L’Italia virtuosa nella gestione dei Fondi Ue, così dichiara il rapporto dell’Olaf

Il rapporto annuale del’Olaf, organismo antifrode dell’Unione Europea, ha fatto il punto sulla gestione dei fondi UE tra il 2013 e il 2017 riportando tutte le irregolarità emerse nella gestione degli stessi per l’agricoltura e lo sviluppo regionale. Le anomalie sono state pari all’1,27% del totale dei pagamenti, su circa 4000 operazioni di finanziamento segnalate come frodi ed irregolarità; una percentuale ben al di sotto della media europea, pari all’1,83%, meno della metà rispetto al 3,13% della Spagna, dove i casi di frode sono stati più di11mila.

I dati dell’Olaf smontano clamorosamente la vulgata che associa spesso e ingiustamente i fondi europei al malaffare nel nostro Paese.

Il confronto premia l’Italia rispetto a molti illustri membri, oltre alla Spagna, anche alla Polonia, all’Olanda, all’Irlanda e a tutti i paesi dell’Est, dove fa scalpore l’oltre 11% di frodi e irregolarità della Slovacchia.

I dati dell’Olaf si riferiscono alle indagini condotte dagli Stati membri che, avverte l’organismo, potrebbero in alcuni casi anche non trasmettere tutti i dati a Bruxelles. Tuttavia le indagini condotte direttamente dall’Olaf, sempre sui fondi strutturali e sui fondi agricoli, concluse con le raccomandazioni alle autorità nazionali di recuperare 3 miliardi di fondi erogati, hanno comunque messo in evidenza come il paese più a rischio sia ancora la Slovacchia.

Il rapporto dell’Olaf, inoltre, ha consentito anche di correggere una recente analisi del Servizio studi del Senato, elaborata su dati della Guardia di Finanza, secondo cui la percentuale di frodi sarebbe stata superiore al 60% sia nel settore agricolo che in quello dello sviluppo regionale, ma il riferimento era sul totale delle operazioni sospette denunciate alla GdF dalle autorità regionali e dai ministeri, piuttosto che sull’effettività delle anomalie.

In linea con quanto da tempo certifica l’Olaf, le frodi ci sono anche in Italia, ma in percentuale nettamente inferiore rispetto alla media europea.

Rossella Marchese