Quietare gli dei con nastri agli alberi

Girovagando in campagna, può capitare di scorgere, legati ai rami degli alberi, nastri, cenci o brandelli di stoffa.

Qualche volta, ciò suscita fastidio, disturbo, come se la natura fosse stata violata ed offesa.

Proviamo ad osservare i lembi di stoffa da uno speciale e diverso punto di vista: trasformiamo lo straccio in un oggetto magico, dal potere prodigioso.

Appena qualche secolo fa, nella Roma pagana vigeva una ritualità propiziatoria e scaramantica: fissare ai rami degli alberi fiocchi, stracci, fili di lana, bamboline o qualsivoglia figura ritagliata in un materiale delicato che oscillasse, dondolasse, fluttuasse all’aria.

L’oscillum, sventolando, decontaminava e depurava l’aria, allontanando e spingendo via i mali. Era necessaria siffatta pratica? Ebbene, sì, oltre che frequente.

I Romani reputavano che fatti e condotte fossero in grado di scatenare eventi luttuosi e letali: epidemie, conflitti, guerre, calamità come carestie ed inondazioni.

Talvolta, supponevano di aver ingiuriato, offeso ed oltraggiato una divinità: gli dei erano, per opinione comune, rancorosi, vendicativi, astiosi, ostili ed implacabili. Talora, ci si trovava a dover fronteggiare accadimenti considerati maledetti e dannati, ad esempio un’impiccagione.

Secondo i Romani, gli spiriti degli impiccati ritornavano fra i vivi come fantasmi, enti smisuratamente temuti. L’albero era infestato ad opera dell’impiccamento.

In qual maniera correre ai ripari? Appendendo un  oscillum.

Gli dei, in tal modo, si mitigavano; le inquietudini si allontanavano; i rischi si dissipavano. Oggi, gli atteggiamenti, le riflessioni sono ben differenti.

Che importa? E’ così evocativo e suggestivo osservare l’incanto di un fiocco al vento.

Giuseppina Capone

Alla scoperta delle meraviglie della Reggia di Caserta

La collana Novanta/Venti della redazione napoletana di La Repubblica, il quotidiano diretto da Maurizio Molinari, si arricchisce di una nuova pubblicazione realizzata con la collaborazione di Guida Editori, uscita in questi giorni in regalo con il giornale. Il volume “La Reggia della Meraviglia. Caserta e Vanvitelli, l’eredità del genio” è dedicato alla splendida reggia vanvitelliana di Caserta.

Numerosi i contributi che accompagnano il lettore alla scoperta di una realtà in grado di evidenziare il ruolo e l’importanza del Sud nella storia come anche emerge nella introduzione da Maurizio Molinari “Per comprendere l’identità del Sud bisogna visitare la Reggia di Caserta. Nella grandiosità dei suoi spazi si respira ancora oggi l’aria di una città capitale di un Regno che è stato protagonista del Mediterraneo”, anche le creazioni ospitate nella reggia come il primo prototipo di un ascensore in tutta la penisola aiutano a riflettere “su un periodo nel quale il Sud d’Italia era in grado di competere con ogni altra regione, capitale, casa regnante“.

A curare il volume, che anticipa di poco l’inizio delle celebrazioni vanvitelliane del 2023, Ottavio Ragone, Cobchita Sannino, Antonio Ferrara. A raccontare, fra gli altri Autori che hanno dato un contributo alla realizzazione del volume, con l’entusiasmo e l’alta professionalità di chi dirige dal 2019 La Reggia di Caserta, Tiziana Maffei, la quale, con la sua descrizione necessariamente breve, esalta la bellezza e il palazzo della “Meraviglia” che per il sovrano Carlo di Borbone, diventato Re di Napoli nel 1734, doveva essere “più palazzo” di ogni altro.

Oltre a conoscere il capolavoro vanvitelliano attraverso le pagine di questa e delle numerose altre pubblicazioni dedicate a questa opera, quale migliore riscontro alle parole e alle immagini dei libro o dei video, se non vedere e ammirare con i propri occhi questa “Meraviglia”.

Antonio Desideri

Al Maschio Angioino la mostra delle sculture africane dei Songye

A Napoli fino al prossimo 15 gennaio 2023 è visibile uno dei più affascinanti eventi dell’anno all’interno della Cappella Palatina: I Sacri spiriti. I Songye nella Cappella Palatina al Maschio Angioino. Si tratta della mostra, inaugurata il 29 ottobre scorso, sulla scultura tradizionale dei Songye, una popolazione  bantu etnico africano della Repubblica Democratica del Congo.

All’interno della Cappella sono in esposizione 130 opere radunate da ConselliArt. La produzione è di Andrea Aragosa e Black Tarantella. Bernard de Grunne e Gigi Pezzoli sono i due esperti internazionali curatori della mostra, mentre l’Ambasciata della Repubblica Democratica del Congo a Roma, il Consolato della Repubblica Democratica Del Congo a Napoli, il Comune di Napoli, la Regione Campania, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Centro Studi Archeologia Africana di Milano e l’Università degli Studi di Napoli L’orientale, hanno tutelato e supportato questo evento.

La città partenopea è orgogliosa e onorata di ospitare le meravigliose opere dei Songye, soprattutto  perché Napoli è la prima città italiana a presentare la loro arte ma anche perché, in altri posti del mondo, le esposizioni che sono state fatte delle sculture dei Songye si possono contare sulle dita di una mano. Sebbene si tratti di opere originalissime e curate in ogni singolo dettaglio, degne della vera arte sofisticata, ogni scultura è stata realizzata accuratamente da fabbri, scultori, specialisti rituali che lavoravano con l’aiuto dei canti, preghiere per realizzare questi oggetti magico-protettivi. Si è sempre saputo che ogni opera è stata scolpita per essere utilizzata durante le funzioni rituali, ragion per cui, ogni singola scultura veniva realizzata secondo regole ben precise fatte di codici e modelli da rispettare. Per questo motivo, per tanti anni, si è ritenuto che l’arte africana fosse sempre stata prodotta solo per motivi religiosi, per riti spirituali o per migliorare la prosperità delle terre, per guarire da una malattia, per proteggersi dal malocchio e dalle forze negative, per invocare buona sorte, fecondità e benessere e, per molto anni si è stati certi che alcun oggetto sia mai stato creato esclusivamente per il fattore estetico, per dare spazio alla creatività di un’artista. E, quindi, queste opere non avevano valore di mercato nelle società tradizionali africane, oltretutto non potevano essere firmate in una società che non conosceva la scrittura. Ma l’intelligenza non è cultura e, nonostante ciò, ogni artista, sul proprio lavoro, incideva un personale segno che lo avrebbe riconosciuto. “L’etnologia dell’arte, sviluppandosi, scopre la creazione individuale e abbandona l’ideologia dell’anonimato”, sostiene l’etnologo Patrick Bouju. Tuttavia, la continua ricerca nell’etnologia sta pian piano eliminando la visione un po’ retrograda dell’arte africana. In questo modo, l’artista africano, viene stimato e ammirato e viene data a lui la possibilità di imparare il suo mestiere nelle botteghe (spesso di famiglia). Nasce così il vero mestiere dello scultore in Africa e ogni artista si distingue per le proprie società: alcuni dei più acclamati maestri sono gli Yoruba della Nigeria, mentre altri quaranta artisti sono di Fân du Woleu-Ntem. Questa mostra ha permesso non solo a noi di beneficiare della bellezza e della cultura, della storia delle sculture africane, ma di restituire a questo popolo la sua dignità anche nell’arte e dare una grande lezione al mondo intero: siamo tutti uguali, tutti abbiamo il diritto di realizzare ciò che desideriamo.

Alessandra Federico

Simone Beta: La donna che sconfigge la guerra. Lisistrata racconta la sua storia

Dopo la sua prima rappresentazione ad Atene nel 411 a.C., la Lisistrata di Aristofane scompare dal mondo letterario fino alla sua prima edizione moderna: Firenze 1516. Quali sono le ragioni dell’eclissi?

Le ragioni sono diverse. Tra le commedie rimaste, i maestri bizantini (che sono stati i principali utilizzatori di questi testi per motivi didattici) ne prediligevano altre, o perché meno legate all’Atene di Aristofane, e quindi più facili da leggere (come il Pluto), o perché avevano tra i loro personaggi figure più famose (come le Nuvole, dove troviamo Socrate, o le Rane, dove troviamo Eschilo ed Euripide). È anche per questo motivo che le tre commedie cosiddette ‘femminili’ (le Donne alle Tesmoforie e le Donne all’assemblea) sono state poco copiate e studiate nella tarda antichità. E poi la Lisistrata è conservata integralmente da un solo manoscritto, il Ravennate, che non era a disposizione del curatore della prima edizione a stampa (Marco Musuro), uscita nel 1498 a Venezia dalla stamperia di Aldo Manuzio.

Nel 411 Aristofane, massimo rappresentante della commedia attica “antica”, in un clima di rinvigorita ostilità, mette in scena Lisistrata, Colei che scioglie gli eserciti. Lisistrata è una donna ateniese, arcistufa, come tutte le altre concittadine, dell’inesauribile guerra che oppone la sua patria a Sparta. Proposta smaccatamente provocatoria o acre acrobatismo speculativo?

Né l’una né l’altro, credo. Più semplicemente, un tentativo di far ridere (che in fondo è il principale dovere di un comico), ma in modo serio. Non credo che Aristofane credesse nella praticabilità di una simile ipotesi. Ma era un modo di vedere una questione molto importante da un punto di vista insolito.

Idea unica in tutto il teatro comico, si eleva al ruolo di star nientedimeno quella fetta della società attica libera ma debole ed inascoltata, tuttavia partecipe tanto quanto gli uomini dei lutti e dei dolori della guerra.

Lisistrata racconta la sua storia: con quale obiettivo?

Per chi crede nell’indipendenza ideologica e politica di Aristofane (che non è cosa da poco in un intellettuale), la risposta è che Aristofane la scrive con l’obiettivo di far riflettere i suoi concittadini sull’assurdità di una guerra così lunga e così disastrosa (nonché, come la maggior parte delle guerre, così inutile).

Per chi lo vede invece come un sostenitore del partito antidemocratico (una fazione la cui voce si stava levando sempre più forte ad Atene, per meri motivi di interessi personali), Aristofane l’avrebbe scritta con l’obiettivo di dare il suo contributo personale alla caduta del regime democratico (cosa che effettivamente avvenne).

Letteratura, cinema, musica ed arti figurative. Lisistrata traccia la progressiva riscoperta che l’ha fatta diventare la commedia più famosa di Aristofane. Cosa stuzzica la curiosità intorno a quest’opera? Forse, lo “sciopero del sesso”?

Senz’altro. È questa l’idea geniale (ancorché assurda, e nella realtà assai poco realizzabile – ma è un destino che Lisistrata condivide con altre trovate di Aristofane, come, negli Uccelli, la costruzione di una città a metà strada tra il cielo e la terra) dalla quale dipende lo straordinario successo della commedia, che cresce di pari passo con il cadere di certe prevenzioni di tipo censorio dovute al sottofondo erotico che la caratterizza.

Lisistrata è una ribelle, una dissidente rispetto alle convenzioni sociali oppure questa è una lettura semplicistica di un personaggio da millenni esempio sorprendente di complessità e ricchezza drammaturgica?

Non è una ribelle (perché il suo obiettivo non è quello di cambiare la situazione delle donne nel mondo greco, ma semplicemente quello di tornare alla vita di tutti i giorni, caratterizzata dalla pace e dai suoi vantaggi), né una dissidente rispetto alle convenzioni (che comunque, tendenzialmente, rispetta). Si tratta di una lettura che ne sottolinea, a volte in modo anacronistico, alcuni aspetti. Ma le interpretazioni delle opere letterarie antiche sono sempre state influenzate dai modi di pensare moderni – e quindi a volte bisogna accettare gli anacronismi.

 

Simone Beta insegna Lingua e letteratura greca all’Università di Siena. Ha scritto sul teatro (la commedia), sulla poesia (l’epigramma), sulla retorica e sul vino. Presso Einaudi ha curato i seguenti volumi: Terenzio, La donna di Andro (2001); Lirici greci (2008); Sofocle, Edipo re. Edipo a Colono. Antigone (2009). Ha pubblicato, sempre presso Einaudi, Il labirinto della parola (2016).

Giuseppina Capone

Al Circolo della Stampa di Avellino

Serata ricca, colta e al femminile quella che, organizzata dall’infaticabile Giovanna Scuderi, titolare dell’omonima casa editrice, avrà luogo mercoledì 16 novembre, alle 17, presso il Circolo della Stampa di Avellino, con la partecipazione del presidente dell’associazione “Garden Club Verde Irpinia” Gabriella Barra, della scrittrice e storica Gaetana Aufiero e della psicologa Giuseppina Marzocchella. Nel corso dell’evento, intitolato “Violare il Silenzio”, anche Susanna Puopolo, autrice ed interprete del testo “Vestiti a Lutto”, le letture degli autori Amalia Leo, Antonietta Urcioli, Giuseppe Vetromile, Monia Gaita e Ilde Rampino, l’esibizione della cantautrice Patrizia Girardi e l’intervento di Angela Cutillo che “rivivrà” un dipinto di Dorotea Virtuoso con le parole di Maria Reggio.

Alla FoCS con “Napoli è” il M° Ruggiero presenta “Percorsi alla scoperta della musica”

Appuntamento oggi giovedì 3 novembre ore 17.30 presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo,  piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3, Napoli con il M° Rosario Ruggiero per la presentazione del nuovo ciclo di incontri “Percorsi alla scoperta della Musica” organizzato dall’Associazione Culturale “Napoli è” in collaborazione con il Centro Studi “Mario Borrelli” della Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus, presieduta dal prof. Antonio Lanzaro.

Interverranno il M° Rosario Ruggiero, la dott.ssa Bianca Desideri, giornalista e curatrice dell’iniziativa organizzata dall’Associazione Culturale “Napoli è”, il prof. Antonio Lanzaro presidente della Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus.

Al via la rassegna di prosa e danza invernale a Sassari

Presentata a Sassari la rassegna di prosa e danza invernale organizzata da Cedac Sardegna.

L’incontro con la stampa si è tenuto nella mattinata del 27 ottobre nella sala conferenze a Palazzo Ducale. Con l’assessora alla cultura Laura Useri, ha partecipato il dirigente municipale di riferimento, Alberto Mura. Per l’ERSU Sassari sono intervenuti il direttore del servizio amministrativo Antonio Francesco Temussi e il direttore generale, Libero Meloni.

“Per noi la cultura è importante. Quello che si fa non è scontato. Bisogna iniziare ad apprezzare tutto. La Cedac dà tanto al nostro territorio. Siamo contenti e orgogliosi di essere qui”- ha dichiarato Useri nel suo saluto iniziale.

In puntuale arrivo da Cagliari, Valeria Ciabattoni, direttore artistico Cedac: “E’ una  stagione importante per tutto il settore. Ci affacciamo ad una ripresa della normalità della stagione teatrale (almeno pare) per la stagione della pandemia. Abbiamo fatto un ottimo risultato a Sassari lo scorso anno con una capienza ancora ridotta e la presenza aggressiva del virus. Oggi con l’abbattimento delle prescrizioni sanitarie ma con la grave crisi economica abbiamo ancora il Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo ndr)  che ci sostiene”.

Ciabattoni, come di consueto, ha presentato i contenuti del cartellone in programma a Sassari.

Un palinsesto capace di raggiungere i gusti di tutte le aspettative dell’ampia variegata platea sassarese.

Anche la danza, con i suoi quattro spettacoli, spazierà in un omogeneo equilibrio, dal classico al contemporaneo.

“Sono 11 straordinari spettacoli” –  ha affermato Ciabattoni .“La portata dei nomi è importante. Iniziamo con Daniel Pennac. Innamorato dal teatro da tanti anni, con la pandemia si è messo in gioco anche come attore”.

Sarà proprio la commedia “Dal sogno alla scena” ideata dallo scrittore francese, classe 1944, insieme a Clara Bauer e Pako Loffredo, l’esordio della rassegna. Primo appuntamento, il prossimo 6 dicembre, l’unico del cartellone, in scena al teatro Verdi.

La rassegna proseguirà dal 15 dicembre al teatro Comunale con il secondo appuntamento.

In ribalta una scenografia policromatica ideata da Giorgio Gallione con una speciale carovana sonora. Elementi unici per “Ci vuole orecchio. Elio canta e recita Enzo Jannacci”.

A gennaio, in programma due matrici teatrali:

una drammaturgia inglese, con Alessandro Serra impegnato, il 9 gennaio, con una visione molto particolare del testo shakespeariano “La tempesta; Remo Girone, sarà protagonista, oltre a dirigerne la regia, de “Il cacciatore di nazisti. L’avventurosa vita di Simon Wiesenthal”. L’appuntamento è fissato al 31 gennaio.

Impossibile non citare il gradito ritorno di Lucrezia Lante della Rovere, in scena il 28 febbraio per la produzione di Palcoscenico Italiano. L’attrice romana interpreta “La divina Sarah”, un ammaliante testo di Eric – Emmanuel Schmitt, con la partecipazione di Stefano Santospago.

Nell’anno molierano non poteva mancare un classico del grande commediografo francese.

“Il malato immaginario”, coprodotto da una sinergia di più compagnie nazionali, per la regia di Guglielmo Ferro, in scena il prossimo 20 marzo, vedrà impegnati sul palco Emilio Solfrizzi e Lisa Galantini.

Non da ultima, la commedia che chiuderà, il 28 marzo, la prosa in cartellone, vedrà l’ottima Maria Paiato nel testo brillante di David Mamet, “Boston marriage”; per l’adattamento di Masolino D’Amico e la regia di Giorgio Sangati.

Vere sorprese di calibro internazionale, le serate dedicate alla danza.

Ricordiamo solo il Balletto di Roma, protagonista il 7 marzo con “Astor un secolo di tango”. Una straordinaria coreografia di Valerio Longo per le musiche di Astor Piazzolla e la regia di Carlos Branca.

Nel congedare i giornalisti il direttore Meloni ha ricordato il riferimento culturale di Sassari per il nord Sardegna grazie all’iniziativa di Cedac. Analogamente l’impegno istituzionale offerto dall’ERSU per “creare parentesi di positività per i nostri studenti.”

La campagna abbonamenti partirà il prossimo 2 novembre. Gli interessati potranno prenotare l’appuntamento per l’acquisto e ogni informazione utile, previo contatto telefonico con il responsabile Cedac, Tore Pintus.

Luigi Coppola

 

(Foto Luigi Coppola)

Percorsi alla scoperta della musica con il M° Rosario Ruggiero alla FoCS

L’Associazione Culturale “Napoli è” in collaborazione con il Centro Studi “Mario Borrelli” della Fondazione Casa dello Scugnizzo onlus, presieduta dal prof. Antonio Lanzaro, da anni ormai  promuove l’iniziativa dal titolo “Percorsi alla scoperta della Musica”.

Appuntamento domani giovedì 3 novembre ore 17.30 presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo,  piazzetta San Gennaro a Materdei n. 3, Napoli per il primo degli incontri di questa nuova edizione organizzata dall’Associazione Culturale “Napoli è” nata nel 1994 e attiva in vari settori della cultura non solo a livello locale. Poesia, letteratura, fotografia, musica, storia, arte e architettura, pari opportunità e tutela delle differenze di genere, recupero delle tradizioni con “Rivive la Napoli dei Sedili. Il Palio dei Sedili” che ha compiuto quest’anno i 25 anni dall’ideazione, sono i principali impegni che la vedono protagonista.

“La musica è un linguaggio universale in grado di coinvolgere e affascinare persone di differenti lingue e culture, senza distinzioni sociali o di età, di superare le barriere della comunicazione, di creare legami oltre le frontiere, di creare atmosfere e stemperare tensioni – evidenzia la giornalista Bianca Desideri che cura l’organizzazione dell’iniziativa”.

A volte, però, le persone utilizzano termini musicali senza conoscerne l’autentico significato (armonia, ritmo, sincope, canzone, sinfonia, ecc.).

“Gli incontri con il pianista e valente concertista Rosario Ruggiero – prosegue Bianca Desideri – si propongono di rendere fruibili anche ai non esperti termini, curiosità, elementi della storia della musica, spaziando nel tempo e nei vari generi musicali, spiegandoli e facendo scoprire i loro autori, da Bach ad Haydn, Mozart, Beethoven, Chopin, Brahms fino a Rachmaninoff, Debussy, Kachaturian e più”.

Il prossimo incontro è previsto per il 15 dicembre alle ore 17.30.

Per informazioni sul seminario: 3478139937 oppure e-mail associazionenapolie@libero.it. 

 

I grandi romanzi di avventura in edicola

Accompagneranno i lettori della collana ben 65 uscite di grandi romanzi di avventura scritti tra il XIX e il XX secolo, diventate vere e proprie pubblicazioni di pregio editoriale grazie alla presenza di tavole realizzate da grandi maestri dell’illustrazione.

La collana di Hachette, presente in edicola, raccoglie, nelle pagine dei volumi scelti a comporla, incisioni di grandi artisti, tra i quali Bayard, Meryon, Vierge, Morin, Roux o Finnemore.

La tecnica dell’incisione rappresentò, nel periodo del Romanticismo, un vero e proprio genere artistico riuscendo a rendere evidenti e narrare, come è possibile vedere nelle illustrazioni dei libri, emozioni e paure dei protagonisti della narrazione.

Abbiamo scelto di presentare la collana con il primo “capolavoro” illustrato  uscito lo scorso agosto: “L’Isola del Tesoro” di Robert Luis Stevenson, autore che ha lasciato ai posteri opere di grande fascino e successo, come appunto “L’isola del tesoro”, “La freccia nera” e “Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hyde”.

La narrazione della ricerca del tesoro ha appassionato generazioni di adulti e ragazzi che hanno letto la storia del misterioso marinaio con una gamba di legno che si rifugia nella locanda “Ammiraglio Benbow” e che è in possesso di una mappa di un tesoro rubato, sepolto in un’isola deserta. Proprio di questa mappa verrà in possesso il giovane Jim Hawkins e da quel momento sarà un susseguirsi di eventi e avventure.

Antonio Desideri

The passenger: a Napoli la mostra dedicata a David Bowie

“The passenger” si intitola la mostra dedicata a David Bowie e, questa volta, dopo Milano sarà Napoli ad ospitare le opere che raccontano la carriera cinematografica della star. Ad organizzare questo evento, per ricordare dopo sei anni dalla sua scomparsa l’amatissimo cantante, attore e musicista londinese, sono stati la società Navigare srl, Vittoria Mainoldi e Maurizio Guidoni di Ono Arte.

L’esposizione ha avuto inizio il 24 settembre 2022, in collaborazione con il Comune di Napoli e il PAN, e terminerà il 29 gennaio 2023. La location è stata selezionata accuratamente ed allestita esclusivamente per l’evento: si svolge all’interno di una sala del Palazzo delle Arti Napoli.

La mostra presenta 60 fotografie prodotte dallo storico fotografo Andrew Kent, con il quale il cantante aveva un forte legame di amicizia, e l’obiettivo è quello di  raccontare, attraverso la fotografia,  un fondamentale quanto esordiente periodo di vita della stella della musica rock: Bowie nel 1976 presenta l’album “Station to station” con 66 concerti in quattro mesi tra Usa, Europa e Canada. Il tour in Europa contava ben 25 tappe e, una volta divenuto un fotografo di fama mondiale Kent, durante ogni spettacolo ebbe il vantaggio di ottenere una posizione riservata esclusivamente a lui la cui veduta gli permise di elaborare un perfetto reportage di ogni concerto di Bowie. Per Kent si prospettava una vita movimentata e di successo dal momento in cui ebbe la grande occasione di seguire la star durante ogni viaggio: navi, hotel, treni, aerei e visitare luoghi incantevoli come Mosca, Berlino, Londra e tanti altri luoghi in compagnia del suo più caro amico. Kent è un noto e stimatissimo fotografo americano, non solo per aver realizzato molti scatti per Bowie, (che senza  dubbio sono i suoi lavori più considerevoli), ma anche per aver  lavorato per molte rock star degli Anni ‘70: Freddie Mercury, Iggy Pope Frank Zappa, Elton John, Jim Morrison, KISS. Considerato che il rapporto tra David e Andrew non era solo professionale ma i due erano legati da una profonda amicizia sincera, all’interno della mostra ci sono anche diverse fotografie che raccontano aneddoti di Bowie con Kent e, soprattutto, momenti speciali per la star come quello che ricorda il poster del film in cui interpretò un importante ruolo. Ancora, video, scatti di abiti originali che indossava durante i suoi concerti, le copertine delle riviste di quegli anni in cui era quasi sempre presente il volto della star. A proposito degli abiti originali di Bowie: il cantante, per il suo abbigliamento eccentrico (spesso si truccava da donna), diventò un’icona capace di abbattere gli stereotipi riguardo l’omosessualità e non solo, riuscì ad avvicinare più generazioni amanti della musica rock e, dunque,  pare proprio  che il suo intento fosse quello di seminare pace. Anche il messaggio che vuole mandare Kent allo spettatore attraverso le sue foto arriva forte e chiaro: una persona muore quando viene dimenticata e questo per David Bowie non accadrà mai.

Alessandra Federico

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