Porto Torres: scaricabile dal sito la mappa della città

Un servizio per cittadini e turisti e operatori turistici quello offerto dal Comune di Porto Torres che mette a disposizione la mappa aggiornata della città sul proprio sito web.

“La mappa – sottolinea l’Assessora al Turismo, Mara Rassu – è realizzata in un formato già pronto per la stampa tipografica. Contiene informazioni in più lingue sui principali punti di attrazione della città, monumenti, spiagge, parchi urbani e l’indicazione di servizi come, ad esempio, punti noleggio bici, bancomat, distributori di carburante”.

Una mappa che consente di avere dinanzi a sé da un lato il territorio per esteso; l’altra consente la consultazione delle indicazioni relative a monumenti e spiagge.

Il servizio è messo a disposizione, come detto, non solo per i singoli cittadini ma può essere stampata anche dai proprietari di hotel, b&b, ristoranti e altre strutture che intendono fornirla ai propri clienti.

Come scaricarla? Per effettuare il download bisogna entrare su www.comune.porto-torres.ss.it, cliccare in home page sulla sezione Porto Torres Turismo e poi sulla sottosezione “Porto Torres City Map”.

Un’iniziativa che favorisce una migliore conoscenza della città, dei suoi tesori d’arte e delle strutture ricettive e di ristorazione.

Salvatore Adinolfi

 

Michael Kors compra Versace,  omaggia Capri cambiando il nome della holding

Versace farà capo alla holding Capri, ma non sarà più italiana. La casa di moda passa di mano per 1,83 miliardi di euro. Ad acquistare l’azienda di moda italiana, tra le più note al mondo, il designer americano Michael Kors, già proprietario dell’omonimo marchio e del brand Jimmy Choo. “L’accordo definitivo è stato firmato”, ha fatto sapere una nota del gruppo americano che avrà la famiglia Versace come socio di minoranza. Nel quadro dell’operazione, la Michael Kors Holdings Limited, società controllata dall’imprenditore statunitense, si trasformerà nella Capri Holdings Limited in cui confluirà il brand Versace accanto ai marchi Michael Kors e Jimmy Choo. Uscirà di scena il fondo statunitense Blackstone, che finora ha custodito il 20% della casa di moda italiana, mentre la famiglia Versace acquisirà una piccola partecipazione della nuova cassaforte: parte del prezzo pattuito per la cessione, 150 milioni, di Versace sarà pagato in azioni della Capri Holdings Limited. Nome, come spiega la Michael Kors holding, ispirato “alla leggendaria isola che è stata a lungo riconosciuta come destinazione iconica, glamour e di lusso. Le tre spettacolari formazioni rocciose dell’isola, formate oltre 200 milioni di anni fa, sono il simbolo del patrimonio senza tempo e delle solide fondamenta che sono al centro di ciascuno dei marchi leader a livello mondiale”. Donatella Versace resterà direttore creativo del gruppo. Lo ha annunciato John D. Idol, Chairman and Chief Executive Officer di Michael Kors Holdings. “Lo stile iconico di Donatella è al centro dell’estetica del design di Versace. Lei continuerà a guidare la visione creativa dell’azienda. Sono entusiasta di avere l’opportunità di lavorare con Donatella sul prossimo capitolo di crescita di Versace”, ha detto. “Santo, Allegra e io siamo consapevoli che questo prossimo passo consentirà a Versace di raggiungere il suo pieno potenziale”, ha dichiarato Donatella Versace.

“Siamo tutti molto eccitati di unirci al gruppo guidato da John Idol, che ho sempre ammirato come un leader visionario ma anche forte e appassionato. Riteniamo che essere parte di questo gruppo sia essenziale per il successo nel lungo termine di Versace”, ha aggiunto. Kors è tra gli alfieri di quello che si chiama ‘lusso accessibile’ e si è inserito in quel filone tracciato da Ralph Lauren e Calvin Klein e seguito anche da Marc Jacobs. Ma ha fatto di più: non si è limitato a disegnare e vendere  ha cominciato a comprare, anzi a fagocitare. A cominciare da Jimmy Choo, per esempio, il famoso marchio di calzature di cui da novembre 2017 possiede la maggioranza. Stessa filosofia del resto seguita da Coach che nel 2017 si è comprato Kate Spade e Stuart Weitzman per creare il megabrand ‘Tapestry’ i cui singoli marchi però continuano a operare individualmente.

Nicola Massaro

La chiusura domenicale dei negozi, quali i vantaggi

La chiusura dei negozi la domenica favorisce i piccoli commercianti e una parte dei lavoratori. I consumatori possono risentirne e sono una vasta platea. Il governo dovrebbe considerare le conseguenze sul benessere collettivo e trovare il giusto equilibrio in una realtà multiculturale e varia quale del nostro Paese.

L’obiettivo dichiarato di questa riforma sull’apertura di domenica dei negozi, sta nel far ottenere un beneficio ai dipendenti degli esercizi commerciali che pare siano “costretti” a lavorare di domenica a scapito dell’armonia familiare.

A riguardo va ricordato che il lavoro domenicale garantisce un supplemento salariale previsto dai contratti collettivi e si potrebbe stabilire un sistema volontario da parte dei lavoratori e quindi, già oggi i lavoratori di tale settore hanno  l’opzione di scambiare parte del loro tempo libero per un maggiore introito. Infatti, per alcuni di loro, lavorare la domenica può essere una scelta e non una costrizione e  il maggior reddito che ne scaturisce serve proprio a preservare la loro serenità familiare. Occorre quindi maggiormente valorizzare la scelta individuale da parte del lavoratore.

Inoltre, considerando i dati Istat,si osserva che il commercio al dettaglio conta 1 milione e 800 mila addetti. Non tutti i negozi sono aperti la domenica e alcuni fanno orario ridotto. Presupponendo che la domenica lavorino la metà delle persone di un giorno feriale, di questi, un quarto lavorerebbe comunque se i negozi rimanessero aperti il 25 per cento del tempo. In base alla riforma, il limite massimo di riduzione dei posti di lavoro è di circa 100 mila e, molti di questi addetti verrebbero riutilizzati nei giorni feriali, specie il sabato. Quale potrebbe essere la quota riallocata è difficile dire. Assumendo che vari da un minimo del 50 per cento a un massimo del 90 per cento, i posti di lavoro persi potrebbero collocarsi fra i 50 mila e i 10 mila.  Dal punto di vista degli esercizi, la riforma aiuta i piccoli commercianti che si avvalgono di minore personale e hanno maggiori difficoltà a garantire l’apertura domenicale e penalizza la grande distribuzione, che si vede privata della possibilità di fare ampi affari in una giornata in cui molte famiglie sono libere da obblighi lavorativi e più disponibili a recarsi nei grandi outlet. Infine, si può anche immaginare che una frazione dei consumatori che oggi scelgono di destinare parte del loro giorno di riposo allo shopping, potranno comunque continuare a farlo on line,visitando una pagina web invece che un centro commerciale.

Danilo Turco