Angela Nese: Microclimi

Angela Nese nasce ad Agropoli (SA), dove frequenta il liceo classico. Dopo il diploma si iscrive al corso di laurea in Filosofia presso l’Università degli Studi di Salerno, dove consegue la laurea magistrale nel 2013. Lavora come editor freelance. Nel 2016 viene pubblicato il suo primo romanzo, Le tele di Valerie (Montedit); è del 2018 la raccolta di racconti Del tempo e dell’esistenza (L’ArgoLibro). Microclimi (L’ArgoLibro) è la sua prima raccolta poetica.

Ne parliamo con l’Autrice.

 “Microclimi”: su quali temi si innesta la sua riflessione?

L’esistenza, l’amore, il tempo, la natura, il corpo: potrei dire che si tratta di un solo grande tema. Sono i diversi aspetti di un nucleo unico riassumibile con l’espressione “essere mondo”. E come ha scritto Ludwig Wittgenstein: “Il mondo è tutto ciò che accade”.

In un tempo politico, sociale ed economico che grida l’impellente bisogno di tessere un dialogo con sé stessi, la conflittualità interiore può essere lenita dalla Poesia?

La Poesia insegna a vivere nel conflitto senza esserne sopraffatti. Più che lenire la conflittualità interiore, quindi, credo che la Poesia metta a fuoco i problemi dello stare al mondo, del vivere come esseri umani prima ancora che come cittadini, membri di una società. Il Poeta ha il compito di indicare ciò che è sommamente umano sia nel bene che nel male.

Sai dirmi qual è il posto / degli amori mai sbocciati? / Dove riposano gli amori / che ho soffocato col cuscino?” Il suo “viaggio” appare faticoso, scosceso, una scalata a mani nude. Il dolore come condizione ontologica?

Il dolore come condizione ontologica dagli esiti morali, in quanto momento di frattura dell’io che consente di accedere a un nuovo sé, più consapevole, meno integro ma sicuramente più autentico.

Lei scrive versi che narrano una quotidianità quasi atemporale, in cui si stenta a riconoscere il contesto storico in cui la vita si svolge.

La vita umana vive una costante condizione di anonimato?

La dimensione della Poesia credo sia quella di un tempo che precede quello storico, è l’istante nel quale è possibile vedersi semplicemente come creature che esistono, al di là di ogni contesto storico. Si può parlare di anonimato, ma assolutamente non in senso negativo. A volte per poter capire ciò che ci circonda, qui e ora, paradossalmente, occorre diventare a-storici e spogliarsi del proprio nome.

Ho bruciato lettere d’amore/altre le ho ingoiate ed erano vetro/ cocci azzurro ghiaccio e grigio tetro/ruvidi rudi prodotti del mio umore…” Eros, divinità dal potere abnorme, oscuro ed ossessivo, che turba ed atterrisce?

Saffo lo definiva “glykypikron amachanon orpeton”, e i tre termini significano rispettivamente “dolceamaro”, “senza rimedio” e “bestia”. Penso che questa definizione resti ancora valida, con qualche specificazione e svariate aggiunte, non ultima quella secondo la quale Eros è anche spinta conoscitiva, l’elemento che ci turba e ci pone di fronte all’alterità rappresentata dalla persona amata, imponendoci di accoglierla in quanto tale.

Giuseppina Capone

 

Lavoro, Banche, Territorio, Sindacato: attualità e prospettive al tempo del Covid-19

La web conference della Segreteria e Presidenza UNISIN Regionale della CAMPANIA, tenutasi lo scorso 23 marzo, dal titolo “Lavoro, Banche, Territorio, Sindacato: attualità e prospettive al tempo del Covid-19”, è stata occasione di spunti per interessanti riflessioni da parte dei tanti intervenuti.

L’organizzazione del convegno è stata curata da Bianca Desideri, Segretario Regionale responsabile di UNISIN Regionale CAMPANIA, giornalista e direttore della testata giornalistica Professione Bancario che ha moderato l’incontro e introdotto gli interventi degli illustri relatori.

L’on. Gennaro Migliore, componente della Commissione Affari Esteri e Comunitari e della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere, nel suo intervento ha ricordato la priorità, in ogni situazione, di riconoscere i diritti fondamentali dei lavoratori. Il diritto al lavoro deve essere sempre anche diritto alla salute ed alla salvaguardia contrattuale. Ha, quindi, sottolineato la necessità di un raccordo tra territorio e credito, soprattutto in questo momento di forte crisi per tante categorie economiche, in modo particolare per le piccole imprese e per le partite IVA, che soffrono di una grande crisi di liquidità. Un puntuale intervento governativo è ora fondamentale. In questo particolare momento i lavoratori del credito sono stati sempre presenti, a beneficio di tutte quelle persone in difficoltà economica a causa della attuale crisi. Sarà, comunque, prioritaria una decisa attività, volta ad impedire che la criminalità approfitti di questo momento di crisi economica e finanziaria per conquistare nuovi spazi.

La Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Napoli Isabella Bonfiglio ha rappresentato i tanti e gravi problemi che in questo particolare momento affliggono molte lavoratrici e lavoratori, anche degli istituti di credito, che vivono la situazione del lavoro agile con particolare difficoltà, ormai aggravata dalla attuale situazione determinata dal COVID-19. In particolar modo è diffuso il fenomeno del cosiddetto straining, che viene attuato con un comportamento vessatorio nei confronti del lavoratore, che subisce una sorta di isolamento, con la mancanza di formazione e la mancata indicazione del lavoro da eseguire. La lavoratrice e il lavoratore in agile affrontano un grande stress, per la mancanza di carichi di lavoro adeguati e la conseguente necessità di presidiare la propria postazione di lavoro in attesa di avere qualcosa da fare. Purtroppo, tale situazione porterà ad un’aumentata necessità di assistenza psicologica nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori che subiscono tale comportamento.

Domenico Falco, vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, nel suo intervento, ha sostenuto la necessità che le forze politiche facciano squadra al fine di porre rimedio alla fragilità strutturale dell’economia del territorio meridionale, aggravata ancora di più dall’attuale pandemia, così da poter essere al fianco della vera imprenditoria meridionale e dell’imprenditoria giovanile. Sarà necessaria una interlocuzione tra le varie istituzioni, così che la perdita dei centri decisionali che erano rappresentati dai due banchi meridionali, siano compensati da un’opera concreta di credito al Sud.

Il segretario generale di UNISIN Emilio Contrasto nel suo intervento, tra le altre cose, ha avuto modo di ricordare come i bancari abbiano continuato a svolgere il loro lavoro in questo periodo e come il settore abbia registrato vittime del Covid-19. Ha, inoltre, evidenziato come, alla fine di questa emergenza sanitaria, il lavoro agile dovrà rientrare in un’ottica di volontarietà, con i limiti temporali previsti dall’attuale CCNL, garantendo il diritto alla disconnessione. Ha ricordato come questa pandemia sia intervenuta su una situazione economica già di per sé non florida, peggiorandola oltremodo, con il rischio, o meglio la certezza, che negli anni si aggraverà sempre più la situazione dei cosiddetti “crediti deteriorati”. Infine, poiché l’erogazione del credito è legata a coefficienti patrimoniali definiti a livello europeo, l’aumento delle sofferenze porterà necessariamente ad una minore capacità delle banche di concessione del credito. Invece è prioritario che le banche seguano in modo adeguato le famiglie, le piccole e medie aziende, i giovani e l’imprenditorialità giovanile. Con l’utilizzo appropriato dei fondi Next Generation Eu sarà possibile favorire il rilancio di tutto il Paese, con una particolare attenzione al Sud.

Per Giuseppe Scalera, già Senatore della Repubblica, giornalista, scrittore, medico, l’epidemia di Covid-19 ha portato un cambiamento nei rapporti interpersonali e nella vita di tutti i giorni, per ognuno di noi, a causa della mancanza di contatto. Si sostituisce a tutta una serie di attività svolte da sempre in un certo modo, qualcosa di nuovo con cui, in futuro, dovremo abituarci a convivere. Anche per tanti aspetti, quali il lavoro agile o la didattica a distanza, ci saranno delle sfide da affrontare,occorrerà comprendere le varie interconnessioni, anche psicologiche, correlate. In questo momento il discorso vaccinazioni è importante, occorre che ognuno affronti l’aspetto che riguarda la propria disciplina, le proprie conoscenze, però è anche necessario fondersi e abbracciare più aree del sapere per farle dialogare tra di loro. Un messaggio importante che la pandemia ci lascia è che bisogna percorrere nuovi territori e sviluppare percorsi multidisciplinari, ci saranno nuovi appuntamenti e nuove sfide e si dovrà cercare di trasformare in qualcosa di positivo questo straordinario momento di cambiamento.

L’on.le Stefano Caldoro, già presidente della Regione Campania, ha sottolineto la difficoltà che esiste al Sud per quel che riguarda la questione del credito e il ruolo delle istituzioni locali, che dovrebbero complessivamente lavorare insieme per migliorare la situazione del territorio. La mancanza di centri decisionali dovrebbe essere compensata da un gioco di squadra moderno e dalla necessità di fare proprie le migliori esperienze che si sono avute in ambito europeo, facendo l’esempio della unificazione delle due Germanie, quando il più grande fattore di divario europeo, che era appunto quello tedesco, fu notevolmente ridotto, permettendo alla Germania di fare passi da gigante. Una simile azione dovrebbe essere messa in atto per ridurre il divario tra Nord e Sud nel nostro Paese. Quando non c’è nessuna nuova idea bisogna fare proprio quanto di meglio hanno fatto gli altri, in questo caso quanto di meglio è stato fatto in Europa. Sarà, però, necessario che tutti collaborino. Questo sarà soprattutto compito del governo centrale, perché non possiamo lasciare alle autonomie locali la possibilità di risolvere problemi che le autonomie non possono risolvere. Soltanto lo stato centrale puòattivare misure speciali volte a garantire un flusso di credito per il rilancio dell’economia, un sostegno alle imprese meridionali e affrontare i vari temi, quali la sfida del Recovery Fund.

Massimiliano Iannaccone, presidente di UNISIN Regionale CAMPANIA, ha parlato dell’opera del sindacato a fianco delle colleghe e dei colleghi impegnati nel garantire l’attività di un servizio essenziale, con le turnazioni e con filiali che chiudono per effetto della pandemia. La mancanza di sedi decisionali di grandi banche al Sud si sente anche per il mancato gettito fiscale che una volta era assicurato dalla presenza nelle regioni meridionali delle sedi legali di istituti di credito importanti a livello nazionale. Le banche operano nel meridione, mai benefici reddituali non restano al Sud. Sempre più importante è sostenere le imprese meridionali ed è necessario che ci siano assunzioni di giovani meridionali e che i giovani assunti al sud non vengano dirottati a lavorare al Nord, abbandonando quindi la propria terra. Occorre una maggiore coesione organizzativa, strutturale, economica e finanziaria per permettere di invertire questo trend di impoverimento economico e culturale del Sud.

I tre Vicesegretari di UNISIN Regionale Campania Andrea Brancaleone, Francesco Grandine e Luigi Sarro, hanno portato le testimonianze di come ha vissuto quest’anno il Sindacato, in prima linea, nelle rispettive banche Monte dei Paschi di Siena, Unicredit e Intesa Sanpaolo.

Umberto Aleotti, docente di diritto internazionale alla Scuola Superiore per mediatori linguistici di Maddaloni, ha evidenziato l’importanza del rapporto tra le fonti del diritto dell’Unione Europea e quelle del diritto italiano.

Antonella Batà, docente di diritto alla facoltà di Ingegneria dell’Università degli studi di Napoli Federico II, ha trattato vari aspetti riguardanti il lavoro agile, con un’analisi dei vantaggi e degli svantaggi ed una particolare riflessione sul diritto alla disconnessione, sull’attuale normativa e le prospettive future.

Negli ulteriori interventi, Giovanna Mugione, dirigente scolastico dell’Istituto Superiore “G. Marconi” di Giugliano in Campania ha trattato le nuove normative che impattano su scuola professionale e territorio; l’avvocato giuslavorista Neil MacLeod, cultore del diritto presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, ha portato la testimonianza relativa alla propria esperienza di legale impegnato con il Sindacato, in relazione all’attuale situazione; Assunta Landri, psicologa e psicoterapeuta consulente della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, nonché psicologa dello Sportello d’Ascolto QUIperTE UNISIN Regionale CAMPANIA, nel suo articolato intervento ha considerato le varie implicazioni di carattere psicologico legate alla pandemia, al lockdown ed al lavoro agile.

Andrea Brancaleone

Transgender: il coraggio di essere liberi

“Non mi hanno mai accettato, nemmeno la mia famiglia. Io sono un transgender ed è difficile vivere in questo mondo di pregiudizi, soprattutto quando nemmeno a casa ti senti protetto. Per questo motivo non sono riuscito a realizzare i miei sogni prima d’ora, mi sentivo perso, abbandonato. Messo al mondo e lasciato al caso. Adesso finalmente ho il coraggio di andare contro tutto e tutti”

Il mondo, fuori dalla propria casa, è spietato e disumano. Bisogna, dunque, tirar fuori le unghie per sopravvivere a tanta crudeltà. Ed è per questo che ogni bambino dovrebbe nascere in un ambiente sereno, lieto, protetto, sicuro e, soprattutto, senza qualcuno che lo sminuisca, per crescere ottimista e sicuro di sé, per avere la grinta e l’audacia per affrontare la vita. Ma quando non ci si sente accettati da chi ci ha messo al mondo, ci si sente smarriti, persi, e si finisce per avere poca stima di sé. Si rischia, inoltre, di portarsi dietro un senso di spossatezza, frustrazione e di vuoto d’animo che sarà poi difficile colmare una volta divenuti adulti. Ancora, si rischia di intraprendere strade sbagliate, pericolose, o, ancora più facilmente, perdere quella giusta, quella strada che si vorrebbe percorrere per realizzare i propri sogni. È sufficiente la mancanza di attenzione da parte di un solo genitore o, peggio ancora, parole offensive nei confronti del proprio figlio, per far si che quest’ultimo cresca con particolari fragilità e insicurezze che si porterà dietro per tutta la vita.

I genitori sono il punto di riferimento per ogni figlio, qualsiasi età egli abbia. Ma nel momento in cui anche nel proprio nucleo familiare non si ha l’opportunità di potersi rifugiare e farsi confortare, allora la vita può diventare davvero un inferno. È fondamentale, quindi, una volta raggiunta la maggiore età, andar via e cercare di ricostruirsi la vita, di reinventarsi e, soprattutto, fare una profonda riflessione su di sé per risolvere ogni trauma infantile, in modo da non permettere ai ricordi negativi del passato di ripresentarsi e farci male, per condurre una vita serena, per raggiungere i propri obiettivi, vivere relazioni sane e avere la forza di affrontare le malignità di chi ancora vive giudicando il prossimo. Purtroppo le persone, alcune persone, sono prive di sensibilità e di empatia, il loro giudizio è spesso inopportuno, le loro osservazioni risultano frivole e la loro visione è poco ampia per quanto sia complessa la vita. Vivere in un Paese dove ancora non si riesce ad accettare chi non è come tutti gli altri non fa altro che ostacolare la vita di alcune persone. Il transgender, ad esempio, viene ancora trattato come un essere diverso o addirittura viene considerato come un malato e spesso viene emarginato.

La diversità come normalità

Sembra si faccia ancora fatica ad accettare una persona che non è come tutti gli altri. Un transgender, ancora oggi, è costretto a lottare contro tanti pregiudizi, offese e atti di bullismo. Una vita da incubo quella che sono costrette vivere queste persone, perché sono addirittura, nella maggior parte dei casi, obbligate a cercare rifugio in qualche altro posto del mondo, che sia anche dall’altra parte dell’oceano, dove si è liberi di vivere anche fuori dagli schermi, dove non bisogna essere tutti uguali per essere accettati. Vivere con il terrore, con l’angoscia, con l’ansia di poter essere insultati e umiliati in qualsiasi momento e da chiunque, può diventare davvero un incubo.

Si definisce transgender colui che non si riconosce nel proprio corpo, che ha un’identità diversa dal suo sesso biologico. Il transgender non è solo chi muta il proprio sesso sottoponendosi a terapie psicologiche, ormonali e chirurgiche ma è anche chi che vuole sentirsi donna nell’anima. Chi non si sente a proprio agio nel proprio corpo trascorre gran parte della propria esistenza provando una sensazione di malessere, perché sente ostacoli nel sentirsi libera/o di condurre la vita che vorrebbe e di poter mutare la sua identità senza essere considerata/o come un essere diverso o inferiore. L’omosessualità non è una malattia: voler cambiare il proprio corpo, perché non combacia con il proprio animo, dovrebbe essere un diritto legittimo. Chiunque ha il diritto di vivere la vita che desidera, di essere chi vuole e come vuole. Questo risulta difficile soprattutto per chi ha avuto un’infanzia complicata, per chi, anche nelle mura di casa, non poteva sentirsi libero di essere chi voleva. Queste persone, una volta diventate adulte, compiono uno sforzo maggiore per vivere la loro vita, per trovare l’energia e la determinazione per combattere dentro e fuori casa per ottenere i diritti di una qualunque persona.

Ma la nostra infanzia quanto influenza la nostra personalità?

Chi siamo davvero!

Ognuno ha una personalità, una propria indole. Ma tutto ciò che si vive da bambini è capace di mutare gran parte del proprio carattere. Una bambina o un bambino ha bisogno di sviluppare una relazione profonda con una persona di famiglia. Ha bisogno, sin da piccola/o, di avere il suo punto di riferimento perché è importante per il suo sviluppo personale poiché influenzerà gran parte della sua vita. Se questo affetto viene a mancare, l’infante avrà paura di uscire dalla sua confort zone anche una volta raggiunta una maggiore età. Avrà poca fiducia di sé e degli altri, avrà problemi a creare relazioni d’amicizia ma soprattutto d’amore. Ancora, avrà timore di non riuscire ad essere capace di realizzare qualsiasi tipo di obiettivo. Quindi, i primi anni di vita di una persona sono fondamentali e possono influenzare la stima di sé stessi, le sue capacità di relazionarsi con gli altri per il resto della vita.

Alessandra Federico

Malika, cacciata di casa perché lesbica

 “L’errore non l’ho fatto io, per quanto io possa amare una persona del mio stesso sesso, non ho mancato di rispetto a nessuno. Non c’è niente di sbagliato, non c’è niente di male. Finché si ama non ci sarà mai niente di male. Ai miei genitori dico fatevi aiutare”.

Amare una persona dello stesso sesso non è una colpa, amare non è mai un errore. Le parole di Malika trasmettono tutta la sofferenza di chi è costretto a portate sulle proprie spalle il peso delle conseguenze dell’ignoranza del prossimo. Malika è la protagonista di questa storia complessa accaduta nel suo stesso nucleo familiare (madre, padre, fratello), all’interno del quale si sono verificati atti di disprezzo e ripulsione nei confronti della giovane donna.

Malika viveva in un paese vicino Firenze, ha ventidue anni e il 4 gennaio 2021 confidava ai suoi genitori di essersi innamorata di una donna. Malika viene insultata, derisa e in fine mandata via di casa in seguito a parole colme di violenza da parte di sua madre. I riferiti insulti della madre spingono Malika in una forte crisi di pianto e di panico. Trovatasi per strada senza un soldo, senza cibo, senza più nemmeno i suoi abiti Malika, l’8 gennaio prova a rientrare a casa con l’aiuto dei Carabinieri, ma anche il tentativo di tornare in possesso dei suoi oggetti personali non va a buon fine.

Le continue minacce da parte dei genitori e del fratello fanno vivere la giovane ventiduenne nel terrore e, in preda allo strazio, Malika decide di sporgere denuncia ai Carabinieri, ma non riesce, neppure dopo 3 mesi, a rientrare in possesso dei suoi effetti personali. Nonostante le infinite umiliazioni e violenze psicologiche subìte, Malika è ben consapevole di non aver nulla di cui vergognarsi anzi, sa bene di potersi ritenere una persona molto coraggiosa.

Purtroppo c’è chi,  ancora oggi, per salvare le apparenze, finisce per dare troppa importanza al giudizio altrui pur mettendo a rischio qualsiasi rapporto umano, anche quello che dovrebbe essere il più importante come quello tra genitori e figli. Sono le stesse persone che hanno ha paura di andare contro i pregiudizi, che hanno paura di lottare per i propri diritti, e preferiscono assecondare una società dalla mentalità chiusa, retrograda, discriminatoria (che ancora crede di avere il diritto di decidere quale dovrebbe essere la normalità tanto da condizionare le scelte altrui) anziché proteggersi e proteggere i propri figli.  Eppure si dice che, quando accade qualcosa di molto brutto, c’è sempre qualcosa di bello che ci attende e che quando il fato ti allontana da un certo tipo di persone ti sta solo salvando la vita.

Ma chi ha deciso che l’eterosessualità è la normalità?

L’omosessualità non è una malattia. Si spera che un giorno la parola omosessuale possa svanire per sempre (le parole etero e omosessuale non dovrebbero esistere, deve essere la normalità poter amare chiunque) affinché ogni essere umano riesca ad ottenere il diritto di sentirsi libero di essere ciò che sente, di innamorarsi, di sentirsi attratto da chi desidera, e di vivere serenamente la vita alla pari di qualsiasi altra persona. La vicenda di Malika dimostra chiaramente la scarsa sensibilità con la quale alcune persone ancora oggi affronta determinate situazioni e la totale mancanza di empatia.

Il ddl Zan, che si focalizza su questo tipo di reati ha subìto, ad aprile 2021, l’ennesimo rinvio in Senato (in Italia non ci sono ancora leggi che tutelano le vittime dei crimini di odio omotransfobico). È anche fondamentale essere al corrente che in spagna c’è una legge che autorizza i bambini ad andare a scuola come desiderano (anche maschietti vestite da bambine) perché non conta il loro genere biologico ma conta il loro genere sentito. Si spera che anche in Italia si possa un giorno sentirsi liberi di essere.  Ora Malika vive a Firenze, lontana da coloro che l’hanno messa al mondo, ma ad oggi è forte tanto da riuscire a buttarsi tutto alle spalle per vivere liberamente la vita come desidera.

Alessandra Federico

Consorzio Parmiggiano Reggiano, Nicola Bertinelli riconfermato presidente

 Nicola Bertinelli è stato riconfermato per acclamazione presidente dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio Parmigiano Reggiano. Bertinelli, parmigiano classe 1972, guiderà il Consorzio per altri quattro anni e sarà affiancato da Kristian Minelli, vicepresidente vicario e Alessandro Bezzi, vicepresidente, insieme al terzo vicepresidente che sarà nominato nel corso del prossimo Cda fissato per giovedì 22 aprile durante il quale verrà costituito anche il Comitato Esecutivo.

Ringrazio la nostra base e tutti membri del Consiglio per la rinnovata fiducia – ha affermato Bertinellicontinueremo a lavorare affinché questa sia sempre di più la casa di tutti i consorziati. Un luogo di confronto costruttivo tra persone che condividono non solo un nobile mestiere ma anchei valori e quella passioneche fanno del Parmigiano Reggiano un’eccellenza assoluta.Il nostro compito è stato e sarà quello di tutelarla, di difenderla dalle contraffazioni, di valorizzarla sia in Italia sia all’estero edi favorire la transizione verso una filiera ancora più sostenibile e in linea con le richieste dei consumatori”.

La  filiera del Parmigiano Reggiano è composta da 321 caseifici e oltre 2.600 allevatori per un totale di50.000 persone coinvolte. Nel 2020 sono state prodotte 3,94 milioni di forme pari a circa 160.000 tonnellate.

Ambrogio Lorenzetti: il terzo protagonista della pittura  del trecento

Ambrogio Lorenzetti è il terzo protagonista della pittura senese del Trecento,  assieme a suo fratello Pietro e a Simone Martini. Ambrogio nasce a Siena nel 1285 ma, a differenza di Pietro, si presume che la sua formazione non sia avvenuta solo nella bottega di Duccio ma che abbia proseguito i suoi studi sotto l’insegnamento di Giotto poiché è spesso presente, nelle opere di Ambrogio, (pur rimanendo distante e mettendo in pratica la sua personalità nelle sue opere) un’evidente influenza dell’arte di quest’ultimo.

Ambrogio ha da  subito dimostrato la sicurezza delle sue capacità sin dalla sua prima realizzazione, la Madonna col Bambino di Vico l’Abate (Firenze 1319) dove la frontalità della Madonna è legata parzialmente al linguaggio dell’arte senese richiamando l’arte del chiaroscuro tenue, continuo e sentimentale di Giotto .  Nel 1321  e nel 1327, Ambrogio, risulta iscritto alla Matricola dell’Arte dei Medici e degli Speziali da cui  dipendeva la corporazione dei pittori. Viene ricordato molto presto per le sue innumerevoli opere meravigliose: Annunciazione per il comune di Siena (1344) in cui Ambrogio non tralascia lo sviluppo della propria riflessione sulla ricerca spaziale, difatti, viene recuperato il fondo oro e a suggerire la spazialità sono l’aspetto pieno di forza dell’angelo e della Vergine. Iniziava per Ambrogio il suo più impegnativo ciclo di affreschi, (palazzo pubblico di Siena 1338 -1340), egli fu capace di descrivere con attenzione la realtà e la vita quotidiana della Siena del Trecento. Le composizioni degli affreschi rappresentano le Allegorie e gli Effetti Del Buono e del Cattivo Governo nella città e nella campagna. Le immagini sono arricchite da scritte in latino in modo da dimostrare l’efficacia delle virtù repubblicane e di quei valori impersonali. La composizione delle scene è simmetrica: come se ai cittadini venisse offerta la scelta tra il bene e il male.

L’opera in assoluto considerata la più famosa è il crocifisso del Carmine di Siena in cui l’artista trasmette tutta la sua sensibilità d’animo e passione per l’arte ma soprattutto dove dimostra di aver ottenuto una forte maturazione nel campo artistico (1324-1331). In particolare si ricorda questa opera  con maggiore interesse perché in quegli anni anche il fratello Pietro realizzò un’importante opera, la Pala del Carmine. Il rapporto solido tra i fratelli Pietro e Ambrogio fece si che lavorassero fianco a fianco per diversi anni .

Il giovane Lorenzetti dimostrava, giorno dopo giorno, un notevole miglioramento artistico avvicinandosi, in maniera evidente, sempre più alla scuola di Giotto. Oramai all’apice della sua carriera, Pietro,  realizza il meraviglioso Trittico (1332- Madonna col Bambino tra i santi e Nicola)  proveniente dalla chiesa di san Procolo a Firenze (oggi Galleria Uffizi Firenze). Sono ancora molte le opere realizzate da Lorenzetti: Madonna col bambino (1330-1335, tempera e oro su tavola. Musée du Louvre, Parigi); Quattro Pannelli di un polittico con i santi Benedetto, Caterina d’Alessandria, Maddalena, Francesco, (1332,1335, tempera e oro su tavola, Museo dell’Opera del Duomo, Siena);  Maestà (1335, tempera e oro su tavola, dalla chiesa di San Pietro dell’Orto di Massa Marittima, Museo di arte Sacra, Massa Marittima); Maestà (1337-1338. Affresco. Chiesa di San’Agostino, Siena); Madonna col bambino (1340, affresco palazzo pubblico Siena); Martirio dei Francescani e Congedo di San Ludovico di Tolosa, (1336-1340, affreschi Basilica di San Francesco di Siena); Madonna col bambino (1340, tempera e oro su tavola, dal monastero di Sant’Eugenio presso Siena, Museum of Fine Arts, Boston). Nel 1348, come  per suo fratello Pietro, Ambrogio morì a causa della peste.

Alessandra Federico

Pietro Lorenzetti: celebre artista del 1300

Pietro Lorenzetti è stato un pittore italiano del Trecento. Fratello maggiore di Ambrogio Lorenzetti (anch’egli artista di quel tempo) Pietro nasce a Siena nel 1290 circa (dati calcolabili in maniera approssimativa poiché non è certo il giorno della sua nascita e della sua morte).

La sua formazione si svolse sotto Duccio di Buoninsegna. Al pari di Giotto e di Simone Martini, il giovane artista senese lavorò ad Assisi nella basilica di San Francesco. Ma è il trittico ad affresco del 1300 (raffigurante la Madonna col bambino fra i santi Francesco  Giovanni Battista per la cappella Orsini della Chiesa inferiore assisiate)  l’opera di Pietro considerata ancora tutt’oggi la più celebre. In seguito, Lorenzetti lavorò al meraviglioso ciclo di affreschi,  le Storie della Passione, affrescate col braccio sinistro del transetto della stessa chiesa inferiore di Assisi. In questa opera, Lorenzetti, rivela subito l’autorità delle componenti culturali che animano la sua opera; sullo sfondo dell’impronta duccesca, negli affreschi si compongono e si saldano le più moderne sollecitazioni stilistiche. Da un lato, invece, la vitalità, la tensione del dettato Gotico. Dall’altro ancora, fu per l’artista, l’incontro con il grande modello giottesco. Fu per Pietro un periodo di grande crescita artistica che lo invogliò a recuperare un nuovo valore plastico ai suoi volumi mediante contrasti di chiaroscuro e di colore.

Il progresso artistico

Nel 1320 Lorenzetti era ormai considerato uno degli artisti più illustri del momento, di fatti, da lì a poco iniziarono a commissionargli diversi importanti incarichi: Madonna con bambino e santi (commissionata dal vescovo Tarlati per la pieve di Arezzo); L’annunciazione (dipinta per secondo ordine del polittico) dove la Madonna e il santo sono inseriti in uno spazio saldo architettonicamente costruito. Ancora, Uomo di dolori (1330, tempera e oro su tavola – Altenburg, Lindenau Museum); Trittico della Madonna col Bambino e le sante Maria Maddalena e Caterina d’Alessandria (1330-1340, tempera e olio su tavola, Washington, National Gallery of Art);  Funerali di un santo vescovo (1330-1340, tempera e oro su tavola, Assisi, Museo del Tesoro della Basilica di San Francesco); Santa Margherita (1330-1340, Assisi); Santa Chiara (1330-1340, tempera e oro su tavola, Athens (Georgia) Georgia Museum of Art); Trittico dei Santi Bartolomeo, Cecilia e Giovanni Battista (1332, tempera e oro su tavola, Siena, Pinacoteca nazionale); Storie della vergine (1335, Siena, ospedale di Santa Maria della Scala); Madonna col Bambino (1335, tempera e oro su tavola, Firenze Palazzo Vecchio); Reliquiario con Cristo benedicente in trono e frate francescano (1335, tempera e oro su tavola, New York).

Le  opere di Pietro continuavano a rivelarsi uniche e originali  e tra il 1327 e il 1329 realizzò il suo primo affresco per la propria città : la pala raffigurante la Madonna del Carmine per i carmelitani di Siena, in cui è presente un evidente influenza giottesca. Pietro nutriva  forte stima nei confronti di Giotto e della sua arte, era per lui una leggenda artistica a cui ispirarsi infatti, nel trittico per l’altare di San Savino, (eseguito da Pietro per il duomo tra il 1335 e il 1342) è ben nota una forte influenza di Giotto.

La morte di Pietro Lorenzetti è avvenuta nel  1348 circa a causa della peste.

Alessandra Federico

Cenacolo poetico Napoli è: Donne

Quante donne a questo mondo…

Donne vive, seducenti,

donne sole, maltrattate.

Ogni giorno violentate,

calpestate, dissanguate,

trascurate dal Divino.

Vittime innocenti

immolate sull’altare

dell’ignobile piacere.

Ignare sacerdotesse

di quell’assurdo e folle rito

che si celebra da sempre

nello scena mente umana.

Peppe Silvestri

Francesca Serafini: Tre madri

Francesca Serafini ha pubblicato tra le altre cose Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiaturaDi calcio non si parla Lui, io, noi (con Dori Ghezzi e Giordano Meacci). Scrive da anni sceneggiature per la tv e per il cinema: con Claudio Caligari e Giordano Meacci ha scritto Non essere cattivo, film dell’anno ai Nastri d’argento nel 2016 e candidato italiano agli Oscar nello stesso anno. Sempre con Giordano Meacci ha scritto il biopic Fabrizio De André – Principe libero del 2018. Tre madri è il suo primo romanzo.

 

Segreti, misteri, verità sapientemente celate, insabbiamenti, enigmi: sono ingredienti essenziali del giallo. Il suo romanzo in che misura diverge dal genere codificato?

Mi piacerebbe che a questa domanda rispondessero i lettori. Sta a loro stabilire se partendo da questi stessi elementi – indispensabili nel genere – Tre madri riesce poi a crearsi una sua identità specifica. Quello che posso dire io è che per me, proprio di là dal genere, la scrittura letteraria deve avere una cura speciale per la sua veste linguistica. E questo è l’aspetto che più di altri mi ha tolto il sonno in tutti giorni della stesura del romanzo.

Il percorso dei protagonisti si dipana anche a ritroso nel tempo; si serve di ricordi ingialliti e via via emergenti. La sua personale indagine adopera flashback che compongono un puzzle di notevole suspense. Quale valore attribuisce all’elemento della “memoria” nella sua produzione? Si possono davvero chiudere i conti con il passato?

Quello che siamo nel presente, nella vita, è il risultato anche di tutte le esperienze che abbiamo vissuto nel passato. Per questo, per dare credibilità a un personaggio, per me è fondamentale immaginare tutto l’iceberg – riprendendo qui la metafora perfetta di Hemingway (un cui titolo apre il romanzo) – anche quando poi decidiamo di farne emergere solo la punta. È stato così per Lisa Mancini. Per capire che cosa è nel tempo in cui i lettori la incontrano, ho immaginato tutto quello che precede quell’appuntamento. E poi di tanto in tanto ne faccio emergere dei lampi, perché forniscano una chiave d’interpretazione alle sue reazioni rispetto quello che le capita nel presente. Se poi questo la aiuti a tenere a bada i demoni del passato, lo potranno dire i lettori quando sul finale li troveranno tutti schierati al cospetto di Lisa.

La sua scrittura, scorrevole ed incisiva, diretta e fluida, pare rinviare al linguaggio delle serie TV. Quanto risponde ad una sua precisa volontà la contaminazione dei linguaggi?

Nelle intenzioni, a dire il vero, il lavoro sulla parola è propriamente letterario. Dalle serie televisive, in particolare quelle inglesi, riprendo un certo modo di raccontare storie: di dare peso alla coralità dei personaggi, cercando di vedere in ognuno di loro luci e ombre, senza un giudizio da parte del narratore. Anche il genere arriva da lì. Per me serie come Happy Valley o Unforgotten sono esempi una narrazione moderna che mi ha affascinato da spettatrice e ispirato nella scrittura.

Pensando“cronaca nera”, reputa che il bisogno di verità possa sempre costituire un motore potente che spinge all’azione?

Il bisogno di verità è quello che spinge qualunque tipo di narrazione. Cerchiamo verità in tutto quello che leggiamo, per non pensare al fatto che la verità non esiste (neanche quando il fatto di cronaca è accaduto e non è frutto della fantasia di un autore). Se non le infinite verità che risuonano nella percezione di ognuno di noi. La sfida è trovare il modo di farle stare insieme in armonia tra loro.

Una comunità libertaria e anticonformista che trasforma in opere d’arte i materiali di scarto: quanto ha inteso riflettere circa i concetti di ostilità e pregiudizio?

Mi interessava raccontare lo sguardo di diffidenza di un piccolo centro provinciale (inteso in senso assoluto) su chi arriva lì proponendo un altro modo per vivere. Quel tipo di sospetto che c’è sempre con ciò che è diverso da noi. Il paradosso per cui tutto quello che dovrebbe incuriosirci e farci crescere nel confronto invece tende a farci paura. Ho inventato Montezenta e Ca de Falùg per parlare anche di questo. Anche se i due luoghi reali che ne hanno ispirato la costruzione (Santarcangelo di Romagna e Mutonia) invece rappresentato una felice e virtuosa forma di integrazione che niente hanno a che vedere con il mio racconto, e anche per questo mi è sembrato giusto trovare altri nomi.

Giuseppina Capone

 

 

Simone Martini: il celebre artista del 1300

Simone Martini è stato un pittore e miniatore italiano. Uno dei più influenti artisti del Trecento. Ingaggiato dal governo della comunità, dopo essere cresciuto nella bottega di Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, fece la sua comparsa come primo pittore della città in cui era nato (Siena 1284) per dipingere la Maestà del Palazzo Pubblico di Siena. Da lì a poco venne chiamato dagli Angiò a Napoli (1317) per eseguire l’opera di San Ludovico di Tolosa che incorona il re Roberto. Tornato da Napoli, nel 1321, ridipinse i volti della Vergine, (della Maestà del Palazzo Pubblico di Siena) del bambino, delle due Sante e dei due angeli a loro più vicini, donando all’opera un profondo cambiamento. Ancora, tra il 1315 e il 1320 si trasferì ad Assisi per eseguire gli affreschi delle scene della vita di San Martino, situate nell’omonima cappella della Chiesa inferiore della Basilica di San Francesco, portando anche in questa meravigliosa opera un cambiamento stilistico. Simone, in quel tempo, era l’unico pittore che riusciva a livellare con Giotto; difatti, di fronte alle prove di quest’ultimo, Martini si confronta con i suoi affreschi e li recupera, anche se in un contesto molto diverso e cioè secondo uno stile di fatto cortese ridimensionando i personaggi in una forma più vera e più concreta.

Questo  permise all’artista di aprire la strada a un naturalismo nuovo e personale.
Anche l’importante opera napoletana raffigurante San Ludovico da Tolosa che incorona re Roberto,  (eseguita nel 1317, anno della colonizzazione del santo, e realizzato sempre dal grande artista senese), rappresenta, nella scena,  tutto il carattere di un’investitura: con la corona re Roberto riceve la sua legittimità da Ludovico, che al trono aveva rinunciato per seguire la propria vocazione. Procede la fama per l’audace maestro senese con la realizzazione di grandi opere d’arte come il glorioso Guidoriccio da Fogliano (1330), sempre per il Palazzo Pubblico di Siena. Sembrano incrementarsi i successivi sviluppi della pittura nordeuropea grazie al segno grafico teso nelle altre opere d’affresco di Simone ad Avignone nel 1336 (nel frattempo divenuta nuova sede della corte papale), con le pitture per la chiesa di Notre Dame des Doms eseguite per il cardinale Jacopo Stefaneschi: il dolcissimo affresco che raffigura il redentore e la madonna dell’umiltà. Ancora, nel 1342, Simone raffigura le amatissime scene raffigurate con stile teso e concentrato, delle Storie della Passione con il ritorno di Gesù fanciullo dopo la disputa coi Dottori. Poco tempo dopo ci sarebbe stata la creazione della memorabile annunciazione.

L’annunciazione
L’Annunciazione (dipinta da Simone nel 1333) riprende l’ispirazione cortese e fiabesca per il suo splendore dal fondo oro. Eseguita sempre per il Duomo di Siena, in collaborazione con Lippo Memi, Donato Martini, e Tederico Memmi.  Una meravigliosa opera d’arte dallo sfondo oro pervade lo spazio della rappresentazione con il suo bagliore. Il rilievo, appena accennato, quasi si perde nei contorni. I colori della vergine e dell’angelo sono incantevolmente luminosi e con il pavimento  in marmo dai colori diversi danno un tocco di eleganza e raffinatezza.  È dunque facile perdersi fra sogno e realtà e l’atteggiamento delicato delle figure domina l’intera opera tanto da donargli un effetto tridimensionale e non solo, i bordi ricamati delle vesti e la quadrettatura del manto dell’arcangelo Gabriele, le striature del piumaggio delle ali diventano di contributo per dare quel tocco di preziosità che regala un’atmosfera fiabesca. Da rimanere estasiati dinnanzi a tale capolavoro, principalmente perché l’opera rappresenta quel momento dell’annunciazione in cui l’arcangelo Gabriele giunge dal cielo per salutare la Vergine. Da quel momento in poi, l’artista senese eseguì diverse opere come l’affresco nella chiesa di santa Caterina d’Alessandria a Pisa, oppure il dipinto di San Luca Evangelista (J. Paul Getty Museum Los Angeles- tecnica tempera su tavola). Gli ultimi anni di vita, Simone, decise di trascorrerli ad Avignone dove impiegava il suo tempo a dipingere per sé stesso. L’illustre artista morì ad Avignone nel 1344.

Alessandra Federico

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