Castelli ed araldica

Nel numero 219-220 di Cronache Castellane la rivista dell’Istituto Italiano dei Castelli oltre agli interessanti resoconti delle  attività delle Sezioni presenti nelle regioni d’Italia, gli appassionati possono approfondire leggendo l’articolo di Gianfranco Rocculi dal titolo “Castelli ed araldica” il forte dell’Aquila e le vicende dell’imperatore Carlo V d’Asburgo. Il forte dell’Aquila fu edificato su preesistenti strutture difensive medioevali ad opera dell’architetto militare Pirro Luigi Scrivà. I lavori iniziarono nel 1543 ma l’architetto non ne vide la conclusione. Ma non diciamo di più per stimolare la lettura dell’interessante testo.

Imponente il forte è un’opera di particolare interesse non solo per gli appassionati dei castelli.

Antonio Desideri

Psicologia della felicità

In un mondo ricco di complessità quale quello che stiamo vivendo comprendere meglio ciò che ci circonda e noi stessi è sempre più importante. Scoprire una disciplina di particolare interesse e attualità come la psicologia è importante.

E’ uscita da pochi giorni in edicola una nuova collana di EMSE. Protagonista appunto la psicologia in una collana dedicata che aiuta il lettore a scoprire teorie, progressi della disciplina e delle ricerche che vengono portate avanti dagli studiosi del settore.

“Un progetto editoriale innovativo che affronta i principali temi della psicologia, presentandoli in modo divulgativo” questo è quanto si legge nella presentazione della collana.  Ogni volume è dedicato a approfondire una “delle aree di ricerca più attuali e importanti per avvicinare il lettore a questa complessa disciplina in modo esaustivo e completo”.

La collana si occupa di una serie di argomenti quali: teorie della personalità, l’intelligenza, le emozioni, la memoria, le relazioni affettive, leadership, sessualità, comunicazione non verbale, motivazione, depressione, resilienza, lutto, stress, ADHD, psicologia dello sviluppo, l’apprendimento, l’adolescenza, l’invecchiamento.

Il primo volume si occupa della psicologia della felicità, vivere nel qui e ora.

Il prossimo volume in edicola è dedicato all’intelligenza emotiva e a imparare a gestire le emozioni.

Antonio Desideri

 

 

Un nuovo chatbot di Intelligenza Artificiale: una nuova risorsa o un possibile danno?

La società italiana Multiversity da alcune settimane ha lanciato un chatbot di Intelligenza Artificiale, che fornisce agli utenti risposte con un coefficiente di accuratezza al 99%.

Questo servizio è totalmente gratuito, infatti in così poco tempo ha generato già più di 100000 risposte, inoltre lo stile e il contenuto della risposta si adatta alle capacità e competenze di chi fa la domanda, garantendo un’efficienza mai vista prima.

Altri tipi di I.A. spesso forniscono dati superflui e sbagliati, invece, come sostenuto dai dirigenti di Multiversity, questa Intelligenza Artificiale è a misura di studente, adatto alla vita scolastica ed universitaria, una funzione che ha lo scopo di “facilitare” i compiti, ma ovviamente non tutti hanno accolto questa I.A. con lo stesso entusiasmo degli ideatori.

L’istruzione nel nostro Paese, ma anche in gran parte del mondo, sta riscontrando diverse problematiche riguardanti gli studenti, il loro grado di apprendimento e di concentrazione, la scarsa resa nei test e il poco studio che si svolge a casa e uno strumento che alleggerisce così tanto l’impegno e le responsabilità potrebbe risultare dannoso, a maggior ragione dal momento in cui anche gli universitari ne dispongono. Molti critici, pensatori e docenti stessi hanno evidenziato che è anti-educativo e a lungo andare un intenso e ripetuto utilizzo di questa I.A. potrebbe generare ignoranza tra chi ne usufruisce, aumentando così le problematiche della futura classe dirigente del mondo.

Nonostante le critiche, il ceo di Multiversity, Fabio Vaccarono, ha annunciato che entro fine anno il chatbot non sarà solo un programma che risponde alle domande, anzi si evolverà anche in uno strumento di educazione digitale, spiegando e valutando qualsiasi argomento, dal programma elementare a quello universitario, in forma sempre gratuita e passando così da “ strumento di ignoranza ad uno di istruzione e cultura”.

Rocco Angri

L’antica italiana e le stagioni en plein air. Lilla Brignone e Ave Ninchi

La ricerca condotta da Chiara Pasanisi sulla recitazione del repertorio classico nei teatri en plein air del secondo Novecento italiano e sul concetto di teatro all’Antica italiana rappresenta un contributo fondamentale e imprescindibile nell’ambito degli studi teatrali. L’analisi proposta si distingue non solo per la combinazione di rigore metodologico e profondità storica, ma anche per un approccio interdisciplinare sofisticato, che esplora le pratiche teatrali come strumenti attraverso cui interrogare le dinamiche sociali, culturali e storiche del contesto italiano.

L’intento della studiosa è quello di analizzare non semplicemente un fenomeno performativo, ma piuttosto un insieme complesso di pratiche sceniche, tradizioni culturali e riflessioni teoriche, utilizzando il teatro come medium per interrogarsi sulla memoria collettiva, sul senso della tradizione e sulla rielaborazione estetica e ideologica del passato.

Pasanisi si distingue per il suo approccio innovativo nell’analisi delle dinamiche performative italiane. La sua metodologia si avvale non solo di fonti teatrali, ma anche di un’analisi storica, sociologica, filosofica e antropologica per comprendere i complessi rapporti tra performance, spazio e memoria. Tale approccio interdisciplinare emerge chiaramente nelle sue pubblicazioni, dove ogni fenomeno teatrale viene indagato come manifestazione sociale, culturale e politica, con radici storiche profonde e una capacità unica di risignificarsi nei contesti contemporanei.

Nel suo lavoro, la studiosa mostra una particolare attenzione per il modo in cui la performance diviene un “luogo performativo” dove si confrontano passato e presente, costruendo esperienze sia individuali che collettive. Attraverso questo approccio, emerge un’analisi critica, capace di cogliere le tensioni, i dialoghi e le dissonanze che caratterizzano la memoria culturale italiana e il teatro come strumento simbolico per l’interpretazione e la risignificazione dei processi storici.

Come ha dichiarato in una delle sue analisi più note:

“La scena è uno spazio simbolico, ma anche materiale, dove la storia si scontra con la memoria, e dove l’innovazione nasce dall’intersezione di tradizione e rielaborazione contemporanea”.

Uno dei pilastri della ricerca è l’analisi del teatro all’Antica italiana, un concetto originariamente sviluppato da Sergio Tofano ma reinterpretato e approfondito da Pasanisi con una prospettiva critica originale. Questo approccio analitico non si limita a considerare il teatro all’antica come una mera pratica conservativa o come un tentativo di riproporre vecchi schemi performativi, ma lo definisce piuttosto come una pratica dinamica, in costante evoluzione e risignificazione.

Si esplora come il teatro all’Antica sia una metodologia artistica e simbolica che riflette la tensione tra memoria, trasformazione e innovazione. L’analisi mette in luce come esso sia profondamente ancorato nella storia italiana ma allo stesso tempo capace di risignificarsi per rispondere alle esigenze culturali e sociali della modernità.

Pasansisi scrive a questo riguardo:

“Il teatro all’Antica italiana è un dispositivo culturale, dove il repertorio classico e la memoria storica si intrecciano con le esigenze performative di un presente in continuo mutamento”.

Con questa osservazione, Pasanisi sottolinea come il teatro non sia una pratica statica, ma un dispositivo capace di mutare e adattarsi grazie al dialogo con il contesto e all’apporto creativo degli interpreti e dei registi.

Un altro elemento cruciale della riflessione è il dialogo continuo e complesso tra teatro antico e teatro contemporaneo, un dialogo che permette di comprendere come la memoria storica e la tradizione possano essere costantemente rielaborate attraverso gli strumenti performativi.

Il teatro antico, con le sue strutture simboliche, le sue trame mitologiche e i suoi archetipi narrativi, rappresenta la base fondamentale del repertorio classico, un patrimonio analizzato non come un residuo immobile, ma come un elemento dinamico attraverso il quale l’uomo moderno si interroga sulla propria esistenza, sulla propria società e sulla propria storia. Il teatro antico funge da specchio collettivo in cui l’uomo si riconosce, con le sue aspirazioni, le sue contraddizioni ed i suoi dubbi.

Nel contempo, il teatro contemporaneo, con il suo linguaggio innovativo e la sua capacità di sperimentare nuove forme performative, rappresenta l’evoluzione e la reinterpretazione della memoria storica. Pasanisi osserva come il teatro contemporaneo si ponga in dialogo con il passato attraverso un linguaggio che non è mai statico ma sempre in movimento, una pratica estetica in cui il repertorio classico viene reinterpretato ed adattato alle esigenze culturali del presente.

Questo colloquio tra antico e moderno non è mai un semplice ritorno alle origini o “un’operazione nostalgia”, bensì un tentativo di creare connessioni, di interrogarsi sui simboli e sulle domande universali che il teatro può porre. Il contemporaneo riscopre l’antico attraverso una pratica performativa che non è una mera citazione, ma una trasformazione che coinvolge spazi, linguaggi e significati diversi.

Pasansisi scrive a questo riguardo:

“Il teatro contemporaneo riattiva l’antico non come memoria fossilizzata, ma come strumento creativo capace di interrogarsi sulle domande del presente e di risignificare il senso della tradizione”.

Questo approccio sottolinea come il teatro sia un ponte culturale, un dispositivo dinamico capace di tradurre il passato nel presente e di riflettere sulle dinamiche storiche e sociali in modo critico e rielaborato.

La prospettiva di Chiara Pasanisi rappresenta una pietra miliare per comprendere le dinamiche della recitazione e della tradizione teatrale italiana. Il suo approccio interdisciplinare, combinato con un’analisi storica rigorosa e un’interpretazione innovativa, offre uno strumento potente per esplorare le connessioni tra memoria, spazio e performance.

Pasanisi esplora non solo il rapporto fra antico e moderno, ma anche l’evoluzione del teatro stesso come dispositivo culturale in conversazione con la storia, l’identità e le dinamiche sociali. La sua analisi ci invita a comprendere il teatro non come un’entità statica, ma come un processo creativo, un dispositivo simbolico e performativo che risponde alle esigenze culturali e storiche del presente.

L’eredità culturale dell’antico diventa, grazie a questa ricerca, un linguaggio vivo, vitale ed in continua trasformazione, capace di far emergere nuove esperienze estetiche, nuovi spazi e nuove memorie.

Giuseppina Capone

Una fantastica scoperta non voluta

Ad inizio del mese scorso a Napoli alcuni scavi clandestini hanno portato alla luce una chiesa di età medioevale, probabilmente del XI secolo e con essa anche tantissimi piccoli reperti di quello stesso periodo storico.

La eccezionalità di questa incredibile scoperta è che tutti gli scavi sono stati fatti in maniera illecita e proseguivano da diversi mesi e il “bottino” del responsabile degli scavi comprendeva anche quasi 500 reperti di epoca romana.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, con la collaborazione della Soprintendenza Archeologica alle Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, ha sequestrato circa 10.000 frammenti ceramici di natura archeologica di epoca romana e medievale, che provenivano da diversi scavi condotti in corrispondenza di locali in utilizzo a chi stava effettuando lo scavo.

La chiesa, reperto principale, è situata ad 8 metri di profondità e presenta un’abside sulla quale è raffigurata un’iconografia di Cristo, con una scritta in latino e anche grande parte della pavimentazione realizzata in lastre di marmo bianco di spoglio, con le decorazioni che ricordano il Sacello di Sant’Aspreno, situato vicino al luogo della scoperta. Seppur casuale e non voluto, questo ritrovamento è eccezionale e importantissimo, poiché ha portato alla luce elementi decorativi ed artistici che potranno essere studiati per avere un quadro più netto e completo dell’arte medievale della nostra regione e della città di Napoli.

Rocco Angri

XXIV Tour della Penisola. Lì, dove fioriscono i limoni Con Il Classic Car Club Napoli

Comincia oggi 31 ottobre la XXIV edizione del Tour della Penisola, il raduno del Classic Car Club Napoli dedicato ad Auto storiche e Gran Turismo.

Dal 31 ottobre al 3 novembre sono una ventina le auto che si muoveranno verso il campo base dell’evento, l’Excelsior Vittoria di Sorrento, da cui la carovana si muoverà alla scoperta di alcuni fra i più suggestivi angoli della Costiera Amalfitana e Sorrentina.

Il venerdì mattina si partirà per Capri dove è prevista la visita alla Grotta Azzurra e si rientrerà a Sorrento. Il sabato la carovana si muoverà verso Positano, dove è prevista la visita al suggestivo borgo. La Domenica mattina si concluderà l’iniziativa.

“La continuità dei nostri raduni è per noi importantissimo – evidenzia il presidente del Classic Car Club Napoli, Giuseppe Cannella – Il Tour della Penisola è giunto alla XXIV edizione e lo fa entrare di diritto nei Classici delle manifestazioni. Anche quest’anno operiamo sotto l’egida dell’ASI (Automotoclub Storico Italiano) e della FIVA (Federation Internationale Veichules Anciens) e cerchiamo di offrire sempre il meglio ai nostri ospiti, Chiaramente, oltre alla storia ed ai panorami che questi luoghi offrono, non trascuriamo l’enogastronomia che, come tradizione vuole, riesce a fondere con grandissima sapienza il famoso principio di “mari e monti” oltre ad essere una vera fucina di chef rinomati in tutto il mondo.

Conoscere Napoli in una guida pocket

“Storia breve di Napoli” edito da Artem, a cura di Stefano De Caro, Roberto Delle Donne, Girolamo Imbruglia, Giuseppe Civile, Adolfo Scotto di Luzio è un volume tascabile da tenere con sé per scoprire le bellezze di una città come Napoli ricca di arte, cultura, architettura, musica, tradizione, panorami mozzafiato, buona cucina, e tanto altro ancora.

Gli autori ci accompagnano alla scoperta di Napoli, delle sue storie e delle sue strade. Scopriremo la città  durante vari periodi storici a partire dalla città greco-romana, per passare poi alla sua evoluzione nel periodo del Medioevo, attraverso poi l’età moderna, l’Ottocento, il Novecento per arrivare ai nostri giorni.

Il volume è ricco di illustrazioni che accompagnano la narrazione del periodo mostrando alcuni dei più bei monumenti della nostra città.

Arricchisce la pubblicazione una cronologia comparata.

Non è facile racchiudere 3000 anni di civiltà e storia in poche pagine ma gli autori sono stati in grado di presentare “i tratti indelebili, le metamorfosi, le contraddizioni croniche di una capitale di confine tra occidente e mediterraneo, multietnica per vocazione antica, porto di mare, emblema e frontiera di potenzialità e lacerazioni che invitano a ragionare senza stereotipi”.

Una breve storia della città, una guida per lettori, studenti, turisti che vogliono conoscere Napoli.

Antonio Desideri

L’Istituto Italiano dei Castelli della Campania e le giornate del patrimonio

L’impegno continuo dell’Istituto Italiano dei Castelli Sezione Campania, presieduto dall’Arch. Leonardo Di Mauro, per la valorizzazione dei castelli e delle fortificazioni della nostra regione non poteva non essere centrale anche sabato 28 e domenica 29 settembre date in cui si sono celebrate le Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days), manifestazione che fu ideata dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea allo scopo di potenziare e favorire dialogo e scambio in ambito culturale in Europa. Nel nostro Paese la manifestazione è coordinata dal Ministero della Cultura.

Parliamo delle iniziative e degli eventi promossi o realizzati dall’Istituto Italiano dei Castelli Sezione Campania con il vice presidente Arch. Luigi Maglio, che coordina queste giornate.

Architetto, un impegno importante che si aggiunge alle attività che normalmente svolgete…

Quest’anno siamo impegnati oltre che per le attività ordinarie, nelle celebrazioni per il Sessantesimo della fondazione dell’istituto.  Tra le attività ordinarie, oltre a quelle sociali rivolte direttamente agli iscritti, ricordo il corso di castellologia, giunto alla diciottesima edizione, svoltosi da febbraio a luglio, e le giornate nazionali dei Castelli, a maggio, con manifestazioni in tutte e cinque le Province. L’Istituto effettua inoltre delle visite guidate a Castel Sant’Elmo  in occasione della “Domenica al Museo” del MiC, ormai da molti anni, cui si sono aggiunte recentemente  le visite a Castel Capuano, in collaborazione con la Fondazione.

Quali iniziative avete portato avanti in questa due giorni delle GEP?

Per le Giornate Europee del Patrimonio l’Istituto in Campania ha partecipato con una manifestazione al castello dell’Ettore ad Apice –  in collaborazione con la locale sezione dell’Archeoclub –  articolata in visite guidate ed un convegno domenica mattina.

Quale affluenza hanno avuto le giornate in Campania?

Larga la partecipazione di pubblico (è stato organizzato anche un bus da Napoli).

Il tema di quest’anno è stato “Patrimonio in cammino” come lo avete declinato?

L’idea è quella di creare una rete di percorsi di fruizione e valorizzazione, comprendente oltre i castelli anche i borghi di origine medievale  presenti su tutto il territorio regionale. Per l’occasione ne è stato sperimentato uno di sicuro interesse, comprendente oltre il castello di Apice ed il borgo di Apice Vecchio anche lo stupendo castello di Ariano Irpino.

Architetto Maglio passiamo ora alle vostre prossime attività, ci dia qualche anticipazione per il mese di ottobre…

In autunno oltre alle videoconferenze – prima fra tutte quella già programmata il 15 ottobre su Villa Alarcon a Chiaia, –  visiteremo  la mostra in corso a Palazzo Reale, il complesso dei Girolamini e d una mostra su William Hamilton. Ma il clou sarà il 22 novembre con il convegno celebrativo dei sessant’anni dell’Istituto che si terrà presso l’Archivio di Stato di Napoli e che sarà dedicato alle prospettive di valorizzazione dei castelli napoletani e sul sempre attuale tema del restauro dei castelli in Campania. Ma su questo importante appuntamento mi auguro che avremo modo di ritornare.

Antonio Desideri

 

(Foto: Luigi Maglio)

Pinocchio: Un’avventura teatrale che esplora l’essenza dell’umanità

Da stasera fino al 29 settembre al Teatro San Ferdinando di Napoli,  andrà in scena “Pinocchio: Che cos’è una persona?”.Questa produzione accattivante, ideata e diretta da Davide Iodice, ci porta nel mondo di Pinocchio, il burattino di legno che sogna di diventare un bambino vero. Attraverso la Compagnia Scuola Elementare del Teatro, un gruppo di talentuosi attori con disabilità, lo spettacolo indaga il tema della diversità e l’eterna ricerca dell’identità.”Pinocchio rappresenta il diverso, tutti i diversi”, afferma Iodice. “Con la sua carica anarchica e dirompente, ci ricorda che la normalità è un concetto malinteso e pericoloso”.Lo spettacolo nasce dall’ispirazione del momento in cui Pinocchio ritrova suo padre, Geppetto, nella pancia della balena. Di fronte alla domanda di Pinocchio su cosa accadrà dopo la morte di Geppetto, il padre non ha risposte. Questa domanda, secondo Iodice, è centrale per chiunque si occupi di diversità e fragilità.”La risposta non spetta solo alla famiglia, ma anche alla società”, sottolinea Iodice. “Dobbiamo riconoscere il diritto di questi ragazzi ad avere momenti di felicità, espressione e condivisione”. “Pinocchio: Che cos’è una persona?” è un manifesto per l’inclusione e la celebrazione della diversità. Attraverso la figura di Pinocchio, lo spettacolo ci invita a riconsiderare i nostri preconcetti e ad abbracciare l’unicità di ogni individuo.
Ivan Matteo Criscuolo

Il recupero del senso della bellezza

Tutte le espressioni e le attività del genere umano per millenni si sono attenute ad un modello di vita che ne ha consentito il progresso in armonia con la natura.

In Europa, fino a tutto il periodo del Medioevo, regnava l’armonia tra l’uomo, la natura e l’universo e ciò ha reso possibile il realizzarsi di opere di spettacolare bellezza create dall’uomo, tassello unico  nel mosaico dell’universo.

Questo pensiero era l’eredità ricevuta dalle filosofie del mondo greco-romano.

Da altre civiltà, come quelle Inca ed Atzeca ci vengono esempi  di come il pensiero che correlava il cosmo, la scienza, l’arte e l’umanità abbia influenzato l’architettura che si lasciava ispirare dalla forma dei chicchi di mais.

Quando  successivamente, ed in particolare negli ultimi due secoli, le espressioni dell’uomo si sono  distaccate da queste concezioni e hanno abbandonato il dubbio medotologico della ricerca  scientifica,  si è accostato alla scienza con lo stesso spirito di fede che aveva verso le divinità, il suo comportamento nei confronti della natura è radicalmente cambiato.

Ad esempio in letteratura, la famosa concinnitas dei latini, che dava bellezza, simmetria e armonia è andata smarrita, da chi non ha letto e studiato i nostri autori classici.

La bellezza sembra essere stata bandita dall’arte contemporanea, venendo quasi considerata di cattivo gusto e non più considerata come termine di paragone né tantomeno come obiettivo da raggiungere.

Eppure si avverte che la bellezza sta recuperando terreno apparendo nei discorsi che si fanno in tutte le manifestazioni dell’arte.

Di nuovo si torna a parlare della bellezza come fondamentale valore che deve caratterizzare  tutte le attività e tutti i rapporti umani

Si sono aperti in vari convegni dialoghi sul tema del valore dell’esperienza estetica nella formazione dei minori, in particolare alle arti figurative e all’educazione dello sguardo.

L’educazione è stata da sempre oggetto di raffigurazione nell’arte (cinema, fotografia, fumettistica, etc.)  coinvolgendo i partecipanti  attraverso i sensi nell’acquisizione o recupero del gusto del bello, del buono e del vero.

Mai come nel passato oggi c’è la necessità di parlare in maniera chiara ed inequivocabile.

E’ necessario ritornare ad educare al bello tutta la nostra società, educare alla convivialità  e ai modi gentili e leali  di rapportarsi con  gli altri fino a creare Armonia.

Alessandra Federico

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