Una rivista per sognare

Sfogliando le pagine della rivista della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) che mensilmente viene recapitata ai soci, non è possibile non soffermarsi a vivere le immagini fotografiche che di volta in volta vengono proposte all’attenzione dei lettori, appassionati, neofiti o esperti di fotografia.

Ogni pagina fissa alla memoria un momento di storia, un’immagine di vita quotidiana, un volto, un’inquadratura o semplicemente uno scatto che racchiude in sé la passione di chi lo effettua e la voglia di cogliere sensazioni, emozioni, situazioni, storie e storia come la bella immagine che nel numero di ottobre 2017 FOTOIT ha proposto con “Maternità in Val di Mello” stampata da Pepi Merisio e che nel 2015 ha fatto parte di una mostra dal titolo “Genti di Valtellina”. O ancora il portfolio presente nel numero di novembre 2017 di Luigi Grassi “Il mondo che non vedo”.

Vedere attraverso le immagini e gli occhi del fotografo è un po’ come sognare di essere lì nel momento stesso dello scatto, emozione che si ripete ogni volta che si guarda la fotografia che immortala quel momento irripetibile.

Salvatore Adinolfi

LINEAPELLE 2018: Londra e New York protagoniste

 

Appuntamento atteso quello di Linepelle Milano, la più importante rassegna fieristica per l’area pelle.

Un giro d’affari superiore ai 150 miliardi di dollari. Le preview internazionali sono quelle di Londra (23 gennaio) e New York (31 gennaio/1° febbraio). Oltre  1.200 gli espositori di Lineapelle Milano, in calendario dal 20 al 22 febbraio a Fieramilano Rho

LINEAPELLE è, come sottolineano gli organizzatori “il più importante network fieristico per la fornitura del fashion & luxury system (concerie, accessori e componenti, tessuti e sintetici)”.
Primo appuntamento quello tenuto il 23 gennaio, nella sede dell’Ham Yard Hotel di Londra, con LINEAPELLE London che costituisce un evento di forte attrattiva per il mercato britannico sia “per i brand (visitatori di riferimento della rassegna) e i suoi stilisti, sempre orientati alla ricerca dei materiali migliori e più adatti ad esprimere la loro tradizionali estrosità e capacità di rompere gli schemi”. 49 gli espositori. Nata a febbraio 2009, Lineapelle London, è una fiera di “nicchia”, che  a gennaio e luglio di ogni anno rappresenta un appuntamento di sicuro interesse per gli operatori del settore.
Il 31 gennaio e il 1° febbraio, presso il Metropolitan Pavilion, protagonista LINEAPELLE New York.  Questo rappresenta un “riferimento fieristico d’alta gamma per il mercato nordamericano”, 123 i selezionati espositori di fascia alta, numero superiore a quello presente l’anno precedente.

Con i due appuntamenti di Londra e New York vengono presentate in anteprima le collezioni ispirate a Emphaty, tema stilistico sviluppato dal Comitato Moda per la stagione estiva 2019 in attesa dell’evento clou per l’area pelle globale: LINEAPELLE94 in programma a Milano (Fieramilano Rho) dal 20 al 22 febbraio.

Alessandra Desideri

 

Affrontare la vita ad occhi chiusi

Un importante evento per sensibilizzare tutti alle problematiche legate all’autonomia, mobilità ed accessibilità delle persone cieche e ipovedenti è stato organizzato da U.N.I.Vo.C. di Napoli (Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi) in collaborazione con l’Istituto per Ciechi Domenico Martuscelli di Napoli.

Scoprire il mondo senza poterlo vedere vuole essere un modo per meglio far comprendere attraverso un percorso multisensoriale al buio per le persone vedenti le problematiche che una persona cieca o ipovedente è costretta ad affrontare quotidianamente.

Il percorso è allestito nei locali dell’Istituto al Largo Martuscelli 26. Si tratta di un’esperienza di forte impatto emotivo e innovativo.

Gli organizzatori evidenziano che i visitatori, guidati da non vedenti, percorreranno uno spazio che “riproduce uno spaccato di vita quotidiana di una persona con disabilità visiva, ascolteranno suoni e rumori specifici del traffico e della confusione della città, individuando negozi per acquisti di carattere domestico riconoscibili dagli odori dei prodotti o punti di incontro in cui consumare piccoli spuntini riconoscibili dai sapori, ascolteranno audiodescrizioni di un film e si sperimenteranno per riconoscere oggetti con l’uso del tatto”. Un percorso che riproduce gli atti della vita quotidiana e della reale fatica di una persona cieca o ipovedente nell’agire quotidiano.

A chi è rivolta quella esperienza? A studenti, educatori, famiglie e a quanti sono interessati a vivere l’esperienza di crescita per impararare ad affrontare con
maggiore apertura le relazioni con qualsiasi persona cieca o ipovedente.

Con il ricavato delle visite guidate l’Istituto Martuscelli potrà finanziare attività a sostegno dei non vedenti.

La prenotazione è obbligatoria e va effettuata almeno 4 giorni prima ai seguenti recapiti:
Tel. 08119915172; Cell. 3407547659; Fax. 08119915173
E-mail: info@univocdinapoli.org

Alessandra Desideri

Nomination Oscar 2018, l’Italia in corsa con il film “Chiamami col tuo nome”

Sono state annunciate le nomination ai premi Oscar 2018, i premi cinematografici più prestigiosi, giunti quest’anno alla loro 90ª edizione,  assegnati dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. La cerimonia degli Oscar si terrà il 4 marzo 2018 al Dolby Theatre di Los Angeles e sarà condotta dal comico Jimmy Kimmel, che aveva già condotto la precedente edizione. A contendersi la statuetta come miglior film,  “Dunkirk”, “Get Out”, “Il filo nascosto”, “Lady Bird”, “La forma dell’acqua”, “L’ora più buia”, “The Post”, “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, “Chiamami col tuo nome”.

“Chiamami col tuo nome”, film di Luca Guadagnino, ha ricevuto quattro nomination agli Oscar: per migliore film, per la canzone originale, Sufjan Stevens – Mistery of love, per la migliore sceneggiatura non originale, adattata da James Ivory, e per il migliore attore, lo statunitense TimothéeChalamet . “La Forma dell’acqua” di Guillermo del Toro , dopo aver vinto il Leone d’oro a Venezia, ha ricevuto il più alto numero di candidature per la novantesima edizione degli Academy Awards: ben tredici le nomination per il film che sarà al cinema in Italia dal 4 febbraio.

Con otto nomination “Dunkirk”, con sette nomination “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”; sei nomination per “L’Ora più buia”.

“Felici e molto orgogliosi, condividiamo queste fantastiche nomination con la nostra magnifica troupe e con il gruppo di attori che ha interpretato questi personaggi”.

Luca Guadagnino ha commentato così le quattro candidature agli Oscar del suo nuovo film: “E’ un percorso, quello di ‘Call me by yourname’ molto pacato, molto minimale, che ha avuto questo tipo di risultato e insegna come la passione e l’inaspettato vanno mano nella mano”, ha spiegato il regista in conferenza stampa.

Nicola Massaro

L’Isola dei Famosi vince la prima serata tra sorprese e abbandoni

Anche la seconda puntata dell’Isola dei Famosi ha raggiunto un buon risultato per quanto riguarda gli ascolti e la percentuale di share. 4.661.000 spettatori, pari al 24.8% di share, sono stati coloro che hanno assistito ai colpi di scena partiti sin dai primi minuti della diretta condotta su Canale 5 da Alessia Marcuzzi e proseguiti con l’incidente sexy del naufrago e i vari top e flop del caso. A rimetterci in termini di numeri è stato il gran finale di ‘Romanzo famigliare’, la serie tv di Rai Uno con Vittoria Puccini e Guido Caprino che  ha concluso il ciclo di sei puntate, totalizzando 4.994.000 spettatori pari al 19.8% di share.

La scorsa settimana, nonostante l’esordio dell’Isola dei famosi con ottimi numeri, la vittoria era comunque andata alla fiction di Rai 1 che si era difesa bene, anche se gli ascolti dalla prima alla quinta puntata di Romanzo Famigliare sono stati sempre in calo, conquistando comunque il pubblico e vincendo la gara del prime time. Il secondo appuntamento con il reality più seguito di sempre, iniziato intorno alle 21,35 si è aperto con una vera e propria bomba sganciata dalla ex-pornostar Eva Henger. Alessia Marcuzzi non aveva neppure fatto in tempo a mostrare il suo stacco di coscia ed il suo outfit che Eva già parlava di droga portata sull’Isola dei famosi.

E viste le tante accuse fatte da Wanna Marchi e Stefania Nobile, le orecchie di tutti, si sono subito aperte come antenne paraboliche per non perdere nessun dettaglio. E immaginiamo che molti spettatori abbiamo cambiato canale per capire di che cosa si stesse parlando. Eva Henger ha accusato il tenebroso Francesco Monte di aver portato della marijuana nella casa dove vivevano prima che il gioco iniziasse. Un argomento serio nella prima serata di Canale 5, che è stato superato da parte della produzione, scegliendo di far passare in secondo piano il tema con la scusa “quello che è successo nella casa era prima dell’Isola per cui nulla ha a che fare con il gioco e con il regolamento”. E invece Eva ha svelato quello che di certo tutti sapevano. Alessia Marcuzzi non ci aveva detto che i concorrenti in quella casa erano spiati h24? Le telecamere funzionavano solo per mostrare il rebus di Paola di Benedetto e Francesco Monte e non per riprendere i ragazzi mentre fumavano? Ai posteri l’ardua sentenza. In ogni caso questa rivelazione di Eva potrebbe aver influito sugli ascolti di questa seconda puntata che ha visto il trionfo dell’ Isola per buona pace della fiction Rai.

Nicola Massaro

Immigrazione e abbandono scolastico

Negli ultimi dieci anni la quota di immigrati regolari in Italia è passata dal 3,9 per cento (2006) al 7,6 (2016) (fonte ISTAT)e, pur essendo con numeri inferiori rispetto ai maggiori Paesi europei, si può comunque riconoscere come l’Italia sia meta dell’emigrazione internazionale e per il 90% degli immigrati proviene da Paesi in via di sviluppo e di questi, meno del dieci per cento ha un titolo di studio universitario. Questo ci porta facilmente a considerare che nel nostro Paese si ha un’immigrazione con competenze limitate e che contribuisce a generare il tradizionale modello economico che divide il lavoro in due tipologie e da cui consegue come  le retribuzioni del lavoro poco qualificato facciano aumentare quelle del lavoro qualificato. Da questo ne dovrebbe conseguire che gli Italiani dovrebbero investire di più in istruzione. Investendo in maggior istruzione, i giovani italiani potrebbero ambire alle mansioni che utilizzano in modo intensivo competenze comunicative e di astrazione, più qualificate e meglio retribuite. Questo in realtà non accade se si osservano i dati di abbandono scolastico (fonte MIUR) e gli effetti negativi si porteranno negli anni incidendo negativamente sul piano del tasso di integrazione sociale nel lungo periodo, se non si interviene con correttivi socio culturali ed economici.

In questo processo al ribasso, le richieste di retribuzioni delle mansioni con competenze intermedie tendono a diminuire, rinforzando l’dea fra molti giovani che non ci sia convenienza a conseguire un livello di istruzione intermedio. Fatto molto preoccupante, considerando che l’effetto dell’immigrazione sulle retribuzioni basse può ritenersi un fenomeno temporaneo, ma quello sull’istruzione bassa degli Italiani non può modificarsi facilmente per invertire la rotta nel breve tempo per indirizzarci verso il meglio del Paese.

Danilo Turco

Mercato del lavoro e quarta rivoluzione industriale

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La quarta rivoluzione industriale rischia di dividere il mercato del lavoro tra privilegiati con un lavoro adeguato e stipendio commisurato e  precari in percorsi di carriera discontinui e mansioni dequalificate con bassi salari.

Sono per questo giunte da più parti proposte per attenuare gli effetti negativi di questa rivoluzione tecnologica. Tassare l’innovazione o i robot (come proposto da Bill Gates) o trasformare il mondo fatto da persone che vivono di sussidi (reddito di cittadinanza), sarebbe meglio aiutare i lavoratori a rimanere tali (proposta di Obama). Da qui l’importanza di misure attive per la prevenzione o la compensazione del reddito come programmi di formazione permanente, prestiti a lungo termine a fini di riqualificazione professionale con programmi di assicurazione sui salari.

La U.S. Bureau of the Census Displaced Workers Survey mostra che nel 2013-15 i lavoratori Usa spiazzati da globalizzazione e tecnologia sono stati 3,2 milioni, più del 2 per cento degli occupati americani. Due terzi di questi hanno ritrovato un lavoro nel gennaio 2016  (53%) e guadagna più o meno lo stesso reddito di una volta, mentre il 47% si è trovato a guadagnare di meno. Se la disoccupazione è causata dalla tecnologia e riguarda lavoratori esperti, occorrono strumenti di compensazione di reddito che durino nel tempo, più dell’indennità di disoccupazione, operando come strumento di assicurazione/rassicurazione sociale.

Il governo italiano sembra prendere sul serio queste idee. Nella legge di bilancio 2018 ci sono due articoli che destinano risorse a piani di integrazione salariale per accompagnare ristrutturazioni aziendali e la ricollocazione di lavoratori presso altre aziende. Nell’articolo 19 si stanziano fino a 100 milioni di euro annui per prorogare l’intervento straordinario di integrazione salariale nel caso di processi di riorganizzazione aziendale particolarmente complessi per gli investimenti richiesti e per le scelte di reintegro occupazionale. Nell’articolo 20 (comma 4) il lavoratore che accetta l’offerta di un contratto di lavoro con un’altra impresa viene esentato dal pagamento dell’Irpef sul Tfr, oltre al diritto a ricevere un contributo mensile pari a metà del trattamento straordinario di integrazione salariale che gli sarebbe stato altrimenti corrisposto con l’articolo 19. Per il datore di lavoro è previsto il dimezzamento dei contributi previdenziali (fino a 4.030 euro su base annua). Sono i primi passi nella direzione giusta ed equa.

Danilo Turco

Riforme fiscali Usa e EU

Molti si chiedono se la riforma fiscale di Trump avrà conseguenze anche in Europa. Diverse sono le misure che l’UE potrebbe adottare per mitigare/annullare il vantaggio competitivo USA, fatto che genererà di certo la concorrenza fiscale fra i Paesi.

La riforma fiscale americana prevede la deducibilità immediata, non in più periodi d’imposta, del costo di determinati beni strumentali per i prossimi cinque anni, con l’effetto di escludere da tassazione il rendimento normale del capitale investito; un’altra disposizione introduce anche un regime agevolativo di tassazione (il cosiddetto patent box) per i redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali, al 13,125%. Conseguenza di questo è che la deduzione immediata dei componenti negativi di reddito può attrarre investimenti esteri in immobilizzazioni materiali negli Usa; d’altro canto, il patent box può incoraggiare lo spostamento dei profitti derivanti dallo sfruttamento delle opere di ingegno negli Stati Uniti. Ambedue le suddette disposizioni possono preoccupare i principali Paesi dell’UE, per la eventuale perdita di posti di lavoro e di gettito fiscale. A questo, una possibile reazione potrebbe essere un allineamento al ribasso, l’adozione di regole simili. Per esempio, il Regno Unito ha già annunciato la riduzione dell’aliquota dell’imposta sulle società dall’attuale 19 al 17 per cento entro l’aprile del 2020 e il patent box al 10 per cento.

Alcuni partner commerciali degli Stati Uniti, come Francia, Germania e Italia, potrebbero applicare la disciplina delle Controlled Foreign Companies alle controllate estere domiciliate negli Stati Uniti. Il regime statunitense prevede un sussidio (aliquota del 13,125 invece del 21%) che è direttamente legato al reddito dalle esportazioni ed è quindi incompatibile con le disposizioni dell’Organizzazione mondiale del commercio in materia di sussidi vincolati alle esportazioni. Come già avvenuto in passato, la UE impugnerà tali disposizioni in seno all’Omc e, probabilmente, vincerà. Di conseguenza, sotto la minaccia di sanzioni, gli Stati Uniti saranno costretti ad abbandonare il patent box e si inasprirà l’attuale livello di concorrenza fiscale internazionale, producendo il rimpatrio degli utili delle controllate estere esentasse delle multinazionali Usa, per spostarli in paesi con un’aliquota inferiore al 21%. A tutto questo potrebbe seguire un incentivo a localizzare investimenti e lavoro nei Paesi europei a bassa tassazione.

Danilo Turco

Migranti e lavoro

Negli ultimi anni si sta riaccendendo il dibattito sugli effetti sul mercato del lavoro che i flussi migratori incontrollati producono. Dibattito che si svolge soprattutto in Italia. Gli studi sono diversi, alcuni evidenziano altri no, differenze significative tra immigrati e nativi e sulla effettiva “pericolosità” degli immigrati per l’occupazione dei cittadini residenti. A riguardo un caso particolarmente interessante preso in esame è rappresentato in Italia dagli immigrati albanesi che, per la loro marcata specializzazione settoriale (settori edile e manifatturiero), assorbono oltre il 46 per cento della manodopera (contro il 26 per cento degli Italiani). Inoltre, la comunità albanese, più giovane di quella italiana (età media di 36 anni, contro i 42 anni  dell’altra), ha anche un basso livello di istruzione, mentre quasi un quarto degli Italiani ha una formazione universitaria.

Le statistiche sembrano però mostrare che, anche a parità di caratteristiche come l’età o il settore, l’ultima crisi economica abbia colpito di più gli immigrati albanesi degli italiani. Ci si chiede allora: si tratta di “discriminazione etnica” per gli immigrati albanesi nel mercato del lavoro italiano? L’analisi dei risultati relativi nel mercato del lavoro (ISTAT) mostra che, rispetto ai nativi, gli immigrati albanesi registrano una probabilità di occupazione di quasi 5 punti percentuali più bassa rispetto agli italiani e il divario è significativamente aumentato negli anni dal 2012 al 2014. A riguardo si è osservato che l’aumento del differenziale nel tasso di occupazione tra Albanesi e Italiani negli anni della crisi dipende dalle differenze nelle caratteristiche socio-demografiche osservabili nei dati (genere, coorte, età, livello di istruzione e regione), che hanno reso gli Albanesi più vulnerabili alla crisi rispetto ai lavoratori italiani. In conclusione si può considerare che lo status di immigrato albanese in sé non è stato causa penalizzante per l’inserimento nel mercato del lavoro italiano negli anni della crisi, secondo una equa interpretazione di quanto sia stato riportato nell’ultimo Rapporto annuale sulla presenza dei migranti, del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che nel 2015 evidenzia per gli Albanesi un tasso di occupazione del 51 per cento, un valore inferiore a quello rilevato per tutti i gruppi studiati nel rapporto, e un tasso di disoccupazione relativamente alto (22,7%).

Danilo Turco

Istruzione e disuguaglianze

Il rapporto della Commissione europea “Education and Training Monitor 2017” esamina la posizione dei diversi paesi membri rispetto agli obiettivi di Europa 2020 su istruzione e formazione (ET2020). Quest’anno l’attenzione si è focalizzata sulla diseguaglianza nell’istruzione.   Anche se molti Paesi europei fanno progressi su alcuni importanti indicatori come l’abbandono scolastico, la riduzione della diseguaglianza non sembra realizzarsi concretamente,  ma solo formalmente. Questo si riscontra osservando la quota di alunni che non raggiungono il livello di base nel test Pisa in lettura, matematica o scienze. Tale test è riconosciuto necessario per misurare un adeguato inserimento sociale e culturale delle giovani generazioni. I dati rilevano che la maggior parte degli Stati membri ha registrato tassi di successo più bassi nel 2015 rispetto al 2012. La media UE relativa alla percentuale di studenti con risultati bassi nella lettura è cresciuta dal 17,8 nel 2012 al 19,7 nel 2015, annullando i progressi realizzati dal 2009. Per quanto riguarda l’Italia, dopo i miglioramenti ottenuti tra il 2006 e il 2009, nel 2015 si ha un aumento rispetto al 2012 nella percentuale di studenti con punteggi scarsi in scienze e lettura. Tutto questo si concentra tra le famiglie con background socio-economico più svantaggiato: in media nella UE il 33,8 per cento di questi alunni si colloca nel quartile più basso dell’indicatore di status socio-economico e culturale (Escs), mentre solo il 7,6 per cento appartiene al quartile più alto, con uno spread di 26,2 punti percentuali e per l’Italia, è di circa 27 punti percentuali.

Le disuguaglianze di reddito e di benessere generano queste differenze e quindi si apre un’importante questione di giustizia sociale. Ancora oggi, nonostante la scuola di massa diffusa nei diversi Paesi europei e nel mondo occidentale, solo le famiglie benestanti fanno grandi sforzi per aiutare i propri figli a sviluppare abilità cognitive e non cognitive, scegliendo le scuole migliori, assistendoli nello svolgimento dei compiti, pagando lezioni di recupero o vacanze studio (shadow education). Tutto questo implica la necessità che vengano effettuati importanti investimenti in istruzione in favore dei bambini con differente background socio-economico familiare. Infatti, i suddetti sforzi, insieme alla rete di conoscenze familiari, consentono a chi ha un background più vantaggioso, a parità di capacità, di giungere anche da adulto posizioni migliori sul mercato del lavoro, rispetto a chi proviene da una condizione più povera. Ovunque i genitori fanno del proprio meglio per aiutare i figli, ma poiché non tutti hanno le stesse possibilità, le politiche pubbliche dovrebbero cercare di compensare i bambini con background peggiore. Oggi, molto resta ancora da fare per migliorare la qualità delle scuole nelle aree più svantaggiate, incentivando anche i docenti professionalmente migliori a prestare in queste scuole la loro attività, agendo in favore dei meno fortunati.

Danilo Turco

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