerevoli giovani che hanno attraversato le sale maestose di Palazzo Serra di Cassano, sede storica dell’Istituto, nei suoi 40 anni e più di attività. Che fosse l’Europa unita, o Giordano Bruno, il declino della cultura classica, o la Rivoluzione Partenopea del 1799, all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la sua creatura, si poteva parlare di tutto e con il grande pregio di non avere vincoli.

Da Gadamer a Popper, passando per Derrida, tutti i grandi sono stati ospiti dell’Istituto, e dall’Istituto hanno tratto ispirazione in quanto Accademia unica nel suo genere, di questo l’Avvocato Marotta ne è andato sempre fiero, lottando una vita intera per mantenere intatta e godibile per tutti quella unicità.

Con la sua scomparsa l’Istituto perde il suo Alfiere di prima linea, la città di Napoli resta orfana del suo più fine umanista e il Paese piange un cittadino impegnato generoso ed appassionato, “innamorato del pensiero”, come lo ha definito il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Tuttavia rimane la storia, dell’uomo e del personaggio pubblico, e rimane l’Istituto con tutta la sua unicità da preservare.

Ai posteri  e alle istituzioni il compito di raccogliere l’eredità dell’Avvocato che è tutta volontà e passione civile, per un intellettuale europeo fuori dall’ordinario, l’ultimo eroe romantico di questa storia di ordinaria contemporaneità.

 

Rossella Marchese