Uno scià europeo nel romanzo di Kader Abdolah

 

Oriente e Occidente si avvicinano, sovrapponendosi con ambientazioni fantastiche in un racconto avvincente alla scoperta dell’essere umano.

Possiamo pensarlo come un romanzo storico con finestre dalle panoramiche ampie sulla nostra società contemporanea, l’ultimo libro di Kader Abdolah,“Uno scià alla corte d’Europa”, dato alle stampe la scorsa primavera per i caratteri di IPERBOREA.

Nato in Iran nel 1954, dissidente ai regimi politici dello scià e dell’Ayatollah Khomeini, l’autore dal 1988 è esiliato in Olanda, accolto come rifugiato politico. E’ divenuto uno tra i principali e più amati scrittori del Paese che nel 2009 gli ha riconosciuto il Premio Grinzane Cavour, definendolo il secondo miglior libro scritto in lingua olandese.

In quest’avvincente romanzo storico, Abdolah utilizza come voce narrante e suo alterego un professore orientalista contemporaneo dell’Università di Amsterdam, Seyed Jamal.

Questi ritrova il diario di viaggio di uno scià che a fine Ottocento lascia la Persia scortato da una sfarzosa, quanto mai numerosa schiera di cortigiani, funzionari di corte e servitori per visitare le principali capitali d’Europa. Nella spropositata carovana trovano posto anche sei fra le più belle mogli dello scià, oltre una settima Banu, dotata di straordinaria formazione culturale e istruita nell’uso delle lingue europee: il suo fascino particolare ne fa la prediletta del sovrano, evidentemente fin troppo sensibile alle attenzioni del gentile e sottomesso sesso femminile.

Lo scià di Persia affronta il lungo viaggio attraverso l’Europa per scoprire vita, costumi, innovazioni di un mondo a lui ignaro. Si sviluppa così un lungo e articolato diario di bordo, un viaggio fantastico dai tratti epici con sviluppi alternati fra ambientazioni noir con delle pagine da thriller sino a scene paradossali. Immagini probabili e illuminanti la sfera più recondita dell’animo umano. L’autore compone il corposo testo in una serie di episodi, sotto forma di “hekayat”, “una storia in un’altra storia, a sua volta raccolta in un’altra storia: una catena d’incontri e racconti.”, come lo stesso scrittore descrive in una recente intervista rilasciata in occasione dell’uscita del suo titolo in libreria.  

Russia, Francia, Polonia, Belgio, Germania e Inghilterra, i Paesi visitati in questo lungo viaggio dai tratti spasmodici dove lo scià si confronterà con tanti personaggi, non solo regnanti e politici.

Tolstoj e il padre di Stalin, Debussy e Monet, alcuni dei profili intellettuali scoperti con gli occhi del ricco viaggiatore che dispensa omaggi sontuosi e monete d’oro in ogni tappa. Assiste basito alla rivoluzione industriale in essere nel Vecchio (nuovissimo per il protagonista) continente che muove passi giganteschi in troppi settori (dai trasporti alla produzione bellica sino alle scoperte farmaceutiche) sconosciuti nei suoi luoghi d’origine.

Nell’epopea delle trame fiabesche che conquistano il lettore, si snodano più livelli letterari e narrativi che, coerenti allo schema orientale del racconto su citato, aprono altre storie nelle dinamiche umane con delle finestre aperte sullo stato della nostra Europa contemporanea. Alle prese con la questione madre delle migrazioni, vulnus storico ineludibile nella stessa esperienza privata dell’autore.

La costituzione dell’Europa moderna, passata al vaglio di conflitti duri e bagnati dal sangue recente di tragici conflitti, spesso ignorati negli Stati fondatori dell’Unione, emerge nel diario di Seyed, come uno specchio reale per l’Europa attuale, lacerata da evidenti divisioni.

Il ricorso a figure comprimarie nell’evoluzione della narrazione (il fido quanto non sempre efficace Einoldowle, la stessa Iris, studentessa assistente del narratore Jamal) tesse i fili di una trama storica che stringe più saldamente i legami antropologici fra Oriente e Occidente, rischiarando con le controversie dell’Umanità e il primato della Letteratura, le dominanti oscurità del mondo contemporaneo.

La traduzione del testo e la postfazione allo stesso di Elisabetta Svaluto Moreolo contribuiscono in modo decisivo alla resa di capolavoro narrativo aderente al gusto del lettore, alla cifra stilistica dell’editore.

Luigi Coppola