Caravaggio e il suo tempo tra naturalismo e classicismo: la mostra di Merisi a Mesagne

“Caravaggio e il suo tempo tra naturalismo e classicismo”, si intitola così la mostra che avrà luogo nel Castello Comunale a cura della Rete di imprese Micexperienc a Mesagne in Puglia. L’obiettivo di questa mostra è quello di trasmettere all’osservatore le stesse emozioni che l’artista, ai suoi tempi, riusciva a comunicare attraverso i suoi dipinti. E pare proprio che le sue opere riescano ancora tutt’oggi ad emozionare e a stimolare forte interesse nella società contemporanea.

All’interno dell’esposizione ci saranno anche i racconti, tramite manoscritti, foto e dipinti, di tutta la vita del pittore a partire dalla sua prima formazione fino a quando divenne il re dell’arte.

La professoressa Tamara Cini in collaborazione con il professore Pierluigi Carofano sono gli organizzatori di questa meraviglioso evento che avrà inizio il 16 luglio e terminerà l’8 dicembre 2023.

“La lungimiranza scaturita dalla collaborazione tra pubblico e privato, oggi raggiunge il suo livello massimo di credibilità. La gioia per la realizzazione di un progetto artistico di tale prestigio, è pari solo alla consapevolezza che quest’evento Mesagne lo merita e ne è all’altezza, ed è questa una constatazione che arriva nel bel mezzo del gran lavoro che insieme alla rete di imprese coinvolta e alla Regione Puglia stiamo producendo, con l’intento di investire al meglio l’enorme bagaglio di esperienze che la città ha maturato negli ultimi tempi”, annuncia il sindaco Antonio Matarrelli.

Da ogni parte dell’Italia, le persone, saranno pronte a spostarsi e a raggiungere la Puglia per partecipare alla mostra di uno degli artisti italiani più illustri del 1600: Caravaggio, nome d’arte di Michelangelo Merisi, era appassionato al mondo dell’arte sin da bambino ed è riuscito, sin da subito, a far innamorare chiunque delle sue opere, grazie non solo alla realizzazione realistica dei suoi personaggi, quanto alla sua innovativa tecnica del chiaroscuro. Evidenziando diversi elementi alla luce e allo sfondo, Merisi, riusciva ad ottenere un effetto sbalorditivo che a quel tempo fu una vera propria scoperta. Amava osservare con estrema attenzione e sensibilità tutto ciò che ritraeva e, soprattutto, era in grado di riportare alla perfezione, su foglio o tela, l’aspetto estetico del suo modello e non solo, aveva una particolare capacità di riuscire a disegnare anche lo stato d’animo di chi ritraeva (lo percepiva attraverso la profondità dello sguardo, la postura, l’espressione del viso) e per questo, gli amanti dell’arte, hanno da sempre nutrito una forte stima e immensa ammirazione per Caravaggio. Al contempo, però, le sue opere raccontano anche il suo di stato d’animo che purtroppo era in continua confusione: pur essendo una persona estremamente sensibile e che riusciva a provare forte empatia nei confronti del prossimo, i suoi sentimenti erano continuamente tormentati e irrequieti. Questi sentimenti contrastanti, presumibilmente rabbia repressa a causa di diversi traumi subiti al’interno del suo nucleo familiare, portarono l’artista a compiere un atto estremo; il 28 maggio del 1606 fu condannato a morte accusato di omicidio. Da quel momento in poi, per l’artista milanese,  iniziò la fuga tra Roma, Napoli, Sicilia e Malta. Ciò nonostante, Merisi, continuava a dipingere anche tra un viaggio e l’altro realizzando meravigliosi dipinti che tutt’oggi sono considerate vere e proprie opere d’arte.

Alessandra Federico

Arte a Napoli: il Museo di Capodimonte ospita le opere di Caravaggio e di altri artisti del ‘600

“Oltre Caravaggio, un nuovo racconto della pittura a Napoli” è la grande mostra dedicata a uno dei più celebri artisti che hanno fatto la storia dell’arte italiana e non solo, il Museo di Capodimonte, ospiterà più di 200 importanti opere di diversi grandi pittori del 1600.

La mostra, a cura di Stefano Causa, docente di Storia dell’arte moderna e contemporanea presso l’Università  degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa e di Patrizia Piscitelli la responsabile Ufficio mostre del Museo Real Bosco di Capodimonte a Napoli, è in esposizione fino al 7 gennaio 2023 nel Museo e Real Bosco di Capodimonte.

All’interno di 24 grandi sale del museo, gli appassionati di arte e di storia, hanno l’opportunità di ammirare anche meravigliosi capolavori di altri pittori del seicento napoletano come le straordinarie opere di Jusepe de Ribera, artista spagnolo sbarcato a Napoli nel 1616.

L’arte e la tecnica di Caravaggio e di Ribera sono stati di grande insegnamento anche per gli altri pittori di quel tempo, come Luca Giordano, Francesco Fracanzano, Massimo Stanzione, Andrea Vaccaro, Battistello Caracciolo, Carlo Sellitto. Ogni singolo artista era pronto ad imparare e a rielaborare le nozioni apprese dai due maestri dell’arte, in una tecnica personale ma altrettanto originale.

Secondo Roberto Longhi, storico d’arte (1890-1970), il naturalismo di Caravaggio (Michelangelo Merisi) è la spina dorsale dell’arte napoletana. Tuttavia, lo scopo di questa mostra, è innanzitutto quello di fare omaggio a Caravaggio e al suo periodo trascorso nella città partenopea.

Caravaggio a Napoli

Napoli è una città ricca di storia e di arte e a contribuire a questa affascinante storia è stato anche Caravaggio con le sue meravigliose opere lasciate in eredità alla città partenopea.

Durante il suo soggiorno a Napoli, l’artista, dipinse diversi affreschi ma solo Le sette opere di misericordia corporali e La Flagellazione di Cristo (1607-1608 conservato nella Basilica di San Domenico Maggiore spostato in seguito proprio al museo di Capodimonte), sono rimasti a Napoli. È stato proprio lo stile che Caravaggio utilizzò per la realizzazione di questi affreschi ad essere stato di grande incoraggiamento per la pittura barocca partenopea, dando, da lì a poco, vita a molti esponenti caravaggeschi di quell’epoca come appunto gli altri pittori di cui i dipinti sono esposti al museo di Capodimonte assieme a quelli di Caravaggio. Indubbiamente, il soggiorno a Napoli per Caravaggio, che durò circa un anno e iniziò al termine dell’anno 1606, fu un periodo altroché gioioso ma soprattutto fruttuoso; a Napoli l’artista viveva nei quartieri spagnoli e durante l’intero anno continuava a dipingere e a realizzare magnifici affreschi come la Giuditta che decapita Oloferne (scomparsa); la Salomè con la testa di Golia (1607 – Kunsthistorisches Museum di Vienna); una prima versione della Flagellazione di Cristo (1607 – Musée des Beaux di Rouen); la Crocifissione di sant’Andrea (1607 – Cleveland Museum of Art); la Madonna del Rosario (1606-1607 – Kunsthistorisches Museum di Vienna) gli fu commissionata dai Carafa Colonna per la cappella di famiglia nella Basilica di San Domenico di sant’Andrea ed è stata la sua più importante opera eseguita durante il soggiorno a Napoli.

Nell’estate del 1609, Napoli, ebbe nuovamente la fortuna di ospitare il giovane artista milanese, e il quel periodo, Merisi, realizzò altre opere come il San Giovanni Battista disteso, la Negazione di San Pietro, il San Giovanni Battista, il Davide con la testa di Golia; la Salomè con la testa del Battista (per i cavalieri dell’ordine) e la Salomè con la testa del Battista destinato a Madrid. Tre tele per la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi di Napoli: il San Francesco che riceve le Stimmate, il San Francesco in meditazione e una resurrezione (perdute tutte e tre le tele durante il terremoto del 1805). L’ultimo dipinto di Caravaggio a Napoli fu il Martirio di sant’Orsola (1610).

Alessandra Federico

Caravaggio a Napoli 

Caravaggio si recò a Napoli alla fine del 1606. Visse nei quartieri spagnoli per circa un anno. Durante il suo soggiorno a Napoli l’artista dipinse molti affreschi come la Giuditta che decapita Oloferne (scomparsa). Una prima versione della Flagellazione di Cristo (1607- Musée des Beaux di Rouen), la Salomè con la testa di Golia (1607 – Kunsthistorisches Museum di Vienna), la Crocifissione di sant’Andrea (1607 – Cleveland Museum of Art).
La sua opera più importante eseguita a Napoli fu la Madonna del Rosario (1606-1607 – Kunsthistorisches Museum di Vienna). Quest’opera gli fu commissionata dai Carafa Colonna (ramo della famiglia dei Colonna) per la cappella di famiglia nella basilica di San Domenico di sant’Andrea.
Senza dubbio questo periodo per Caravaggio fu molto entusiasmante, felice e proficuo. Solo due opere del pittore sono rimaste a Napoli: Sette opere di Misericordia corporali (lo stile di Merisi usato per questo affresco fu di grande incoraggiamento per la pittura barocca partenopea, dando così vita a molti esponenti caravaggeschi tra i pittori della città. E inoltre stile di questo affresco  presentava una scena drammatica rispetto alla pittura romana). La Flagellazione di Cristo è l’altro dipinto rimasto a Napoli. (1607-1608 basilica di San Domenico Maggiore) spostato in seguito al museo di Capodimonte.
Caravaggio a Malta e in Sicilia
Nel 1607 Caravaggio lasciò Napoli e si recò a Malta grazie all’appoggio dei Colonna. Il pittore, a Malta, conobbe il maestro dell’ordine dei cavalieri di San Giovanni, Alof de Wignacourt (al quale eseguì un ritratto). L’intento di Merisi era quello di diventare cavaliere per avere l’immunità per evitare la condanna di decapitazione. Firmò, dunque, un documento nuovo che attestava che la sua città natale fosse Caravaggio (provincia di Bergamo).
Nel 1608 realizzò la decollazione di San Giovanni Battista (Concattedrale di san Giovanni di La Valletta.) Il 14 luglio del 1608 gli fu data la carica di cavaliere di grazia. Poco dopo fu arrestato in seguito ad un litigio con un cavaliere del rango superiore. (soprattutto perché si venne a sapere della sua condanna a morte). Il 6 ottobre fu rinchiuso nel carcere di Sant’Angelo a La Valletta ma grazie all’aiuto dei Colonna riuscì a scappare  e a rifugiarsi in Sicilia (Siracusa) dove fu ospitato da Mario Minniti (suo caro amico romano). Durante il soggiorno in Sicilia, l’artista studiò i reperti ellenistici e romani; l’archeologia l’aveva particolarmente affascinato. Dipinse una pala d’altare raffigurante il seppellimenti di Santa Lucia per la chiesa di Santa Lucia al sepolcro. Mentre la Resurrezione di Lazzaro e l’Adozione dei pastori li eseguì a Messina.
Il ritorno di Caravaggio a Napoli
Caravaggio tornò a Napoli alla fine dell’estate del 1609. Poco tempo dopo, sempre a Napoli, alcuni uomini (mandati dal suo rivale maltese) lo aggredirono con violenza lasciando il suo volto sfigurato.
Durante il suo secondo soggiorno napoletano dipinse il San Giovanni Battista disteso (1610), la Negazione di San Pietro, il San Giovanni Battista, il Davide con la testa di Golia.  La Salomè con la testa del Battista (per i cavalieri dell’ordine) e La Salomè con la testa del Battista destinato a Madrid. Tre tele per la chiesa di Sant’Anna dei lombardi di Napoli: il San Francesco che riceve le Stimmate, il San Francesco in meditazione e una resurrezione (perdute tutte e tre le tele durante il terremoto del 1805). L’ultimo dipinto di Caravaggio fu il Martirio di sant’Orsola (1610).
A Napoli Caravaggio viveva nel palazzo Castellammare presso la marchesa Costanza Colonna, ma dopo la notizia ricevuta della sua condanna a morte che papa paolo V stava preparando, partì subito verso Roma sul traghetto diretto a porto Ercole che sarebbe passato (segretamente) per lo scalo portuale di Palo di Ladispoli (circa 40 km da Roma). Il pittore sarebbe dovuto scendere  a Porto Ercole ma a Ladispoli fu fermato per degli accertamenti, mentre il traghetto continuò il viaggio portando via il bagaglio del pittore dove all’interno si trovavano le tre tele (Maria Maddalena in estasi, San Giovanni Battista, San Giovanni Battista disteso) e, soprattutto, all’interno della valigia c’era il prezzo concordato dal Merisi col cardinale Scipione Borghese per la sua definitiva libertà.
Merisi raggiunse Porto Ercole via mare ma era ormai troppo stanco, affaticato, e malato di febbre alta a causa di un’infiammazione intestinale trascurata. L’artista rimase a Porto Ercole e fu curato nel sanatorio Santa Maria Ausiliatrice della allora Confraternita locale di Santa Croce, (presso il retro della chiesetta di Sant’Erasmo situata nel borgo alto). Caravaggio morì proprio lì, nella chiesetta di Sant’Erasmo, il 18 luglio del 1610 a solo trentotto anni
Alessandra Federico

Caravaggio: l’artista rivoluzionario del 1600

Caravaggio, ovvero Michelangelo Merisi, è uno dei più conosciuti pittori  del nostro Paese. Nasce il 29 settembre del 1571 a Milano. Considerato tutt’oggi il più grande artista dell’arte occidentale, Merisi,  si forma artisticamente nella sua città natale ma al contempo, tra il 1593 e il 1610, è operativo anche tra Roma, Napoli, Sicilia e Malta. Sin da subito molto  è stata molto apprezzata l’arte del Merisi,  anche se raggiunse grandissima fama dopo la sua morte. Una caratteristica della sua arte è il chiaroscuro; riusciva ad ottenere un eccezionale effetto grazie al suo modo di evidenziare diversi elementi alla luce e allo sfondo scuro.

I suoi dipinti raccontano il suo animo sensibile e attento soprattutto nell’osservare e percepire ogni stato d’animo e fisico di coloro che ritraeva. Paradossalmente, però, il suo spirito empatico era continuamente tormentato e irrequieto, e, infatti, da giovane venne condannato a morte accusato di omicidio durante una rissa il 28 maggio 1606.

L’artista scappò per il resto della sua vita. I genitori dell’artista, Lucia Aratori e Fermo Merisi, erano nativi di Caravaggio, ma si erano trasferiti a Milano poco dopo essersi sposati (14 gennaio 1571), ebbero anche altri due figli di cui una femmina di nome Caterina. L’intero nucleo familiare, però, fu costretto a scappare da Milano per tornare al loro paese a causa della peste. Ciò nonostante, malauguratamente, Fermo non riuscì a scampare e poco tempo dopo morì. Una volta terminato il periodo della pandemia Michelangelo, a soli 13 anni, iniziò a lavorare a Milano presso il laboratorio di Simone Peterzano (pittore del manierismo lombardo nonché allievo di Tiziano). Si trattava di un contratto di apprendistato (firmato dalla madre per poco più di quaranta scudi d’oro) col Peterzano, del 6 aprile 1584, che si prolungò per 4 anni, e dove soprattutto Merisi apprese la tecnica dei maestri della scuola pittorica lombarda e veneta.

Il giovane pittore, oramai non più alle prime armi, lasciò la Lombardia nel 1592 per raggiungere la capitale italiana. Secondo quanto riportano i documenti dall’Archivio di Stato di Roma, Caravaggio lasciò la città nel 1596 per recarsi presso la bottega del pittore siciliano Lorenzo Carli. Merisi a Roma, nel 1594, fu ospite di Monsignor Pandolfo Pucci da Recanati e per lui realizzava “copie di devozione” di cui, però, per il pittore non erano affatto soddisfacenti e decise quindi di andare via e procurarsi da vivere dipingendo ritratti.

Nel 1596 conobbe il pittore messinese Lorenzo Carli che gli offrì lavoro e soggiorno presso la sua bottega in via della scrofa. Qui l’artista, grazie a Carli, conobbe Mario Minniti che ben prestò diventò il suo più caro amico nonché suo modello. Poco dopo, Merisi, frequentò la bottega di Giuseppe Cesari. Ragazzo che monda un frutto, Bacchino malato (suo autoritratto) e Fanciullo con canestro di frutta sono i primi tre dipinti di un certo rilievo che Caravaggio realizzò in quel periodo.

Merisi Nel 1597 conobbe il cardinal Francesco Maria del Monte, che, rimasto affascinato dall’arte del pittore, volle acquistare alcuni dei suoi affreschi. Da quel momento il cardinale chiamò il giovane artista al suo servizio dove rimase per 3 anni.

Caravaggio conquistò l’ambiente della nobiltà romana con la sua pittura rivoluzionaria. In brevissimo tempo lo stile dell’artista mutò, abbandonò i singoli ritratti e le piccole tele e iniziò a dedicarsi ad opere più elaborate inserendo diversi personaggi all’interno dell’affresco e raccontando episodi specifici. Il riposo durante la fuga in Egitto è uno dei primi capolavori di quel periodo. Grazie al cardinal Francesco Maria del Monte, nel 1599, Caravaggio ottenne la prima commissione pubblica per due tele da collocare all’interno della Cappella Contarelli nella chiesa di san Luigi dei francesi a Roma (dipinti riguardavano tratti della vita di San Matteo: la vocazione e il martirio).

Non passò molto tempo e al giovane pittore furono commissionati altri importanti incarichi: dal commerciante Fabio Nuti la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Palermo. Poi, per ordine del monsignor Tiberio Cerasi, la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo. Nello stesso periodo da parte del figlio del cardinale Matteo Contarelli gli fu commissionato il dipinto di San Matteo e l’Angelo.  Questa tela diede l’opportunità al pittore di dimostrare le sue grandi capacità e di ottenere la commissione delle tele del ciclo di San Matteo.

Il marchese Giustiniani era un ricco banchiere genovese nel giro della corte pontificia, che riuscì a salvare Merisi dalle questioni legali in cui spesso si trovava a causa del suo essere impulsivo e aggressivo. Inoltre, il marchese, collezionò diverse opere di Caravaggio (compreso quello di San Matteo tolto via perché considerato senza decoro) contribuendo, per di più, alla sua formazione culturale.

In quel periodo l’artista viveva un periodo di sconforto per via delle sue opere rifiutate come quella della prima versione della Conversione di San Paolo (cappella Cerasi in Santa Maria del popolo), anche se, secondo la dimostrazione di Luigi Spazzaferro, l’opera non fu rifiutata ma sostituita con quella attuale in seguito ad un accordo con l’artista. Ancora, nel caso del dipinto La morte della Vergine, ritenuta indecente dai Carmelitani Scalzi che decisero di rifiutare il dipinto perché la figura della Vergine era rappresentata con il ventre gonfio e i piedi in vista, Merisi subì un vero e proprio momento di scoraggiamento. Pieter Paul Ruben era un celebre pittore fiammingo (pittore di corte al servizio di Vincenzo I Gonzaga) che ammirava molto l’opera di Merisi, tanto da convincere Vincenzo I ad acquistarla. Nell’aprile del 1607 il dipinto La morte della Vergine entrò a far parte della ricchissima quadreria dei Gonzaga. Da lì a poco il Duca Vincenzo I svendette la collezione di famiglia. Carlo I d’Inghilterra acquistò gran parte delle opere tra cui la Morte della vergine di Caravaggio ma, dopo la decapitazione di Carlo I, i dipinti furono acquistati dal collezionista e finanziere Everhard Jabach e poi in seguito da Luigi XIV. Ad oggi il dipinto di Caravaggio si trova a Parigi  al museo del Louvre. In quel periodo gli atti di violenza diventavano sempre più frequenti da parte del pittore che veniva, di conseguenza, spesso arrestato e portato nelle carceri. Girolamo Stampa da Montepulciano era un nobile ospite, come Caravaggio, presso la dimora del cardinal Del Monte (palazzo madama). Girolamo, dopo essere stato malmenato e rincorso con un bastone da Merisi, decise immediatamente di denunciarlo. Uscì dal carcere nel 1601 e tornò a dipingere; la Cattura di Cristo e Amor vincit omnia. Ma nel 1603, il pittore Giovanni Baglione denunciò Merisi per diffamazione (per aver scritto rime offensive nei confronti di Baglioni). Caravaggio fu liberato poco dopo e condannato agli arresti domiciliari. Era il 1604 quando, tra maggio e ottobre, il pittore fu trovato in possesso d’armi e non solo, fu spesso beccato a svolgere varie ingiurie alle guardie cittadine e per questo arrestato diverse volte.

L’animo del pittore era in continuo tormento; costretto a scappare a Genova (1605) per aver ferito un notaio. Quando tornò a Roma scoprì che aveva una querela da parte della padrona di casa dove lui soggiornava, a causa del mancato pagamento dell’affitto. Non solo,  Merisi venne doppiamente querelato perché, travolto dalla rabbia, lanciò sassi contro la finestra.

La sera del 28 maggio del 1606, a campo Marzio, il pittore fu ferito in seguito ad un fallo durante il gioco della pallacorda. Senza alcun scrupolo, Caravaggio ferì mortalmente il suo rivale Ranuccio Tommasoni da Terni.  Caravaggio fu condannato alla decapitazione in seguito all’omicidio di Tommasoni. Da quel momento l’artista dipingeva ossessivamente teste mozzate. Filippo I Colonna offrì al pittore asilo all’interno di uno dei suoi feudi laziali di Marino, Palestrina, Zagarolo, e Paliano. Merisi realizzò, per i Colonna, diversi dipinti tra cui la Cena in Emmaus, (Pinacoteca di Brera).

Alessandra Federico

A Napoli i “tesori nascosti” dell’arte si svelano al pubblico

Una mostra inaspettata, in un luogo inaspettato, così si presenta l’esposizione curata da Vittorio Sgarbi dal titolo: “I Tesori nascosti. Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito”, centocinquanta capolavori dal XIII secolo fino al `900, provenienti da collezioni private, che lo stesso Sgarbi ha definito “un vero museo, una immensità di bellezza davanti alla quale vi sentirete storditi”.

E non potrebbe essere altrimenti; per l’occasione unica è stato concesso di allestire la mostra nella magnifica basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, appena restaurata grazie ai fondi pervenuti dall’Unesco e dall’Associazione Pietrasanta, circa 2 milioni di euro in totale, che sono serviti per riportare all’antico splendore uno degli edifici religiosi più importanti di Napoli,  risalente al VI secolo, fino a qualche anno fa abbandonato e trasformato nell’officina di un meccanico, come testimoniano le macchie d’olio ancora visibili sul pavimento.

Tutte le opere d’arte esposte, fino al prossimo maggio, sono il frutto di una ricerca portata avanti tra fondazioni bancarie, istituzioni e privati, svolta con l’intenzione di svelare al grande pubblico capolavori altrimenti celati ed inarrivabili, ecco spiegato perché si parla di “tesori nascosti” e perché è stata scelta la basilica alla Pietrasanta quale luogo ideale dell’allestimento: un prezioso scrigno dimenticato a contenere bellezze artistiche sconosciute.

Da una testa di maestro federiciano del 1250 fino al un autoritratto di Antonio Ligabue, nell’allestimento, che ricorda i corridoi di un museo, si passeggia nella storia dell’arte e in quella  di Napoli, fatta dal collezionismo: da Paolo Veronese a Guido Reni, da Tiziano a Battistello Caracciolo a Guercino, da Mattia Preti a Luca Giordano, da Solimene a Pitloo, sino a Cammarano, Mancini, Notte, Viti, de Pisis, de Chirico e Morandi, oltre ai tre maestri che danno il nome alla mostra. Di Tino di Camaino c’è il San Giovanni Evangelista, di Gemito in mostra Lo scugnizzo e il ritratto di Fortuny, mentre il posto d’onore è riservato alla Maddalena addolorata del Caravaggio.

Un percorso che tratteggia un quadro della geografia artistica italiana ricchissimo e unico.

 

Rossella Marchese

seers cmp badge