La militanza politica equiparata alla fede religiosa; così convivono nuovi e vecchi nazionalismi 

Viviamo in un tempo in cui le ideologie, per quanto estremiste e nazionaliste, o dettate dalle emozioni   possano essere, ritornano in auge, prendendo le più strane sembianze; tutta l’Europa è attraversata da questo fremito e, per quanto ormai fuori dall’Unione, la stessa Gran Bretagna non può essere esclusa.

A riprova di ciò, il fatto è questo: l’indipendentista e militante dello Scottish National Party, Chris McEleny, inizialmente rimosso dal posto di elettricista presso un deposito di munizioni del ministero della Difesa britannico a causa delle sue opinioni politiche, dopo essere stato invitato a riprendere il proprio lavoro, perché giudicato “innocuo” da una sommaria inchiesta delle autorità, ha deciso di dimettersi comunque e denunciare il ministero per discriminazione.

In tribunale, gli avvocati di McEleny hanno costretto il ministero della Difesa di sua maestà a battersi e prendere posizione sulla natura dell’indipendentismo, fede religiosa o idea politica? Sorprendentemente, ha prevalso la posizione dell’attivista scozzese che concepisce la sua devozione alla causa scozzese come un vero credo religioso, fondamentale per la persona e, dunque, meritevole della  massima tutela.

Pertanto, la discriminazione c’è stata e va risarcita.

Ottenuta una equiparazione tra la sua militanza politica ed un culto religioso, l’attivista McEleny ha tracciato un’ennesima linea della forma che assume la nuova politica; intervistato sulla faccenda della prima causa vinta, ha rivendicato come il suo credo concernesse la vita intera ed ogni sua scelta, azione e decisione. La giudice che ha emesso il verdetto, Frances Eccles, ha smontato una ad una le obiezioni governative; soprattutto ha rifiutato l’idea che il credo religioso si differenziasse in serietà e cogenza, al punto da determinare i codici morali in base ai quali le persone scelgono di vivere la propria vita, mentre le opinioni politiche riguarderebbero questioni più mondane. Ha replicato per iscritto la giudice: “sono convinta, che il modo in cui un Paese debba essere governato sia sufficientemente serio da potersi considerare un credo filosofico. Inoltre il ricorrente mi ha anche persuaso che il suo credo nell’indipendenza della Scozia sia cogente quanto un credo religioso”.

Sarà vincente chi intercetta emozioni, incubi e sogni della politica di oggi.

Rossella Marchese