Rinnovo CCNL bancari: per UNISIN ancora ampie le distanze…

“Le distanze con ABI sono ancora ampie e la proposta dei banchieri è largamente insufficiente”. Così il Segretario Generale di Unisin Confsal Emilio Contrasto dopo l’incontro di questa mattina fra Sindacati e Associazione Bancaria Italiana che segna la ripresa del confronto sul rinnovo del CCNL del credito dopo la pausa estiva.

Fra i temi al centro della trattativa anche quello che riguarda la digitalizzazione, che i sindacati già a luglio avevano posto in cima alle priorità.

“Chiediamo una vera cabina di regia che assicuri preventivamente ai lavoratori, attraverso i loro rappresentanti, la possibilità di concorrere al governo del Sistema, rendendo dinamico il contratto nazionale in modo da affrontare, tra gli altri, un fenomeno di portata epocale quale è la digitalizzazione che incide in modo irreversibile, tra le altre cose, sul modo di lavorare e sull’evoluzione delle professionalità”, commenta Contrasto.

Alla luce delle distanze fra Abi e Sindacati, il Segretario Generale Unisin Confsal avverte: “Senza un’accelerata e un’apertura concreta da parte di ABI, la mobilitazione è inevitabile e i banchieri devono capire non solo che i lavoratori ed i clienti – sempre più uniti contro politiche commerciali estremamente aggressive e pericolose e crisi bancarie generate da pessime gestioni manageriali – sono stanchi e si aspettano ben altro, ma anche che non conviene alle banche uno scontro aperto. Le Lavoratrici ed i Lavoratori sono pronti a scendere in campo con tutti i mezzi possibili”.

 

La Rete di Marinella ed il progetto “Marinella e gli Aquiloni”

Incontro di presentazione  a Napoli della Rete di Marinella e del progetto “Marinella e gli Aquiloni”  il 13 settembre 2019 dalle ore 15.00 alle ore 18.00 in piazza del Gesù n. 11. L’incontro è organizzato dal Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità – Ufficio di Esecuzione penale esterna di Napoli.

Si tratta di un importante momento di confronto fra tutti i soggetti che parteciperanno alla costituzione della Rete con altri organismi del territorio, nell’ottica di un intervento sinergico che promuova l’inclusione dei soggetti in area penale.

Interverranno: dr.ssa Maria Bove Dirigente UIEPE di Napoli; dr.ssa Maria Di Santo UEPE di Napoli; dr.ssa Concetta Crifò Direttore Ussm di Napoli; dr.ssa Daniela Diaspro Ussm di Napoli; dr. Angelo Sorrentino Prap Campania – Ufficio Detenuti e Trattamento; Prof. Samuele Ciambriello Garante Regionale per le persone detenute; dr.ssa Roberta Gaeta Assessore alle politiche sociali Comune di Napoli; dr. Francesco Chirico Presidente Municipalità 2 Comune di Napoli; dr.ssa Susi Cimminiello Assessore al Welfare Municipalità 2 Comune di Napoli; dr.ssa Giovanna De Rosa Centro Servizi Volontariato; dr.ssa Forte Giuseppina UEPE di Napoli;       dr.ssa Raffaella Papa Forum Responsabilità Sociale Condivisa; dr. Pasquale Calemme per il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza; Don Franco Esposito per la Conferenza Regionale Volontariato Giustizia; dr.ssa Giusy Saltella per la Rete di Solidarietà Popolare; dr. Pasquale Costanzo per il Centro Sviluppo Locale ed Associazione Cantiere Giovani; dr.ssa Patrizia Ciotola Consultorio Familiare Toniolo e Laboratorio “Passepartoux”

“Marinella e gli aquiloni” è un’idea progettuale promossa dall’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna di Napoli nell’ambito del progetto formativo “La comunità da fare” proposto dalla scuola superiore di esecuzione penale “Piersanti Mattarella” nel 2018.

“Siamo una rete informale di operatori sociali e politici composta da amministratori del territorio, educatori, insegnanti, assistenti sociali, mediatori culturali e linguistici, psicologi, sacerdoti – evidenziano gli organizzatori -.  Tutti noi abbiamo un comune vivo interesse perchè il territorio in cui viviamo o viviamo lavorando sia un ambiente positivo, accogliente, nutriente. Un territorio sul quale ci siamo a lungo confrontati, ognuno apportando al ragionamento la sua specifica valenza, la sua prospettiva, il suo sguardo.  Il nostro incontro – proseguono – ci ha fatto scoprire di essere fortemente radicati ad un territorio che ha trascorsi storici, artistici ed economici di gran rilievo”.

La zona di riferimento è quella di Mercato-Pendino che insiste sul territorio della Municipalità 2, ricca di scambi economici, facilitati dalla rete delle comunicazioni e che gode della presenza del mare e su cui insistono le attenzioni di molteplici Istituzioni (Min.Interno, Economia, Istruzione, Salute, Giustizia), ecc.

Zona dalla grande tradizione storico-culturale, densamente popolata, nel corso del tempo, purtroppo, è andata soggetta a progressivo degrado ambientale e sociale, evidenziato a più voci dai cittadini che, però, non sono riusciti a diventare “attori di cambiamento”.

La Rete di enti ed associazioni, si propone: di ricomporre la frammentazione dell’offerta dei servizi da parte degli enti e delle associazioni creando RETE; contrastare la sensazione prevalente di “abbandono” dei cittadini assicurando la PRESENZA; di riqualificare un luogo/un ambiente da RESTITUIRE alla cittadinanza; di promuovere azioni di CITTADINANZA ATTIVA; di sostenere l’adozione di modelli di COMPORTAMENTI POSITIVI E COLLABORATIVI che contrastino i modelli dettati dalle logiche devianti; di richiamare la cittadinanza a riappropriarsi dei LUOGHI e delle STORIE del territorio riaccendendo il SENSO DI APPARTENENZA E DI COMUNITA’.

Un progetto forse ambizioso ma entusiasmante che mira a “contrastare lo scollegamento degli enti e delle associazioni che operano su questo territorio promuovendo la reciproca conoscenza (una mappatura attiva) e l’interazione su comuni interessi (l’ambiente, il lavoro ecc.), che possa favorire una fitta rete di interconnessioni, positive e nutrienti, che possa sviluppare azioni positive a favore dei cittadini integrando i cittadini stessi anche avvalendosi di quelle persone in “area penale” che potrebbero dare un forte senso di riscatto e di risarcimento al loro operato”. “Una rete formalizzata, che possa avere una sua dimensione “fisica” nel territorio, un suo luogo di cittadinanza attiva, un “luogo di comunità” dove il cittadino potrebbe essere orientato nella risoluzione delle proprie variegate istanze, ma anche dove possa incontrarsi e confrontarsi, un “punto di comunità” – concludono gli organizzatori.

 

Percorsi alla scoperta della Musica con il M° Rosario Ruggiero

Riprende venerdì 6 settembre alle ore 18.00 promosso dall’Associazione Culturale “Napoli è”, presieduta dal giornalista Giuseppe Desideri  in collaborazione con il Centro Studi “Mario Borrelli” – Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus, presieduta dal prof. Antonio Lanzaro,  il ciclo di incontri didattico-seminariali dal titolo “Percorsi alla scoperta della Musica”.

Gli incontri si terranno presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo,  piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3, Napoli, dalle ore 18.00 alle ore 19.00 con il seguente calendario: 6 settembre, 4 ottobre, 8 novembre, 6 dicembre, 20 dicembre, salvo occasionali variazioni opportunamente comunicate.

 “La musica è un linguaggio universale in grado di coinvolgere e affascinare persone di differenti lingue e culture, senza distinzioni sociali o di età, di superare le barriere della comunicazione, di creare legami oltre le frontiere, di creare atmosfere e stemperare tensioni – evidenzia il giornalista Giuseppe Desideri, presidente dell’Associazione Culturale Napoli è.

A volte, però, le persone utilizzano termini musicali senza conoscerne l’autentico significato (armonia, ritmo, sincope, canzone, sinfonia, ecc.).

Il seminario didattico con il pianista Rosario Ruggiero – prosegue Giuseppe Desideri – si propone di rendere fruibili anche ai non esperti termini, curiosità, elementi della storia della musica, spaziando nel tempo e nei vari generi, spiegandoli e facendo scoprire i loro autori, da Bach ad Haydn, Mozart, Beethoven, Chopin, Brahms fino a Rachmaninoff, Debussy, Kachaturian e più”.

Per informazioni e iscrizioni al seminario: 3478139937 oppure e-mail associazionenapolie@libero.it.

Le Universiadi di Napoli 2019. Bilancio positivo

Le Universiadi, o Olimpiadi Universitarie, sono a detta di tutti tra le più grandi manifestazioni sportive mondiali, seconde per importanza e per numero di partecipanti solo ai Giochi Olimpici, ed alla pari con le Olimpiadi invernali.

La manifestazione nacque ufficialmente in Italia, con la prima edizione svoltasi a Torino nel 1959, eppure l’idea di mettere insieme i migliori atleti universitari del mondo a gareggiare sotto la bandiera olimpica è di molto precedente; già dal 1923, infatti, si organizzavano nel Bel Paese campionati sportivi internazionali tra giovani universitari, ma non con ampio respiro.

Dal 1959, dunque, ogni 2 anni, l’inno delle Universiadi risuona in giro per il mondo, anche se l’Italia continua a mantenere il primato di edizioni organizzate, ben 5 con l’appena conclusasi manifestazione di Napoli 2019, che è stata pure la XXXma.

Con il sostegno del Governo nazionale, che ha accompagnato la candidatura del capoluogo partenopeo, e la collaborazione con le Università italiane e campane, il CUSI (Centro Universitario Sportivo Italiano) e il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), la Regione Campania aveva ottenuto la designazione per la città lo scorso 5 marzo 2016 ed ha ospitato l’edizione estiva dell’Universiade dal 3 al 14 Luglio 2019.

Il viaggio della fiaccola del sapere, simbolo delle Universiadi, che per tradizione parte sempre da Torino, per il percorso di questa edizione ha toccato diverse città tra cui Losanna, sede della FISU (Federazione Internazionale dello Sport Universitario), Milano, Assisi, Roma, Matera, Avellino, Benevento, Caserta ed è, infine, arrivata a Napoli il 2 luglio, incontrando la sirena Partenope, mascotte ufficiale della XXXma Universiade estiva.

Un piccolo bilancio per questa edizione, raccoglibile in poche parole: la straordinarietà dei nostri giovani volontari; più di 5000 che hanno fatto funzionare bene l’intera macchina organizzativa, diventando uno dei simboli di questa Universiade partenopea.

Le delegazioni presenti si sono tutte complimentate per questi ragazzi e per il loro lavoro, mettendo un po’ da parte le tante polemiche che pure ci sono state, per l’incapacità di portare a termine i lavori di ristrutturazione di parecchie strutture sportive scelte come sedi delle gare.

Si sono occupati di tutto questi ragazzi, dal montaggio dei frigoriferi alla gestione dei magazzini, passando per le attività di comunicazione e di assistenza agli accreditati. Insomma una esperienza a 360 gradi, applicando quelle cose che normalmente si scrivono nel curriculum: intraprendenza, problem solving, etc, messe in pratica per davvero, tanto nelle varie “venue”, quanto nei diversi settori della manifestazione. Bravissimi.

Rossella Marchese

TEDxYouth, i giovani che vogliono riappropriarsi del futuro

La terza edizione del TEDxYouth quest’anno si è svolta a Roma.

Questa è la formula dedicata ai giovani che rientra nel novero della TED Conference, il simposio online dedicato alla condivisione di idee che meritano di essere diffuse, che avviene con appuntamento annuale in cui  i “thinkers” famosi in tutto il mondo sono invitati a condividere le loro conoscenze e passioni.

Tutti i TEDx sono eventi no profit, organizzati da volontari  che credono nel principio fondante della piattaforma: la condivisione delle idee.

Il TEDxYouth nazionale ha visto sfilare sul palco dell’Auditorium della Conciliazione di Roma i 12 speaker finalisti selezionati tra centinaia di partecipanti provenienti da tutte le scuole di secondo grado d’Italia; il tema di quest’anno è stato “l’Alfabeto del Futuro”.

Ognuno di loro ha portato davanti ad una platea folta ed eterogenea le proprie idee per l’interpretazione del futuro; tra loro c’è chi vuole fare la differenza per rompere il silenzio opprimente intorno alla malattia mentale, chi non vede l’ora di esplorare le nuove frontiere dello spazio, chi arriva da molto lontano con un passato difficile, ma vuole lavorare nel presente per un futuro che integri tutti.

Idee di giovani che rappresentano una società complessa che hanno provato ad interpretare e raccontare secondo la loro personale visione del cambiamento di codici e linguaggi in atto in ambito tecnologico, sociale ed economico.

Dopo le due edizioni di Bologna, si è tenuto nella Capitale il terzo appuntamento del TEDxYouth previsto dall’accordo triennale tra TEDx e MIUR.

Nella presentazione del progetto per quest’anno si legge: “in questi ultimi anni, il progresso scientifico ha determinato trasformazioni così radicali e a ritmi così accelerati da rendere il presente quasi inafferrabile. Un mondo veloce, fatto di nuovi paradigmi, nuovi lavori con cui i giovani sono chiamati a interagire. Quali sono le loro idee, percezioni e visioni? Quali saranno i pilastri della nuova società, i linguaggi con cui creare nuove relazioni, e che struttura avranno queste relazioni?”.

Di questo nuovo alfabeto i ragazzi hanno scritto nelle lettere inviate per candidarsi al TEDxYouth di Roma 2019.

Rossella Marchese

 

“Tempi interessanti” alla Biennale 2019

“May You Live in Interesting Times”, in effetti sarebbe questa la dicitura letterale del tema alla base della 58ma Biennale di Venezia; un’espressione della lingua inglese che è stata erroneamente attribuita ad un’antica maledizione cinese che evocherebbe catastrofi ed apocalissi, ma che sottintende, piuttosto, un periodo di cambiamento, magari di crisi, ma non per questo devastante, “tempi interessanti”, appunto, come la più felice traduzione italiana sta ad indicare.

E vivere in questi tempi interessanti, significa fare i conti con l’intelligenza artificiale, la iperpersonalizzazione degli oggetti, la pervasività dei mass media, le fake news, le identità perdute o rivendicate, i cambiamenti climatici, tutti argomenti che mettono in discussione le categorie di pensiero traballanti esistenti, con un concetto che domina, più o meno, in tutti i padiglioni dell’Arsenale e dei Giardini: il labirinto.

Molti degli artisti rappresentati (settantanove e anagraficamente giovani), infatti, si sono ispirati al labirinto per dare l’idea dell’incertezza storica in cui viviamo; gli oggetti si ingigantiscono fino a schiacciare lo spettatore che non ne riconosce più l’utilità, gli spazi circoscritti si scompongono e si dilatano, mentre le innumerevoli istallazioni di realtà virtuale vogliono surrogare i sensi degli esseri umani.

L’intera istallazione del padiglione Italia è un omaggio a Italo Calvino e si intitola: “0”, liberamente suscitato dal saggio La sfida al labirinto del 1962. Enrico David, Chiara Fumai e Liliana Moro sono stati gli interpreti scelti dei tempi interessanti proposti dal nostro Paese, con opere storiche e figure antropomorfe che si snodano lungo un percorso non lineare fatto di pareti di diversa altezza, stanze di varia misura, passaggi e vicoli ciechi.

Estremamente interessanti, le istallazioni artistiche ospitate da molti palazzi storici della città, su tutte quelle proposte dall’European Cultural Centre che, complementare e parallelo alle esposizioni principali della Biennale, propone artisti emergenti di ogni parte del globo, ognuno testimone della globalizzazione che divora le tradizione della propria terra d’origine. Le Seichelles con l’istallazione digitale di una parodia del buon selvaggio, la Cina con le gigantesche tele a righe verticali di Lu Xinjian, il Mozambico e le sculture interamente realizzate con i bossoli dei proiettili, Taiwan e i libri illeggibili scolpiti in un legno profumato di cipresso. Sono solo alcune delle suggestioni colte per la città.

Vale la pena passare per la laguna, c’è tempo fino al 24 novembre, per farsi un’idea di quello che il mondo pensa di questi tempi interessanti.

Rossella Marchese

 

(Foto di Rossella Marchese)

Sarco alla Biennale di Venezia

Viviamo in tempi interessanti, anche per morire. Sarco, abbreviativo per sarcofago, esprime esattamente il senso di infinite possibilità ed incertezze che spalanca un futuro super automatizzato.

Sarco è esposto a Venezia per la Biennale 2019, in una stanzetta piuttosto appartata e con tanto di cartellino all’ingresso che scoraggia i sensibili ad entrare, perché all’interno è rappresentato, in stampa 3D, il punto più estremo della volontà umana.

Appena entrati, posereste gli occhi su una capsula, piuttosto elegante nel design, ergonomica, pensata per interagire con il corpo umano, sostanzialmente per un unico scopo: indurne la morte.

Sarco, infatti, è una capsula per l’eutanasia.

Similissima nella forma ad uno di quegli abitacoli  che si vedono nei film di viaggi nel tempo, la macchina è progettata per dare la morte al soggetto che la desidera, per ipossia.

L’ideatore di Sarco, l’australiano attivista pro eutanasia Philip Nitschke, spiega, in un video divulgativo sul monitor che accompagna “l’opera”, che l’aspirante suicida, qualora decidesse di agire, dovrà compilare un test online per accertare il pieno possesso delle facoltà mentali. L’esito positivo del test darà quindi diritto a un codice d’accesso da inserire nel macchinario: a quel punto ed entro 24 ore, si potrà entrare nella capsula, chiudere il portello e, infine, schiacciare il bottone per il comando del rilascio dell’azoto.

La morte, secondo Nitschke, sopraggiungerà in circa un minuto, subito dopo la perdita di coscienza. C’è anche un pulsante “stop”, concepito come sistema di sicurezza per un ripensamento improvviso.

Perchè in laguna è sbarcata una macchina di questo tipo non è di difficile intendimento; il tema della Biennale di quest’anno è già da solo sufficiente a spiegare una simile scelta, inoltre è innegabile che la portata di pensiero dietro una siffatta opera è immensa e la Biennale da sempre smuove le coscienze, ed ancora, guardando la sua linea, Sarco potrebbe essere facilmente scambiato per un oggetto di design.

Sul sito dedicato si legge: “what if we dared to imagine that our last day might also be one of our most exciting?”. Eutanasia elegante e pacifica. Una provocazione? Marketing? O un’umana aspirazione?

La macchina in questione rimarrà esposta per 6 mesi prima di essere spedita in Svizzera (paese dove l’eutanasia è legale) dove sarà utilizzata per la prima volta.

Philip Nitschke ha pensato anche ai Paesi dove l’eutanasia è illegale e dove, quindi, il prodotto non sarà commercializzato: Sarco potrà essere stampato in 3D e utilizzato.

Rossella Marchese

 

 

 

(Foto di Rossella Marchese)

Addio Luciano De Crescenzo, ti saluta la Napoli di Bellavista

Ci mancherà molto l’ingegnere, filosofo, scrittore Luciano De Crescenzo. La sua Napoli tanto amata e descritta sempre con profonda dolcezza, semplicità ed ironia, ma anche con profonda attenzione e passione e raccontata come città poliedrica, dalla cultura plurimillenaria, dalle mille sfaccettature, ne piange la scomparsa.

Un uomo, De Crescenzo, che aveva deciso di abbandonare il suo incarico alla IBM, il posto fisso, per lanciarsi nella sua passione, la scrittura che tante soddisfazioni gli ha dato con i suoi libri 50 libri, con 18 milioni di copie vendute nel mondo, di cui 7 milioni solo in Italia. Le sue opere sono state tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 paesi. Ma non solo. Come non ricordare fra i suoi film gli indimenticabili “Così Parlò Bellavista” e  “32 dicembre”.

Uomo di spettacolo oltre che di cultura ha accompagnato per decenni tantissimi lettori e spettatori al cinema e in tv,  come non ricordare alcuni brani diventati cult e impressi nella memoria non solo dei napoletani come il mitico “incrocio a croce uncinata” che descriveva la situazione del traffico cittadino della metropoli napoletana. E ancora la sua lezione sugli uomini d’amore e uomini di libertà e il fatto che i primi amino il presepe mentre i secondi l’albero, i primi il bagno, i secondi la doccia.  Il tempo per De Crescenzo era un’emozione e una grandezza bidimensionale nel senso che “lo vivi in lunghezza e larghezza, se lo vivi in larghezza con alti e bassi a 60 anni avrai solo 30 anni”, mentre l’eternità la definiva come un’istante.

Il mondo della cultura ha perso oggi, dopo Andrea Camilleri scomparso appena ieri, un altro grande simbolo per molte generazioni, un uomo mite, allegro, gentile, astuto, intelligente, una personalità includente.

In un’intervista rilasciata a Marzullo era convinto di andare in Paradiso. Ed è lì che vogliamo immaginarlo oggi.

Bianca Desideri

Europa e Brexit

Si è tenuto il 17 giugno a Palazzo Serra di Cassano presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici la presentazione del libro “Nozioni  giuridiche fondamentali europee”, La scuola di Pitagora editrice, di Umberto Aleotti.

A parlare del libro ma soprattutto di Europa e delle tematiche legate alla vita dei cittadini eutorpei sono stati: Prof. Ing. Mario Raffa, già Ordinario di Ingegneria Economico-Gestionale Università degli Studi di Napoli “Federico II” – Componente del Consiglio Direttivo del Premio Nazionale per l’Innovazione; Prof. Antonio Lanzaro, già Aggregato di Giurisprudenza Università degli Studi di Napoli “Parthenope” – Presidente Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus; Avv. Maurizio Bianco, già Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli; Prof.ssa Antonella Batà, Aggregato di Ingegneria Industriale Università degli Studi di Napoli “Federico II”; Dott. Emilio Contrasto, Segretario Generale UNISIN – Confsal – Direttore editoriale Rivista Professione Bancario; Avv. Francesco Avolio, Vicepresidente della Delegazione Campania dell’Unione Avvocati Europei (U.A.E.). Ha moderato l’incontro la giornalista Dott.ssa Bianca Desideri.

Abbiamo già parlato di Europa nei giorni scorsi con l’avvocato e docente universitario Umberto Aleotti, ritorniamo ora sull’argomento su un tema specifico quello della Brexit che non avevamo affrontato nella precedente intervista.

 

Avvocato, si parla tanto di Brexit. In che cosa consiste l’uscita di un Paese dall’Unione?”
Con previsione innovativa rispetto al precedente testo dei Trattati vigenti, il Trattato di Lisbona del 2007 ha con l’articolo 50 (T.U.E.) stabilito che ogni Stato membro ha il diritto di recedere dall’Unione europea conformemente alle proprie norme costituzionali, notificando tale intenzione al Consiglio europeo. Dalla notifica iniziano a decorrere due anni durante i quali l’Unione deve negoziare con lo Stato membro interessato un accordo che fissi le condizioni del recesso. L’uscita si perfeziona, e le norme dell’Unione non sono più applicabili allo Stato in questione, con l’entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza, trascorsi i due anni dalla notifica, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato in uscita, non decida all’unanimità di prorogare tale termine.

La procedura di recesso è stata attivata per la prima volta dal Regno Unito, nel giugno del 2016, quando i cittadini britannici sono stati chiamati, con un referendum, ad esprimersi sulla loro permanenza nell’Unione europea, e la consultazione ha dato esito positivo all’uscita (cd. Brexit) con il 51,9% dei voti a favore e il 48,1% dei voti contrari.

Il Parlamento britannico ha così autorizzato il Primo Ministro britannico, Theresa May, a presentare la lettera con la quale è stata chiesta, il 29 marzo 2017, la formale attivazione della procedura di uscita dall’organizzazione allo scopo di porre fine, dopo quarantaquattro anni, alla partecipazione del Regno Unito al disegno di integrazione europea. Da questa data sono partiti i due anni fissati dall’articolo 50, che, com’è ormai noto, sono spirati con un nulla di fatto. Il Regno Unito ha pertanto dovuto chiedere una proroga del termine, accordata dal Consiglio europeo fino al 31 ottobre 2019, per trovare un accordo con l’Unione.

Qual è la sua opinione sulla Brexit?

Il mio auspicio è che lo Stato britannico decida di chiedere una nuova proroga, più lunga, per rimeditare la sua scelta, eventualmente con un nuovo referendum, e ritirare la richiesta di recesso (cd. Bremain). Il patrimonio comune di valori di cui noi europei siamo portatori include a pieno titolo il Regno Unito, culla delle libertà fondamentali (si ricordi la Magna Charta Libertatum del 1215), così come il patrimonio culturale del Regno Unito trova la sua origine in quello europeo, ad esempio la sua lingua, che deriva per metà dal francese.

La condivisione di valori, cultura, razza (indoeuropea), storia, religione (cristiana), oltre che dei più recenti quarantaquattro anni di integrazione, non può essere polverizzata da un 3,8 % di voti di scarto a favore della Brexit e deve far riflettere sulla stretta connessione che esiste tra il Paese britannico e il continente, per la quale probabilmente nessuno dei due può fare a meno dell’altro.

Alessandra Desideri

All’Istituto per gli Studi Filosofici presentazione del libro di Umberto Aleotti

Lunedì 17 giugno alle ore 16.30 a Palazzo Serra di Cassano sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici sarà presentato il libro di Umberto Aleotti, avvocato, docente universitario, “Nozioni giuridiche fondamentali europee.

Un libro per parlare di Europa ad esperti ma anche a quanti vogliono conoscere meglio le Istituzioni europee e il loro funzionamento. All’Autore poniamo alcune domande.

Quali strumenti ha il cittadino italiano ed europeo per poter far valere i propri diritti oltre i confini della propria Nazione?

Si tratta di distinguere i diritti da tutelare. Se sono diritti che discendono da normative italiane, possono essere fatti valere davanti ai giudici nazionali, se si tratta di diritti che derivano da normative dell’Unione europea davanti ai giudici europei. La tutela giurisdizionale dinanzi ai giudici europei può avvenire tanto in via diretta, presentando ricorsi presso le cancellerie dei giudici europei  quanto in via indiretta, ossia utilizzando il meccanismo del rinvio pregiudiziale, che implica il passaggio attraverso la valutazione e l’ordinanza di rinvio dei giudici nazionali.

Quali sono i giudici dell’Unione Europea?

Esiste nel diritto dell’Unione europea il principio del doppio grado di giudizio. Chi vuole ricorrere in maniera diretta dinanzi ai giudici U.E. deve adire in primo grado il Tribunale e, in secondo grado, impugnando le decisioni del Tribunale e solo per motivi di diritto, la Corte di giustizia. In via indiretta, ossia tramite rinvio pregiudiziale, può essere adita solo la Corte di giustizia. Si ricordi che diverso da questo sistema giurisdizionale è il sistema della Corte europea dei diritti dell’uomo, che afferisce al Consiglio d’Europa, che è un’organizzazione internazionale differente dall’Unione europea. Dinanzi a questa Corte, in un unico grado di giudizio, si possono far valere i diritti previsti da un altro trattato internazionale, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (C.E.D.U.).

Si parla molto dei parametri che l’Italia deve rispettare nel proprio Bilancio per non sforare i parametri imposti dalla UE. Di cosa si tratta?

Si tratta del cd. fiscal compact, un trattato firmato a Bruxelles il 2 marzo 2012 , con il quale gli Stati firmatari hanno stabilito un maggiore coordinamento tra le loro politiche fiscali (imposizione fiscale su cui si regge la spesa pubblica), stabilendo una serie di regole tra le quali, ad esempio, l’impegno ad inserire il pareggio di bilancio (equilibrio tra entrate e uscite degli enti pubblici) in disposizioni interne vincolanti di natura fondamentale, preferibilmente costituzionali (così è avvenuto con la modifica del nostro articolo 81 della Costituzione nel 2012). Queste disposizioni servono a creare maggiore armonia tra le politiche fiscali degli Stati dopo che, nel 2002, c’è stata l’unificazione delle loro politiche monetarie (cd. unione monetaria).

Come è nata l’idea di scrivere questo libro e a chi si rivolge?

Il progetto di un’Europa unita, così come elaborato dai padri fondatori dell’Unione europea conserva sempre, secondo me, il suo irresistibile fascino. L’edificazione di una casa comune in Europa, attorno ai valori della pace, della libertà, della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani possiede ancora la sua attrattiva tanto per le giovani generazioni quanto per quelle meno giovani, in mezzo alle quali si colloca la mia, che ha visto cadere, il 9 novembre 1989, il muro di Berlino, simbolo di un’epoca di conflitti, divisioni e oppressione, in cui i valori indicati non avevano ancora avuto l’opportunità di affermarsi nella loro esatta dimensione. Il libro nasce dunque con l’idea di incuriosire, chiarire, appassionare, non far dimenticare ed è diretto non solo a chi si confronta con questo genere di tematiche durante il proprio corso di laurea ma anche a chi nel percorso post-universitario o lavorativo dovesse entrare in contatto con questa realtà.

Alessandra Desideri

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