“RUMORE”: Omaggio a Raffaella Carrà con musica e filosofia

Stasera,30 agosto, alle ore 21.00, si svolgerà a Napoli, presso il Maschio Angioino, lo spettacolo “RUMORE”, organizzato dal Festival della Filosofia in Magna Grecia e parte della rassegna “Estate a Napoli”. Questo evento, dedicato all’icona della musica e della televisione italiana Raffaella Carrà, combina musica dal vivo e riflessioni filosofiche, offrendo un’analisi della sua eredità culturale. “RUMORE”, presentato da POPSOFIA, è un tributo che esplora il percorso artistico di Raffaella Carrà, noto per la sua capacità di superare le censure attraverso una proposta di libertà espressiva. Lucrezia Ercoli, direttrice artistica di Popsophia, guiderà il pubblico in un viaggio attraverso gli esordi della Carrà, i suoi successi musicali e il suo impatto sulla cultura italiana. La band Factory accompagnerà lo spettacolo eseguendo dal vivo alcuni dei brani più celebri della Carrà, tra cui “Rumore”, “Ballo ballo” e “Tanti auguri”, insieme ad alcune canzoni meno note e omaggi a cantautori e cantautrici che hanno celebrato il suo fascino. L’evento si propone di illustrare la figura della Carrà non solo come una showgirl, ma come un simbolo di cambiamento sociale e culturale in Italia. Durante lo spettacolo, saranno esplorati elementi distintivi del suo stile, come il “caschetto biondo” e l’uso del travestimento, che hanno caratterizzato la sua immagine pubblica. La Carrà ha saputo coniugare sensualità e giocosità, diventando un simbolo di libertà e innovazione artistica.”RUMORE” rappresenta quindi un’opportunità per riflettere sull’importanza della libertà di espressione e sul ruolo della cultura nel plasmare la società. Questo spettacolo non solo rende omaggio a Raffaella Carrà, ma invita anche il pubblico a considerare il suo impatto duraturo sulla musica e sulla televisione italiana.
Ivan Matteo Criscuolo

Il patrimonio di Napoli e della Campania: La Real Villa Comunale

Il livello di trascuratezza nei parchi cittadini ha sembrato raggiungere il suo apice nella Villa Comunale di Napoli.

Il Parco della Villa comunale di Napoli sarebbe, in teoria, protetto da norme europee e da leggi dello Stato che ne garantiscono la cura e la assidua manutenzione da parte dell’ente pubblico locale che lo ha in dotazione.

Cittadini ed associazioni hanno segnalato continuamente per anni il livello di quasi abbandono e l’aggressione di  specie infestanti e di insetti  molto pericolosi per la vita degli alberi.

In Italia sono registrati 3.662 alberi  di interesse storico e pertanto tutelati dalle leggi dello Stato  in osservanza alle indicazioni europee, 25 alberi monumentali sono stati censiti dalla Regione Campania e facenti parte  dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia, di  questi attualmente ce ne sono solo 4 (quattro) nella Villa comunale di Napoli.

Ne potevamo contare 5 (cinque) se una palma gigante del Cile (Jubaea chilensis Johow), alta più di 16 metri e con una circonferenza di 324 centimetri e un’età  stimata  di 200 anni, non fosse stata  segata  ed abbattuta  dalla  scorsa amministrazione comunale.

L’abbattimento di questa pianta secolare, tutelata dalle leggi dello Stato e dalle normative europee, è un preoccupante segnale di come ormai già da tempo le amministrazioni comunali tutelino il patrimonio  verde cittadino.

La pianta si trovava nell’aiuola della Villa Comunale di Napoli, di  fronte all’ingresso della Stazione zoologica Anton Dohrn, era stata aggredita dal punteruolo rosso, ed alla fine è stata abbandonata al suo destino e quindi segata.

I napoletani e i turisti aspettano di vedere il nuovo volto della villa comunale al termine dei lavori di complessiva riqualificazione iniziati lo scorso giugno e la cui conclusione è prevista per il 2025.

Alessandra Federico

Il patrimonio di Napoli e della Campania: La Real Villa Comunale, un po’ di storia

La Villa Comunale di Napoli è un parco pubblico che sorge a pochi passi dal lungomare Caracciolo  tra piazza Vittoria e piazza della Repubblica.

L’ingresso principale si trova a piazza Vitoria ma lungo i viali esterni è dotata di altri ingressi  secondari.

La villa fu voluta da re Ferdinando IV di Borbone nel 1780 quando Napoli era una delle più importanti capitali europee.

Il progetto fu affidato all’architetto Carlo Vanvitelli  e la sua destinazione iniziale  era  un luogo di passeggio e svago  per la real famiglia e l’aristocrazia napoletana.

Il Parco era originariamente percorso da canali che permettevano di navigare in barca i suoi viali.

In seguito l’accesso fu consentito anche al pubblico divenendo così la villa un simbolo  dell’inclusione sociale auspicata dai Borbone.

Il parco ha un’estensione di circa 110.000  metri quadrati ed offre uno spettacolo davvero unico, affacciandosi sul Golfo di Napoli, sul Vesuvio  fino all’isola di Capri.

Lo stile  dei giardini  riflette il gusto dell’epoca e presenta alcuni aspetti dei giardini alla francese e all’italiana.

Oltre a possedere un vasto patrimonio arborio  la villa  è un luogo ricco di arte e cultura.

Spicca la stazione zoologica Anton Dohrn, ovvero, l’Acquario di Napoli, il più antico  d’Italia e fra i  più antichi del vecchio continente.

Inaugurato nel 1874  ospita nelle sue 10 vasche centinaia di specie marine mediterranee.

Altri edifici che troviamo all’interno sono l’ex circolo della Stampa, la Casina Pompeana e la Cassa Armonica.

Immerso nella quiete del verde troviamo un piccolo edificio neoclassico, che  secondo la leggenda sarebbe  stato dedicato  al  grande poeta Virgilio,  rappresenta un angolo  suggestivo della Villa.

Numerose fontane  inoltre adornano il Parco. La più famosa è senz’altro la Fontana della Sirena, edificata dallo scultore  Francesco Jerace, che rappresenta la sirena Partenope, simbolo della città.

Alessandra Federico

 

Marianna Napolitano è la nuova presidente del Lions Club Nola Host “Giordano Bruno”

Un passaggio della campana tutto al femminile quello che il 5 luglio ha visto passare la leadership del Lions Club Nola Host “Giordano Bruno” da Maria Ferrante a Marianna Napolitano.

Marianna Napolitano, informatrice scientifica del farmaco, appassionata di arte ed attenta esteta, contraddistinta  da spirito di servizio e di solidarietà, si dedica ad opere benefiche a sostegno dei bisognosi, svolgendo attività di volontariato presso le associazioni caritatevoli di cui fa parte, come il Sovrano Militare Ordine di Malta, la Croce Rossa Italiana, l’Ordine Costantiniano di San Giorgio e la Caritas locale.

Alla neo-presidente abbiamo posto alcune domande per conoscere le iniziative più rilevanti che porterà avanti nel suo anno sociale.

Un passaggio della campana tutto al femminile quello del Lions Club Nola Host “Giordano Bruno”…

Sì, il 5 luglio scorso, la past presidente, Maria Ferrante, mi ha passato il testimone per questo nuovo anno sociale2024/2025. Per me è un grande onore ed una grande responsabilità essere stata scelta dai soci quale 34esima presidente di questo Club così prestigioso.

La mia presenza sarà in continuità con la sua, sperando almeno di eguagliare i traguardi del suo anno sociale, così ricco di attività e service, che hanno dato tanta visibilità e riconoscimenti al nostro Club. Voglio ricordare che, anche per il prossimo anno, il Club avrà come presidente una donna, la nostra socia Giovanna Sepe. A dimostrazione di come sia stato apprezzato e riconosciuto il nostro impegno nelle iniziative messe in campo.

Negli ultimi anni la presenza delle donne nei Lions è in continuo aumento. Auspico che anche il nostro Club possa, nei prossimi anni, arricchirsi della componente femminile. Attualmente su 45 soci, 10 sono donne. Il presidente è il biglietto da visita del Club e rappresenta tutti i soci. Credo che il valore aggiunto delle donne nelle associazioni rappresenti il motore di una cultura associativa di pari opportunità e strumento di crescita e benessere di tutte e tutti.

Per lei cosa significa essere Lions?

LIONS è l’acronimo di Liberty Intelligence Our Nations Safety (Libertà Conoscenza Soccorso alle nostre nazioni). Il nostro motto è il WE SERVE. Le radici dei Lions si fondano sugli scopi ed i principi dell’etica lionistica e lo strumento che abbiamo per raggiungerli è rappresentato dai service. Ciò che mi contraddistingue è un forte senso del servizio, che ha sempre accompagnato la mia crescita umana e la mia educazione familiare, grazie agli esempi dei miei genitori. Per questo credo sia fondamentale mettere questo bagaglio personale a servizio dei Lions.

Il legame con l’associazione viene da lontano ed è molto consolidato, in quanto mio padre è uno dei soci storici del Lions Club Nola Host “Giordano Bruno”.

Melvin Jones diceva “Non si può andare lontani, finché non si fa qualcosa per qualcun altro”.

Il Club è una realtà molto attiva sul territorio nolano…

Il Club opera sul territorio e per il territorio da 34 anni, sempre guidato dallo spirito di servizio verso gli altri e spirito di aggregazione e fratellanza tra i soci. Un Club storico che ha avuto sempre grande considerazione nel Distretto 108 YA. Di questo bisogna ringraziare i tanti soci che con impegno e dedizione rappresentano un punto di riferimento per tutti noi.

Negli anni tante sono state le iniziative ed i service che ci hanno visti protagonisti. Ricordo uno su tutti “Nola città cardioprotetta”, progetto iniziato nell’anno sociale di Nello Manzi, con cui sono stati donati 7 defibrillatori alla città di Nola, dimostrando l’importanza dei presidi salvavita nei luoghi pubblici. Ciò sottolinea come le nostre azioni sono concrete e finalizzate al bene comune.

Qual è il programma del suo anno sociale?

Come ho ricordato prima, siamo 45 soci con importanti attitudini e capacità professionali nel proprio ambito. Poiché il nostro obiettivo è servire il territorio, è fondamentale la partecipazione e la collaborazione di tutti.

Quest’anno vorrei coinvolgere in alcune attività anche le mogli dei soci, che rappresentano una grande risorsa.

Inoltre continueremo a collaborare in sinergia con gli enti e le istituzioni locali, sempre pronti a supportare le nostre richieste, con le associazioni del territorio a partire dal Leo Club G. Bruno, che festeggia i 30 anni, i Lions Club della nostra zona, il Rotary Nola-Pomigliano, la Mondadori Nola, il Premio Cimitile, la Fondazione La Rocca, il Liceo Carducci di Nola, di cui ricorrono i 90 anni, la CRI, il FAI Nola.

Mi è stato chiesto quale sarà il tema che caratterizzerà la mia presidenza. Una cosa semplice e scontata per me. Una frase che mi accompagna sempre è “La bellezza salverà il mondo”. La bellezza però va oltre l’estetica. C’è la bellezza delle opere umane, della solidarietà, dell’altruismo, della fratellanza, della condivisione, delle nostre azioni associative.

Il tema che ho scelto è “La bellezza del servizio”.

Oltre ai tanti service storici e nuovi che ci vedranno coinvolti organizzeremo per i soci visite culturali in luoghi di interesse storico, come momento di crescita associativa e per consolidare i rapporti di amicizia.

Quali sono i principali service che porterete avanti nei prossimi mesi?

I service sono gli strumenti che abbiamo per realizzare gli scopi lionistici. Per organizzarli al meglio istituiremo delle Commissioni interne che vedranno coinvolte tutte le professionalità del nostro Club.

Commissione “Poster per la Pace”, che si occuperà di questo importante e storico service, al quale mi sono dedicata per tanti anni e che riscuote sempre grande successo nelle scuole del territorio, grazie anche alla disponibilità dei dirigenti scolastici. Altro service di cui ci occuperemo sarà il “Premio Roberto De Lucia”.

Commissione Sanità: la presenza di tanti medici tra i nostri soci ci consentirà di organizzare giornate di screening e visite gratuite ed anche convegni ed incontri su specifici argomenti di interesse medico scientifico. Trai nostri obiettivi anche quello di garantire gratuitamente corsi di Primo Soccorso di BLSD.

Commissione Disabilità: anche quest’anno il tema del service sarà di grande attualità e verrà trattato da esperti a 360°.

Commissione Fondazione Club UNESCO.

Inoltre ricordo il service per la Raccolta occhiali usati, la giornata del Banco alimentare, il service Eccellenze del Territorio, il Concerto di Natale ed il concerto di musica classica. A questi si aggiungeranno altre iniziative ed eventi. Chiudo augurando un buon anno sociale a tutti.

Antonio Desideri

Immagini, immagini, immagini

Il nuovo numero di FOTOIT (luglio/agosto) rivista della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) presenta al suo pubblico numerosi eventi e mostre di fotografia un po’ in tutta Italia e un resoconto del 76° congresso Nazionale tenutosi ad Alba lo scorso maggio, un evento associativo ricco di iniziative e che ha visto per la Campania l’elezione a consigliere nazionale di Francesco Soranno, presidente del Circolo Flegrea Photo.

Spazio anche al Festival della Fotografia Italiana inaugurato a Bibbiena nel fine settimana dal 14 al 16 giugno e che resterà aperto fino al 6 ottobre.

Domenico Notarangelo è il protagonista della sezione Autori con la sue immagini legate al filone della fotografia documentaristica con una particolare attenzione per le classi meno abbienti e per il Sud Italia.

Portfolio Italia 2023 è dedicato a Nicolò Varrella con il suggestivo titolo “Ab Acqua”, portfolio primo classificato al 24° FotoConfronti di Bibbiena e a Veronica Lai con il portfolio “L’Accabadora” classificatasi seconda allo stesso evento.

Marco Introini, selezionato tra i 20 fotografi di architettura con maggiore influenza dell’ultimo decennio,  parla in un’intervista del concetto di paesaggio e di architettura nella fotografia e nel suo fare fotografia.

Per “Visti per Voi” protagonisti  Federico Garolla con la mostra monografica “Gente d’Italia. Fotografie 1948 – 1968” curata da Uliano Lucas e Tatiana Agliani e la 60ma edizione della Biennale di Venezia aperta fino al 24 novembre 2024 che vede in mostra “Foreigns Everywhere/Stranieri Ovunque curato dal brasiliano Alessandro Pedrosa.

Raul Iacometti presenta “Mino e Gabry, alcuni di noi” con un’immagine di forte significato emotivo.

La 12ma edizione di Wiki Loves Monuments  concorso nazionale organizzato da Wikimedia Italia ha visto la partnership della FIAF.

Antonio Desideri

Ischia protagonista del XXVII Triangolo d’Oro – XXII Ischia in Rosso l’evento del Classic Car Club Napoli

Bellissime auto d’epoca sono state protagoniste a Ischia di uno spettacolare incontro dal 22 al 29 luglio per il XXVII Triangolo d’Oro – XXII Ischia in Rosso riscuotendo l’apprezzamento dei partecipanti, dei residenti e dei turisti presenti sull’Isola Verde.

Venticinque le vetture della carovana del Classic Car Club Napoli che sono state “ammirate” durante le escursioni e le mostre statiche che si sono tenute nel corso dell’evento.

Ischia Ponte, Sant’Angelo, Forio, Serrara Fontana, Lacco Ameno, Casamicciola sono stati i comuni dove i partecipanti del XXVII Triangolo d’Oro hanno fatto tappa riscuotendo ovunque particolare interesse.

L’evento è ormai diventato un appuntamento nel panorama internazionale di un mondo, quello delle auto d’epoca, che appassiona grandi e piccoli, “capace di rinnovarsi ad ogni edizione regalando sempre nuove emozioni ai partecipanti” come hanno evidenziato gli organizzatori.

Hanno partecipato numerose vetture storiche fra le quali la Porsche 356 A Speedster, la Fiat Topolino, l’Alfa Romeo Duetto ed una young timer Chevrolette Corvette, “mentre è stata sfida fra le supercar con le Ferrari in evidenza contrastate da Porsche storiche e moderne”.La prova di abilità tenutasi sul corso Rizzoli a Lacco Ameno ha visto la partecipazione delromano Fabio De Luca su Porsche 356 Speedster, reduce dalla 1000 miglia, che ha preceduto la Ferrari California del perugino Luigi Rossetti e all’Alfa Romeo Duetto Junior di Tonuccio Di Gioia, sannita e primo dei driver campani al traguardo.La classifica Femminile ha evidenziato il successo di Laura Cocozza, su Mariarosaria Cannella, Kyoto Mino, Mariarosaria Cocozza e Imane Rachid, tutte alla guida di Porsche.

“Avevamo timore per il cambio di location forzato – racconta Giuseppe Cannella, presidente del Classic Car Club Napoli – ed invece tutto è andato per il meglio, raccogliendo pareri favorevoli da parte dei partecipanti”.

Gli organizzatori si stanno preparando alla “3 Mari del Sud” che “quest’anno – affermano – è nostra intenzione allungare a 4 giorni e con un percorso, attraverso l’Italia meridionale, di ben 1000 miglia, alla scoperta degli angoli più suggestivi delle nostre regioni”.

Antonio Desideri

Confindustria Abruzzo lancia il contest “Campioni di InnovAzioni”

Confindustria Abruzzo Medio Adriatico lancia la undicesima edizione del contest nazionale “Campioni di InnovAzioni”, dedicato alla valorizzazione dei progetti innovativi realizzati da PMI, startup e spin-off universitari. Il concorso, patrocinato dal Comune di Pescara, mira a premiare le aziende che hanno adottato soluzioni innovative in termini di prodotto, processo o organizzazione negli ultimi due anni. Le candidature sono aperte fino all’11 ottobre 2024. Possono partecipare al contest tutte le PMI, startup e spin-off universitari con sede legale e operativa in Italia, che abbiano ideato o realizzato progetti innovativi negli ultimi 24 mesi. La partecipazione è gratuita e il regolamento è disponibile sul sito dedicato. Un Comitato di Valutazione selezionerà un massimo di 32 progetti, che saranno presentati all’evento finale in programma il 15 e 16 novembre all’Aurum di Pescara. Ciascun partecipante avrà a disposizione cinque minuti per illustrare il proprio progetto davanti a una platea di imprenditori, manager, rappresentanti delle istituzioni e investitori. Novità di quest’anno, il premio speciale “Campione di InnovAzioni 2024 WEB”, assegnato alla PMI, startup o spin-off universitario che raccoglierà il maggior numero di consensi mediante votazione online. La giuria sarà composta da esperti in ambito economico, giuridico, ICT, media, cultura e comunicazione. Nella valutazione dei progetti, terrà conto dei risultati conseguiti grazie all’innovazione, come l’incremento di fatturato, la diminuzione dei costi di produzione, la generazione di occupazione e la presenza di marchi, brevetti e modelli registrati. Il tema portante dell’evento sarà “Industria 5.0”. InnovAzioni gode del patrocinio di numerose istituzioni e associazioni, tra cui il Comune di Pescara, la CCIAA Chieti Pescara e le università di Chieti-Pescara, Teramo e L’Aquila.

Ivan Matteo Criscuolo

Figli di pancia, figli di cuore

Un titolo forte, che rende immediatamente percepibile il contenuto del libro di Anna Genni Miliotti arricchito dalle belle illustrazioni di Susanna Fierli.

Un atto di amore nei confronti di quelle figlie e di quei figli di pancia e di cuore che come sottolinea Camilla Melegari, presidente del Centro Adozioni La Maloca “con le loro storie ci aprono mondi diversi, complessi e semplici allo stesso tempo, mondi d’amore”.

Il volume ha consentito di far vivere con la sua autrice una giornata di riflessione “su quanto succede nelle emozioni e nei sentimenti di tutti i componenti delle famiglie adottive sia prima che dopo l’adozione e di capire quanto sia importante parlarne e confrontarsi anche utilizzando lo spunto di racconti”.

E questo è un libro di racconti e storie, da poter utilizzare anche nelle scuole, per aiutare “nella crescita e nella conoscenza delle diversità, delle tante unicità di cui è composto il mondo in cui vivono” i bambini e le bambine.

Sfogliando le pagine incontriamo Sofia e Fatimah, Irina, Andràs e Max, Yeman, Juan David, le loro storie, le loro origini e tradizioni, le loro speranze e aspettative nelle nuove famiglie.

Un libro che affronta in maniera adatta anche ai più piccoli il tema delicato dell’adozione, consentendo loro di poter comprendere e apprezzare le diversità non solo fisiche, ma anche linguistiche, culturali ed esperenziali di altre bambine e altri bambini come loro che hanno trovato una nuova casa e una nuova famiglia in cui vivere e crescere.

Antonio Desideri

Luciano Bovina, autore dell’anno FIAF 2024

FOTOIT, la rivista ufficiale della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) presenta in copertina, nel numero di giugno, l’autore dell’anno FIAF 2024 Luciano Bovina al quale  dedica a cura di Silvano Bicocchi una interessante intervista che presenta il fotografo partendo dai suoi inizi negli anni del collegio.

Lunga, interessante e complessa la sua esperienza fotografica sviluppata prima nella Marina militare, durante il servizio di leva, per poi specializzarsi sempre di più grazie a importanti collaborazioni per arrivare alla Formula1.

La sua capacità di cogliere attimi e di immortalarli negli scatti fotografici consente al pubblico di appassionati ed esperti di fotografia di poter vivere le situazioni quasi immergendosi nelle immagini stesse. Non solo, la grande apertura mentale, la curiosità e l’umanità fanno di Luciano Bovina un fotografo di grande spessore il cui lavoro e la tecnica fotografica possono essere approfonditi duranti gli incontri Autore dell’anno FIAF 2024 con i Circoli appartenenti alla Federazione.

Antonio Desideri

Annalisa Di Nuzzo: Etnografie Letterarie e Migrazioni: Scritture di Donne Migranti

Donne impegnate nel mondo accademico, nell’associazionismo, nelle professioni, nell’attività imprenditoriale. Donne affatto ignare di Dante, Shakespeare, Ionesco.

Perché, a suo avviso, lo stereotipo della badante rozza e priva di cultura stenta a morire? 

Mi occupo antropologia delle migrazioni in particolare di migrazioni femminili da circa vent’anni ho visto la trasformazione del fenomeno nel corso delle mie ricerche ma certo restano ancora alcune radicate resistenze e ostilità.

La risposta è nella nostra relazione con “l’altro” e con la diversità. Famosa ma efficace la definizione di  Claude Lèvi Strauss che sintetizzava paradigmaticamente l’ambivalenza di questo incontro/scontro  sostenendo che  con “l’altro o si fa la guerra o ci si sposa”. Dunque sull’altro noi proiettiamo quello che non accettiamo di noi stessi,  sopravvalutando noi stessi in un etnocentrismo che finisce con il disprezzare chi è diverso da noi rendendolo rozzo, incivile, ignorante nonostante forse l’altro ha una formazione e processi culturali interiorizzati complessi e significativi.  Del resto è necessario precisare che tutte le culture hanno bisogno del confronto con l’alterità, tutte le culture sono il frutto di continue contaminazioni nessuna cultura, per fortuna, è pura. Quando una cultura si chiude all’altro collassa su se stessa e implode. Il paradosso che io ho riscontrato nelle mie ricerche sul campo in Campania nell’incontro tra donne immigrate e donne campane è stato davvero singolare. Le datrici di lavoro delle cosiddette badanti erano e sono spesso meno “acculturate” delle donne a cui danno lavoro, sono spesso casalinghe o lavoratrici che hanno una cultura di appartenenza essenziale, semplice e  si confrontano con donne laureate, specializzate in settori lavorativi dirigenziali che magari parlano più lingue e tuttavia l’altro è sempre “meno” rispetto a noi che lo accogliamo e lo utilizziamo relegandolo in forme stereotipate che ci rassicurano e ci tranquillizzano circa il controllo che possiamo esercitare senza un’ autentica relazione di reciprocità. All’interno delle case di realizza una particolare dialettica tra donne che può diventare una comune crescita di consapevolezza delle rispettive identità quando si superano le reciproche diffidenze.

Pessimo umore, afflizione ostinata, anoressia, veglia continua, affaticamento e chimere suicidarie sono le avvisaglie della “Sindrome Italia”, definizione coniata nel 2005 da Andriy Kiselyov e Anatoliy Faifrych ad indicare gli effetti dell’”affetto a pagamento”.

Un Paese può essere foriero di stress patologico?

Assolutamente sì quando non si instaura una disponibilità al confronto culturale ovvero un autentico transculturalismo in cui si mette in gioco sia chi accoglie sia chi arriva . Lo spaesamento che si insatura nel migrante procura uno shock culturale e un crash identitario che procura sintomi etnopsichiatrici come per esempio la “sindrome di Ulisse” (ossia il rifiuto di parlare e ripercorrere quanto è accaduto durante il viaggio con relativi sintomi di disagio psico-fisico). Nello specifico poi l’accudimento e la cura diventa l’orizzonte di senso della vita quotidiana di queste donne che si sostituiscono ad un welfare spesso inesistente e ad una famiglia in cui le donne non possono e non vogliono più svolgere come nella famiglia ottocentesca e più rigidamente patriarcale, il loro ruolo esclusivamente domestico. Per restare nel mondo del lavoro si affidano ad altre donne che le sostituiscono specialmente per l’accudimento degli anziani. In generale nella percezione sociale rimane radicata la concezione arcaica e velatamente dispregiativa del lavoro di cura, la connotazione ribadisce, qualora ce ne fosse ancora bisogno, con il perdurare di questa scarsa consapevolezza sociale e scientifica del fenomeno badanti e quanto esso connoti un ruolo sociale sottostimato. Ho conosciuto e ascoltato donne migranti che “accompagnano” questi anziani alla morte, e si relazionano continuamente alla sofferenza e sono quindi logorate e spesso reagiscono in modo ambivalente a questo vissuto sia in atteggiamenti depressivi o al contrario in reazioni vitalistiche e di più libera sessualità.  In buona sostanza mi preme sottolineare che dietro il successo lavorativo e la rilevanza sociale di una donna occidentale c’è spesso una donna immigrata che le consente di vivere questa dimensione pubblica.

L’integrazione è un processo multifattoriale esteso nel tempo, un cammino con molteplici tonalità e multiple sfaccettature, un iter gravoso multidimensionale.

Un medium potrebbe essere rappresentato dall’esatta cognizione dei fatti?

La sua domanda pone un problema nel problema. Se analizziamo la comunicazione mediatica, del web, giornalistica della carta stampata o no, insomma  relativa a tutti i mezzi e le forme di comunicazione su tema migrazione, non c’è mai l’esatta cognizione dei fatti quando si comunica sulla migrazione. Il linguaggio, le immagini e quant’altro sono sempre esasperati amplificati sull’aspetto emergenziale dell’invasione e sulla necessità di difendersi. Tanti sono gli studi in proposito fatti anche dai miei studenti dell’università che confermano questa modalità; ne ricordo uno su tutti:  rispetto ai numeri di migranti in Italia ogni italiano ha una percezione triplicata dei dati rispetto a quelli reali. Quindi è chiaro che una comunicazione più autentica a tutti i livelli e in tutte le forme potrebbe dare una mano alla rimozione degli stereotipi e dell’immagine dello straniero brutto, sporco, cattivo, ignorante e delinquente.

Sono passati più di trent’anni dall’inizio della migrazione albanese verso l’Italia: la collettività femminile d’origine albanese è ancora bisognosa di ascolto e riconoscimento?

Tutte le comunità migranti in Italia hanno ancora molto bisogno di ascolto e di riconoscimento. Siamo ancora molto carenti da questo punto di vista nonostante lo splendido lavoro che svolge gran parte del terzo settore in progetti proficui di accoglienza e di integrazione. In particolare le donne come si diceva sono vittime di un doppio stigma negativo ovvero: donne e migranti. Un connubio esplosivo di marginalizzazione.

Il suo lavoro di ricerca pare incedere su due binari paralleli: la silloge del materiale medico-scientifico e la raccolta di colloqui, testimonianze, storie.

Quali sono gli elementi ricorrenti e, pertanto, di congiunzione?

Le metodologie  di analisi e ricerca dei fenomeni da parte dell’antropologo culturale sono complessi e fortemente caratterizzati dall’utilizzo di diversi strumenti che possono essere sintetizzati attraverso un approccio sincretico che coniuga  statuti epistemologici delle diverse scienze umane e sociali senza perdere di vista la specificità dello sguardo antropologico quindi non parlerei di binari paralleli ma di reti interpretative del “campo sociale transnazionale” che caratterizza tutte le società occidentali che vivono il fenomeno migratorio e che investe tutti gli attori sociali. Per comprendere il fenomeno e i suoi continui mutamenti è necessario raccogliere dati quantitativi, aspetti psicologici, sociologici dello stato di salute o di malessere ma poi, soprattutto, qualitativi; insomma al centro dell’indagine c’è una “antropologia della persona” e delle diverse persone del campo sociale che emerge dall’analisi sul campo, dalle storie di vita e dalle interviste (antropologicamente strutturate e non giornalistiche) che non riguardano solo i migranti ma anche gli attori politici, gli operatori sociali, i componenti delle famiglie ecc. Solo così emergono gli elementi ricorrenti  sia negativi che positivi quali l’emarginazione a scuola, la ghettizzazione urbana, le difficoltà nell’uso della lingua, l’incomprensione delle diverse ritualità culturali  ma anche elementi di successo dell’integrazione e della ricchezza che la diversità culturale può portare alle società complesse  quando cioè  si realizza un vero “cosmopolitismo vernacolare” e si cambia reciprocamente quando ciascuno acquista e perde qualcosa come spesso succede in  Campania

In Italia sono presenti pressoché 1.700.000 le donne migranti: filippine, sudamericane, ucraine, polacche, moldave, rumene.

Quale ruolo assumono gli Acli Colf rispetto alla loro tutela?

Nel corso degli anni c’è stata una profonda trasformazione del terzo settore e delle associazioni che si occupano del lavoro dei migranti. Siamo ormai di fronte a seconde, terze generazioni di immigrate che hanno dato una svolta ai sistemi migratori, nuove italiane e dunque in queste organizzazioni ci sono molte donne immigrate che si sono integrate con successo e con la loro intermediazione tutelano al meglio il lavoro di queste donne che rischiano sempre di essere invisibili, chiuse nella loro domesticità tendono a subire in silenzio o anche talvolta a reagire con insospettata aggressività.

Professoressa, le sue analisi sono rivolte altresì alla trasformazione che, progressivamente, ha portato le donne migranti ad affrancarsi dalla domesticità e ad approdare ad attività di tipo imprenditoriale.

Quali le motivazioni sottese ad una radicale ridefinizione del proprio ruolo?

Le mie ricerche attuali sono focalizzate sulle  trasformazioni del fenomeno migratorio e sulle seconde generazioni. In questa ultima fase l’analisi è soprattutto rivolta alla trasformazione che progressivamente ha portato queste donne ad affrancarsi dalla domesticità e ad approdare ad attività di tipo imprenditoriale. Ci sono state nel tempo diverse ondate migratorie di donne  che se in un primo tempo hanno scelto lo spazio del mercato delle cura perché offriva loro l’opportunità di inserirsi senza clamore nel paese di accoglienza, ora le figlie  di queste donne di prima generazione e le donne più giovani hanno acquisito un’assertività maggiore e una consapevolezza delle loro competenze dei loro desideri e della necessaria resilienza che le ha portate ad avere lavori in proprio,  spesso piccole aziende di servizi che ora, ancora una volta paradossalmente, in Campania danno lavoro anche a ragazze e ragazzi italiani. Giovani donne e nuove italiane che hanno vissuto a volte sofferto del lavoro della madri come badanti e sono state in grado anche attraverso non semplici percorsi di integrazione, di cambiare la loro posizione economica e il loro ruolo sociale.

Entrando più nello specifico dell’immigrazione femminile in Campania, area presa in considerazione nel corso delle sue ricerche, è possibile notare come la presenza straniera in Campania si sia modificata.

Quali sono le caratteristiche dei modelli migratori emergenti?

Come appena detto sono cambiati i flussi migratori e anche, in parte, le nazioni di provenienza ma per esempio l’Ucraina resta ancora  uno dei  paese di provenienza anche purtroppo per le recenti drammatiche vicende, che hanno portato in Italia e in Europa una nuova forte presenza di migrazione femminile. La continua analisi della qualità della composizione dei flussi attuali mostra come stiano ancora una volta cambiando anche le caratteristiche del profilo delle donne coinvolte. Ve ne sono molte  dotate di istruzione medio-alta, che migrano da sole. Il collettivo che presenta la più alta percentuale di presenza femminile è quello ucraino (77,3%), seguito dal polacco (74,1%), moldavo (66,1%) e bulgaro (62,6%).

L’analisi si orienta verso due distinte direzioni: da un lato si concentra sul ruolo giocato dalle relazioni di genere, ossia dalle nuove solidarietà tra donne, le reti d’informazione e di sostegno transnazionali nei processi migratori; dall’altro si cerca di comprendere le specifiche modalità di incorporazione delle donne migranti nei mercati del lavoro delle società di destinazione. Un dato emerge sull’evoluzione delle migrazioni  femminili che la donna migrante è dotata, rispetto agli uomini migranti, di una maggiore capacità di innovare, di trovare risorse e soluzioni, e di fare “rete”. Dalla ricerca sul campo emerge un profilo di donna immigrata in cui c’è un intreccio di assertività e determinazione, il voler essere artefice di una autonomia economica che non sia legata ad un lavoro dipendente, dunque la scelta di una migrazione che nasce già come desiderio di affermazione e non da un bisogno devastante scaturito dalla povertà, non una fuga scomposta e disperata ma una partenza verso una opportunità.

Non si tratta più della donna migrante di qualche decennio fa, chiusa tra le mura domestiche e invisibile. Si definiscono in questo modo nuove forme di identità femminili postmoderne e globali; un femminismo nuovo senza frontiere né ideologismi che attraversa vecchi confini e ne annulla le barriere spaziali, nazionali, post coloniali, etniche e psicologiche, rifondando nuove solidarietà nonostante i limiti della loro collocazione sociale e lavorativa.

 

Annalisa Di Nuzzo  (annalisadinuzzo.com) è antropologa culturale, professore abilitato II fascia in antropologia culturale, professore a contratto per l’insegnamento di Geografia delle lingue e delle migrazioni Corso di laurea in Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa; coordinatore responsabile Fondo Durante Studi e scritture delle migrazioni  Biblioteca Suor Orsola Benincasa;  già professore a contratto di Antropologia culturale presso dipartimento DISUFF Università di Salerno, ha conseguito il PhD in Antropologia culturale, processi migratori e diritti umani.

Direttore  Scientifico e socio fondatore dell’Associazione Festival della filosofia in  Magna Grecia in qualità di esperta di antropologia culturale, antropologia del turismo, patrimoni immateriali e heritage tourism.

Socio del Centro di Ricerca Interuniversitario I_LAND (Identity, Language and Diversity) dal 2016.

Socia e membro del Comitato scientifico dell’associazione ALTERITAS Interazione culturale tra i popoli dal 2016 con sede a Verona, Alteritas http://www.alteritas.it/comitato-scientifico/

Tra i suoi maggiori campi d’indagine ricordiamo l’antropologia delle migrazioni, l’antropologia del turismo, antropologia e genere, antropologia e letteratura.

È autrice di numerosi saggi e  monografie tra cui:

Monografie:

Napule è… Piccola antropologia partenopea, il melangolo ed., Milano 2024.

La città e le sue culture. Adolescenza, violenza, gruppi di strada, la Valle del Tempo ed., Napoli, 2023

Conversioni all’Islam all’ombra del Vesuvio, CISU, Roma 2020.

Minori Migranti. Nuove identità transculturali, Carocci, Roma, 2020

Fuori da casa. Migrazioni di minori non accompagnati, Carocci, Roma, 2013

Il mare, la torre, le alici: il caso Cetara. Una comunità mediterranea tra ricostruzione della memoria, percorsi migratori e turismo sostenibile, Roma Studium 2014;

La morte, la cura, l’amore. Donne ucraine e rumene in area campana,  CISU, Roma, 2009.

Saggi tra gli altri:

Dall’invisibilità alla soggettività. Imprenditorialità femminile di donne immigrate in Campania, in “Dialoghi mediterranei”, n. 56 luglio 2022, ISSN 2384-9010 rivista on line

Giuseppina Capone

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